Storia del Diritto del Lavoro Italiano

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lezione
Storia del Diritto del Lavoro Italiano
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Diritto del lavoro


Il Diritto del Lavoro ha una storia molto recente. È figlio infatti della Rivoluzione Industriale di metà 800'. Durante tale Rivoluzione una gran massa di lavoratori si è spostata nell'industrie. La condizione di questi lavoratori è molto precaria. I loro stipendi spesso sono imposti dai capitalisti dato che l'offerta di lavoro è sempre maggiore della domanda e quindi devono lavorare anche a condizioni salariali molto basse altrimenti rischiano di perdere l'occupazione. Non esistono norme di diritto che regolino tali attività. Non ci sono misure di sicurezza a tutela del lavoratore. Se il lavoratore moriva la famiglia non aveva alcun sussidio e se restava infortunato veniva licenziato. Questo portò a moti sociali con numerosi scioperi al punto che la questione dei lavoratori divenne un problema sociale. Alla fine dell'800' abbiamo le prime leggi a tutela dei lavoratori. Il Regno d'Italia obbliga i datori di lavoro, ad esempio, di stipulare delle assicurazioni che al verificarsi dell'infortunio concedessero un indennizzo al lavoratore. Queste assicurazioni diventeranno poi pubbliche creando l'INAIL. Questo è il primo segnale che farà nascere il Diritto del Lavoro Italiano. Si susseguiranno nel tempo vari interventi legislativi. A dare man forte a questa evoluzione normativa è sicuramente il fenomeno del Sindacato. Nel 700' ci si rende conto che il lavoratore non è singolo ma è posto in una relazione con gli altri lavoratori. Non è il singolo lavoratore, quindi, ad avere un problema ma è la collettività degli stessi e per essere superati basta essere uniti e organizzati. Nascono così le associazioni sindacali che si occupano delle condizioni dei lavoratori subordinati. Nasce lo sciopero che è l'astensione collettiva dal lavoro. Nasce la contrattazione collettiva cioè la contrattazione tra il datore di lavoro e la collettività dei lavoratori rappresentanti dai sindacati. Il Sindacato acquista potere anche nei confronti dello Stato e come abbiamo visto nei primi anni del novecento otterrà diversi risultati come ad esempio alcune norme sulla sicurezza, il divieto dal lavoro pericoloso ai bambini e alle donne incinte, una legge sull'orario del lavoro (Regio Decreto 692/1923), una legge sui riposi e le ferie, ecc.. Negli anni del Totalitarismo Fascista, il Sindacato, come gli altri fenomeni sociali fu represso. Egli rinasce solo con l'emanazione della Costituzione che all'articolo 39 ne sancisce la libertà. Così a partire dagli anni 60', grazie anche al Partito Socialista, riprese la grande stagione delle leggi del lavoro. Agli inizi degli anni 60' una legge dichiara nulli i licenziamenti e le dimissioni in bianco delle donne che si sposano. Nel 1960 viene vietato il caporalato. Nel 1963 viene limitato il contratto a termine. Nel 1966 viene regolato il licenziamento individuale che potrà avvenire solo se c'è giusta causa e giustificato motivo. Nel 1970 viene emanato lo Statuto dei Diritti del Lavoratore (Legge 20 maggio 1970 n.300) che introduce nuovi diritti del lavoratore come la libertà di espressione del lavoratore (articolo 1), regole sugli impiati audiovisivi (articolo 4), il divieto di indagine sulle opinioni del lavoratore (articolo 8), regole sulle visite personali di controllo che sono le perquisizioni che si compivano sul lavoratore all'entrata e all'uscita dall'azienda (articolo 6), il famoso articolo 18 sulla reintegrazione nel posto di lavoro e quindi la tutela reale. Come afferma Gino Giugni (Fino alla Statuto, la Costituzione si fermava ai cancelli delle fabbriche) davvero con lo Statuto una ventata di diritti ha fatto il suo ingresso nelle fabbriche. Lo Statuto segna anche l'apice della legislazione di tutela del lavoratore. La legislazione successiva, infatti, risente della situazione economica e si atteggia a mera legislazione di emergenza. Gli anni del 2000 presenteranno una novità di principio. Il comune denominatore di questi nuovi interventi è la flessibilità. Su questo principio si basa infatti la Riforma Biagi (da Marco Biagi docente di diritto del lavoro e collaboratore del ministro Sacconi alla riforma ucciso dalle Nuove Brigate Rosse il 19 marzo 2002 a Bologna) del 2003 che creerà varie forme di flessibilità in entrata come la Sommistrazione di Lavoro e il Job Sharing. Dal 2010 si inizia a parlare anche di flessibilità in uscita rendendo quindi più facile il licenziamento. Sarà il Governo Tecnico di Monti con la Legge Fornero (Legge 92/2012) a toccare per la prima volta il pilastro dell'articolo 18. Ma il colpo decisivo sarà dato solo nel 2014 quando il Governo Renzi, con la Riforma denominata Jobs Act, porrà in sostanza fine alla tutela dell'articolo 18 sostituendolo con un nuovo sistema di tutele che creano il cosiddetto contratto a tutele crescenti e regolato dal Decreto Legislativo 4 marzo 2015, n. 23 recante Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato. Si può affermare, come molti giuristi fanno, che oggi il principio base che era un tempo della legislazione laburista cioè la tutela del lavoratore sia sfumato a favore di un nuovo principio fondato sulla flessibilità.

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