Introduzione al Diritto Sindacale

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lezione
Introduzione al Diritto Sindacale
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Diritto del lavoro
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

Il diritto sindacale è quella branca del diritto che studia la figura del lavoratore da un punto di vista collettivo: oggetto dello studio della disciplina sono tre argomenti principali: le organizzazioni sindacali, lo sciopero e il contratto collettivo di lavoro.

Nella storia dell'umanità, organizzazioni sindacali pre-corporative sono sempre esistite, originariamente in prospettiva di autosostentamento, e successivamente, con lo sviluppo del commercio e delle arti, abbracciando la forma consensuale e avvicinandosi all'attuale sistema odierno; fino a non moltissimo tempo fa non c'era comunque un'adeguata normativa che disciplinasse la materia.

Le basi dell'attuale diritto sindacale vengono gettate durante la rivoluzione industriale, nel momento in cui nasce il nuovo tipo di rapporto lavorativo che tutt'oggi è presente, anche se in forma meno esasperata: una massa di persone (i lavoratori) mette a disposizione di altri (imprenditori o capitalisti) le proprie prestazioni ed energie lavorative.

Si avvertiva dunque la necessità di norme che facessero da "mediatore" tra chi deteneva i mezzi di produzione e chi non ne aveva la possibilità e si manteneva lavorando per il primo. Tuttavia, sebbene il fenomeno fosse evidente a tutti, mancava totalmente una disciplina al riguardo: ne derivarono il più delle volte abusi da parte dei potenti e sfruttamenti massicci delle masse proletarie che non godevano di alcuna tutela, nemmeno contro infortuni e morti bianche.

L'unica soluzione che avevano i lavoratori era ciò che dettava la logica: coalizzarsi fra loro per evitare lo sfruttamento, recuperando quella forza che individualmente non avevano. In questa maniera nascono le prime organizzazioni sindacali rudimentali.

Queste organizzazioni non avevano propria disciplina interna ed erano viste da politici e capitalisti con notevole sfavore, soprattutto per gli strumenti di protesta che cominciavano ad adottare: gli scioperi erano i più diffusi e contrastati.

Le prime forme rudimentali di sciopero non erano ovviamente organizzate e decise come le attuali. Erano considerate inoltre come un inadempimento contrattuale all'obbligazione assunta dal lavoratore, che era chiaramente quella di lavorare. Ciò nonostante risultavano comunque efficaci, perché il datore di lavoro non poteva fare alcun tipo di ritorsione: il risarcimento era impossibile in quanto gli scioperanti erano solitamente nulla tenenti, mentre il non intervenire avrebbe soltanto prolungato lo sciopero recando danno alla propria attività. Inoltre lo sciopero era considerato delitto e quindi perseguito penalmente. Quando le organizzazioni sindacali su diffusero allora lo sciopero venne in linea di principio tollerato ma non depenalizzato.

L'unico modo per risolvere la controversia era giungere alla stipulazione di un contratto collettivo di lavoro, cioè un accordo sottoscritto dal sindacato e dall'imprenditore e che fissasse il trattamento da applicare ai singoli rapporti di lavoro. Tuttavia agli albori della società industriale la tutela collettiva del lavoratore non era un diritto consolidato come appare oggi, in quanto ad esempio lo scioperante doveva comunque competere con la concorrenza di chi non aveva scioperato o di chi era stato assunto successivamente dal datore a condizioni contrattuali che potevano essere decise dalle due parti indipendentemente.

Le organizzazioni sindacali intanto cominciavano ad avere una propria struttura interna, al vertice della quale vi era un organo definito in diversi modi, come ad esempio il collegio di probi viri.

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