Attività Sindacale e Rappresentatività Sindacale

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lezione
Attività Sindacale e Rappresentatività Sindacale
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Diritto del lavoro
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

Le Attività Sindacali sono regolate dal Titolo III dello Statuto dei Lavoratori rubricato proprio "Dell'attività sindacale". Il legislatore, in questo titolo, decide di aggiungere degli ulteriori diritti al Sindacato che vadano oltre la semplice libertà sindacale. Non si può non vedere in questo Titolo un intento di sostegno e promozione della libertà sindacale (dopo averla garantita nel Titolo II).

Questa possibilità ulteriore concessa al fenomeno sindacale è attivabile solo al soddisfacimento di determinati requisiti. In base all'articolo 35 (rubricato "Campo di applicazione), infatti, gli articolo 19 a 27 del Titolo II, eccetto il primo comma dell'articolo 27 ("Il datore di lavoro nelle unità produttive con almeno 200 dipendenti pone permanentemente a disposizione delle rappresentanze sindacali aziendali, per l'esercizio delle loro funzioni, un idoneo locale comune all'interno dell'unità produttiva o nelle immediate vicinanze di essa"), sono applicabili solo nel caso in cui l'attività sindacale sia svolta in un impresa commerciale o industriale o meglio unità produttiva aventi più di quindici dipendenti (cinque se agricola). L'attività d'impresa deve essere per forza imprenditoriale ai non imprenditori infatti non si attua il Titolo III.

Chi sono i titolari di questi diritti aggiuntivi ? I titolari sono solo soggetti sindacali affidabili scelti attraverso un criterio selettivo non discrezionale ma oggettivo basato sulla rappresentatività. Varie sono le locuzioni usate dal legislatore ("maggiormente rappresentativi", "comparativamente più rappresentativi"). In sostanza quello che il legislatore pondera è la forza rappresentativa dei lavoratori che il sindacato ha. Il criterio in base a cui si stabilisce questa forza ha causato accesi dibattiti.

Un primo criterio di rappresentatività lo troviamo nell'articolo 19 dello Statuto. L'articolo 19 (rubricato "Costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali), infatti, dispone che nei luoghi di lavoro si possono costituire, se rispondenti a due requisiti, delle RSA (Rappresentanze Sindacali Aziendali) unici titolari dei diritti aggiuntivi.

L'articolo 19 come lo si legge oggi è frutto di un Referendum abrogativo del Giugno del 1995. Originariamente (cioè prima del Referendum) l'articolo riportava due requisiti affinché si potesse istituire una RSA:

  1. L'iniziativa dei lavoratori (che non per forza devono svolgere delle elezioni istitutive).
  2. Un collegamento con un Sindacato (si usa la locuzione "nell'ambito" ciò fa immaginare che il Sindacato può sia promuovere la sua costituzione sia riconoscerlo in seguito).

L'articolo 19 e seguenti, ma più propriamente tutto lo Statuto dei lavoratori, è figlio della condizione previgente alla stessa. L'attività sindacale, infatti, trovava la ferma opposizione dei datori di lavoro al suo svolgimento dentro le mura delle fabbriche. Questo portò, nell'autunno 1969, a calorosi scontri non solo tra Sindacati e Legislatore ma anche tra Lavoratori e gli stessi Sindacati rei, secondo i movimento operai, di accondiscendere troppo alle scelte legislative del Governo. Di qui la nascita dei cosiddetti Consigli di fabbrica che erano organi elettivi di rappresentanza lavorativa slegati da qualsiasi sindacato. Il Legislatore del 70', conscio di questa realtà, capisce che deve dare una qualche identità a queste organizzazioni dei lavoratori ma ugualmente non vuole far disperdere il rapporto tra Sindacati e le stesse. Nasce così la possibilità di creare un collegamento tra queste due entità o facendole riconoscere dagli stessi Sindacati oppure permettendo agli stessi di promuoverne la costituzione. Nascono così le RSA. Ma quali sindacati possono crearli ? L'articolo 19 ne prevedeva due:

  • I sindacati aderenti a confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale.
  • I sindacati che se pur non aderenti a confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale hanno sottoscritto il contratto collettivo nazionale o provinciale di lavoro applicato nell'unità produttiva.

Quali sono i criteri in base a cui si stabilisce che una confederazione è maggiormente rappresentativa sul piano nazionale ? La legge non lo spiega e quindi ancora una volta è stato lascito all'intervento della giurisprudenza che ha stabilito alcuni criteri:

  • Numero degli iscritti (chiaramente in un regime dove manca un registro pubblico i dati dovranno essere comunque forniti dai sindacati).
  • Vi aderiscono varie categorie sindacali.
  • Che sia presente sul piano nazionale.
  • Che svolga effettivamente l'operato da Sindacato.

Questi criterio furono usati dalla giurisprudenza ma con il tempo il dato si cristallizzò alle solite tre sigle (CGIL, CISL e UIL). Questo comportò il problema che un Sindacato di Categoria, pur avendo un forte rilievo, se non iscritto a queste Confederazioni, non poteva costituire una RSA all'inverso Sindacati di Categoria di poco rilievo ma iscritti potevano farlo. Il sistema di Rappresentantività presunta e deriva metteva in discussione la medesima funzionalità. Si arrivò così la Referendum abrogativo parziale del Giugno del 1995. Dopo il Referendum i criteri dell'articolo 19 diventano solo uno. Scompara, infatti, il riferimento alle Confedereazioni madre mentre resta il solo criterio basato sul, potremmo dire, "merito proprio" del Sindacato e cioè che abbia sottoscritto il contratto collettivo (anche aziendale) applicato nell'azienda.

Anche il nuovo "unico" criterio non ha avuto una vita però pacifica. Anche la sua applicazione, infatti, è stata molto travagliata. Ne è stata dubitata anche la costituzionalità. Proprio in questo senso fu la pronuncia a seguito di un fatto accaduto tra il 2010 e il 2011. La FIAT decide di uscire dalla Confindustria. Questo comporta che i contratti collettivi firmati dalla Confindustria non si applicano più ai dipendenti FIAT. Per surrogare a questa situazione la FIAT inizio le trattative per la sottoscrizione di contratti collettivi tra essa e le varie confederazione, in particolare per Pomigliano e Mirafiore. A questa trattative partecipa anche la FIOM (confederata con la CIGL). Le trattative si conclusero ma su un testo che non aveva il favore della CGIL. Ugualmente fu fatto un Referendum approvato dalla maggioranza dei lavoratori e pertanto i contratti entrarono effettivi. La CGIL però non li firmò. Ora seconda il dettato dell'articolo 19 la FIOM, che era come detto confederato con la CGIL, non avendo sottoscritto il contratto collettivo non poteva costituire nell'azienda una RSA. Questo era un paradosso essendo la FIOM il più rappresentativo dei sindacati. Si rinvia così davanti alla Corte costituzionale l'articolo 19. La Corte costituzionale dopo circa due anni nel 2013 emana la famosa sentenza 23/2013 che dichiara parzialmente incostituzionale nella parte in cui non prevede che basta la semplice partecipazione attiva alle trattative, e non per forza la sottoscrizione del contratto, per poter aver diritto alla costituzione di una RSA. Una norma, infatti, scritta senza questa specificazione rendeva quasi obbligatorio i Sindacati di sottoscrivere il contratto collettivo anche contro la propria volontà rendendo di fatto priva di senso la contrattazione collettiva. La Corte, quindi, con sentenza additiva sopperisce a tale carenza. Essa è però una sentenza provvisoria, tampone, in attesa che sia il legislatore ad aggiornare tale articolo 19. Nel frattempo fu reso possibile alla FIOM di costituire una RSA.

Quello dell'articolo 19 è solo uno degli esempi di rappresentatività. In altre leggi si usano formulazioni diverse. Alcune leggi del 70' portano sempre il criterio di maggior rappresentatività che rimane vivo fino al Referendum del 1995. Da allora compare un'altra formula che è quella dei sindacati comparativamente più rappresentativi. Questa nuova formulazione pone i sindacati su un piano comparativo tra loro e di essi si scelgono coloro che sono i più forti. Questa nuova formula ha molto successo. Il legislatore non provvede tanto a selezionare i sindacati quanto i loro prodotti e cioè i contratti collettivi. Un esempio è dato dal decreto legislativo 66/2003 sugli orari di lavoro che permetto ai contratti collettivi di categoria comparativamente più rappresentativi di derogarvi. Il sistema della comparazione serve a prevenire i cosiddetti Contratti Collettivi Pirata redatti cioè da sindacati minori che sono maggiormente accondiscendenti alle richieste dei datori di lavoro. Prevedendo questa forma di comparazione solo i contratti stipulati da sindacati forti potranno derogare la norma di legge. Anche in questo caso il legislatore non prevede quali sono gli elementi utilizzati per comparare e rinvia all'elaborazione giurisprudenziale di individuarli e la stessa li individua negli stessi della maggior rappresentatività.

Un criterio particolare è usato per il settore pubblico. Qui la Rappresentatività è usata non solo per la costituzione delle RSA, e quindi per i diritti sindacali ad esse concesse, ma anche per selezionare i sindacati ammessi alla contrattazione collettiva. Si attua quindi l'inverso di quanto vale per il privato in base all'articolo 19. È rappresentativo il sindacato che supera una soglia di almeno il 5% che è la media tra due dati: un dato associativo basta sul numero di iscritto e un dato elettorale basato su elezioni costitutive del RSU (esempio il Sindacato A ha come iscritti il 12% mentre alle elezioni ottiene il 0% si fa la media ed ha comunque il 6% potendo entrare a far parte della contrattazione collettiva. Viceversa il Sindacato B ha il 2% degli iscritti mentre alle elezioni ottiene il 6% come media ottiene il 4% e non può così partecipare alla contrattazione collettiva). È un metodo fondato su dati oggettivi.

Un altro criterio è il criterio selettivo. Un esempio è dato dall'articolo 28 dello Statuto (rubricato "Repressione della condotta antisindacale") che nel regolare chi possa intraprendere il ricorso per condotta antisindacale stabilisce che esso possa essere svolto dagli organismi locali di associazioni nazionali. Anche in questo caso c'è un criterio oggettivo anche se è un Criterio Semplificato essendo rilevato un solo dato e cioè il carattere nazionale del sindacato.

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