L'Obbligo di Sicurezza sul Lavoro

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lezione
L'Obbligo di Sicurezza sul Lavoro
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Diritto del lavoro
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

Un obbligo imposto al datore di lavoro, oltre quello della retribuzione, è quello dell'Obbligo di Sicurezza.

Quando il legislatore inizia a pensare a questo tema agisce sotto un profilo meramente indennitario. Il lavoratore infortunato veniva risarcito del danno attraverso un meccanismo prima di assicurazione privata e poi con il tempo pubblica (nel 1933 nasce INAIL - Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro). Al momento della trasformazione in assicurazione pubblica possiamo dire che a fianco al carattere indennitario si assume anche quello, in un certo senso, previdenziale. Il datore di lavoro dovrà, attraverso questa assicurazione obbligatoria pubblica coprire eventuali infortuni (un evento traumatico che causa un danno istantaneo) o una malattia professionale (malattia contratta dall'attività svolta dal lavoratore che non ha carattere istantaneo ma continuato). È chiaro che tutte queste previsioni non tutelano il lavoratore da eventuali danni. Servono solo a riparare l'eventuale danno non lasciando il lavoratore infortunato senza alcuna assistenza economica.

Con il tempo si iniziò a sviluppare una forma di legislatura preventiva o meglio prevenzionistica degli infortuni. Il primo segnale di cio' si ha con il Codice Civile del '42. Al'articolo 2087 c.c. rubricato "Tutela delle condizioni di lavoro" è disposto l'obbligo di adottare ogni misura necessaria per la tutela e l'integrità fisica oltre che la personalità morale (e quindi la sfera psicofisica) del lavoratore. Ma quali sono le misure necessaria ? Tre sono i parametri:

  1. Particolarità del Lavoro: Ogni lavoro avrà una sua caratteristica e un suo grado di rischio da prevenire, ecco che quindi le misure usate per prevenire i rischi devono essere in relazione al lavoro.
  2. Esperienza: Da ciò che il passato ci dice riguardo quel lavoro. Bisogna insomma far tesoro dell'esperienza passata per prevenire eventuali danni.
  3. Tecnica: Bisogna usare gli strumenti che la tecnologia ci fornisce. Si ricava qui l'obbligo in capo al datore di fornire la massima sicurezza tecnicamente possibile e quindi un obbligo di adempimento e costante aggiornamento dei sistemi di sicurezza.

Questo articolo per molto tempo è restata lettera morta non esistendo strumenti legali per imporre le misure di sicurezza. Anche il 2087 c.c. alla fine è stato usato solo in campo di risarcimento danni.

Il problema della Sicurezza e della Salute del Lavoratore in generale trova una rilevanza pubblica al momento dell'ingresso sulla scena legislativa della Costituzione. All'articolo 32 è sancito il Diritto alla Salute che è tutelato non solo come singolo individuo ma anche nell'interesse della collettività ed è in capo alla Repubblica un obbligo di intervento.

Dalla Costituzione in poi la storia dell'Obbligo di Sicurezza cambia. A metà degli anni '50 sono emanate una serie di disposizioni tecniche volte al prevenire gli infortuni sul lavoro tramite prescrizioni tecniche specifiche. Non solo, sono attivati i primi servizi di controllo in materia di sicurezza sul lavoro.

La vera svolta si avrà però solo con lo Statuto dei Lavoratori del 1970 che nel Tito I "Della Libertà e Dignità" all'articolo 9 rubricato "Tutela della salute e dell'integrità fisica" per la prima volta non obbliga il datore di lavoro ma invita lo stesso lavoratore al controllo e alla promozione di tutte le nuove misure di sicurezza. È un facoltà data al lavoratore o meglio alla collettività dei lavoratori rappresentanti o da un rappresentante sindacale o da un rappresentante creato ad hoc che porti la loro voce sulla sicurezza al datore di lavoro. Questa novità ha una duplice portata:

  • Considera il problema non più come problema del singolo ma come problema della collettività (dimensione collettiva).
  • I lavoratori non solo sono destinatari ma anche promotori e partecipanti dell'attività in materia di sicurezza (partecipazione).

È riconosciuto quindi un diritto ma è impoverito come portata perché esso è contrapposto ad una facoltà non a un dovere.

Nasce però un nuovo problema che è quello della sottovalutazione del rischio da parte del lavoratore. Si arriva addirittura, da parte dei sindacati, a monetizzare la sicurezza prevedendo, in cambio di contratti collettivi più favorevoli, meno richieste sulle tutele sul lavoro.

Ad dare un impulso alla disciplina in materi di sicurezza ci pensa l'Unione Europea che proprio in questa materia legifera un gran numero di disposizioni comunitarie. Perché l'Unione Europea si interessa a questo campo ? Al di là dell'intento meramente tutelare dei diritti del lavoratore cioè che l'Unione Europea vuole ottenere è la salvaguardia della concorrenza del Mercato Interno Europeo. La sicurezza costa. Un imprenditore esercente in un Paese con poca disciplina in materia di sicurezza spenderà sicuramente meno rispetto ad un Paese dove gli standard di sicurezza devono essere elevati e quindi i costi di adeguamento ad essi sono alti e questo si ripercuote sui prezzi delle proprie merci. Per questo quindi, per garantire la parità di condizioni, la Comunità Europea interviene uniformando, attraverso le proprie direttive, gli standard di sicurezza. E ad essi l'Italia deve adeguarsi. Il primo atto di adeguamento è stato il Decreto Legislativo 626 del 1994 che recepisce le varie direttive europee. Tale testo però ha avuto una vita relativamente breve dato che nel 2008 un nuovo Decreto Legislativo (Decreto Legislativo 81/2008) comunemente chiamato Testo Unito in materia di Sicurezza ha inglobato in se tutte le normative in materia.

Il Testo Unico in materia di Sicurezza (D.Lgs. 81/2008) raccoglie tutte le normative in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro. Esso affida i pubblici enti il controllo sulla sicurezza e delinia poi vari attori obbligati a realizzare le misure di sicurezza pur restando sempre il datore di lavoro l'obbligato principale. Il datore ha come primo obbligo quello di compiere la Valutazione dei Rischi (articolo 28 del T.U.) e dopo aver compiuto questa ricognizione dei rischi deve forumale un Documento di Valutazione dei Rischi (il DVR). Nel fare cio' puù avvalersi anche di una competenza tecnica. Tale Documento non si esaurisce nella semplice ricognizione dei rischi ma anche nell'esplicazione delle misure atte ad eliminare tali rischi o a ridurli al minimo se non eliminabili. In base sempre all'articolo 28 (rubricato "Oggetto della valutazione dei rischi") per rischi si intende qualsiasi rischio alla salute e quindi non solo fisici ma anche mentali.

Viene qui da segnalare una questione che ha recentemente interessato il legislatore ed è quella del Mobbing. Si parlò di fare riferimento, nell'articolo 28, espressamente al mobbing come rischio alla salute psicofisica ma alla fine non fu introdotto nonostante la giurisprudenza lo ritenga di tale entità. Il mobbing è un comportamento vessatorio compiuto ripetutamente per emarginare un soggetto di un gruppo. In materia di lavoro esistono varie forme di mobbing:

  • Mobbing Verticale o Bossing: È quello compiuto dal Datore o da un altro organo di vertice (capo, dirigente, ...) ai danni di un dipendente subordinato.
  • Mobbing Orizzontale: È compiuto da colleghi di pari livello.
  • Mobbing Verticale dal Basso: COmpiuto da un dipendente ai danni di un proprio datore o comunque altro organo di vertice (capo, dirigente, ...).

Varie sono le forme in cui avviene il Mobbing. Il più comune è sicuramente la Sindrome della Scrivania Piena in cui il lavoratore viene continuamente vessato da un carico di lavoro oppure la Sindrome della Scrivania Vuota in cui avviene l'opposto cioè il lavoratore è lasciato quasi sempre senza lavoro. Tutte queste situazioni creano nel lavoratore uno stato di malessere pari a quello di un danno alla salute. Dagli anni novanta iniziano le prime cause in cui si chiede il risarcimento ex articolo 2086 c.c. cioè per danno biologico essendo lesa l'integrità psicofisica. La giurisprudenza in un primo momento ha dilatato le fattispecie in esame per poi invertire la tendenza e prevedere il risarcimento solo in casi comprovati spesso anche da perizie di consulenti tecnici. Ma chi risponde del Mobbing? È chiaro che se è il datore di lavoro risponderà lui in relazione alla normativa in materia di sicurezza. Ma se non è lui? Se non è lui ugualmente risponderà per culpa in vigilando poiché non ha prestato il dovuto controllo o non è intervenuto a fermare il mobbing. Chiaramente risponderà insieme all'artefice del mobbing e gli altri che non hanno ottemperato vigilanza o non sono intervenuti. Non esiste ad oggi una norma ad hoc per il mobbing nel nostro ordinamento (c'è stato un intervento regionale della Regione Lazio sfruttando un varco normativo del novellato articolo 117 ma che è stato ritenuto dalla Corte Costituzionale incostituzionale). Esiste però una normativa in materia di molestie sessuali che sono state equiparate alla discriminazione di genere anche se non è tanto convincente questa soluzione (tra l'altro non è presente nell'articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori).

Tornando alla Valutazione dei Rischi è bene ribadire che in essa devono essere segnalati tutti i rschi presente. Un problema sorge in caso di appalto. L'impresa dell'appaltante entra in contatto con quella dell'appaltatore e viceversa. È chiaro che i lavoratori dell'una possono correre rischi dalla presenza dell'altra e viceversa. Si pensi ad esempio ad una squadra edile che deve operare un lavoro di manutenzione edilizia in un campanno di una fabbrica farmaceutica. I lavoratori di essa saranno soggetti ad eventuali rischi biologici che normalmente non dovrebbero affrontare. Ugualmente anche gli operai della fabbrica farmaceutica si troveranno esposti ad eventuali rischi dovuti alla presenza del cantiere edile. Tali rischi vengono detti Rischi da Interferenza. Essi vanno affrontati con una particolare di collaborazione tra i due gruppi. Il committente, insieme all'appaltatore, redige un DVRI (Documento di Valutazione dei Rischi da Interferenza) volto proprio a contrastare tali rischi.

A fianco a questa normativa prevenzionistica esiste anche un apparato Sanzionatorio. Le Sanzioni il più delle volte hanno carattere Penale (si riafferma in un certo senso l'interesse pubblico alla sicurezza essendo prevista la sanzione penale). La violazione va rilevata dai Servizi Ispettivi (ASL) che spesso però non operano preventivamente ma solo ad infortunio avvenuto. Nei casi in cui la violazione sia rilevata in sede ispettiva c'è, oltre la sanzione, un ordine affinché si ponga rimedio al rischio. A partire dal 2001 il datore di lavoro che non redige il Documento di Valutazione dei Rischi incorre anche in sanzioni civili che sono l'impossibilità di assumere lavoratori a termine o in somministrazione e quindi sanzioni, possiamo dire, di convenienze economiche dato che il datore non potrà assumere in forme contrattuali più flessibili e convenienti. Chi è l'antenato legislativo dell'obbligo alla valutazione dei rischi? Sicuramente l'articolo 2087 c.c. che aveva in embrione essa prevedendo la nozione particolarità del lavoro e quindi l'adempimento fondamentale del datore dell'obbligo di informare e formare i lavoratori ai rischi del lavoro.

Vari sono i soggetti nuovi che collaborano con il datore nella materia di sicurezza e di salute dei lavoratori. Il Servizio Prevenzione e Protezione che è un servizio tecnico di consulenza per il datore. La Sorveglianza Sanitaria che è l'Intervento Tecnico che controlla sulla salute del lavoratore. A svolgere questa attività è il Medico Competente che è disciplinato dall'articolo 39 rubricato "Svolgimento dell'attività del medico competente", ai sensi di esso il medico competente svolte la propria funzione:

  • In convenzione esterna pubblica o privata.
  • Da libero professionista.
  • In dipendenza dal datore di lavoro.

Proprio in relazione a questa ultima possibilità, cioè in dipendenza del datore di lavoro, è sembrato che il legislatore abbia implicitamente abrogato l'articolo 5 dello Statuto dei Lavoratori che non permette la presenza dei medici di fiducia del datore per i controlli sanitari sui lavoratori. In realtà non è così. Sono due attività diverse. L'articolo 5 si occupa delle visite durante l'assunzione e sul controllo medico in stato di malattia. L'articolo 39 invece riguarda la prevenzione medica che garantisce la sicurezza sul lavoro. Tra l'altro il medico, sempre in base alle disposizioni del Testo Unico, è anche esso responsabile penalmente sulla sicurezza sul lavoro quindi è raro che comprometta la sua posizione alterando i possibili controlli a favore del datore di lavoro.

Abbiamo parlato più volte di sanzioni penali. Queste sanzioni sono previste dal Capo IV rubricato "Delle sanzioni penali" del Testo Unico. Ad esempio l'articolo 58 rubricato "Sanzioni per il medico competente" prevede sanzioni per punire il medico competente. Nell'articolo 59 rubricato "Sanzioni per il lavoratore" che prevede le sanzioni alle violazioni degli obblighi che hanno i lavoratori ai sensi dell'articolo 20. Ma cosa prevede questo articolo 20 ? L'articolo 20 rubricato "Obblighi dei lavoratori" che prevede che il lavoratore deve tener cura non solo per se stesso ma anche per gli altri lavoratori e per il datore di lavoro inoltre deve usare i disposizioni di sicurezza. L'unica figura non sanzionata è la figura del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) che è il soggetto che deve essere informato e a sua volta informare i lavoratori sui rischi. L'antenato legislativo del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RSL) è sicuramente ritrovabile nell'articolo 9 dello Statuto dei Lavoratori che permetteva ai lavoratori di controllare e mediare alle operazioni di sicurezza mediante proprio rappresentante. Ciò che è cambiato è che oggi questa figura non è più solo un diritto ma è anche un dovere. Ci deve essere. Essa è una figura istituzionalizzata. Secondo alcuni proprio per questa "discenda" l'articolo 9 sarebbe stato implicitamente abrogato.

Tra le norme di razionalizzazioni e semplificazioni ad opera del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 151 attuativo dello Jobs Act vi sono anche alcune che riguardano la materia di salute e sicurezza sul lavoro e di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali:

  • Semplificazione delle procedure di designazione dei membri e la revisione della composizione del Comitato per l'indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
  • Riduzione dei componenti della Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro, introduzione di una nuova procedura di ricostituzione della Commissione e aggiornamento delle funzioni ad essa attribuite.
  • Messa a disposizione al datore di lavoro, da parte dell'INAIL, anche con la collaborazione dell'ASL, di strumenti tecnici e specialistici per la riduzione dei livelli di rischio.
  • Svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti di primo soccorso, nonché di prevenzione degli incendi e di evacuazione, anche nelle imprese o unità produttive che superano i cinque lavoratori.
  • Miglioramento del processo di acquisizione delle informazioni necessarie per il calcolo del premio assicurativo attraverso un apposito servizio sul portale internet dell'INAIL.
  • Trasmissione all'INAIL del certificato di infortunio e di malattia professionale da parte del medico o della struttura sanitaria abilitata esclusivamente per via telematica, con conseguente esonero per il datore di lavoro.
  • Trasmissione all'autorità di pubblica sicurezza delle informazioni relative alle denunce di infortunio mortali o con prognosi superiore a trenta giorni a carico dell'INAIL, con conseguente esonero del datore di lavoro.
  • Abolizione, 90 giorno dopo entrata in vigore del decreto, dell'obbligo di tenuta del registro infortuni in previsione dell'adozione di un decreto interministeriale istitutivo del Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro (SINP).

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