Libertà Sindacale

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lezione
Libertà Sindacale
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Diritto del lavoro
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

L'articolo 39 della Costituzione italiana prevede che l'organizzazione sindacale è libera. Il sistema giuridico italiano stabilisce la possibilità per i lavoratori di costituire Associazioni Sindacali e di aderirvi (Art. 14 dello "Statuto dei Lavoratori" legge 300 del 1970). Ciascuno individualmente è titolare della libertà sindacale e quindi di partecipare o non partecipare alla vita sindacale. È un diritto che chiaramente riguarda i lavoratori originariamente solo subordinati (sia privati che pubblici) ma poi in seguito estesi anche ai lavoratori (autonomi o parasubordinati) anche se in questo caso si fa riferimento più alla Libertà di Associazione di cui all'articolo 18 della Costituzione.

Esistono però delle categorie di lavoratori che fanno eccezione. Tali lavoratori sono coloro che appartengono alle forze armate. Per queste categorie esistono meccanismi di rappresentanza ma non vere e proprie associazioni volontarie. La Corte Costituzionale ha escluso la incostituzionalità di tale eccezione per la particolarità della gerarchia militare (tra l'altro i membri delle forze armate non possono neppure scioperare). Esiste un regime particolare per la Polizia di Stato. Inizialmente anche la Polizia di Stato era soggetta alle regole di eccezione. Con la riforma 121/81 e la relativa smilitarizzazione del corpo di Polizia essa non rientra più nella nozione di forze armate (cosa segnalata dalla presenza anche della contrattazione collettiva). È stata così riconosciuta una forma di libertà sindacale che deve però svolgersi in regime di separazione con le altre categorie di lavoratori. Questa disposizione è stata attuata affinché non ci sia interferenze nella libertà della stessa Polizia di Stato. Questi sindacati inoltre non possono aderire ad altre categorie né alle Confederazioni inoltre è sempre negato il Diritto allo Sciopero.

Ma l'articolo 39 della Costituzione riguarda solo i lavoratori ? I datori di lavoro non hanno questa libertà ? In realtà possiamo vedere che in reazione al fenomeno sindacale dei lavoratori esistono anche associazioni di datori di lavoro che hanno una organizzazione simile a quella dei sindacati dei lavoratori con strutture verticali e anche strutture orizzontali o Confederazioni (si pensi a Confindustria). Possiamo dire che c'è comunque una libertà di associazione da parte dei datori che va fatta rientrare però sotto l'egida dell'articolo 18 della Costituzione più che quello dell'articolo 39.

Si è quindi Liberi, ma Liberi di fare cosa ? Si è da una parte Liberi di Associarsi, Organizzarsi, Sviluppare il fenomeno sindacale (Libertà Positiva, Libertà di) ma anche la Libertà negativa, Libertà di non aderire/creare. Queste due libertà e soprattutto la seconda, quella negativa, è riaffermata nello Statuto dei Lavoratori all'articolo 15 (rubricato "Atti di discriminazione") dove è stabilito come atto discriminatori subordinare l'assunzione di un lavoratore all'iscrizione (libertà positiva) o la non iscrizione (libertà negativa) ad un sindacato.

Lo Statuto del 1970 si può ben vedere come uno sviluppo del primo comma dell'articolo 39 della Costituzione. Un suo Titolo (il Titolo II - Della libertà sindacale) è proprio dedicato alla Libertà Sindacale.

Un articolo sicuramente fondamentale di tale Statuto è l'articolo 14 (rubricato "Diritto di associazione e di attività sindacale") afferma, o meglio riafferma, il diritto di associarsi, aderire, svolgere nei luoghi di lavoro la libertà sindacale. Un articolo che va in reazione a quanto era successo negli anni successivi alla Costituzione dove la libertà sindacale si fermava "ai cancelli delle fabbriche" (come affermava Gino Giugni). Questo articolo in realtà non aggiunge nulla all'articolo 39 della Costituzione semplicemente lo sviluppo, lo ricorda è come un promemoria. Ma nel luogo di lavoro non si può certamente solo professare la libertà sindacale bisogna chiaramente anche lavorare. Esiste una forma di limite a tale attività ? Si esiste e la ritroviamo nel Titolo III - Dell'attività sindacale in cui all'articolo 26 (rubricato "Contributi sindacali") troviamo che ogni lavoratore è libero di fare opere di collettaggio, cioè raccolta di contributi, e di proselitismo, per stimolare l'adesione, sindacale che può essere fatto anche nel luogo di lavoro a patto che non pregiudichi il normale svolgimento dell'attività aziendale (un chiaro contemperamento degli interessi). Questa limitazione, prevista come detto solo per la raccolta di contributi e il proselitismo, è stata estesa analogicamente anche per altre attività sindacali.

Ma l'articolo 14 non è l'unico articolo che si occupa della libertà sindacale. Insieme ad esso vanno analizzati gli articoli 15, 16 e 17 volti a garantirne l'effettività e poi l'articolo 28 volto a creare un rapido procedimento volto a sanzionare i datori di lavoro che limitano la libertà sindacale.

L'articolo 15 (rubricato "Atti discriminatori") dispone che ogni atto o patto discriminatori, originariamente solo in materia sindacale ma oggi è stato esteso a varie fattispecie (sesso, razza, religione, ... ), è nullo.

L'articolo 16 (rubricato "Trattamenti economici collettivi discriminatori) dispone che trattamenti erogati per motivi discriminatori (ad esempio una gratifica a chi viene a lavorare pur essendoci uno sciopero) e quinti volti a disincentivare l'attività sindacale sono vietati. L'eventuale violazione è punita con un procedimento disciplinato dal comma secondo e dalle disposte sanzioni ("Il pretore [ora tribunale in composizione monocratica], su domanda dei lavoratori nei cui confronti è stata attuata la discriminazione di cui al comma precedente o delle associazioni sindacali alle quali questi hanno dato mandato, accertati i fatti, condanna il datore di lavoro al pagamento, a favore del fondo adeguamento pensioni, di una somma pari all'importo dei trattamenti economici di maggior favore illegittimamente corrisposti nel periodo massimo di un anno").

L'articolo 17 (rubricato "Sindacati di comodo") impone (ma non prevede sanzioni) il divieto ai datori di lavoro di costituire o sostenere, con mezzi finanziari o con altri mezzi, una associazione sindacale di lavoratori. È una chiara norma creata dal legislatore per colpire il fenomeno dei cosiddetti Sindacati Gialli o meglio Sindacati di Comodo che chiaramente tendevano ad essere più accodomanti alle posizioni dei datori di lavoro e rompe così il gioco delle parti sottraendo anche iscritti ai sindacati invece pronti ad opporsi al datore di lavoro.

L'articolo 18 (rubricato "Tutela del lavoro in caso di licenziamento illegittimo"), superato dalla Riforma dello Jobs Act, riguarda più propriamente l'argomento delle Tutele Applicabili in caso di Illegittimo Licenziamento pertanto SI RINVIA ALLA LEZIONE DEDICATA bisogna comunque segnalare che una delle cause di Illegittimo Licenziamento è anche la discriminazione sindacale che può comportare l'applicazione di una delle Tutele applicabili in tal caso.

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