La Retribuzione

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lezione
La Retribuzione
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Diritto del lavoro
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

La retribuzione è uno degli obblighi fondamentali del datore di lavoro nei confronti del lavoratore. Esso è sancito dall'articolo 2094 c.c. (Prestatore di lavoro subordinato).

Di essa non si occupa solo il Codice Civile, che indica il sistema[cosa si intende precisamente con sistema?], ma anche la costituzione, che fissa un principio generale all'articolo 36. Essa è un diritto e dev'essere corrisposta in proporzione a quantità e qualità del lavoro svolto nonché sufficiente per garantire un'esistenza libera e dignitosa per il lavoratore e la sua famiglia. Nasce così la nozione di giusta retribuzione: proporzionale e sufficiente.

Il legislatore lascia alla contrattazione collettiva l'onere di stabilire il quantum della retribuzione. Per il momento non è stato fissato per legge un minimo di retribuzione.

I contratti collettivi sono usati dalla stessa giurisprudenza come parametro di giusta retribuzione. Essi infatti sono frutto di una contrattazione dove il lavoratore non è il singolo, facilmente raggirabile, ma una collettività di lavoratori. Inoltre questi contratti sono periodicamente aggiornati permettendo così alla stessa retribuzione di evolvere a seconda della situazione economica reale. Nascono però alcuni problemi: il contratto collettivo vincola solo se iscritti alla associazione datoriale firmataria. Se membro, infatti, di quella associazione datoriale il datore non potrà derogare in peius il contratto collettivo in base all'articolo 2113 c.c.. Se però il lavoratore è dipendente di un datore di lavoro non iscritto ad alcuna associazione datoriale e quindi non tenuto ad applicare i contratti collettivi come ci si deve comportare? Qui la giurisprudenza ha inventato un rimedio: viene presunto che i contratti collettivi contengano sia la giusta retribuzione che la sua incarnazione materiale. Se un lavoratore contratta per una somma inferiore si rivolge al giudice chiedendo l'applicazione dell'articolo 36 che è norma imperativa direttamente precettiva. Ci sarà quindi vizio per contrasto a norma imperativa e quindi nullità della clausola. Il giudice per riempire il vuoto applica il secondo comma dell'articolo 2099 c.c. (Retribuzione) che prevede che in caso di assenza di un accordo tra le parti viene determinato dal giudice. Nel determinare la retribuzione il giudice è tenuto a corrisponderla "giusta" come da articolo 36 della Costituzione cioè proporzionale al lavoro svolto e sufficiente ad una vita dignitosa del lavoratore e della sua famiglia. Il giudice pertanto, ritenendo la giurisprudenza retribuzione giusta quelle dalla contrattazione collettiva, applica la stessa al caso di genere eventualmente conformandola alla situazione concreta.

Quando il diritto alla retribuzione si può far valere in giudizio?[modifica]

I crediti del lavoro maturano periodicamente (solitamente mensilmente) e possono essere vantati entro cinque anni. Da quando parte il termine dei cinque anni? La Corte Costituzionale nel 1966 (in data precedente alla legge 604/66, che diede un freno al licenziamento facile) riteneva che difficilmente il lavoratore potesse fare causa, temendo una ritorsione del datore di lavoro, e quindi mancava una vera e propria libertà da parte del lavoratore di vantare in giudizio i suoi crediti. Pertanto si decise che il termine partisse dalla cessazione del rapporto di lavoro. Quando nel 1966 entrò in vigore la legge 604/66 si iniziò già a mitigare il timore del lavoratore. Ma solo con lo Statuto dei lavoratori, con la certezza della tutela reale del posto di lavoro, ogni timore nel lavoratore poté essere ritenuto cessato e pertanto il termine iniziava a correre dal momento stesso in cui quei crediti potevano essere vantati. La situazione oggi è mutata: con la legge Fornero (legge 92/2012) prima e con il Jobs Act (legge 183/2014) poi, la tutela reale dell'articolo 18 dello Statuto è cessata e si è ritornati alla situazione di incertezza iniziale. A questo punto si può ritenere che, non essendoci una vera libertà per lo stesso di esercitare la sua facoltà di chiedere in giudizio i crediti durante il rapporto di lavoro, il termine vada fatto decorrere dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Erogazione della retribuzione[modifica]

Per quanto riguarda l'erogazione della retribuzione, essa va corrisposta secondo il principio della post remunerazione cioè dopo il lavoro. C'è una differenza di nome tra impiegati che percepiscono lo stipendio e gli operai che percepiscono il salario (dalla retribuzione dei soldati che venivano pagati con il sale). In base ad una legge del 1953 il datore deve dare un prospetto paga al lavoratore (busta paga) inoltre è tenuto a svolgere il sostituto di imposte e quindi darà al lavoratore la retribuzione al netto delle tasse.

Il Codice civile prevede vari sistemi di retribuzione. I più importanti sono:

  • A tempo, proporzionale al tempo impiegato per il lavoro indipendemente dal rendimento.
  • A cottimo, calcolata in base al rendimento (risultato in un certo tempo) ed è tipica del lavoro in catena di montaggio, mentre è per legge vietata nell'apprendistato. Esiste sia il cottimo individuale che a squadre, in cui viene premiato il lavoro collettivo della squadra.

Esistono anche altre forme disciplinate al terzo comma dell'articolo 2099 c.c. (Retribuzione), come la partecipazione agli utili e prodotti, la provvigione (percentuale sui contratti) e le prestazioni in natura.

In busta paga possono essere previste diverse voci di retribuzione. Un tempo vi era l'indennità di contingenza, cioè il meccanismo della scala mobile che permetteva la rivalutazione delle retribuzioni in base al costo della vita stabilito dall'ISTAT. Dal 1990 non esiste più ma viene tutto delegato alla contrattazione collettiva che ha l'onere di aggiornare le retribuzioni al costo della vita.

Non vi è solo la retribuzione mensile ma esistono anche retribuzioni differite come:

  • La tredicesima e la quattordicesima, che assumono forme di gratifiche per il lavoro svolto durante l'anno.
  • Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto), che viene corrisposto alla cessazione del rapporto di lavoro.

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