Le Fonti del Diritto Internazionale e dell'Unione Europea

Da Wikiversità, l'apprendimento libero.
Jump to navigation Jump to search
lezione
Le Fonti del Diritto Internazionale e dell'Unione Europea
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materie:
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

L'ordinamento internazionale e quello interno convivono su piani paralleli, essendo espressione di distinti processi di integrazione politica. Perciò, affinché le norme internazionali entrino a far parte dell'ordinamento interno, si deve verificare ciò che si indica con il termine di "adattamento", che può essere automatico o speciale.

L'adattamento automatico o generale è previsto dall'art. 10 della Costituzione, laddove dispone che «l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute».

L'adattamento speciale, invece, impiegato per il diritto internazionale pattizio, può consistere:

  • Nel semplice «ordine di esecuzione», che opera direttamente solo in relazione a trattati contenenti norme self-executing;
  • Nell'adattamento speciale ordinario, ossia in atti normativi interni necessari per dare esecuzione a norme internazionali che non siano self-executing.

In seguito all'adattamento, le norme internazionali assumono, nell'ordinamento giuridico interno, la stessa posizione gerarchica delle fonti che lo operano.

Per somiglianza di procedura, possono essere ricomprese in questa categoria anche le fonti previste dagli art. 7 e 8 della Costituzione, ossia i Patti lateranensi e le intese che disciplinano i rapporti tra lo Stato e, rispettivamente, la Chiesa cattolica e le altre confessioni religiose (dovendosi comunque sottolineare la particolare efficacia dei Patti lateranensi, i quali soltanto possono derogare, salvo il limite dei principi supremi dell'ordinamento, le norme costituzionali).

Una particolare posizione presenta, nel quadro del diritto internazionale, il diritto comunitario e dell'Unione Europea, in quanto i Trattati e le fonti che ne derivano godono di una particolare copertura costituzionale (art. 11: «l'Italia [...] consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni»), in virtù della quale presentano una particolare forza attiva, paragonabile a quella delle norme costituzionali, consistendo in una limitazione definitiva dei diritti sovrani dello Stato, e una resistenza passiva rinforzata, prevalendo, in virtù della ripartizione di competenza operata dai Trattati, le norme comunitarie su quelle interne anche successive (principio della primauté).

Quadro Generale delle Istituzioni Politiche e Giudiziarie dell'Unione Europea[modifica]

Il Trattato di Lisbona ha previsto le seguenti istituzioni dell'Unione:

  • Il Parlamento europeo.
  • Il Consiglio.
  • La Commissione.
  • La Corte di Giustizia.
  • La Banca centrale europea.
  • La Corte dei conti.

Il Parlamento europeo e il Consiglio hanno poteri legislativi.

La Commissione è invece il titolare del potere esecutivo ("promuove l'interesse generale dell'Unione e adotta le iniziative appropriate a tal fine"). Essa ha anche la facoltà di proporre proposte legislative al Parlamento europeo e al Consiglio.

La Corte di Giustizia è invece il titolare del potere giudiziario. Esso si compone di tre organi giurisdizionali: la Corte, il Tribunale e il Tribunale della funzione pubblica europea.

Le Fonti del Diritto dell'Unione Europea[modifica]

I trattati prevedono che il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione europea seguendo alcune procedure possono emenare:

  • Regolamenti che hanno efficacia immediata nel diritto interno degli Stati e che prevalgono sulle altre norme che eventualmente confliggano con tale regolamento.
  • Direttive, ovvero indicare agli Stati membri dei determinati obiettivi da raggiungere. Saranno poi i singoli Stati, con apposite leggi, a raggiungere tale obiettivo. Non ha dunque importanza il come si arriva a tale obiettivo, ma solo arrivarci. In Italia, entro il 31 gennaio di ogni anno, il Governo deve presentare la cosiddetta legge comunitaria per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione Europea. Le direttive rimaste inattuate, tuttavia, qualora siano sufficientemente chiare, possono trovare immediata applicazione (si dice direttiva self-executing).

La Commissione europea può invece emanare delle Decisioni che hanno una portata particolare e vanno a regolare un situazione in concreto. Le decisioni sono generalmente ritenute non vincolanti per gli Stati anche se alcune di esse, per il peso che ha la Commissione europea, possono diventarlo.