La Cittadinanza Italiana (legge 91/1992)

Da Wikiversità, l'apprendimento libero.
Jump to navigation Jump to search
lezione
La Cittadinanza Italiana (legge 91/1992)
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Diritto pubblico
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 75%.

La Cittadinanza Italiana è regolata dalla legge 91 del 5 febbraio 1992. Essa è entrata in vigore sei mesi dopo il 16 agosto 1992 sostituendo la precedente normativa della legge 555 del 13 giugno 1912 come è stabilito dall'articolo 26 della medesima legge.

Modalità di Acquisto e Rinuncia della Cittadinanza[modifica]

Ai sensi dell'articolo 1, la cittadinanza si acquista per nascita:

  1. quando si è figli di padre o di madre cittadini;
  2. quando si nasce nel territorio della Repubblica se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi, oppure se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori secondo la legge dello Stato al quale questi appartengono.

Inoltre sono considerati cittadini per nascita il figlio di ignoti trovato nel territorio della Repubblica, se non venga provato il possesso di altra cittadinanza.

Ai sensi dell'articolo 2 poi, il minore che riceve il riconoscimento o la dichiarazione giudiziale di filiazione ha diritto alla cittadinanza in base alle norme dell'articolo 1. Se colui che riceve il riconoscimento o la dichiarazione giudiziale di filiazione è maggiorenne non acquista la cittadinanza dalla filiazione automaticamente ma conserva la propria fatta eccezione se non dichiara, entro un anno, di scegliere la nuova cittadinanza. Tali norme valgono anche per i figli a cui non si può riconoscere la maternità o la paternità ma hanno diritto giudizialmente al mantenimento o agli alimenti.

I minori stranieri adottati acquistano, ai sensi dell'articolo 3, automaticamente la cittadinanza italiana. Se l'adozione è revocata per fatto dell'adottante esso perde la cittadinanza se è in possesso di altra cittadinanza o la riacquisti. Negli altri casi di revoca della adozione esso mantiene la cittadinanza ma se la revoca avviene durante la maggior età dell'adottato e se esso è in possesso di altra cittadinanza o la riacquista potrà rinunciare entro un anno dalla revoca della adozione alla cittadinanza italiana.

Lo straniero o l'apolide, del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado sono stati cittadini per nascita, diviene cittadino, ai sensi dell'articolo 4:

  1. se presta effettivo servizio militare per lo Stato italiano e dichiara preventivamente di voler acquistare la cittadinanza italiana;
  2. se assume pubblico impiego alle dipendenze dello Stato, anche all'estero, e dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana;
  3. se, al raggiungimento della maggiore eta', risiede legalmente da almeno due anni nel territorio della Repubblica e dichiara, entro un anno dal raggiungimento, di voler acquistare la cittadinanza italiana.

Inoltre diviene cittadino italiano, sempre ai sensi dell'articolo 4, lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore eta', se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla data della maggior età.

Il coniuge, straniero o apolide, di cittadino italiano può acquistare la cittadinanza italiana, ai sensi dell'articolo 5 come modificato dalla legge 15 luglio 2009 n.94, quando, dopo il matrimonio, risieda legalmente da almeno due anni nel territorio della Repubblica, oppure dopo tre anni dalla data del matrimonio se residente all'estero, qualora non sia intervenuto lo scioglimento, l'annullamento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio e non sussista la separazione personale dei coniugi. In presenza di figli nati o adottati dai coniugi i termini sono dimezzati. All'articolo 6 sono espresse le cause preclusive all'ottenimento della cittadinanza italiana tramite matrimonio. Esse sono:

  1. la condanna per uno dei delitti previsti nel libro secondo, titolo I, capi I, II e III, del codice penale (cioè i reati contro contro la personalità internazionale e interna dello Stato e contro i diritti politici del cittadino);
  2. la condanna per un delitto non colposo per il quale la legge preveda una pena edittale non inferiore nel massimo a tre anni di reclusione; ovvero la condanna per un reato non politico ad una pena detentiva superiore ad un anno da parte di una autorità giudiziaria straniera, quando la sentenza sia stata riconosciuta in Italia;
  3. la sussistenza, nel caso specifico, di comprovati motivi inerenti alla sicurezza della Repubblica.

Il riconoscimento della sentenza straniera è richiesto dal procuratore generale del distretto dove ha sede l'ufficio dello stato civile in cui è iscritto o trascritto il matrimonio. La riabilitazione fa cessare gli effetti preclusivi della condanna. L'acquisto della cittadinanza è sospeso fino a comunicazione della sentenza definitiva. La cittadinanza da matrimonio si acquista con decreto del Ministro dell'interno, come prescrive l'articolo 7, a istanza dell'interessato, presentata al sindaco del comune di residenza o alla competente autorità consolare. Ai sensi dell'articolo 8 poi, con decreto motivato, il Ministro dell'interno respinge l'istanza se sussistano le cause ostative previste nell'articolo 6. Se si tratta di ragioni inerenti alla sicurezza della Repubblica, il decreto è emanato su conforme parere del Consiglio di Stato. L'istanza respinta può essere riproposta dopo cinque anni dall'emanazione del provvedimento. L'emanazione del decreto di rigetto dell'istanza è preclusa quando sia decorso il termine di due anni dalla data di presentazione dell'istanza stessa.

In base all'articolo 9-bis introdotto dalla legge 15 luglio 2009 n.94, all'istanza o dichiarazione dell'interessato per l'elezione, acquisto, riacquisto, rinuncia o concessione della cittadinanza deve essere allegata la certificazione comprovante il possesso dei requisiti richiesti per legge[quali?]. Le istanze o dichiarazioni sono soggette al pagamento di un contributo di importo pari a 200 euro che sono versati all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato allo stato di previsione del Ministero dell'interno che lo destina, per la meta', al finanziamento di progetti del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione diretti alla collaborazione internazionale e alla cooperazione e assistenza ai Paesi terzi in materia di immigrazione anche attraverso la partecipazione a programmi finanziati dall'Unione europea e, per l'altra meta', alla copertura degli oneri connessi alle attività istruttorie inerenti ai procedimenti di competenza del medesimo Dipartimento in materia di immigrazione, asilo e cittadinanza.

Il decreto di concessione della cittadinanza non ha effetto, in base all'articolo 10, se la persona a cui si riferisce non presta, entro sei mesi dalla notifica del decreto medesimo, giuramento di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato.

In base all'articolo 11, il cittadino che possiede, acquista o riacquista una cittadinanza straniera conserva quella italiana, ma può ad essa rinunciare qualora risieda o stabilisca la residenza all'estero.

Ai sensi dell'articolo 14, i figli minori di chi acquista o riacquista la cittadinanza italiana, se convivono con esso, acquistano la cittadinanza italiana, ma, divenuti maggiorenni, possono rinunciarvi, se in possesso di altra cittadinanza.

In base all'articolo 15, l'acquisto o il riacquisto della cittadinanza ha effetto, salvo l'articolo 13, comma 3 (eventuale inibitoria del Ministero dell'Interno), dal giorno successivo a quello in cui sono adempiute le condizioni e le formalità richieste.

Inoltre si ricordi che in base all'articolo 16, l'apolide che risiede legalmente nel territorio della Repubblica è soggetto alla legge italiana per quanto si riferisce all'esercizio dei diritti civili ed agli obblighi del servizio militare. Lo straniero riconosciuto rifugiato dallo Stato italiano secondo le condizioni stabilite dalla legge o dalle convenzioni internazionali è equiparato all'apolide ai fini della seguente legge, con esclusione degli obblighi inerenti al servizio militare.

In ultimo ai sensi dell'articolo 23, le dichiarazioni per l'acquisto, la conservazione, il riacquisto e la rinunzia alla cittadinanza e la prestazione del giuramento previste dalla presente legge sono rese all'ufficiale dello stato civile del comune dove il dichiarante risiede o intende stabilire la propria residenza, ovvero, in caso di residenza all'estero, davanti all'autorità diplomatica o consolare del luogo di residenza. Le dichiarazioni, nonche' gli atti o i provvedimenti attinenti alla perdita, alla conservazione e al riacquisto della cittadinanza italiana vengono trascritti nei registri di cittadinanza e di essi viene effettuata annotazione a margine dell'atto di nascita.

Modalità di Perdita e Riacquisto della Cittadinanza[modifica]

Oltre alle modalità di rinuncia viste sopra, la legge prevede anche modalità di perdita della cittadinanza. Ugualmente una volta persa si può riacquistare.

Ai sensi dell'articolo 12, il cittadino italiano perde la cittadinanza:

  1. se, avendo accettato un impiego pubblico od una carica pubblica da uno Stato o ente pubblico estero o da un ente internazionale cui non partecipi l'Italia, ovvero prestando servizio militare per uno Stato estero, non ottempera, nel termine fissato, all'intimazione che il Governo italiano può rivolgergli di abbandonare l'impiego, la carica o il servizio militare.
  2. al momento della cessazione dello stato di guerra se, durante lo stato di guerra con uno Stato estero, abbia accettato o non abbia abbandonato un impiego pubblico od una carica pubblica, od abbia prestato servizio militare per tale Stato senza esservi obbligato, ovvero ne abbia acquistato volontariamente la cittadinanza.

Ai sensi dell'articolo 13 poi, chi ha perso la cittadinanza la riacquista:

  1. se presta effettivo servizio militare per lo Stato italiano e dichiara previamente di volerla riacquistare;
  2. se, assumendo o avendo assunto un pubblico impiego alle dipendenze dello Stato, anche all'estero, dichiara di volerla riacquistare;
  3. se dichiara di volerla riacquistare ed ha stabilito o stabilisce, entro un anno dalla dichiarazione, la residenza nel territorio della Repubblica;
  4. dopo un anno dalla data in cui ha stabilito la residenza nel territorio della Repubblica, salvo espressa rinuncia entro lo stesso termine;
  5. se, avendola perduta per non aver ottemperato all'intimazione di abbandonare l'impiego o la carica accettati da uno Stato, da un ente pubblico estero o da un ente internazionale, ovvero il servizio militare per uno Stato estero, dichiara di volerla riacquistare, sempre che abbia stabilito la residenza da almeno due anni nel territorio della Repubblica e provi di aver abbandonato l'impiego o la carica o il servizio militare.

Non è ammesso il riacquisto della cittadinanza a favore di chi l'abbia perduta in applicazione dell'articolo 3, comma 3 (per fatto dell'adottato), nonche' dell'articolo 12, comma 2 (in stato di guerra). Per il terzo, quarto e quinto caso, il riacquisto della cittadinanza non ha effetto se viene inibito con decreto del Ministro dell'interno, per gravi e comprovati motivi e su conforme parere del Consiglio di Stato. Tale inibizione può intervenire entro il termine di un anno dal verificarsi delle condizioni stabilite.

La Questione Jugoslava[modifica]

Successivamente alla cessione alla Repubblica jugoslava di alcuni territori facenti parte prima della Repubblica italiana, in forza del Trattato di pace firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, reso esecutivo dal decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 28 novembre 1947, n. 1430, ratificato dalla legge 25 novembre 1952, n. 3054, ovvero in forza del Trattato di Osimo del 10 novembre 1975, reso esecutivo dalla legge 14 marzo 1977, n. 73, alle condizioni previste e in possesso dei requisiti per il diritto di opzione di cui all'articolo 19 del Trattato di pace di Parigi e all'articolo 3 del Trattato di Osimo, nacque il problema dei cittadini italiani residenti in quelle terre.

A sanarlo è intervenuta la legge 8 marzo 2006, n. 124, che ha introdotto gli articolo 17-bis e 17-ter. L'articolo 17-bis riconoscere il diritto alla cittadinanza italiana ai soggetti che siano stati cittadini italiani, già residenti nei territori facenti parte dello Stato italiano successivamente ceduti alla Repubblica Jugoslava, e alle persone di lingua e cultura italiane che siano figli o discendenti in linea retta degli stessi. Ai sensi invece dell'articolo 17-ter, il diritto al riconoscimento della cittadinanza italiana deve essere esercitato dagli interessati mediante la presentazione di una istanza all'autorità comunale italiana competente per territorio in relazione alla residenza dell'istante, ovvero, qualora ne ricorrano i presupposti, all'autorità consolare, previa produzione da parte dell'istante di idonea documentazione, ai sensi di quanto disposto con circolare del Ministero dell'interno, emanata di intesa con il Ministero degli affari esteri. Al fine di attestare la sussistenza dei requisiti all'istanza deve essere comunque allegata la certificazione comprovante il possesso, all'epoca, della cittadinanza italiana e della residenza nei territori facenti parte dello Stato italiano e successivamente ceduti alla Repubblica Jugoslava. Al fine di attestare, poi, la sussistenza di questi requisiti all'istanza deve essere comunque allegati:

  • i certificati di nascita attestanti il rapporto di discendenza diretta tra l'istante e il genitore o l'ascendente;
  • la certificazione storica attestante la cittadinanza italiana del genitore dell'istante o del suo ascendente in linea retta e la residenza degli stessi nei territori facenti parte dello Stato italiano e successivamente ceduti alla Repubblica Jugoslava;
  • la documentazione atta a dimostrare il requisito della lingua e della cultura italiane dell'istante.