L'Efficacia delle norme nel tempo e nello spazio

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L'Efficacia delle norme nel tempo e nello spazio
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materie:
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

L'Efficacia nel Tempo[modifica]

La Legge, dopo la sua promulgazione ad opera del Presidente della Repubblica, che ne afferma l'esistenza e ne ordina l'esecuzione, è nella Raccolta ufficiale degli Atti normativi della Repubblica italiana e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale. Dopo quindici giorni dalla pubblicazione in Gazzetta la legge entra in vigore in tutto il territorio dello Stato. Il periodo che intercorre dalla pubblicazione all'entrata in vigore è chiamato "vacatio legis" e può, a discrezione del legislatore, essere allungato, o abbreviato o addirittura annullato (le cosiddette leggi catenaccio dato il loro effetto immediato e che si verificano soprattutto in materia economica o finanziaria). Una volta che è in vigore la legge va rispettata indipendentemente dalla sua conoscenza (ignorantia legis non excusat) anche se la Corte costituzionale ha provveduto ad un affievolimento di questo principio in materia penale. Anche la vita di una legge, come quella umana, ha una fine. La legge può essere abrogata (art. 15 disp. prel.) con effetto ex nunc (cioè "da ora") per dichiarazione espressa del legislatore o tramite un referendum popolare abrogativo (art. 75 della Costit.; l. 25 maggio 1970, n. 352). Una legge può essere abrogata anche tacitamente per incompatibilità con una nuova norma o perché la legge più recente regola l'intera materia già disciplinata dalla legge anteriore (abrogazione c.d. implicita). Oppure può esaurirsi per cause intrinseche e ciò accade quando le leggi sono stabilite per un certo tempo, per un certo compito o in vista di una speciale circostanza e per la sua durata. La legge perde efficacia anche per il riconoscimento di illegittimità costituzionale fatto con sentenza della Corte costituzionale. Quando una legge cessa la sua efficacia nasce un problema in relazione a quale norma applicare in relazione ai rapporti nati sotto il suo effetto. Quando ad opera di una nuova legge viene meno una legge precedente i rapporti nati sotto la vecchia legge non vengono ad annullarsi ma continuano ad produrre altri effetti giuridici anche sotto la nuova legge. L'art. 11 disp. prel. stabilisce il principio fondamentale della irretroattività delle leggi. Il legislatore però, se lo espone espressamente nella norma può, talvolta disporre anche per il passato, retroattivamente, salvo però non poter toccare i rapporti che si siano già definiti e consolidati. Spesso il legislatore affianca alla nuova legge norme transitorie volte proprio a disciplinare i rapporti giuridici sottoposti al trapasso di legislazione. Il principio di irretroattività è fondamentale per la vita civile ed è volto a garantire quella che è la certezza del diritto. Rientra in questa tematica anche la questione dei diritti quesiti. Essi sono quei diritti già entrati a far parte del patrimonio del soggetto, sebbene l'occasione per farli valere si presenti sotto la nuova legge. Le norme penali che stabilisco pene più leggere o addirittura più non riconoscono come reati alcune azioni (art. 2 c. p.), le leggi interpretative (c.d. di interpretazione autentica) poiché la norma viene chiarita e non sostituita con una nuova (novum ius non dant), le leggi di ordine pubblico con le quali sono tutelati i fondamentali interessi dello Stato e in particolare le leggi che aboliscono, per maturata coscienza politica, un intero istituto giuridico o determinati requisiti rappresentano un eccezione al principio di irretroattività essendo esse normalmente retroattive.

L'Efficacia nello Spazio[modifica]

Il principio generale è quello della territorialità della legge (leges feruntur territorio) ma i rapporti concreti nello sviluppo della vita come non si esauriscono in un solo tempo non si esauriscono neppure in un solo punto dello spazio. Ogni Stato ha le sue leggi, chiaramente, e questo può causare conflitti tra le diverse legislazione. A questo pone un rimedio il Diritto Internazionale Privato che mira appunto a regolare questi casi. Il nostro diritto per risolvere la complessità di questa materia distingue tra due tipi di norme: Norme di Applicazione che stabiliscono quando e sotto quali condizioni si deve applicare il diritto italiano e Norme di Rinvio che stabiliscono in altri casi l'applicazione del diritto straniero. Prima di applicare però le norme interne di Diritto Internazionale Privato bisogna vedere che non esistano delle convenzioni internazionali in vigore per la Repubblica italiana infatti esse prevalgono su quelle interne. È da considerare anche l'incidenza dei regolamenti comunitari adottati al fine di garantire l'uniforme disciplina delle fattispecie caratterizzate da elementi di internazionalità. Nel 1993 con la legge 31 maggio 1995, n. 218 sulla "riforma del sistema italiano del diritto internazionale privato" si è provveduta a riformare l'intera disciplina creando un unico testo normativo che raccoglie la disciplina dei casi che implicano conflitti fra le diverse legislazioni, e comprende sia le norme di diritto processuale civile internazionale relative all'individuazione dell'ambito della giurisdizione italiana, nonché quelle concernenti l'efficacia delle sentenze e degli atti stranieri, sia le norme di diritto internazionale privato sostanziale per l'individuazione della legge applicabile ai diversi rapporti giuridici. Le nuove norme figlie della riforma si applicano ai rapporti sorti dopo l'entrata in vigore della legge di riforma mentre per le situazioni "esaurite" prima del 1° settembre 1995 si applicano le norme di Diritto Internazionale Privato previgenti alla riforma. Il Titolo III della legge n. 218 (artt. 13-63) stabilisce i criteri per l'individuazione della legge applicabile alle situazione che implicano un conflitto di leggi.