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Trasformazione di variabili casuali

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Trasformazione di variabili casuali
Tipo di risorsa Tipo: esercitazione
Materia di appartenenza Materia: Teoria dei segnali e dei fenomeni aleatori

Consideriamo due casi:

  • date X, una variabile casuale, e Y=g(X), con g(⋅) opportuna, bisognerà caratterizzare la nuova variabile casuale Y, cioè calcolarne FY e fY.
  • date X e Y variabili casuali, bisognerà calcolare la g(⋅) opportuna in modo tale che Y=g(X).

Cominciamo con definire i requisiti della trasformazione g(⋅) in modo tale da ottenere ancora una variabile casuale. Si consideri una variabile casuale n-dimensionale X definita su uno spazio di probabilità {Ω,F,P} con

X:Ω→ℝn

misurabile da (Ω,F) a (ℝn,𝔹(ℝn)). Sia g(⋅):ℝn→ℝm una funzione misurabile da (ℝn,𝔹(ℝn)) a (ℝm,𝔹(ℝm)), detta funzione di Borel; definiamo

Y=g(X)

dove

Y:Ω→ℝm

tale che

Y(s)=g(X(s)) ∀s∈Ω


Teorema:
Se Y è ottenuta come composizione delle funzioni X e g(⋅), allora Y è una variabile casuale.


Dimostrazione:
Y è una funzione,
Y:Ω→ℝm

e si ha

X:Ω→ℝn

Consideriamo l'evento B∈𝔹(ℝm). Allora,

Y(s)=g(X(s))∈B⇔X(s)∈{α∈ℝn|g(α)∈B}=B′

Si ha che B′∈𝔹(ℝn), poiché la g(⋅) è una funzione di Borel da ℝn in ℝm. Quindi, si arriva alla conclusione

{s∈Ω|Y(x)∈B}={s∈Ω|X(s)∈B′}∈F


Esempio: Funzioni di Borel
  • g(α)=α
  • g(α)=α2
  • g(α)=max⁡(α,0)
  • g(α)=min⁡(α,0)
  • g(α)=|α|
  • ⋯

Noi vedremo trasformazioni di tipo 1→1, 2→2 e 2→1.

Trasformazioni di tipo 1→1

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Definizione: Trasformazioni di tipo 1→1
Sia data una variabile casuale X con funzione di distribuzione FX(x). Si consideri la trasformazione Y=g(X) con
g(⋅):ℝ→ℝ

una funzione misuarabile. Allora, si ha

FY=P(Y≤y)=P(g(X)≤y)
con y∈ℝ.


Esempio: La trasformazione lineare
Sia
Y=aX+b

con a>0. Allora,

FY(y)=P(Y≤y)=P(g(X)≤y)=P(aX+b≤y)=P(aX≤y−b)=P(X≤y−ba)=P(X≤x)

Allora, si è ottenuto che

FY(y)=FX(y−ba)

Se FX è assolutamente continua, ossia ammette derivata

fX(x)=dFX(x)dx

allora si ha

fY(y)=dFY(y)dy=dFX(y−ba)dy=1afX(y−ba)

dove si è preso

y−ba=x⇒y=ax+b⇒dy=a⋅dx


Esempio: La funzione coseno
Si ha la funzione
y=cos⁡(x)

con distribuzione XU(0,2π) e con

FY(y)={0y<−11y≥112π−1≤y<1

Fissato un y¯, abbiamo due soluzioni x1 e x2. Si ha

y¯=cos⁡(x)={x1=arccos(y¯)0≤x<πx2=2π−arccos(y¯)π≤x<2π

cioè, si possono spezzare i due contributi attorno a x=π, per semplicità. Bisogna calcolare, a questo punto, la probabilità

P(Y≤y¯)=P(−1<Y≤y¯)

Si ottiene

FY(y)=P(x1<X<x2)

Siccome la X è una variabile casuale uniforme, si ottiene

FY(y)=P(x1<X<x2)=x2−x12π=1−arccos(y)π

La funzione risultante è continua in −1<y<1, quindi è derivabile e si ottiene

fY(y)=dFY(y)dy=d(1−arccos(y))πdy={0y≤−1, y≥11π1−y2−1<y<1


Esercizio: Amplificatore con saturazione
Un amplificatore con saturazione è un oggetto che implementa la funzione

Calcolare la fY(y) e la FY(y) nel caso di FX(x) generica lungo tutto l'asse di x.


Soluzione:

FY(y)={0y<−aTX1y>aTXP(Y≤y)=P(X≤x)P(x≤ya)=FX(ya)−aTX≤y≤aTX

In generale, la X può avere supporto in (−∞,∞) e potrà essere discontinua.

File:TFA esercizio amplificatore con saturazione F X.png

Si ha

fY(y)=dFx(ya)dy+FX(−TX)δ(y+aTX)+(1−FX(TX))δ(y−aTX)

File:TFA esercizio amplificatore con saturazione f X.png

In questo caso, la funzione di densità di probabilità non è né continua né discontinua, ma è mista.


Esempio: Il limitatore ideale
g(x)={TYx≥0−TYx<0

File:TFA esercizio sul limitatore ideale.png

FY(y)={0y<−TY1y≥TYP(Y≤y)=P(X<0)=FX(0)−TY≤y>Ty

La funzione di densità di probabilità discreta è:

fY(y)=FX(0)δ(y+TY)−(1−FX(0))δ(y−TY)

Calcolo della densità di probabilità

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Vediamo un metodo che permette di calcolare la densità di probabilità di una variabile casuale Y ottenuta dalla trasformazione

Y=g(X)

con X variabile casuale e g(⋅) funzione misurabile.

Con variabili casuali discrete

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Sia X una variabile casuale discreta, con

fX(x)=∑ipiδ(x−xi)

Allora, dato che y=g(x), si ha

fY=∑ipiδ(y−g(xi))

Può darsi che due xi vadano nella stessa yi=g(xi), quindi si possono anche ottenere meno valori possibili, nella Y.

Con variabili casuali continue

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Sia X una variabile casuale continua con fX(x) continua. Sia g(X) continua e derivabile. Consideriamo tutta la probabilità nell'intervallo (a,b):

P(a<x<b)=1

Identifichiamo vari sottocasi:

g(⋅) monotona crescente
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Se g(⋅) è monotona crescente, allora ci interessano i valori di probabilità in (a,x].

FY(y)=P(Y≤y)=P(a<X≤x)=∫axfX(α)dα

Si definisce la funzione

x=ψ(y)=g−1(y)

inversa di g(⋅). Allora,

FY(y)=∫aψ(y)fX(α)dα.

Sappiamo che

fY(y)=dFY(y)dy=fX(ψ(y))⋅dψ(y)dy

dove

dψ(y)dy=[dgdx⋅[g−1(y)]]−1

che è la derivata inversa, che coincide con l'inversa della derivata, calcolata in g−1(y). Quindi, abbiamo ottenuto

fY(y)=fX(g−1(y))dgdx(g−1(y))
g(⋅) monotona decrescente
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Nel caso in cui g(⋅) è decrescente, ci interessa il supporto [x,b). Si ha

FY(y)=∫g−1(y)bfX(α)dα=⋯⇒fY(y)=−fX(g−1(y))⋅1dgdx(g−1(y))

g(⋅) monotona
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In generale, se g(⋅) è monotona, si ha

fY(y)=fX(g−1(y))⋅1|dgdx(g−1(y))|

Questa è l'espressione generale per le funzioni di tipo monotono. Si ha che fY=0 se

Y∉ codominio di g(⋅)
g(⋅) non monotona
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Ipotizziamo che sia possibile partizionare (a,b) in un numero finito di sottointervalli (xi,xi+1) in cui g(⋅) è monotona (crescente o decrescente che sia). Allora,

FY(y)=P(Y≤y)=P(X∈Δ1)+P(X∈Δ2)+⋯

dove

P(X∈Δ1)=∫x1x2fX(α)dα
P(X∈Δ2)=∫x3x4fX(α)dα

Derivando in dy, si ha

ddy(∫x1x2fX(α)dα+∫x3x4fX(α)dα)

da cui si ottiene

ddy(∫x1x2fX(α)dα)=fX(x2(y))⋅1dg(xi)dx−fX(x1(y))⋅1dg(x1(y))dx

da cui si ha la formula fondamentale (da ricordare)

FY(y)=∑i=1NfX(xi)dg(xi)dx

Questa è la formula più generale, dove

N=|{g−1(y)}|

cioè il numero di risultati restituiti da g−1(y).


Esempio: La trasformazione lineare
g(x)=ax+b=y⇒x=g−1(y)=y−ba

Si ha

dg(x)dx=a⇒FY(y)=fX(g−1(y))|dg(g−1(y))dx|=fX(g−1(y))|a|=fX(y−ba)|a|


Esempio: La trasformazione quadratica
Nel caso
g(x)=ax2+b

si ottiene

FY(y)=fX(y−ba)|a2(y−ba)|
Questo caso si differenzia da quello lineare, perché la x compare anche al denominatore di FY(y), non essendo eliminato dalla derivata.


Esempio: La trasformazione coseno

Sia X uniforme in [0,2π], e sia

y=cos⁡(x)

Si ha

  • x1=arccos(y)=g1−1(y)
  • x2=2π−arccos(y)=g2−1(y)

con

dgdx=−sin⁡(x)

da cui

FY(y)=∑fX(arccos(y))|(⋅)|=12π|sin(arccos(y))|+12π|sin(2π−arccos(y))|=1π1|sin(arccos(y))|=1π|1−y2|=1π1−y2

Questa soluzione è valida per −1<y<1. Si ha

fY(y)={0|y|≥11π1−y2|y|<1

Trasformazioni di tipo 2→2

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Abbiamo un vettore di variabili casuali in partenza e vogliamo avere un vettore anche per la destinazione,

{Y1=g1(X1,X2)Y2=g2(X1,X2)


Definizione: Funzione di densità di probabilità congiunta
Si dice funzione di densità probabilità congiunta la funzione
fX1,X2(x1,x2)

Siano le gi(⋅) continue e derivabili, per cui esistono le derivate parziali

∃∂g1∂xi,∂x2∂xi

Consideriamo l'intervallo

(a1,b1)×(a2,b2)

che contiene tutta la probabilità

P((x1,x2)∈(a1,b1)×(a2,b2))=1

Se ∃g−1(y¯), allora

fY(y1,y2)=0

Supponiamo che esista una partizione di (a1,b1)×(a2,b2) all'interno della quale le gi(⋅) siano monotone nei sottointervalli individuati. Siano le (x1i,x2i), i=1,2,⋯,n tali che

{y1=g1(x1i,x2i), y2=g2(x1i,x2i), i=1,2,⋯,n

Con tutte queste premesse, si ha la funzione di densità di probabilità congiunta

fY1,Y2(y1,y2)=∑i=1NfX1,X2(x1i,x2i)|det⁡[Jg(x1i,x2i)]|

dove Jg è lo jacobiano

Jg(x1,x2)=[∂g1∂x1∂g1∂x2∂g2∂x1∂g2∂x2](x1,x2)


Nota:
Se g(⋅) è invertibile, allora si ha
{X1=ψ1(Y1,Y2)X2=ψ2(Y1,Y2)

Allora si ha

Jg(x1,x2)=[Jψ(Y1,Y2)]−1

da cui si ha

det⁡(Jg(x1,x2))=1det⁡(Jψ(Y1,Y2))


Esercizio:
Provare a calcolare la fZ,W(z,w) con
{Z=X+YW=X−Y

e con la funzione di densità di probabilità uniforme su [0,1]×[0,1]

Non si sfrutti il fatto che le due variabili casuali sono indipendenti.


Esercizio:
Come il precedente, ma con supporto triangolare
D=[0,m]×[0,n]
dove m+n=1.

Trasformazioni di tipo 2→1

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Siano X1, X2 due variabili casuali con densità di probabilità congiunta

fX1,X2(x1,x2)

continua e definita su {Ω,F,P}. Sia

g:ℝ2→ℝ

una funzione misurabile continua e derivabile. Data la variabile casuale

Z=g(X1,X2)

qual è la sua distribuzione fZ(z)?

Primo metodo, somma di variabili casuali

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Si ha

FZ(z)=P(Z≤z)=P(g(X1,X2)≤z)=P((X1,X2)∈DZ)

dove

DZ={(x1,x2)∈ℝ2 | g(X1,X2)≤z}

Si ha

FZ(z)=∬DZfX1,X2(x1,x2)dx1dx2

Partendo da qui, si può derivare per ottenere la funzione di densità di probabilità fZ(z).


Esempio: Somma di variabili casuali
Sia
Z=X+Y

con fX,Y(x,y) nota e continua. Si ha

FZ(z)=P(Z≤z)=P(X+Y≤z)

Fissato z, si ha

DZ={(x,y)∈ℝ2 | x+y≤z}

Si ha

FZ(z)=∫−∞+∞(∫−∞z−xfX,Y(x,y)dy)dx

da cui si ha

fZ(z)=dFZ(z)dz=∫−∞+∞fX,Y(x,z−x)dx=∫−∞+∞fX,Y(y−z,y)dy

Metodo 2, variabile ausiliaria

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Si aggiunge una variabile casuale ausiliaria in modo da portare la trasformazione in una 2→2:

{Y=g(X1,X2)Z=h(X1,X2) variabile casuale ausiliaria 

Si applica a questo punto la tecnica risolutiva per le trasformazioni 2→2 ed otteniamo fY,Z(y,z)

In alternativa, si determina fY(y) integrando la fYZ(y,z) rispetto a Z,

fY(y)=∫−∞+∞fYZ(y,α)dα


Esempio: Somma di variabili casuali
Si ha
{Z=X+YW=X variabile casuale ausiliaria 

Si ha

|det⁡(Jg)|=1

quindi posso trovare l'inversa

{Y=Z−WX=W

Si ha quindi

fZ,W(z,w)=fX,Y(w,z−w)1

da cui

fZ(z)=∫−∞+∞fZ,W(z,w)dw=∫−∞+∞fX,Y(α,z−α)dα=∫−∞+∞fX,Y(z−β,β)dβ

Osservazione: il secondo metodo è più semplice da utilizzare rispetto al primo, a patto che si scelga la variabile ausiliaria migliore possibile.


Esercizio:
Sia
Z=X2+Y2

qual è la W migliore?

La soluzione è

W=arctg(XY)

Determinazione di g()

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Sia data una variabile casuale X con distribuzione FX(x). Determinare la funzione

g:ℝ→ℝ

tale che la

Y=g(X)

abbia la distribuzione assegnata FY(y).

La soluzione di questo problema si articola in due passi:

  1. passaggio dalla FX(x) monotona alla variabile casuale U uniforme in (0,1)
  2. passaggio da U alla variabile casuale Y con FY(y) monotona.

Con uno schema a blocchi:

Si verifica che:

  • U=FX(x) è uniforme.
Infatti, si ha
FU(u)=P(U≤u)=P(FX(x)≤u)=P(X≤x)=U
  • Y=FY−1(u)
Infatti, si ha
FY(y)=P(Y≤y)=P(FY−1(u)≤y)=P(U≤FY(y))=FU(FY(y))=FY(y)

Indipendenza tra variabili casuali

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Definizione: Variabili statisticamente indipendenti
Date due variabili casuali X e Y definite su (Ω,F,P), queste si dicono statisticamente indipendenti se:
P(x∈B1, y∈B2)=P(x∈B1)⋅P(y∈B2) ∀B1,B2∈𝔹(ℝ)


Teorema:
Se due variabili casuali X e Y sono indipendenti, allora
FXY(x,y)=FX(x)FY(y)


Dimostrazione:
FXY(α1,α2)=P(x∈(−∞,α1), y∈(−∞,α2))=P(x∈(−∞,α1))⋅P(y∈(−∞,α2))=P(X≤α1)⋅P(Y≤α2)=FX(α1)⋅FY(α2)


Teorema:
Se FXY(⋅) ammette densità di probabilità, questa è
fXY(x,y)=fX(x)⋅fY(y)


Teorema:
Se X e Y sono indipendenti e
g,h:ℝ→ℝ

sono funzioni di Borel, allora

  • Z=g(X)
  • W=h(Y)
sono indipendenti.

Osservazione: abbiamo fatto trasformazioni 1→1, in cui si mantiene l'indipendenza.


Teorema:
Dati
  • RZ={x∈ℝ|g(x)≤z}
  • RW={y∈ℝ|h(y)≤w}
  • RZ,RW∈𝔹(ℝ)

con g e h funzioni misurabili, allora

FZ,W=P(Z≤z, W≤w)


Dimostrazione:
Si ha
FZ,W(z,w)=P(x∈RZ, y∈RW)=P(x∈Rz)⋅P(y∈RW)=P(Z≤z)⋅P(W≤w)=FZ(z)⋅FW(w)


Teorema:
Dati X e Y variabili casuali indipendenti, allora la variabile casuale Z=X+Y ha una funzione di densità di probabilità
fZ(z)=fX(x)⋅fY(y)


Dimostrazione:
fZ(z)=∫−∞+∞f(α,z−α)dα=∫−∞+∞f(α)⋅f(z−α)dα
Questa è la definizione di convoluzione. La separabilità delle due funzioni di densità di probabilità è data dal fatto che le variabili casuali sono indipendenti.