Le norme transitorie

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lezione
Le norme transitorie
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Diritto costituzionale
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

Per parlare delle norme transitorie bisogna innanzitutto distinguerle dalle disposizioni di diritto intertemporale.

Sono Disposizioni di Diritto Intertemporale le norme di principio volte a comporre in via preventiva e generale le antinomie temporali tra leggi: sono disposizioni di portata generale, destinate ad operare in via permanente salvo la possibilità di deroga ad opera di leggi successive (a meno che tali criteri siano fissati in una fonte gerarchicamente superiore alle fonti in conflitto). Sono quindi qualificabili come meta-norme, ossia norme che hanno per oggetto altre norme. Esempi previsti dalle preleggi sono le norme sul principio di irretroattività delle leggi e sull'abrogazione.

Le Norme Transitorie sono invece le norme poste in chiusura di specifiche riforme legislative, dirette espressamente allo scioglimento di antinomie che si verificano nel passaggio dalla legge precedente alla successiva ed a rendere più graduale il suddetto passaggio. Tale disciplina può introdurre deroghe temporanee alla generale applicabilità della nuova legge (applicazione ultrattiva delle disposizioni abrogate) o fissare una disciplina apposita per le fattispecie che si sviluppano temporalmente a cavallo tra le due discipline. Sono norme di diritto materiale destinate a risolvere questioni di diritto intertemporale relativamente alla vicenda in corso. Qui entrano in gioco sia l’esigenza di consentire l’innovazione del diritto, sia l’esigenza di stabilità e certezza dei rapporti giuridici. Quest’ultima in particolare vede come un disvalore ogni mutamento legislativo che incide sui rapporti rispetto ai quali l’affidamento dei destinatari della legge nel godimento di determinati diritti o mantenimento di un dato regime giuridico sia pervenuto ad un “elevato livello di consolidamento”. Il problema per l’interprete consiste nel valutare quando l’affidamento sia giunto ad un livello tale di consolidamento da tramutarsi in un valore meritevole di tutela. Non sarà tutelabile la posizione di mera aspettativa, ma lo sarà l’affidamento per il cittadino a non vedersi irragionevolmente privato (o a non veder irragionevolmente peggiorata) della situazione maturata sotto la normativa precedente. La Corte ha fatto riferimento alla tutela dell’affidamento soprattutto per censurare la retroattività di certe leggi. Ma tale esigenza può porsi anche di fronte a leggi non retroattive allorché - se prive di disciplina transitoria - finiscano per travolgere situazioni consolidate per il decorso del tempo. Tuttavia, in linea di principio, la scelta di introdurre norme transitorie è rimessa dalla Corte alla discrezionalità del legislatore. Ciò non toglie che esista comunque un margine di intervento per la Corte costituzionale, nell’ambito del giudizio delle leggi, delimitato dall’esigenza di salvaguardare la razionalità normativa e dal bisogno di assicurare le aspettative degli interessati contro mutamenti arbitrari e ingiustificati del trattamento giuridico previsto per loro sino a quel momento. Sebbene la Corte non abbia mai pronunciato l’illegittimità di una legge per mancata previsione di disposizioni transitorie, esistono almeno due casi (sent. 13/2004 e sent. 240/1994) in cui la Corte ha inserito una clausola di diritto transitorio all’interno di una legge statale, servendosi ora di una sentenza additiva, ora di una sentenza manipolativa di accoglimento. La Corte di Giustizia, in qualche caso, ha anche applicato l'annullamento dell'atto ai sensi dell'articolo 263 TFUE.