Il sistema delle fonti del diritto italiano

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lezione
Il sistema delle fonti del diritto italiano
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Diritto costituzionale
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

Per dire cosa sia il Diritto si ricorre alla metafora delle Fonti (del Diritto), che sono tutti quei documenti o comportamenti accreditati della capacità inesauribile di produrre regole che possono essere fatte valere direttamente o indirettamente davanti ad un giudice. Nella nostra esperienza attuale sono tutte imputabili allo Stato, o ad enti da esso derivanti (Comunità europea, diritto internazionale, Regioni, enti locali), e generano norme giuridiche che concorrono a formare l’ordinamento giuridico. Per comodità il giurista attribuisce all’ordinamento le caratteristiche di coerenza (cioè la mancanza in esso di norme incompatibili), e completezza (cioè la presenza sempre e comunque di una norma o di quella con essa incompatibile). Pur non esistendo “in natura” ordinamenti con tali caratteristiche, l’esigenza di coerenza e completezza è tanto più richiesta proprio negli ordinamenti frastagliati, complessi, in continuo mutamento, come il nostro. Negli ordinamenti moderni, infatti, di fronte ad un contrasto tra norme o ad una lacuna giuridica, non è ammesso nè denegare giustizia col pretesto del silenzio, oscurità, insufficienza della legge (cd “non liquet”, il cui divieto è stabilito dal Codice napoleonico e quelli che ne sono derivati) nè rivolgersi al principe (legislatore) per chiedere un chiarimento o un’integrazione. In un ottica di divisione dei poteri, una volta terminato il “momento legislativo” ed emanato l’atto, questo si “estranea” dalle intenzioni soggettive dell’organo che l’ha prodotto per entrare a far parte dell’ordinamento giuridico con significato oggettivo (eterogenesi dei fini è la locuzione che esprime il mutamento di prospettiva per cui le intenzioni soggettive del legislatore cedono davanti alle finalità oggettive cui assolve la norma). Del resto, al legislatore, che non è altro che il conglomerato di corpi politici eterogenei, non possono essere attribuite qualità di completezza, razionalità, coerenza. Spetta ai soggetti dell’interpretazione e dell’applicazione del diritto trarre dal materiale legislativo incoerente e spesso contraddittorio, la soluzione univoca al caso che si trovano di fronte, indagando sulla ratio delle disposizioni, cioè comprendendo come la norma si colloca oggettivamente nel sistema, a quale esigenza di normazione risponda (rimediando ad una possibile lacuna), o a quali esigenze di coerenza sistematica (rimediando ad una possibile contraddizione). E’ in questo modo che l’ordinamento viene ricondotto a sistema coerente e completo.

La Gerarchia delle Fonti[modifica]

Nell'ordinamento giuridico italiano, si ha una pluralità di fonti di produzione; queste sono disposte secondo una Scala Gerarchica, per cui la norma di fonte inferiore non può porsi in contrasto con la norma di fonte superiore (gerarchia delle fonti del diritto). Nel caso in cui avvenga un contrasto del genere si dichiara l'invalidità della fonte inferiore dopo un accertamento giudiziario, finché non vi è accertamento si può applicare la "fonte invalida".

La Gerarchia è così composta:

  1. Fonti costituzionali: Al primo livello della gerarchia delle fonti, si pongono la Costituzione, le leggi costituzionali e gli statuti regionali (delle regioni a statuto speciale). La Costituzione della Repubblica Italiana, entrata in vigore il 1º gennaio 1948, è composta da 139 articoli e 18 disposizioni transitore e finali: essa detta i principi fondamentali dell'ordinamento (artt. 1-12); individua i diritti e i doveri fondamentali dei soggetti (artt. 13-54); detta la disciplina dell'organizzazione della Repubblica (artt. 55-139). La Costituzione italiana viene anche definita lunga e rigida: "lunga" perché non si limita "a disciplinare le regole generali dell'esercizio del potere pubblico e delle produzioni delle leggi", riguardando anche altre materie, "rigida" in quanto per modificare la Costituzione è richiesto un iter cosiddetto aggravato (vedi art. 138 Cost.). Esistono inoltre dei limiti alla revisione costituzionale.
  2. Fonti primarie:
    • Ai sensi dell'art. 10 della Costituzione, le Norme derivanti da trattati internazionali, cui seguono Direttive e regolamenti comunitari. I trattati internazionali, con speciale riferimento ai trattati antiterrorismo e al Trattato del Nord Atlantico (NATO), e le fonti del diritto dell'Unione europea dotati di efficacia vincolante, nella specie di regolamenti o di direttive. I primi hanno efficacia immediata, le seconde devono essere attuate da ogni Paese facente parte dell'Unione europea in un determinato arco di tempo. A queste, si sono aggiunte poi le sentenze della Corte di Giustizia Europea "dichiarative" del Diritto Comunitario (Corte Cost. Sent. n. 170/1984).
    • Fonti primarie sono poi le leggi ordinarie, gli statuti regionali(regioni a statuto ordinario), le leggi regionali e quelle delle province autonome di Trento e Bolzano. Le leggi ordinarie sono promulgate dal Parlamento, secondo la procedura di cui gli artt. 70 ss. Cost.
    • Regolamenti parlamentari
    • Ultime fonti primarie sono gli atti aventi forza di legge (nell'ordine decreti legge e decreti legislativi)
  3. Fonti secondarie:
    • Al di sotto delle fonti primarie, si collocano i regolamenti governativi, seguono i regolamenti ministeriali, amministrativi e prefettizi e di altri enti pubblici territoriali (regionali, provinciali e comunali).
    • Vi è poi la giurisprudenza, in particolare le sentenze di giurisdizioni superiori.
  4. Fonti terziarie: All'ultimo livello della scala gerarchica, si pongono gli usi e le consuetudini. Questa è prodotta dalla ripetizione costante nel tempo di una determinata condotta, sono ammesse ovviamente solo consuetudini secundum legem e praeter legem non dunque quelle contra legem un cenno a parte meritano le consuetudini costituzionali, che talvolta regolano i rapporti tra gli organi supremi dello stato poiché consistono in comportamenti ripetuti nel tempo per ovviare a determinate norme costituzionali lacunose.