La riserva di legge (o non legge), le fonti atipiche e i procedimenti rinforzati

Da Wikiversità, l'apprendimento libero.
Jump to navigation Jump to search
lezione
La riserva di legge (o non legge), le fonti atipiche e i procedimenti rinforzati
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Diritto costituzionale
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

La gerarchia delle fonti è il presupposto implicito caratterizzante il sistema delle fonti, del quale contemporaneamente segna però anche la crisi. La gerarchia si regge infatti su 2 presupposti:

  • l’unicità dell’ordinamento giuridico statale (sistema unitario)
  • il perfetto parallelismo tra gerarchia degli atti, dei procedimenti di produzione normativa, gerarchia degli organi dotati di potere normativo.

Il sistema gerarchico rispecchiato dall’art 1 preleggi è infatti un sistema monolitico, alla cui base sta l’idea della sovranità indivisa dello Stato ed il principio di esclusività, ossia l’esclusione dal territorio nazionale di ogni altra autorità dotata di potere normativo, sia essa esterna (autorità straniere, ordinamenti internazionali), sia interna (ordinamenti autonomi non sottoposti al diritto dello Stato). Lo Stato ha quindi il potere esclusivo di riconoscere le proprie fonti, potendo far valere norme di altri ordinamenti (di altri Stati, tra Stati, ordinamenti non statuali interni allo Stato) nel suo ordinamento interno solo se le sue disposizioni lo consentono tramite la tecnica del rinvio. L’ordinamento ha una struttura piramidale, il cui vertice è occupato dalla legge in memoria del mito ottocentesco della sovranità parlamentare. Questa relazione è interamente recepita nella nuova Costituzione, il cui regime parlamentare non può che condividere la dipendenza del Governo dal Parlamento e la prevalenza della procedura deliberativa parlamentare (connotata dalla solennità e pubblicità del dibattito) sulla procedura decisionale del Governo, che non gode delle stesse caratteristiche. Ma il rapporto gerarchico si esaurisce qui, perché tutti gli altri presupposti della concezione piramidale dell’ordinamento giuridico vengono incrinati dalle stesse norme costituzionali. Viene anzitutto a rompersi l’unitarietà della legge, non più fonte normativa per eccellenza, espressione diretta della sovranità; ad essa vengono affiancati atti dotati della stessa forza (referendum abrogativo, decreto delegato, decreto legge, atti emanati dal Governo in caso di guerra), nel senso che sono posti sullo stesso piano gerarchico della legge formale, con cui competono secondo il criterio cronologico, ma con la quale concorrono limitatamente, grazie allo strumento della riserva di legge. La Riserva di Legge è lo strumento con cui la Costituzione regola il concorso delle fonti nella disciplina di una determinata materia, regolando l’esercizio della funzione legislativa. La sua funzione tradizionale è di tutelare, in materie particolarmente delicate, le prerogative parlamentari dall’invadenza di atti provenienti dall’esecutivo. Perciò impone che la disciplina di una determinata materia sia riservata totalmente (riserva assoluta) o almeno per le norme di principio (riserva relativa) alla legge ordinaria, escludendo o limitando la possibilità che la disciplina sia integrata da atti regolamentari del Governo. Per alcuni particolari argomenti, vige poi la riserva di legge formale, togliendo al Governo la possibilità di intervenire anche con un atto avente forza di legge. In certi casi, infine, la Costituzione introduce particolari riserve di legge che “specializzano” le fonti primarie. La “Specializzazione delle Leggi” prevede che:

  • vi sono materie coperte da riserva di legge rinforzata per procedimento, nel senso che possono essere regolate solo con un procedimento particolare (accordi concordatari, intese con culti acattolici ecc); la ratio di queste riserve è limitare il potere della maggioranza politica di regolare argomenti sensibili per le minoranze: senza il loro consenso la legge non può essere fatta.
  • vi sono materie (art 14.3, 16.1 Cost) disciplinate dalla legge ordinaria nel rispetto di specifiche limitazioni di contenuto (sono coperte da riserva di legge rinforzata per contenuto); la ratio di queste riserve è limitare il potere del legislatore, che può comprimere la sfera di libertà degli individui solo a condizione che le misure normative siano razionalmente giustificabili in relazione ai fini o criteri indicati dalla Costituzione stessa.
  • vi sono infine casi in cui la Costituzione modella determinate leggi in modo da staccarle al tipo a cui appartengono: sono leggi ordinarie formali dotate di forza diversa da quella normale (leggi atipiche); il caso più emblematico è la legge di approvazione del bilancio di previsione che ha forza attiva nulla (ex art 81.3 Cost non può stabilire nuovi tributi e spese, per evitare che la tipologia e il quantum dei prelievi fiscali o prestazioni pubbliche siano occultati dal Governo nelle pieghe di un documento complesso suscettibile di sfuggire al controllo del Parlamento), e relativamente alla forza passiva, ha efficacia temporale limitata all’anno a cui si riferisce, nel corso del quale possono essere apportate modifiche necessarie previste da apposite leggi, ma non è possibile abrogarla in toto con legge successiva o referendum.

Questa specializzazione legislativa incrina il sistema delle fonti che la dottrina aveva costruito attorno al criterio gerarchico e cronologico, poiché non è più interamente vero che tutte le fonti primarie concorrono tra loro, governate solo dal criterio cronologico:

  • la riserva di legge formale si oppone al fatto che tutte le leggi formali possano essere abrogate da atti aventi forza di legge;
  • inoltre la riserva di legge rinforzata si oppone al fatto che tutte le leggi formali siano abrogabili e sostituibili da qualsiasi altra legge formale; vi sono leggi particolari, approvate con procedimenti aggravati (leggi rinforzate) a cui la Costituzione attribuisce una particolare competenza, che è esclusiva sia nel senso che solo esse possono regolare quel particolare oggetto, sia nel senso che solo quel particolare oggetto può essere da esse disciplinato.

La Costituzione va anche oltre, istituendo una riserva a favore dei regolamenti parlamentari, impenetrabile in entrambi i sensi da parte di qualsiasi atto legislativo, e con competenza limitata quasi fisicamente dai muri perimetrali delle assemblee elettive. Un caso analogo è introdotto dagli Statuti delle Regioni speciali, che prevedono per la propria attuazione un decreto legislativo predisposto da una commissione paritetica e emanato dal Governo (riserva ai decreti di attuazione degli statuti speciali), senza che le Camere ne prendano visione. Anche in questi casi ci si trova di fronte ad atti primari e garantiti dalla Costituzione, ma che non sono definibili come “aventi forza di legge”, in quanto sono privi di vis abrogativa, nè possono essere dalla legge abrogati.