Introduzione alla Morfologia latina (superiori)

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Introduzione alla Morfologia latina (superiori)
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Grammatica latina per le superiori 1
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

La Flessione: Elementi Variabili e Invariabili[modifica]

Il latino è una lingua flessibile[modifica]

Il latino è una lingua flessibile. In quanto tale è caratterizzato dal fatto che le parole (nomi, pronomi, aggettivi, forme verbali) sono composte da due elementi: una parte invariabile, portatrice della parte semantica cioè del significato della parole, e una parte variabile, portatrice della funzione morfosintattica cioè della funzione logica nella frase.

La parte invariabile della parola è detto semantema e la scienza che studia il suo significato è detta semantica. La parte variabile, che varia al variare della funzione della parola nel contesto della frase, è detta morfema.

Esempio: Paulus amat patrem "Paolo ama il padre". Questa frase di tre parole contiene tre semantemi (Paul-, am-, patr-) e tre morfemi (-us, -at, -em). I tre morfemi (detti desinenza dal latino desiněre "terminare") hanno una grande importanza in latino per capire il senso della stessa frase:

  • -us indica che siamo in presenza di un maschile che funge da soggetto.
  • -at indica che l'azione è compiuta da una terza persona singolare al presente.
  • -em indica che questo elemento è al caso accusativo e svolge la funzione di complemento oggetto.

È fondamentale, quindi, in latino che il morfema si unisca al semantema per comprendere realmente cosa sia nella frase la parola. Il solo semantema, infatti non ci indica nulla:

  • Paul-: nome proprio che può essere sia maschile che femminile (ma con -u- si sa che è maschile).
  • am-: nozione di amare (da -a- si capisce che è nel presente).
  • patr-: nome comune indicante legame parentale paterno.

Caratteristiche di una lingua flessiva[modifica]

Finché la frase abbia senso non basta quindi una successione ordinata di parole. C'è bisogno di una coerenza di significato tra le parole. In latino bisogna guardare il moferma per comprendere il significato della frase, non conta infatti la disposizione degli elementi nella frase. In italiano invece conta molto anche la disposizione nella frase. Esempio: "Paolo ama il padre" è diverso da "il padre ama Paolo" mentre in latino Paulus amat patrem è assolutamente uguale a patrem amat Paulus.

I morfemi sono quindi modificazioni morfologiche che però allo stesso tempo per ogni modificazione morfologia, cioè della forma della parole, comporta una modificazione sintattica, cioè della funzione logica che quella parola assume nell'insieme del testo.

Una caratteristica del latino in quanto lingua flessiva è quindi di avere un ordine delle parole relativamente libero. Un'altra caratteristica è che le parole latine, come quelle italiane, si dividono in variabili e invariabili.

Sono variabili in latino, cioè hanno forme flesse:

  • I Nomi.
  • Gli Aggettivi.
  • I Pronomi.
  • I Verbi.

Sono invece invariabili:

  • Gli Avverbi.
  • Le Preposizioni.
  • Le Congiunzioni.
  • Le Interiezioni.

Mancano in latino gli articoli. La lingua latina classica non aveva infatti articoli.

Numero e genere[modifica]

In latino come in italiano la parola porta con se diverse informazione fornite dalle varie parti che la compongono. Come in italiano anche il latino distingue nel numero il singolare e il plurale.

Il latino e l'italiano in questo caso sono assolutamente affini. Presentano entrambi infatti anche parole che hanno solo il singolare o solo il plurale. Ugualmente parole che cambino significato dal singolare al plurale.

Per quanto riguarda i generi però c'è una differenza. Se in italiano abbiamo solo maschile e femminile, in latino ci sono tre generi: il maschile, il femminile e il neutro.

Neutro, dal latino neuter "né l'uno né l'altro, nessuno dei due", ci fa capire che il genere neutro si pone a metà tra maschile e femminile. Non è facile in latino stabile il genere del nome anche se solitamente i maschili terminano in -us e i femminile in -a con relative eccezioni. Anche in italiano, tra l'altro, è difficile capirlo basti pensare che i femminili dovrebbero terminare in -a ma che spesso anche le parole maschili (come autista) terminano in questo modo.

Radice, tema e desinenza[modifica]

Torniamo alla frase Paulus amat patrem. Abbiamo detto che in Paulus possiamo rilevare un semantema Paul- e un morfema -us. Ora abbiamo un nucleo di significato Paul- che ci dice che è un nome di persona, il morfema -us può essere diviso in -u- che è detta vocale tematica e ci permette di comprendere il genere della parola, in questo caso maschile, e in ultimo la desinenza -s che risponde alla esigenze sintattiche che la parola ha nel testo e che, in questo caso, ci indica che è un soggetto.

In latino hanno la desinenza, e quindi sono variabili, i nomi, gli aggettivi, i pronomi, e i verbi. Le parole con la desinenza, solitamente, formano forme flesse.

Alcune parole, poi, seppur diverse di aspetto e di significato, possono avere un legame di parentela derivanti da un elemento comune, un nucleo di significato che si trova in ciascuna di esse (come in italiano "dominare", "condominio", "domestico", "domatore" che hanno un elemento comune che è la radice dom- dal latino domus "casa"). La radice è dunque quel nucleo indispensabile che porta il significato primario di una parola.

A questi elementi se ne possono aggiungere altri come nella parola Paulina l'elemento diminuitivo -in- e la desinenza -a denotante il femminile. In questo caso il semantema è Paulin- e la radice è Paul- che identifica un nome di persona.

Declinazione e Coniugazione[modifica]

La flessione nominale: i casi[modifica]

La differenza sostanziale tra il latino e l'italiano è che una parola (ad esempio "torta") in italiano attraverso la desinenza sappiamo solo che è singolare senza indicarci la sua funzione nella frase. In latino la parola (ad esempio nauta "marinaio") è portatrice di molte più informazioni riguardanti il numero e il caso, cioè la funzione logica che la parola assume nella frase.

I casi latini svolgono la funzione logica dei complementari italiani, ma in italiano i complementari sono formati da un nome e da una proposizione, mentre in latino è la desinenza a svolgere la funzione della proposizione italiana.

Così come per un Italiano attraverso la preposizione è facile capire che complemento sia, ugualmente per un Romano era facile capirlo attraverso la desinenza.

Il latino ha sei casi:

  • Nominativo: Caso in cui si esprime il soggetto della frase e ciò che è strettamente legato a lui come attributo e apposizione, complemento predicativo del soggetto, nome del predicato (che insieme alla "copula" cioè il verbo essere crea il predicato nominale).
  • Genitivo: Caso in cui si collocano le indicazione di appartenenza e specificazione.
  • Dativo: Caso in cui si colloca ciò che in una frase indica il termine ultimo dell'azione espressa dal predicato.
  • Accusativo: Caso in cui si pone l'elemento che riceve direttamente l'azione espressa dal predicato.
  • Vocativo: Caso in cui si trova l'elemento separato dai legami sintattici presenti nel resto della frase.
  • Ablativo: Caso che ricopre più aree di significato (in origine il latino aveva più di sei casi) quali allontanamento, strumentale e locativo.

Ogni caso, eccetto vocativo e parte del nominativo, copre diverse funzioni logiche nella frase, cioè corrisponde a diversi complementi italiani.

La flessione dei nomi, degli aggettivi e dei pronomi si dice declinazione.

Declinazione deriva dal latino "inclinazione, deviazione" e ci fa capire perché i latini parlavano di "casi" ovvero "cadute" (dal latino cado "cadere"). Si riteneva che il nome allo stato originario fosse al nominativo e poi si allontanasse, cadesse, nei diversi casi fino all'ablativo. Studiando le declinazioni si vedrà che il numero di desinenze in cui termina un nome, al singolare e al plurale, è inferiore al numero di casi. Questo vuol dire che un numero limitato di desinenze descrive molte funzioni, e che quindi a ciascuna desinenza corrispondono più funzioni logiche nella frase.

La costruzione della frase latina[modifica]

La difficoltà maggiore per un italiano che si approccia allo studio del latino è quella di comprendere che la frase latina non presenta una sequenza logica delle parole come in italiano e in altre lingue moderne ovvero soggetto con le sue espressione + predicato seguito dalle sue espansioni (prime fra tutte il complemento diretto o oggetto).

Questa difficoltà concettuale diventa una difficoltà metodologica: non bisogna mai affrontare una frase latina partendo dalla prima e arrivando all'ultima. Bisogna cercare prima il soggetto e il predicato (i due elementi concordano morfologicamente) e poi, da un lato, le espansioni del soggetto, e dall'altro, quelle del predicato, quindi disporle nell'ordine richiesto dalla lingua di arrivo, quella in cui si traduce.

La stessa cautela va usata per le frasi complesse, i periodi, che presentano anche subordinate e quindi ancora meno accolgono la traduzione "parola per parola". I periodi sono come frasi espanse che obbediscono alla stessa norma espressiva così diffusa nel latino classico, che è quello che ci è rimasto: la frase principale si pone all'inizio e alla fine del periodo e all'interno troviamo le varie subordinate.

Vediamo due esempi:

  • Frase Semplice: FRASE: Caesar ex tuis litteris ab Attico lectis tuam actionem aspexit. ---> ANALISI: Caesar (soggetto della frase principale) = "Cesare" / ex tuis litteris (espansione del pred.: origine) = "dalle tue lettere" / ab Attico (espansione del 2° pred.: agente) = "da Attico" / lectis (part. pass.: attributo dell'espansione e 2° pred.) = "lette" / tuam actionem (espansione del I° pred.: oggetto con attributo) = "la tua azione" / aspexit (I° pred., frase principale) = "ha ammirato". ---> COSTRUZIONE: Caesar aspexit tuam actionem ex tuis litteris lectis ab Attico. ---> TRADUZIONE: Cesare ha approvato la tua azione delle tue lettere, lette da Attico.
  • Periodo (una frase principale e due subordinate): FRASE: Caesar ex litteris quae ab attico lectae sunt quid tu ageres aspexit. ---> ANALISI: Caesar (soggetto della frase principale) = "Cesare" / ex litteris (espansione del pred.: origine) = "dalle lettere" / quae (soggetto del 2° pred.) = "le quali" / ab Attico (espansione del 2° pred.: agente) = "da Attico" / lectae sunt (attributo dell'espansione e 2° pred. / subordinata relativa) = "sono state lette" / quid (espansione del 3° pred.: oggetto) = "che cosa" / tu (soggetto del 3° pred.: oggetto) = "tu" / ageres (3° pred. / subordinata interrogativa indiretta) = "facevi" / aspexit (I° pred., frase principale) = "ha ammirato". ---> COSTRUZIONE: Caesar aspexit quid tu ageres ex tuis litteris quae lectae sunt ab Attico. ---> TRADUZIONE: Cesare ha ammirato ciò che tu facevi dalle lettere che sono state lette da Attico.

La flessione verbale[modifica]

Insieme a nomi, aggettivi e pronomi, sono variabile e quindi hanno versioni flesse, anche i verbi.

La flessione dei verbi si dice coniugazione.

Riprendiamo sempre la frase Paulus amat patrem. Nella voce amat, alla nozione indistinta di "amare" portata dal semantema am-, si aggiunge con il morfema -at l'informazione che l'azione avviene nel presente e riguarda la terza persona singolare.

Anche i verbi (come nomi, aggettivi e pronomi) possono essere scomposti in una parte invariabile, portatrice della parte semantica cioè del significato della parola, e una parte variabile, portatrice della sua funzione morfosintattica ovvero della funzione logica nella frase.

Ma possiamo essere più precisi. In amat l'informazione riguardo alla persona che agisce è data dalla desinenza -t mentre la -a- ci informa riguardo al modo e al tempo in cui si svolge l'azione. Questo ci permette di dedurre che come in italiano i verbi hanno persona e numero (tre persone al singolare tre al plurale) e presentano modi e tempi.

Nella coniugazione dei verbi si riconoscono forme personali e impersonali. Le forme personali comprendo tre modi, detti finiti perché caratterizzati dalla determinazione della persona:

  • Indicativo.
  • Imperativo.
  • Congiuntivo.

Le forme impersonali comprendo cinque modi, detti non finiti perché privi di determinazione delle persone:

  • Infinito.
  • Participio.
  • Gerundio.
  • Gerundivo.
  • Supino.

I temi dei verbi latini[modifica]

Come gli Italiani anche i Romani per comprendere comprendere il numero, la persona, il modo e il tempo di un verbo separano l'elemento invariabile da quello variabile e del secondo si guarda l'elemento distintivo che ci dà informazione al riguardo. In latino abbiamo un semantema a cui si lega un morfema, costituito a sua volta dalla desinenza e da un marcato modale e temporale. È proprio il marcato a determinare il modo e il tempo dell'azione mentre la desinenza ci indica il numero e la persona. Esempio: laudabam, al semantema laud- si legherà il morfema -abam costituito dal marcatore temporale e modale (-aba-) e da una desinenza indicante (m) la prima persona singolare ("lodavo").

Come per i nomi latini abbiamo parlato anche di tema e di vocale tematica, così anche i verbi latini hanno tre temi e una sola vocale tematica, che si ricava dalla forma assunta dall'infinito presente. Esempio: l'infinito amāre (da amo) avremo la desinenza -re propria di questo modo e tempo, rimane am-ā-, caratterizzato dalla vocale tematica -ā-. In questo caso si tratta precisamente del tema del presente, che non è l'unico tema identificabile nelle varie forme verbali latine. A esso si possono aggiungere il tema del perfetto e il tema del supino. Tutti è tre questi temi, nei dizionari, sono riportati nel cosiddetto paradigma. Conoscendo indicativo presente e perfetto e supino di un verbo è possibile costruire esattamente tutta la coniugazione attiva e passiva.

Uno degli aspetti più importanti dei verbi latini risiede proprio nel fatto che i tempi dei vari modi si costruiscono a partire dai tre temi appena nominati, secondo regole di costruzione dei tempi che si ripetono in genere senza grandi cambiamenti. Ecco uno schema.

Dal tema dell' Indicativo Presente derivano:

  • Indicativo Imperfetto e Futuro Semplice Attivo e Passivo.
  • Congiuntivo Presente e Imperfetto Attivi e Passivi.
  • Imperativo Presente e Futuro Attivi e Passivi.
  • Infinito Presente Attivo e Passivo.
  • Gerundio.
  • Gerundivo.
  • Participio Presente.

Dal tema dell' Indicativo Perfetto derivano:

  • Indicativo Piuccheperfetto e Futuro Anteriore Attivi.
  • Congiuntivo Perfetto e Piuccheperfetto Attivi.
  • Infinito Perfetto Attivo.

Dal tema del Supino derivano:

  • Indicativo Perfetto, Piuccheperfetto e Futuro Anteriore Passivi.
  • Congiuntivo Perfetto e Piuccheperfetto Passivi.
  • Infinito Perfetto Passivo.
  • Infinito Futuro Attivo e Passivo.
  • Participio Perfetto.
  • Participio Futuro.

L'Indicativo Presente e Perfetto (quest'ultimo corrisponde in italiano all'Indicativo Passato Prossimo e Remoto) costituiscono la coppia base su cui si articola l'intero sistema verbale latino. Il Presente (detto dai latini Infectum perché esprime una azione od uno stato non compiuto, non finito) rappresenta la contemporaneità dell'azione, cioè l'azione in corso rispetto al contesto della frase. Il Perfetto (detto dai latini Perfectum perché esprime una azione o uno stato concluso, finito) rappresenta l'azione conclusa, dunque l'anteriorità dell'azione rispetto al contesto della frase. Nel tempo i grammatici introdussero un terzo tema per fini didattici, quello del supino, per spiegare la formazione di alcune forme verbali creano i tre temi verbali (presente, perfetto e supino) che conosciamo oggi.

Che cos'è un paradigma verbale[modifica]

Per la pratica dello studio della lingua i temi verbali sono presentati nel cosiddetto paradigma, derivante dal greco "esempio" oppure "modello". Ecco alcuni esempi:

TEMA DEL PRESENTE / Ind. Pres. 1° sing. TEMA DEL PRESENTE / Ind. Pres. 2° sing. TEMA DEL PERFETTO / Ind. Perf. 1° sing. TEMA DEL SUPINO / Supino TEMA DEL PRESENTE / Inf. Pres.
am-o del-eo curr-o pun-io iac-io
am-as del-es curr-is pun-is iac-is
amav-i delev-i cucurr-i puniv-i iec-i
amat-um delet-um curs-um punit-um iact-um
am-āre del-ēre curr-ěre pun-īre iac-ěre

La seconda persona dell'indicativo presente serve a far riconoscere subito la coniugazione del verbo, come pure l'infinito presente. Si noti la differenza con l'italiano: in latino i dizionari pongono come voce da cercare la prima persona singolare dell'indicativo presente, in italiano l'infinito presente.

I temi verbali e la formazione dei tempi[modifica]

Le forme verbali latine si creano partendo dai tre temi verbali. Ecco uno schema riassuntivo della formazione dei tempi.

DA TEMA DEL SI FORMA IL MODO NELLA FORMA E NEL TEMPO
Presente Indicativo Attiva e Passiva: Presente, Imperfetto, Futuro Semplice
Presente Congiuntivo Attiva e Passiva: Presente, Imperfetto
Presente Imperativo Attiva e Passiva: Presente, Futuro
Presente Infinito Attiva e Passiva: Presente
Presente Participio Attiva: Presente
Presente Gerundio Attiva: Presente
Presente Gerundivo Passiva: Presente
Perfetto Indicativo Attiva: Perfetto, Piuccheperfetto, Futuro Anteriore
Perfetto Congiuntivo Attiva: Perfetto, Piuccheperfetto
Perfetto Infinito Attiva: Perfetto
Supino Indicativo Passiva: Perfetto, Piuccheperfetto, Futuro Anteriore + le voci del verbo ausiliare sum (= essere)
Supino Congiuntivo Passiva: Perfetto, Piuccheperfetto + le voci del verbo ausiliare sum (= essere)
Supino Infinito Attiva: Futuro; Passiva: Perfetto, Futuro; entrambi + le voci del verbo ausiliare sum (= essere)
Supino Participio Attiva: Futuro; Passiva: Perfetto
Supino Supino Attiva e Passiva

Come l'italiano anche per il latino riuscire ad individuare i diversi elementi che compongono il verbo non è facile. Non esistono quindi regole sempre valide collegate ai diversi elementi e questo complica il tutto.

In ogni caso è possibile raggruppare i verbi latini entro alcuni comportamenti comuni, come ad esempio dati i tre temi del presente, del perfetto e del supino si possono individuare alcune desinenze che si ripetono con una certa regolarità per le sei persone di ciascun tempo derivato dai tre temi.

La tabella contiene l'elenco delle desinenze delle forme attive e passive che derivano dal tema del presente, dal tema del perfetto e dal tema del supino.

TEMA DEL PRESENTE / Attivo TEMA DEL PRESENTE / Passivo TEMA DEL PERFETTO / Solo Attivo TEMA DEL SUPINO / Solo Passivo
Singolare Singolare Singolare Singolare
-o /-m -r -i -tus o -sus / a / um
-s -ris -isti -tus o -sus / a / um
-t -tur -it -tus o -sus / a / um
Plurale Plurale Plurale Plurale
-mus -mur -imus -ti o -si / -ae / -a
-tis -mini -istis -ti o -si / -ae / -a
-nt -ntur -erunt -ti o -si / -ae / -a

La Diàtesi[modifica]

Funzione transitiva e intransitiva[modifica]

In italiano abbiamo alcuni verbi che richiedono un complemento oggetto diretto, su cui ricada l'azione che esprimono (esempio "Paolo scrive una lettera"). Altri verbi richiedono un complemento indiretto cioè introdotti da una preposizione (esempio "Paolo obbedisce al maestro") e comunque fungono da completamente al senso dell'azione espressa. Di questi ultimi si dice che hanno una funzione transitiva indiretta, mentre dei primi che hanno una funzione transitiva diretta. Un'altra distinzione è tra verbi con funzione transitiva (esempio "scrivere"), verbi con funzione parzialmente intransitiva (esempio "obbedire") e verbi con funzione assolutamente intransitiva che non richiedono nessun altro elemento per completare il senso dell'azione espressa (esempio "Paolo è caduto").

Parlare di funzione transitiva e intransitiva dei verbi equivale a parlare di verbi transitivi e intransitivi, come i dizionari comunemente riportano.

La distinzione è importante sia in italiano che in latino perché solo i verbi transitivi possonoa vere forma attiva e forma passiva (esempio "Paolo chiude la porta" può trasformarsi in "La porta è chiusa da Paolo") mentre gli intransitivi non hanno forma passiva (esempio "Paolo telefona a un'amica"). Anche i verbi latini, come quelli italiani, possono avere una funzione:

  • Transitiva: Se hanno un complemento oggetto diretto.
  • Intransitiva: Se da questi non dipende un complemento oggetto diretto.

Alcuni verbi latini possono svolgere sia funzione attiva che funzione passiva cambiando di significato (esempio diffěro è transitivo se significa "rimando" e intransitivo se vuol dire "sono differente"). Nel passaggio dal latino all'italiano la funzione transitiva e intransitiva di un verbo non resta necessariamente invariata (esempio servǐo è intransitivo ma "servo" è transitivo; "brucio" in italiano è sia transitivo "brucio la legna" sia intransitivo "la foresta brucia" mentre in latino uro è solo transitivo e richiede un'altra costruzione se si vuole usare in senso intransitivo).

Costruzione riflessiva, pronominale, impersonale[modifica]

Sono riflessivi propri in italiano quei verbi in cui il soggetto e il complemento diretto o indiretto sono la stessa persona (esempio "lavarsi" può essere usato come riflessivo in cui una azione del soggetto ricade sul soggetto stesso "mi lavo" oppure "mi lavo i denti" che significa "lavo i denti a me"). Non sempre la presenza di un pronome assicura che il verbo sia riflessivo. C'è una categoria di verbi considerati riflessivi impropri che benché non esprimono un'azione compiuta dal soggetto ricade sul soggetto (esempio "addormentarsi" "mi addormento" non significa "addormento me stesso" ma "prendo sonno").

Non bisogna poi confondere i verbi riflessivi con i pronominali cioè quei verbi che hanno solo la forma accompagnata dal pronome: "pentirsi", "vergognarsi", "ammalarsi", "ribellarsi", "impadronirsi" non esistono senza il pronome. (Esempio "mi affretto" è un riflessivo apparente, non significa "affretto me stesso", tuttavia si può usare senza pronome "affretto il passo" invece "mi pento" non conosce costruzione senza il pronome).

Un ulteriore categoria importante è quella dei verbi che, alla terza persona singolare, sono accompagnati da un "si", che però non svolge funzione di pronome. Se accompagna un verbo transitivo ha una funzione passivante (esempio "qui si vendono i buoni parcheggio"). Se accompagna un verbo intransitivo ha funzione impersonale (esempio "si corse alle armi").

Diàtesi attiva, passiva e media[modifica]

Diàtesi deriva dal greco "disposizione" e indica quale rapporto intercorre tra il soggetto e l'azione o lo stato rappresentato dal verbo. Potremmo chiamare questa caratteristica più semplicemente come forma e dire che i verbi latini hanno una forma attiva, passiva o media.

Facciamo degli esempi con il verb cingo "cingere":

  • Forma o Diàtesi Attiva: Il verbo è transitivo nell'espressione dux cingit castra vallo "il comandante circonda il campo con una palizzata", l'azione compiuta dal dux "comandante" ricade su un oggetto diretto il castra "l'accampamento".
  • Forma o Diàtesi Passiva: Il verbo si può incontrare nell'espressione urbs hostĭbus cingitur "la città è cinta d'assedio dai nemici" qui il verbo esprime un rapporto tra soggetto urbs "città" e un complemento d'agente hostĭbus "dai nemici" e ha forma passiva perché il soggetto riceve non compie l'azione.

Continuando ad esaminare sempre cingo può capitare che abbia forma riflessiva come cingor latus ense "mi cingo il fianco della spada". In questo il pronome "mi" indica un complemento indiretto di termine "a me".

Il carattere riflessivo dell'azione di un soggetto su un oggetto, che è comunque alla forma attiva, gli rende in questo caso però l'aspetto di un verbo di forma passiva.

È questa la forma o diàtesi media del verbo latino. Un altro esempio di forma media è l'uso impersonale del verbo (esempio concurro alla forma attiva esso è intransitivo e non potrebbe avere passivo ma presenta una forma media con significato impersonale concurrĭtur ad arma "si corre alle armi"). Bisogna fare attenzione che alcuni verbi latini hanno già alla loro forma attiva insito una valenza riflessiva (esempio "mi ribello" che si dice erĭgor, forma media da erĭgo "sollevare", ma anche rebello). Un ultima caratteristica del latino è che un certo numero di verbi aventi significato attivo (transitivo e intransitivo) possiedono, per ragioni storiche, quasi esclusivamente la forma passiva. Essi sono detti deponenti ed è come se avessero perduto buona parte della forma attiva e la forma passiva fosse intervenuta per integrarla possono essere sia transitivi (esempio hortor "esorto") che intransitivi (esempio nascor "nasco").

Gli Affissi[modifica]

Radice e affissi[modifica]

Un semantema può essere costituito dalla sola radice oppure dalla radice più qualche ulteriore elemento che modificano in parte il significato originario portato dalla radice. Questi elementi sono detti affissi. Se precedono la radice sono chiamati prefissi. Se invece la seguono sono chiamate suffissi. Un esempio è proprio dato da "fisso" (dal latino fixum) di cui abbiamo visto i tre prefissi a (f)- (dal latino ad- "a"), pre- (dal latino prae- "prima") e su (f)- (dal latino sub- "sotto").

In sintesi:

PAROLA PREFISSO RADICE SUFFISSO SEMANTEMA MORFEMA
convīvis, ai convitati con (cum) viv - conviv is
puerǔlus, bambinetto - puer ul puerul us
civīum, dei cittadini - civi - civi um
immemŏres, immemori im (in) mem or immemor es
gemitǔum, dei gemiti - gem it gemit uum
diērum, dei giorni - die - die rum

Prefissi e suffissi[modifica]

I prefissi e suffissi in latino servono a dotare la radice di particolari sfumature. Un esempio possono essere admissio - amissio - demissus - amissibilis - emissor. La radice è chiaramente miss che significa di base "mandare / inviare" ed essa varia di significato al variare dei prefissi e dei suffissi:

  • Con ad (= moto verso) diventa "inviare verso / ammissione".
  • Con a (= allontanamento) diventa "mandare via / perdita".
  • Il suffisso de significa giù / in basso.
  • Il suffisso -bil significa possibilità.
  • Il suffisso -or indica colui che compie un'azione.

Prefissi[modifica]

I prefissi in latino sono usati sia con i nomi sia con i verbi quindi è possibile unirli sia ad una radice nominale che ad una radice verbale e tale verbo avrà la sfumatura di significato propria del prefisso.

In alcuni casi la sfumatura di significato può mutare. Due sono i casi più evidenti ed importanti sono di in e di sub:

  • in prefisso di una radice di nome o aggettivo nega il significato di questo. (Esempio: in + sanus (sano) = non sanus = insano).
  • in prefisso verbale ha invece un significato di stato in luogo o di moto a luogo sia in senso denotativo o proprio (Esempio: in + sum = insum = essere dentro, essere contenuto, etc.) sia in senso connotativo o traslato (Esempio: in + capio = incipio = "prendere in relazione a..." iniziare, incominciare).
  • sub davanti ad un verbo porta il significato della preposizione di luogo (sotto, al posto di). (Esempio: sub + venio = subvenio = soccorrere, presentarsi, venire in mente).
  • sub davanti ad un nome il significato di inferiorità, di subordinazione. (Esempio: sub + alternus = subalternus = subalterno, subordinato).

Quando un prefisso si lega ad una radice si possono verificare situazioni molto diverse tra loro. Non è possibile quindi predisporre delle regole precise perché con il tempo e con l'uso il parlato ha creato una grande varietà di comportamento. Questi sono i fenomeni più frequenti:

  • L'incontro dei due elementi non determina alcun mutamento fonetico. (Esempio: prater + e = praetereo).
  • Cambia il suono della consonante del prefisso, che viene assimilata a quella iniziale della radice (assimilazione della consonante. (Esempio ad + fero = affero).
  • Cambia il suono della vocale nella sillaba iniziale della radice (fenomeno detto di "apofonia"). (Esempio: con + facio = conficio).

Esistono delle costanti nei mutamenti. Le vocali soggette ad apofonia si trasformano generalmente in e oppure in i. Riguardo all'accento, infine, spesso l'uso dei prefissi muta l'accentazione delle parole rispetto a quella della parola originaria. Esempio concio che ha l'accento sulla terzultima sillaba con cio ma alla seconda persona del presente indicativo fa cònficis che per la legge del trisillabismo dato che la penultima sillaba è in e quindi ha la quantità breve fa cadere sulla terzultima sillaba l'accento su còn.

Nella tabella si riportano i prefissi in ordine alfabetico. Se compare l'indicazione NOMI o VERBI vuol dire che quei prefissi is usano solo con nomi o aggettivi o solo con verbi. I grammatici chiamavano i prefissi verbali preverbi. Un asterisco (*) indica i prefissi che hanno anche valore di preposizione.

PREFISSO SIGNIFICATO
a* allontanamento
ab*, au allontanamento
abs allontanamento
ad* avvicinamento
amb / ambi intorno, da entrambi i lati, da ciascuna parte di
am / an intorno, da entrambi i lati, da ciascuna parte di
ante davanti, prima
ar come ad
bi doppio, duplicità
circum* intorno
co / con insieme, unione, contemporaneità, completamento
cum* insieme, unione, contemporaneità, completamento
contra* contro, opposizione
de* discesa, diminuzione
dis separazione, divergenza
e* uscita, riuscita di un'azione
ec / ex* uscita, riuscita di un'azione
in* (im) negazione (NOMI, AGG.)
in* (im) moto o stato (VERBI)
indu come in preposizione (forme arcaiche)
endo come in preposizione (forme arcaiche)
indo come in preposizione (forme arcaiche)
inter* tra, durante, in mezzo
ne negazione
nec negazione
ob* di fronte, contro, attraverso
per* attraverso, completamento (superl. di aggettivi)
por significato di per o pro
post* dopo
prae* prima, davanti
praeter* oltre, eccetto
pro* davanti, di fronte, prima, vantaggio
quadri quadruplice
re (red) indietro, di nuovo
semi a metà, semi-
sesqui una mezza volta in più
sub* sotto, sostituzione (VERBI), inferiorità (NOMI)
super* sopra, oltre
trans* (tra) attraverso
tri triplice
ve peggioramento

Vi sono anche prefissi che provengono da nomi e non da preposizioni. Ricordiamo ad esempio are ("arido") che forma ad esempio arefacio ("seccare").

Suffissi[modifica]

I suffissi si distinguono in due gruppi:

  • Suffissi Nominali: Cioè quelli che arricchiscono le radici di sostantivi e aggettivi.
  • Suffissi Verbali: Cioè quelli che si aggiungono alla radici verbali.
Suffissi nominali[modifica]

Come in italiano anche in latino il suffisso di nomi e aggettivi ci permette di capire il significato di una parola giungendo questo fenomeno all'italiano proprio dal latino. (Esempio il suffisso -ario ci permette di distinguere "impresa" come luogo e "impresario" come attività lavorativa). Ecco l'elenco dei suffissi nominali diviso in suffissi usati sia con i sostantivi che gli aggettivi e suffissi usati solo con gli aggettivi.

A. SUFFISSI DI SOSTANTIVI E AGGETTIVI

SUFFISSO SIGNIFICATO
-aria forma sostantivi femm. di luogo
-arium forma sost. neutri di luogo
-arius forma agg. e sost. di relazione con qualcosa, di pertinenza a qualcosa
-atus forma sost. di carica o di stato
-cola forma sost. di abitanti
-culum forma sost. di luoghi e strumenti; diminutivo
-dicus forma agg. e sost. legati al dire
-ellus forma sost. di valore diminutivo
-genus / -gena forma agg. e sost. sulla nascita
-ger forma agg. e sost. legati all'idea di portare qualcosa
-mentum forma sost. che indicano il risultato, il compimento di un'azione
-or forma sost. astratti maschili
-tas / -tus forma sost. astratti femm.
-ter forma agg. e sost. di differenza, di luogo e di professione; avverbi
-tio forma sost. femm. di azione
-tor / -trix forma sost. indicanti chi agisce
-trina forma sost. di luogo e di attività
-tudo forma sost. femm. astratti
-unculus forma sost. diminutivi
-ura forma sost. femm. astratti

A. SUFFISSI DI SOLI AGGETTIVI

SUFFISSO SIGNIFICATO
-aceus forma agg. di materia e somiglianza
-alis forma agg. derivanti da nomi
-andus / -endus / -endus / -iendus forma gerundivi con l'idea di necessità, obbligo
-ans, -antis / -ens, -entis / -iens, -ientis forma participi presenti con valore attivo
-anus forma agg. di relazione, di popoli
-aticus forma agg. di vario significato
-atus forma agg. di stato o condizione
-(a) bilis forma agg. indicanti possibilità sia attiva sia passiva
-bundus forma agg. da verbi con valore attivo
-ellus forma agg. di valore diminutivo
-ensis forma agg. di luogo e provenienza
-esimus forma agg. numerali ordinali
-eus forma agg. indicanti materia
-ilis forma agg. derivati da verbi
-inus forma agg. derivati da sostantivi
-ior / -ius forma agg. al grado compar. magg.
-issimus / -imus forma agg. al grado superlativo
-osus forma agg. indicanti abbondanza
-torius forma agg. da nomi in -tor
-timus forma agg. di grado superl. e altri
-ulus forma agg. diminutivi
Suffissi verbali[modifica]

I suffissi, nel sistema dei verbi latini, possono legarsi alla radice verbale per fornire particolare significato al verbo. In genere si tratta di inserire i significati di "inizio" (verbi incoativi), di "desiderio" (verbi desiderativi), di "ripetizione e/o intensificazione dell'azione" (verbi iterativi e intensivi). I verbi derivati, dall'unione di radice e suffisso, appartengono alla prima e terza coniugazione e si coniugano normalmente. Come per gli altri verbi, anche per questi gli indici di frequenza sono i più vari. Alcuni verbi risultano molto usati, altri meno. Anche in italiano un suffisso può dare un particolare significato al verbo ad esempio "lavorare" se aggiungo il suffisso -icchi- abbiamo "lavoricchiare" indica la stessa azione di lavorare ma con una intensità minore, fornisce una valenza diminutiva. Ecco l'elenco dei suffissi verbali:

SUFFISSO SIGNIFICATO
-esco incoativo (inizio di un'azione)
-ico iterativo / intensivo
-ito iterativo / intensivo
-sco incoativo (inizio di un'azione)
-(s) so desiderativo
-to iterativo / intensivo
-urio desiderativo