Versioni di Sallustio (superiori)

Da Wikiversità, l'apprendimento libero.
Jump to navigation Jump to search
quiz
Versioni di Sallustio (superiori)
Tipo di risorsa Tipo: quiz
Materia di appartenenza Materia: Grammatica latina per le superiori 1
Avanzamento Avanzamento: quiz completo al 100%.

Gaio Sallustio Crispo (I secolo a.C.)[modifica]

Sallustio in un'incisione ottocentesca.

Gaio Sallustio Crispo fu un personaggio politico di rilievo secondario, ma nelle opere storiche si rivela un interprete lucido e penetrante, ancorché non sempre obiettivo, della crisi politica dello Stato romano, di cui considera responsabile la classe dirigente nobiliare. Contro di essa - in particolare nelle due monografie focalizzate su due episodi della storia romana da lui ritenuti emblematici - Sallustio svolge una polemica aspra, esprimendo un giudizio morale assai pessimistico. La sua prosa nervosa, drammatica - agli antipodi sia dell' analogia' cesariana sia della concinnitas ciceroniana - che tiene presente i modelli di Tucidide e della storiografia ellenistica ma anche delle Origines di Catone, rappresentò un riferimento per una parte importante della storiografia successiva (soprattutto per Tacito).

Cronologia della Vita[modifica]

  • 86 a.C.: 1° ottobre. Nasce ad Amiternum in Sabina (vicino all'odierna L'Aquila) da famiglia benestante.
  • 55 a.C.: Inizia il cursus honorum, come homo novus, vicino ai populares. È questore.
  • 52 a.C.: È tribuno della plebe. Svolge una campagna contro Milone, uccisore di Clodio, e Cicerone.
  • 50 a.C.: È espulso dal Senato per indegnità morale.
  • 49 a.C.: Nella guerra civile combatte dalla parte di Cesare.
  • 48 a.C.: È reintegrato nel Senato.
  • 46 a.C.: È pretore. Dopo la sconfitta pompeiana di Tapso in Africa, è nominato governatore della provincia dell' Africa nova (corrispondente alla Numidia).
  • 44 a.C.: Accusato di concussione, salvato da Cesare, si ritira dalla vita politica e vive in una splendida villa negli Horti Sallustiani, dove si dedica alla storiografia.
  • 43 a.C.: Compone il Bellum Catilinae.
  • 40 a.C.: Compone il Bellum Iugurthinum.
  • 39 a.C.: Inizia le Historiae.
  • 36 a.C. o 35 a.C.: 13 maggio. Muore.

Le Opere[modifica]

Coniuratio Catilinae (o Bellum Catilinae o De coniuratione Catilinae): Monografia storica in 61 capitoli sul tentativo di colpo di Stato organizzato da Catilina nel 63 a.C., a noi noto anche grazie alle orazioni di Cicerone.

Bellum Iugurthinum: Monografia storica in 114 capitoli sulla guerra dei Romani contro Giugurta, re di Numida. La guerra, condotta all'inizio debolmente, fu poi vinta da Mario e dal suo luogotenente Silla nel 105 a.C..

Historiae: Opera storica, di impianto annalistico, in cinque libri. Vi erano narrati gli avvenimenti dal 78 al 67 a.C. (anno della vittoria di Pompeo contro i pirati). Ci rimangono frammenti, in particolare quattro discorsi e due lettere.

Versioni[modifica]

Versioni dalla Coniuratio Catilinae[modifica]

Versione 1: (OOo) La grandezza della Roma arcaica[modifica]

Genere: storiografia / Tema: figure e vicende / Varietà linguistica: latino arcaizzante / Argomenti di grammatica latina: participio congiunto * prop. soggettive, oggettive, relative, temporali, interrogative indirette.

Sallustio ricorda con ammirazione e rimpianto le prime vicende storiche di Roma che la resero grande.

Sed mihi multa legenti, multa audienti, quae populus Romanus domi militiaeque, mari atque terra plaeclara facinora fecit, forte lubuit attendere, quae res maxume tanta negotia sustinuisset. Sciebam saepenumero parva manu cum magnis legionibus hostium contendisse; cognoveram parvis copiis bella gesta cum opulentis regibus, ad hoc saepe fortunae violentiam toleravisse, facundia Graecos, gloria belli Gallos ante Romanos1 fuisse. Ac mihi multa agitanti constabat paucorum civium egregiam virtutem cuncta patravisse eoque factum2, uti divitas paupertas, multitudinem paucitas superaret. Sed postquam luxu atque desidia civitas corrupta est, rursus res publica magnitudine sua imperatorum atque magistratuum vitia sustentabat ac, sicuti effeta esse partu3, multis tempestatibus haud sane quisquam Romae virtute magnus fuit.

  • 1. Romanus: È il soggetto delle oggettive rette da sciebam e cognoveram.
  • 2. Factum: Sottinteso esse; regge la completiva uti... superaret: "E per questo accade che...".
  • 3. Sicuti effetta esset partu: "Come se fosse stremata per il parto".
Traduzione Versione 1: La grandezza della Roma arcaica
Io, che molto ho letto e molto ho ascoltato le gloriose gesta del popolo romano in pace e in guerra, nel mare e sulla terra, per avventura ho voluto ricercare le cause che soprattutto hanno sostenuto tali imprese. Sapevo che spesso con una piccola schiera i Romani si erano scontrati con grandi eserciti nemici; avevo appreso che con esigue forze avevano fatto guerra a regni opulenti; oltre a ciò, avevano spesso sopportato i rovesci della fortuna; ma erano stati inferiori ai Greci nella parola, ai Galli nella gloria militare. Ebbene, alla mia lunga riflessione appariva chiaro questo, che lo straordinario valore di pochi cittadini aveva tutto operato, e per sua cagione la povertà aveva vinto sulla ricchezza, i pochi avevano superato la moltitudine. Ma dopo che il lusso e l'inerzia corruppero la città, la potenza della repubblica a sua volta fu tanto forte da resistere ai vizi dei suoi condottieri e magistrati; ma come si fosse isterilita partorendo, per lunghi periodi non vi fu più in Roma nessun uomo grande nella virtù. Tuttavia nella mia epoca vi furono due uomini di diversa indole ma di valore eminente, M. Catone e G. Cesare. E poiché l'argomento li ha posti sulla mia strada, non sono stato del parere di passarli sotto silenzio, ma voglio descriverli, per quanto io sappia, nel loro carattere e nei loro costumi.

Versione 2: (OOo) Il genio malvagio di Catilina[modifica]

Catilina raffigurato con le mani artigliate (simbolo di avidità) da Cesare Maccari in Cicerone denuncia Catilina (particolare), affresco, Palazzo Madama (Roma), 1880

Genere: storiografia / Tema: figure e vicende / Varietà linguistica: latino arcaizzante / Argomenti di grammatica latina: gerundio * prop. relative, dum + congiuntivo.

È questo uno dei famosi ritratti "paradossali" sallustiani, condotto con finezza psicologica ed evidenza di caretteri. Dalla grandezza ambigua del personaggio emerge una condanna morale che investe la società romana nel suo complesso.

Catilina, nobili genere natus, fuit magna vi et animi et corporis, sed ingenio malo pravoque. Huic ab adulescentia bella intestina caedes rapinae discordia civilis grata fuere, ibique iuventutem suam exercuit. Corpus patiens inediae algoris vigiliae, supra quam quoiquam credibile est1. Animus audax subdolus varius, cuius rei lubet2 simulator ac dissimulator, alieni adpetens, sui profusus, ardens in cupiditatibus; satis eloquentiae, sapientiae parum. Vastus animus inmoderata incredibilia nimis alta semper cupiebat. Hunc post dominationem L. Sullae lubido maxuma invaserat rei publicae capiundae; neque id quibus modis adsequeretur, dum sibi regnum pararet, quicquam pensi habebat3. Agitabatur magis magisque in dies animus ferox inopia rei familiaris et conscientia scelerum, quae utraque iis artibus auxerat, quas supra memoravi. Incitabant praeterea conrupti civitatis mores, quos4 pessuma ac divorsa inter se mala, luxuria atque avaritia, vexabant.

  • 1. Supra quam quoiquam credibile est: Si può tradurre liberamente "al di sopra di ogni immaginazione".
  • 2. Quoius ... Lubet: = Cuiuslibet (Tmesi).
  • 3. Id ... Habebat: "Non si preoccupava affatto del modo in cui raggiungere il suo scopo pur di conquistare il potere".
  • 4. Quos: È concordato a senso con civitatis', singolare collettivo per civium.
Traduzione Versione 2: Il genio malvagio di Catilina
Catilina, nato da nobile famiglia, fu di grande forza sia dell'animo che del corpo, ma di indole malvagia e depravata. A questo fin dalla giovinezza furono gradite le guerre civili, i massacri, le rapine, la discordia civile, e lì esercitò la sua età matura. Il corpo era tollerante alla fame, al freddo, alla veglia, più di quanto possa essere credibile per chiunque. L'animo era temerario, subdolo, incostante, simulatore e dissimulatore di qualsiasi cosa, desideroso dell'altrui, prodigo del proprio, focoso nei desideri; aveva abbastanza eloquenza, ma poca saggezza. L'animo mutevole desiderava sempre cose smoderate e troppo alte. Dopo la dittatura di Silla lo aveva occupato il massimo desiderio di impadronirsi dello stato; e non gli importava per niente con quali mezzi conseguisse questa cosa, pur di procurarsi il regno. Il suo animo impetuoso era agitato sempre di più di giorno in giorno dalla mancanza di patrimonio familiare e dalla consapevolezza dei delitti, entrambe le quali cose egli aveva accresciuto con quelle arti che ho ricordato in precedenza. Inoltre lo incitavano i costumi corrotti della cittadinanza, che i mali peggiori e diversi tra di loro - ovvero l'amore per il lusso e l'avidità - tormentavano.

Versione 3: (OOO) Ritratto di Sempronia[modifica]

Genere: storiografia / Tema: figure e vicende / Varietà linguistica: latino arcaizzante / Argomenti di grammatica latina: verba rogandi, doceo, verbi + dativo, verbi deponenti + ablativo, necesse est; congiuntivo potenziale, infinito storico * prop. relative, consecutive, interrogative indirette, comparative.

Tra i complici di Catilina Sallustio annovera anche Sempronia, una donna di nobile famiglia, presentata come colta, raffinata e priva di scrupoli.

Sed in iis1 erat Sempronia, quae multa saepe virilis audaciae facinora conmiserat. Haec mulier genere atque forma, praeterea viro liberis2 satis fortunata fuit; litteris Graecis et Latinis docta, psallere et saltare3 elegantius, quam necesse est probae, multa alia4, quae instrumenta luxuriae sunt. Sed ei cariora semper omnia5 quam decus atque pudicitia fuit; pecuniae an famae minus parceret, haud facile discerneres6; lubido sic adcensa7, ut saepius peteret viros quam peteretur. Sed ea saepe antehac fidem prodiderat, creditum abiuraverat, caedis conscia fuerat; luxuria atque inopia praeceps abierat8. Verum ingenium eius haud absurdum: posse versus facere, iocum movere, sermone uti9 vel modesto vel molli vel procaci; prorsus multae facetiae multusque lepos inerat.

  • 1. In iis: "Tra costoro" (cioè tra i congiurati).
  • 2. Viro liberis: = Viro et liberis.
  • 3. Psallere, Saltare: Sono infiniti storici: Traduci in italiano con l'indicativo imperfetto. Anche posse dell'ultima frase è un infinito storico.
  • 4. Sottinteso "faceva".
  • 5. Sottinteso fuerunt.
  • 6. Pecuniae ... Discerneres: "Non si sarebbe potuto dacilmente distinguere se fosse più prodiga del suo denaro o della sua reputazione".
  • 7. Sottinteso ei fuit.
  • 8. Praeceps abierat: "Era precipitata nell'abisso dell'abiezione".
  • 9. Infinito del verbo utor.
Traduzione Versione 3: Ritratto di Sempronia
Ma tra questi vi era Sempronia, che spesso aveva commesso molte azioni di virile audacia. Questa donna fu abbastanza fortunata per la stirpe e l'aspetto, e inoltre per il marito e i figli; era istruita nelle lettere greche e latine, nel suonare la cetra e nel ballare in maniera più raffinata di quanto fosse necessario per una donna onesta, e inoltre in molte altre cose che sono strumenti di dissolutezza. Ma per lei furono sempre gradite tutte le cose più del decoro e del pudore; tu non avresti potuto capire se lei avesse meno misericordia per il denaro o per la buona fama; la libidine era così ardente che ricercava gli uomini più spesso di quanto fosse cercata da loro. Ma spesso quella in precedenza aveva tradito un giuramento, negato un debito, era stata complice di un delitto; per la lussuria e la povertà era caduta a precipizio. Ma il suo ingegno non era spregevole: era in grado di comporre versi, suscitare il riso, adoperare un linguaggio modesto o languido o sfrontato; insomma, in lei c'erano molta arguzia e molta grazia.

Versione 4: (OOo) Confronto tra Cesare e Catone[modifica]

Genere: storiografia / Tema: figure e vicende / Varietà linguistica: latino arcaizzante / Argomenti di grammatica latina: verbi copulativi, video, verbi estimativi, aggettivi + ablativo; gerundio, infinito storico * prop. relative, comparative.

Sono messi qui a confronto e a contrasto, per la profonda diversità di carattere e di stile di vita, due grandi personaggi della storia romana repubblicana.

Igitur eis genus, aetas, eloquentia, prope aequalia fuere1; magnitudo animi par, item gloria, sed alia alii2. Caesar beneficiis ac munificentia magnus habebatur, integritate vitae Cato. Ille mansuetudine et misericordia clarus factus, huic severitas dignitatem addiderat. Caesar dando, sublevando, ignoscendo, Cato nihil largiundo gloriam adeptus est. In altero miseris perfugium erat, in altero malis pernicies. Illius facilitas, huius constantia laudabatur. Postremo Caesar in animum induxerat3 laborare, vigilare, negotiis amicorum intentus sua neglegere, nihil denegare quod dono dignum esset4; sibi magnum imperium, exercitum bellum novum exoptabat ubi virtus enitescere posset. At Catoni studium modestiae, decoris, sed maxume severitatis erat. Non divitiis cum divite neque factione cum factioso, sed cum strenuo virtute, cum modesto pudore, cum innocente abstinentia certabat. Esse quam videri5 bonus malebat; ita, quo minus6 petebat gloriam, eo magis illum adsequebatur.

  • 1. Il linguaggio di Sallustio è caratterizzato da frequenti arcaismi: In questo passo troviamo fuēre = fuērunt, ignoscundo = ignoscendo, largiundo = largiendo, novom = novum, maxume = maxime.
  • 2. Sed aliǎ alii: "Ma di qualità differenti".
  • 3. In animum induxerat: "Si era prefissato di".
  • 4. Quod dono dignum esset: "Che meritasse di essere donato" (l'aggettivo dignus regge l'ablativo).
  • 5. Videri: "Sembrare".
  • 6. Quod minus: "Quanto meno.
Traduzione Versione 4: Confronto tra Cesare e Catone
Quindi ebbero stirpe, età ed eloquenza quasi uguali; Identica la grandezza d'animo e la gloria, ma era diversa per ognuno dei due. Cesare era considerato grande per i benefici e la generosità, Catone invece per l'integrità di vità. Quello divenne famoso per la clemenza e la misericordia, all’altro aveva aggiunto dignità il rigore morale. Cesare conseguì la gloria col dare, con l'aiutare, con il perdonare, Catone con il concedere niente a nessuno. Nell'uno vi era il rifugio per i miseri, nell'altro la rovina per i malvagi; di quello era lodata la condiscendenza, di questo l'inflessibilità. Insomma, Cesare si era proposto di adoperarsi, di vigilare, e, intento negli affari degli amici, di dimenticare i suoi e di non rifiutare niente che fosse degno di dono; per sé desiderava un grande potere, un esercito, una nuova guerra dove la (sua) virtù potesse risplendere. Al contrario Catone era incline alla giusta misura, al decoro, ma soprattutto all'inflessibilità. Non combatteva con i ricchi in ricchezza, né in faziosità con il fazioso, ma in valore con il coraggioso, in pudore con il modesto, in probità con l'onesto. Preferiva essere giusto più che sembrarlo; e così, quanto meno ricercava la gloria, tanto più la gloria lo seguiva.

Versione 5: (OOo) La battaglia di Pistoia[modifica]

Genere: storiografia / Tema: figure e vicende / guerra / Varietà linguistica: latino arcaizzante / Argomenti di grammatica latina: verbi di comando; ablativo assoluto, participio congiunto, infinito storico * prop. oggettive, relative, temporali.

Nella descrizione scarna e apparentemente obiettiva della battaglia di Pistoia, Catilina sembra raggiungere un tragico riscatto morale attraverso il suo nobile comportamento e l'eroica morte. Nella riabilitazione Sallustio accomuna a lui gli aninimi soldati morti in battaglia con il loro capo.

Sed ubi omnibus rebus exploratis Petreius tubā signum dat, cohortis paulatim incedere iubet; idem facit hostium exercitus. Postquam eo ventum est, unde a ferentariis proelium committi posset, maxumo1 clamore cum infestis signis concurrunt; pila omittunt, gladiis res geritur. Veterani pristinae virtutis memores comminus acriter instare, illi haud timidi resistunt: maxumā vi certatur. Interea Catilina cum expeditis in primā acie vorsari, laborantibus succurrere, integros pro sauciis arcessere, omnia providere, multum ipse pugnare, saepe hostem ferire; strenui militis et boni imperatoris officia simul exsequebatur. Petreius ubi videt Catilinam, contra ac ratus erat2, magnā vi tendere, cohortem praetoriam in medios hostis inducit eosque perturbatos atque alios alibi resistentis interficit. Deinde utrimque ex lateribus ceteros adgreditur. Manlius et Faesulanus in primis pugnantes cadunt. Catilina postquam fusas copias seque cum paucis relictum videt, memor generis atque pristinae suae dignitatis, in confertissumos hostis incurrit ibique pugnans confoditur.

  • 1. Maxumo: = Maximo, è il primo dei numerosi arcaismi presenti nel brano (come più avanti vorsari = versari; relicuom = reliquum; confertissumos = confertissimos).
  • 2. Contra ac ratus erat: "Contrariamente a quel che pensava".
Traduzione Versione 5: La battaglia di Pistoia
Ma quando, controllati tutti i particolari, Petreio fa dare il segnale con la tuba, ordina che le coorti avanzino un po' alla volta; la stessa cosa fa l'esercito dei nemici. Dopo che si giunse là, da dove da parte dei ferentarii si poteva attaccare battaglia, con grandissimo clamore corrono gli uni contro gli altri con le insegne puntate; lasciano stare i giavellotti, la situazione si affronta con le spade. I veterani, memori dell'antico valore, incalzano decisamente da vicino, quegli altri resistono per nulla intimoriti: si combatte con grandissima violenza. Frattanto Catilina con i soldati armati alla leggera si aggirava nella prima fila, soccorreva quelli che erano in difficoltà, faceva venire soldati integri al posto dei feriti, provvedeva a tutto, molto combatteva personalmente, spesso feriva un nemico; eseguiva contemporaneamente i compiti di un valoroso soldato e di un buon comandante. Petreio quando vede che Catilina, contrariamente a come aveva pensato, si impegnava con grande forza, spinge la coorte pretoria in mezzo ai nemici e li massacra dopo che si erano dispersi e mentre resistevano alcuni da una parte e altri da un'altra. Poi da entrambe le parti attacca i rimanenti dai fianchi. Manlio e il Fiesonano cadono combattendo tra i primi. Catilina, dopo che vede che le truppe sono state sbaragliate e che lui è rimasto con pochi, memore della stirpe e della propria passata dignità, si getta contro il punto più affollato dell'esercito nemico e lì viene trafitto mentre combatte.

Versioni dal Bellum Iugurthinum[modifica]

Versione 6: (OOo) Ritratto di Giugurta[modifica]

Moneta raffigurante Giugurta

Genere: storiografia / Tema: figure e vicende / Varietà linguistica: latino arcaizzante / Argomenti di grammatica latina: verba timendi; ablativo assoluto, ad + gerundivo; infinito storico * prop. oggettive, relative, completive, concessive, temporali, modali, periodo ipotetico, cum + congiuntivo.

La caratterizzazione di Giugurta non è definita fin dall'inizio, come nel parallelo ritratto di Catilina, ma emerge a poco a poco dai suoi comportamenti e dai presentimenti di chi gli sta intorno.

Qui1 ubi primum adolevit, pollens viribus, decora facie, sed multo maxume ingenio validus, non se luxu2 neque inertiae corrumpendum dedit, sed, uti mos gentis illius est, equitare, iaculari; cursu cum aequalibus certare et, quom omnis3 gloria anteiret, omnibus tamen carus esse; ad hoc pleraque tempora in venando agere, leonem atque alias feras primus aut in primis ferire: plurumum facere, minumum ipse de se loqui. Quibus rebus Micipsa tametsi initio laetus fuerat, existumans virtutem Iugurthae regno suo gloriae fore, tamen postquam hominem adulescentem exacta sua aetate et parvis liberis magis magisque crescere intellegit, vehementer eo negotio permotus multa cum animo suo volvebat. Terrebat eum natura mortalium avida imperi et praeceps ad explendam animi cupidinem, praeterea opportunitas suae liberorumque aetatis, quae etiam mediocris viros spe praedae transvorsos agit, ad hoc studia Numidarum in Iugurtham accensa, ex quibus, si talem virum dolis interfecisset, ne qua seditio aut bellum oriretur, anxius erat4.

  • 1. Qui: Si riferisce a Giugurta.
  • 2. Luxu: Luxui.
  • 3. Omnis: = Omnes.
  • 4. Ne .. Anxius erat: "Temeva che".
Traduzione Versione 6: Ritratto di Giugurta
Costui, non appena fu ragazzo - e prestante di forza fisica, di bell’aspetto, ma soprattutto ben fornito d’intelligenza -, non si fece indebolire dal lusso e dalla pigrizia, ma, com’è abitudine di quel popolo, andava a cavallo e si esercitava nel lancio del giavellotto; gareggiava nella corsa con i coetanei e, nonostante superasse tutti in gloria, era comunque simpatico a tutti; oltre a ciò, trascorreva la maggior parte del tempo nell’andare a caccia e per primo o tra i primi feriva leoni e altre belve: faceva moltissimo, ma parlava di sé pochissimo. E sebbene all’inizio Micipsa fosse stato contento di queste cose, pensando che il valore di Giugurta sarebbe stato di vanto per il suo regno, tuttavia, dopo che capì che il giovane si faceva sempre più uomo mentre la sua vita era ormai passata e i suoi figli erano piccoli, fortemente preoccupato da quella situazione, pensava a molte cose tra sé. Lo spaventava la natura degli uomini, insaziabile di potere e incline a soddisfare i desideri del proprio animo, poi la condizione dell’età sua e dei figli, che spinge anche gli uomini mediocri fuori dalla retta via con la speranza di un successo, e oltre a questo le simpatie dei Numidi nate nei confronti di Giugurta, dalle quali era in ansia che nascesse una qualche rivolta o una guerra, se avesse ucciso con l’inganno un tale uomo.

Versione 7: (OOO) Giugurta a Roma[modifica]

Genere: storiografia / Tema: figure e vicende / Varietà linguistica: latino arcaizzante / Argomenti di grammatica latina: verbi di comando; ablativo assoluto; infinito storico * prop. oggettive, relative, concessive, temporali, interrogative indirette.

Mentre la guerra contro Giugurta si trascina stancamente per lo scarso impegno e la corruzione dei Romani, il tribuno della plebe Gaio Memmio convoca in giudizio a Roma il re di Numidia, affinché testimoni contro i consoli corrotti. Egli, però, riuscirà a salvarsi corrompendo un altro tribuno.

Igitur Iugurtha contra decus regium cultu quam maxime miserabili1 cum Cassio Romam venit. Ac tametsi in ipso magna vis animi erat, confirmatus2 ab omnibus, quorum potentia aut scelere cuncta ea gesserat3, quae supra diximus, C. Baebium tribunum plebis magna mercede parat, cuius impudentia contra ius et iniurias omnis munitus foret. At C. Memmius aduocata contione, quamquam regi infesta plebes erat et pars in vincula duci4 iubebat, pars, nisi socios sceleris sui aperiret, more maiorum de hoste supplicium sumi, dignitati quam irae magis consulens sedare motus et animos eorum mollire, postremo confirmare5 fidem publicam per sese inviolatam fore. Post ubi silentium coepit, producto6 Iugurtha verba facit7, Romae Numidiaeque8 facinora eius memorat, scelera in patrem fratresque9 ostendit. Quibus iuuantibus quibusque ministris ea egerit10, quamquam intellegat populus Romanus, tamen velle manufesta magis ex illo habere11.

  • 1. I sovrani stranieri sottoposti a giudizio a Roma dovevano presentarsi in abbigliamento dimesso e senza decorazioni regali. Maxume è arcaismo per maxime.
  • 2. Confirmatus: "Indotto".
  • 3. Il soggetto, come per il successivo parat, è Giugurta.
  • 4. Duci: È il predicato della proposizione oggettiva retta da iubebat. Il soggetto sottinteso di duci è Iugurtham.
  • 5. Sedare ... Mollire ... Confirmare: Si tratta di infiniti storici.
  • 6. Sottinteso pro rostris (formula giuridica per indicare l'introduzione di un cittadino citato in giudizio davanti al tribunale).
  • 7. Il soggetto di facit, così come di memorat e di ostendit è il tribuno Gaio Memmio.
  • 8. Locativo, per attrazione di Romae.
  • 9. Giugurta aveva usurpato il potere ai danni di padre e fratello.
  • 10. Quibus ... Egerit: "Con l'aiuto di chi e con quali appoggi abbia compiuto quelle azioni".
  • 11. Il discorso di Memmio è riferito in forma indiretta: Traducilo in italiano come una proposione oggettiva retta da un verbum dicendi ("disse che"). Il soggetto sottinteso di velle habere è se.
Traduzione Versione 7: Giugurta a Roma
Giugurta, pertanto, contro la sua dignità di re, viene a Roma con Cassio in veste molto dimessa. Sebbene non gli mancasse la forza d'animo, indotto da tutti quelli per la cui nefasta influenza si era macchiato dei delitti sopra riferiti, con una grande somma di denaro compra l'aiuto del tribuno della plebe Gaio Bebio, al fine di farsi scudo della sua impudenza contro la legge e contro ogni violenza. Convocata l'assemblea, la plebe era ostile al re: chi lo voleva messo agli arresti, chi, secondo il costume degli antenati, lo voleva sottoporre al supplizio come nemico, se non avesse rivelato i nomi dei complici. Ma Gaio Memmio, badando più alla dignità che alla voce della collera, sedava i tumulti, placava gli animi e assicurava infine che per parte sua il salvacondotto concesso dallo Stato non sarebbe stato violato. Poi, ottenuto il silenzio, dopo aver fatto introdurre Giugurta, prende la parola rammentando i misfatti da lui commessi a Roma e in Numidia e descrivendo i suoi delitti contro il padre e contro i fratelli. Aggiunge che il popolo romano sa bene chi lo ha aiutato e chi è stato suo complice, ma vuole da lui prove più evidenti.

Versione 8: (OOo) Partiti e fazioni[modifica]

Genere: storiografia / Tema: istituzioni e potere politico / Varietà linguistica: latino arcaizzante / Argomenti di grammatica latina: infinito storico * prop. relative, temporali.

In uno dei suoi frequenti excirsus ideologici, Sallustio individua le cause della corruzione politica romana nella cessazione del metus hostilis, cioè della "paura dei nemici", nell'attenuarsi della concordia interna e nel sorgere di fazioni altimentate dall'avidità della nobilità e dalla violenza della plebe.

Ceterum1 mos partium et factionum ac deinde omnium malarum artium paucis ante annis Romae ortus est otio atque abundantia earum rerum, quae prima mortales ducunt. Nam ante Carthaginem deletam populus et senatus Romanus placide modesteque inter se rem publicam tractabant, neque gloriae neque dominationis certamen inter civis2 erat: metus hostilis in bonis artibus civitatem retinebat. Sed ubi illa formido mentibus decessit, scilicet ea, quae res secundae amant, lascivia atque superbia incessere. Ita quod in aduersis rebus optauerant otium3, postquam adepti sunt, asperius acerbiusque fuit. Namque coepere nobilitas dignitatem, populus libertatem in libidinem vertere, sibi quisque ducere trahere rapere. Ita omnia in duas partis abstracta sunt, res publica, quae media fuerat4, dilacerata.

  • 1. Ceterum: "Del resto", avverbio.
  • 2. Civis: = Cives.
  • 3. Quod ... Otium: = Otium quod.
  • 4. Quae media fuerat: "Che stava nel mezzo".
Traduzione Versione 8: Partiti e fazioni
Del resto, la divisione invalsa fra partito popolare e fazione nobiliare, con tutte le sue conseguenze negative, aveva avuto inizio in Roma pochi anni prima, causata dalla pace e dall'abbondanza di tutti quei beni che gli uomini considerano di primaria importanza. Prima della distruzione di Cartagine, il popolo e il senato di Roma governavano insieme la repubblica in armonia e con moderazione e i cittadini non lottavano tra loro per ottenere onori e potere: il timore dei nemici ispirava ai cittadini una giusta condotta. Ma svanito quel timore dai loro animi, subentrarono, com'è naturale, la dissolutezza e la superbia, compagne inseparabili della prosperità. Così quella pace che avevano tanto desiderato nei momenti difficili, una volta conseguita, si rivelò ancora più dura e crudele. Infatti la nobiltà trasformò in abuso la propria dignità, il popolo la propria libertà: ognuno si diede a prendere per sé, ad afferrare, ad arraffare. Così tutto fu diviso fra due partiti e la repubblica, che era sempre stata un bene comune, fu fatta a pezzi.

Versione 9: (OOo) Elogio (con riserva) dei Gracchi[modifica]

Effige di Tiberio Sempronio Gracco

Genere: storiografia / Tema: figure e vicende / Varietà linguistica: latino arcaizzante / Argomenti di grammatica latina: gerundivo * prop. relative, temporali.

Sallustio, in questo excursus storico, giudica positivamente il programma politico dei Gracchi, ma rimprovera loro un certo estremismo.

Nam postquam Ti. Et C. Gracchus quorum maiores Punico atque aliis bellis multum rei publicae addiderant vindicare plebem in libertatem et paucorum scelera patefacere coepere nobilitas noxia atque eo perculsa modo per socios ac nomen Latinum interdum per equites Romanos1, quos spes societatis a plebe dimouerat Gracchorum actionibus obviam ierat; et primo Tiberium dein paucos post annos eadem ingredientem Gaium tribunum alterum alterum triumuirum coloniis deducendis cum M. Fuluio Flacco ferro necauerat. Et sane Gracchis cupidine victoriae haud satis moderatus animus fuit. Sed bono vinci satius est quam malo more iniuriam vincere.

  • 1. Per socios ac nomen Latinum ... Per equites Romanos: "Attraverso gli alleati, i Latini e i cavalieri".
Traduzione Versione 9: Elogio (con riserva) dei Gracchi
Quando Tiberio e Gaio Gracco, i cui antenati durante la guerra punica e in altre guerre avevano molto giovato alla repubblica, incominciarono a rivendicare la libertà della plebe e a svelare le malefatte dell'oligarchia, la nobiltà, sapendosi colpevole, fu presa dal terrore. Essa si era opposta, perciò, all'esecuzione dei progetti dei Gracchi, ora per mezzo degli alleati e dei Latini, ora per mezzo dei cavalieri romani, che si erano allontanati dalla plebe nella speranza di associarsi ai nobili. Per primo trucidarono Tiberio, alcuni anni dopo Gaio, che seguiva le orme del fratello, tribuno della plebe il primo, triumviro per la deduzione delle colonie il secondo; e con loro Marco Fulvio Flacco. Ammettiamo pure che i Gracchi, per smania di vincere non abbiano saputo mantenere una condotta moderata. Ma per l'uomo onesto è meglio essere vinto che trionfare sull'ingiustizia con mezzi violenti.

Versione 10: (OOO) Ritratto di Mario[modifica]

Presunto busto di Gaio Mario, Gliptoteca di Monaco.

Genere: storiografia / Tema: figure e vicende / Varietà linguistica: latino arcaizzante / Argomenti di grammatica latina: verbi estimativi; ad + gerundivo, gerundivo * prop. relative, causali, consecutive, temporali, periodo ipotetico, quin + congiuntivo; discorso indiretto.

Mario, homo novus, è ostacoltato nel cursus honorum dai pregiudizi e dall'ostilità dei nobili. Ma le sue qualità, non prive di ombre, e la sua grande ambizione lo sostengono in una rapida carriera politica.

At illum iam antea ingens cupido consulatus exagitabat, ad quem capiundum praeter vetustatem familiae alia omnia abunde erant: industria, probitas, militiae magna scientia, animus belli ingens, domi modicus, lubidinis et divitiarum victor, tantummodo gloriae avidus. Sed is natus et per omnem pueritiam altus Arpini, ubi primum aetas militiae patiens fuit, non Graeca facundia neque urbanis munditiis esse exercuit, sed stipendiis faciundis: ita inter artes bonas integrum ingenium brevi adolevit. Ergo, ubi primum a populo tribunatum militarem petit, plerisque faciem eius ignorantibus, facile notus per omnes trius declaratur. deinde ab eo magistratu alium post alium sibi peperit, semperque in potestantibus eo modo agitabat, ut ampliore quam gerebat potestate dignus haberetur.

Traduzione Versione 10: Ritratto di Mario
Ma egli era turbato da un grande desiderio di raggiungere il consolato, per ottenere il quale aveva ampiamente tutte le altre doti, tranne l'antichità della famgilia: operosità, onestà, grande esperienza militare, animo indomito in guerra, moderato in pace, dominatore del piacere e della ricchezza, desideroso soltanto di gloria. Ma costui nato e cresciuto per tutta l'infanzia ad Arpino non appena ebbe l'età per arruolarsi non si esercitò nella lingua greca nè nelle ricercatezza mondane ma nella carriera militare: così svilppò in breve tempo un ingegno integro fra le virtù. Dunque non appena chiese al popolo il tribunato militare, nonostante la maggioranza ignorasse il suo volto, noto a tutte le tribù fu eletto con facilità. In seguito si procurò una dopo l'altra tutte le altre cariche, e nell'esercizio del potere si comportò in modo tale da essere ritenuto degno di un potere più grande di quello che gestiva.

Versione 11: (OOO) L'esercito di professione[modifica]

Genere: storiografia / Tema: figure e vicende / guerra / Varietà linguistica: latino arcaizzante / Argomenti di grammatica latina: videor, verbi di comando; ablativo assoluto, participio congiunto; infinito storico * prop. oggettive, causali, temporali, modali, comparative.

Mario, nominato console e incaricato di continuare la guerra contro Giugurta, fa appello ai soldati in congedo perché rientrino ub servizio ed ai proletarii perché chiedano di arruolarsi volontari, offrendo opportunità di ricompense e di carriera e creando uno stretto legame, di tipo clientelare, tra comandanti e soldati. Questo evento rappresenta l'atto ufficiale della cosiddetta "riforma mariana" che sancisce la nascita dell'esercito di professione in sostituzione del vecchio esercito di leva.

Huiusce modi oratione habita Marius, postquam plebis animos adrectos videt, propere conmeatu,stipendio, armis aliisque utilibus navis onerat, cum his A. Manlium1 legatum proficisci iubet. Ipse interea milites scribere, non more maiorum neque ex classibus, sed uti cuiusque lubido erat, capite censos plerosque. Id factum alii inopia bonorum, alii per ambitionem consulis memorabant, quod ab eo genere celebratus auctusque erat et homini potentiam quaerenti egentissimus quisque opportunissimus, quoi neque sua cara, quippe quae nulla sunt, et omnia cum pretio honesta videntur. Igitur Marius cum aliquanto maiore numero, quam decretum erat, in Africam profectus paucis diebus Uticam advehitur.

  • 1. Si tratta di Aulo Manlio della gens plebea dei Manlii, alla quale appartennero illustri personaggi romani.
Traduzione Versione 11: L'esercito di professione
Tenuto un discorso di questo tenore, Mario, dopo aver visto l'animo della plebe eccitato, carica in fretta le navi di approvvigionamenti, di denaro er le paghe, di armi e di altre cose utili; con queste cose ordina al luogotenete Aulo Manlio di partire. Lui stesso nel frattempo arruolava soldati, non secondo l'uso degli antenati nè in base alle classi, ma si serviva del desiderio di ciascuno, per la maggior parte dei proletari. Alcuni ricordavano ciò che era stato fatto per scarsità di ricchezze, altri per la brama di popolarità del console, poiché era stato celebrato e portato in alto da quella categoria e per un uomo che aspira al potere i più opportuni sono tutti i più miserabili, che non hanno beni propri, poiché non hanno nulla, e tutte le cose sono considerate oneste con un valore. Mario dunque partito per l'Africa con un numero alquanto maggiore di quello che era stato stabilito, approda in pochi giorni ad Utica.

Versioni dalle Historiae[modifica]

Versione 12: (OOo) Imperialismo romano[modifica]

Genere: storiografia / Tema: guerra / Varietà linguistica: latino arcaizzante / Argomenti di grammatica latina: ablativo assoluto, participio congiunto * prop. relative, causali, temporali.

Tra i frammenti pervenutici delle Historiae vi è un'epistola attribuita da Sallustio a Mitridate, re del Ponto. In essa, con lo stratagemma di dar voce a un nemico, lo storico critica pesantemente la politica imperialistia di Roma.

Namque Romanis cum nationibus, populis, regibus cunctis una et ea vetus causa bellandi est, cupido profunda imperi et divitiarum. Qua1 primo cum rege Macedonum Philippo bellum sumpsere, dum2 a Carthaginiensibus premebantur amicitiam simulantes. Ei subvenientem Antiochum concessione Asiae per dolum avortere, ac mox fracto Philippo Antiochus omni cis Taurum agro et decem milibus talentorum spoliatus est. Persen deinde, Philippi filium, post multa et varia certamina apud Samothracas deos3 acceptum in fidem, callidi et repertores perfidiae4, quia pacto vitam dederant, insomniis occidere. Eumenen5, cuius amicitiam gloriose ostentant, initio prodidere Antiocho, pacis mercedem: post, habitum custodiae agri captivi, sumptibus et contumeliis ex rege miserrumum servorum effecere. Asia6 ab ipsis obsessa est.

  • 1. Qua: "A causa di questa", cioè della cupido profunda imperi et divitiarum.
  • 2. Dum: "Fintantoché".
  • 3. Apud Samothracas deos: "Nel santuario di Samotracia".
  • 4. Callidi et repertores perfidiae: Così sono definiti i Romani.
  • 5. Più che ad Eumene, il riferimento sembra essere ad Attalo III.
  • 6. Si intende l'Asia Minore, cioè l'attuale Turchia.
Traduzione Versione 12: Imperialismo romano
Uno solo infatti e antichissimo è il motivo per cui i Romani fanno guerra a tutti, nazioni, popoli e re: l’insaziabile cupidigia di dominio e di ricchezze; per essa presero dapprima le armi contro Filippo, re dei Macedoni, nonostante gli avessero simulato amicizia ai tempi del pericolo cartaginese. E con la fraudolenta promessa di concessioni in Asia, staccarono da lui Antioco che si accingeva a portargli aiuto, ma subito, sconfitto Filippo, Antioco si vide spogliato di tutto il territorio al di qua del Tauro e di diecimila talenti. Poi fu la volta di Perseo, figlio di Filippo, che questi abili inventori di inganni, dopo numerose e alterne lotte, avevano preso sotto la propria protezione dinanzi agli dèi di Samotracia: poiché gli avevano promesso salva la vita nei patti, lo fecero morire d’insonnia. Eumene poi, della cui amicizia menano superbo vanto, cominciarono col consegnarlo ad Antioco come prezzo della pace: poi, tenendolo in rango di custode del territorio conquistato, a forza di esazioni e di oltraggi lo ridussero, da re che era, al più miserabile degli schiavi. L’Asia fu da loro occupata.