Introduzione al Latino (superiori)

Da Wikiversità, l'apprendimento libero.
Jump to navigation Jump to search
Lezione precedente Materia Lezione successiva
Introduzione alla Grammatica latina (superiori) Grammatica latina per le superiori 1 Fonologia latina (superiori)
lezione
Introduzione al Latino (superiori)
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Grammatica latina per le superiori 1
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

Il latino è una delle lingue indoeuropee[modifica]

L'odierna distribuzione (approssimata) delle lingue indoeuropee all'interno delle zone originarie di Europa e Asia.

Cosa hanno di comune il Principe gallo Vercingetorige (Vercingétoríx), un maharajah indiano e un re di Roma ? Tutti e tre portano nel proprio nome o nella carica un elemento comune che disegna la loro potestà regia: rīx, rajah e rex.

Il celtico, il sanscrito e il latino provengono tutti da un ceppo linguistico comune che è l'indoeuropeo. I vari popoli originariamente dovevano parlare dialetti diversi ma affini. Con il tempo, tra il IV e III millennio a.C., cominciarono ad espandersi e integrandosi con altre popolazioni che parlavano in modo complesso e diverso hanno modificato anche le loro lingue diversificandosi da quelle che prima erano affini. Possiamo comunque oggi, usando metodi comparativi riunirli in gruppi di famiglie.

Le principali lingue indoeuropee sono, da oriente ad occidente:

  • Indoiranico: Si divide in indiano, che deriva dal sanscrito e parlato in India, e iranico, di cui fa parte il persiano parlato in Persia.
  • Armeno: Parlato in Repubblica d'Armenia e parte della Turchia.
  • Slavo: Si divide in ceco, parlato in Repubblica Ceca, slovacco, parlato in Slovacchia, polacco, parlato in Polonia, sloveno, serbo-croato, e macedone, parlati nella penisola balcanica, e russo e ucraino.
  • Greco: Trasformatosi dai vari dialetti, attraverso l'impero bizantino, nel greco moderno.
  • Germanico: Di cui fanno parte islandese, norvegese, danese, svedese, tedesco, nederlandese (o olandese), inglese, e al tempo delle invasioni barbariche gotico, cioè lingua dei Goti.
  • Italico: Gruppo di dialetti parlati prima del latino nell'area di Umbria e meridione (tra Tevere, Adriatico e Pompei).
  • Latino: Da cui derivano le lingue romanze o neolatine come italiano, francese e provenzale, spagnolo, portoghese, rumeno e ladino.
  • Celtico: Lingua degli antichi Celti e quindi dei Galli, parlato ancora oggi dagli Scozzesi, Irlandesi, Gallesi e in Francia e dai Bretoni.

Tutte queste lingue hanno, quindi, un antenato comune che può essere studiato. Alcune lingue si sono imposte, come il latino e il greco, ma ugualmente non hanno soppiantato le altre lingue. Alcune sono pervenute anche oggi come il sanscrito oggi divenuto l'indiano. Altre minori, nonostante le conquiste romane che hanno imposto il latino, sono rimaste vive come il celtico che è usato, con alcune variazione, ancora oggi nei dialetti gaelici (irlandese, scozzese e gallese).

Le sei fasi della storia del latino[modifica]

Una delle caratteristiche fondamentali delle lingue è la loro capacità di evoluzione, cioè di cambiare anche profondamente il loro aspetto nel corso della storia. Il latino che si studia oggi è quello della Roma del I secolo a.C. e I secolo d.C. ma Roma è stata fondata nel 754-753 a.C. e l'impero romano è scomparso definitivamente nel 476 d.C.. Se ci atteniamo a queste date, che comunque non corrispondono in pieno a quelle della vita della lingua latina, la sua storia sarebbe di circa 13 secoli cioè 1300 anni.

I documenti e le opere letterarie che ci sono pervenute sono solitamente esempi del latino classico ma esso corrisponde ad un breve periodo della storia della lingua latina. Nella storia del latino possiamo individuare sei fasi:

  • Latino preletterario: Fino all'inizio del secolo III a.C., non usato in letteratura e molto diverso da quello studiato.
  • Latino arcaico: Fino all'inizio del secolo I a.C., che si ritrova nelle commedie e nella prosa di alcuni politici ad esempio di Catone il Censore.
  • Latino classico: Per tutto il secolo I a.C., lingua della letteratura in età di Cesare e Cicerone.
  • Latino postclassico o imperiale: Nel corso del secolo I d.C. fino alla fine del secolo II d.C., la lingua di Seneca, Petronio e poi Tacito.
  • Latino cristiano: A partire dalla fine del secolo II d.C., la lingua degli autori cristiani, che si diffonde con l'espandersi del cristianesimo nell'impero romano.
  • Latino tardo o basso latino: Fino alla fine del secolo V d.C., parallelo al latino cristiano, la lingua dell'ultima letteratura di Roma, principalmente non cristiana, prima della caduta dell'impero romano.

Il latino studiato è una lingua letteraria[modifica]

Quando si legge un'opera letteraria si deve sempre tenere bene a mente che essa è scritta in una lingua comprensibile e apprezzabile ai lettori di quell'epoca. Bisogna, quando si vuole studiare il latino, quindi, appropriarsi anche degli strumenti linguistici in grado di capire il senso di quello che l'opera voglia dire. Bisogna inoltre ricordare che è pur sempre una lingua letteraria e quindi non totalmente conforme al linguaggio parlato nella medesima epoca: un po' come accade con lo stesso italiano che è sicuramente diverso tra il parlato e una, per esempio, poesia o saggio, e non ci meravigliamo che ciò accada.

Il latino che si studia a scuola sui testi letterari è dunque una lingua letteraria, ma ne esistono altre:

  • Lingue tecniche delle varie arti e attività: Lingua del diritto, lingua della religione lingua della politica e dell'esercito.
  • Lingua d'uso dei dotti: Diffusa nella conversazione e nella corrispondenza.
  • Lingua volgare: Così chiamata perché diffusa nel volgo, cioè il basso popolo dei semidotti ma anche degli analfabeti, la lingua più vicina alla lingua parlata.

Lingua letteraria e lingua d'uso[modifica]

Quando si studia una lingua non si da molto peso al fatto che essa sia letteraria o non letteraria l'importante è il suo apprendimento. Ciò non toglie che per apprenderla in pieno bisogna conoscere non solo parola dopo parola ma anche le sue caratteristiche più generali.

La caratteristica principale del latino era che la differenza tra latino letterario e latino d'uso era molto più accentuato rispetto allo scarto presente in italiano. Un esempio è la parola cavallo che nella poesia si trova con il termine elevato sònĭpes (destriero in italiano) mentre nella lingua d'uso si usava cabàllus (ronzino in italiano, un cavallo da quattro soldi), il termine medio è èquus. A noi è rimasto l'aggettivo equino ma abbiamo ereditato il termine d'uso cavallo. Si confronti poi lo stesso Ovidio e Petronio (morti a 50 anni di distanza). Il primo usava princìpio clìvi nòster anhèlat èquus (a noi, che sospiri! come un cavallo affannato ai piedi di un clivo) e l'altro làssus tàmquam cabàllus in clìvo (moscio come un ronzion a tirar su per un colle) per rendere lo stesso modo di dire, che noi conosciamo solo nella sua forma meno elegante "essere stanco come un asino".

Non basta dire, quindi, che l'italiano deriva dal latino. Bisogna dire che esisteva un latino parlato diverso da quello che oggi studiamo e leggiamo. Bisogna inoltre dire che il latino fu una lingua concreta di cui molti concetti astratti sono resi con parole di uso comune e di significato pratico. Quindi si usano le parole volgari per scopi dotti. Ad esempio l'arroganza è detta supercìlǐum (sopracciglio). D'altronde anche in italiano si utilizza il medesimo sistema spesso come ad esempio "essere nelle curve" per indicare che si è in una situazione di difficoltà. Il latino fu, quindi, una lingua viva non artificiale e comune a tutte le genti che la parlavano e la capivano sia durante la repubblica che l'impero. Nello stesso tempo questa lingua coprì una situazione linguistica più differenziata e varia di quanto si possa credere, data la vastità del dominio di Roma.