Strumenti urbanistici (urbanistica)

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appunti
Strumenti urbanistici (urbanistica)
Tipo di risorsa Tipo: appunti
Materia di appartenenza Materia: Urbanistica

Nel dopoguerra si abbandona la legge urbanistica per affidare la ricostruzione alla spontaneità delle forze di mercato, venne così definito nel '45 il piano di ricostruzione nel quale erano presenti norme molto semplici e procedure più rapide per garantire la velocità della ricostruzione. A partire dagli anni '50 si pone come tema centrale del dibattito pubblico quello della riforma urbanistica. Il territorio è però in quel periodo sempre meno controllato e gli insediamenti si sviluppano su di esso in modo disorganico.

È solo a partire dal 1960, dopo delle imponenti catastrofi naturali, che nel 1967, in attesa di una “riforma urbanistica”, venne approvata la così detta legge ponte che introdusse alcuni miglioramenti della legislazione e della strumentazione urbanistica. Insieme alla legge ponte venne presentato anche il decreto sugli standard urbanistici.

La struttura urbana è l'effetto compiuto dall'uomo che modifica l'ambiente naturale per permettere lo svolgimento di attività legate alle esigenze private e di socializzazione. Le varie attività, che rendono la città dinamica, spingono per una trasformazione della città stessa e la formazione dei così detti spazi di urbanizzazione. L'espansione della città e della sue attività fa nascere l'esigenza di una serie di norme che pianifichino lo sviluppo in modo da ottimizzarlo. Le urbanizzazioni sono un insieme di strutture fisiche (attrezzature e infrastrutture) necessarie a rendere utilizzabile un sito secondo un modello di vita e attività urbane.

L'urbanizzazione si divide in:

  • urbanizzazione primaria, che consiste nella sistemazione, dal punto di vista tecnico, del terreno in modo da creare la precondizione per l'utilizzabilità di un sito. In sostanza si identifica nelle infrastrutture. La legge 847/64 enuncia l'elenco delle infrastrutture primarie:
  • strade residenziali;
  • spazi di parcheggio;
  • fognature;
  • rete idrica;
  • illuminazione pubblica delle strade;
  • rete distributiva dell'energia;
  • spazi verdi attrezzati.
  • urbanizzazione secondaria, riguarda invece le attrezzature, ovvero spazi che prevedono delle attività sociali, vere e proprie parti vitali della città.

La legge 865/71 enuncia l'elenco delle infrastrutture secondarie:

  • asili nido;
  • scuole dell'obbligo;
  • mercati di quartiere;
  • delegazioni comunali;
  • chiese ed edifici per servizi religiosi;
  • aree verdi ed impianti sportivi;
  • centri sociali e attrezzature culturali e sanitarie.


Si specifica:

  • Servizi: insieme di elementi che servono a garantire una data prestazione.
  • Attrezzature : strutture fisiche nelle quali si svolge il servizio.
  • Infrastrutture (o attrezzature tecniche) : strutture fisiche “a rete” necessarie per trasmettere flussi di traffico, di energia, d'acqua e di informazioni.

Standard urbanistici[modifica]

La parola standard significa in inglese bandiera (stendardo), ma è divenuto ormai un elemento di paragone e di riferimento. Quindi misurare le quantità necessarie di urbanizzazioni e l'idoneità o la congruenza delle urbanizzazioni è fondamentale per elaborare standard o più verosimilmente per controllare con essi le misurazioni, o ancora utilizzare gli standard per ottenere un'adeguata pianificazione soprattutto dal punto di vista quantitativo. La legge ponte sancì che ogni cittadino potesse disporre di una serie di servizi stabilendo anche in che misura, definendo quindi degli standard urbanistici con aspetti qualitativi e anche quantitativi.

  • Gli aspetti quantitativi erano commisurati rispetto alle dimensioni delle attrezzature e del numero dei suoi fruitori, ciò ci fa capire che l'aspetto quantitativo dello standard varia in base al contesto socioeconomico.
  • Gli aspetti qualitativi variano invece non in base alle dimensioni ma rispetto a parametri più complessi e difficili da stabilire.

Dato che lo standard quantitativo è variabile da contesto a contesto, per ogni situazione si potrà individuare un diverso standard ottimale che permetta di perseguire il miglior livello di attrezzature. Esiste poi, in base alla situazione in atto, uno standard medio che è un indicatore operativo per la costituzione dei piani in rapporto allo standard ottimale (si fa la media degli standard ottimali in una determinata zona o città, elaborando ad esempio delle medie urbane). Lo standard minimo si riferisce invece al livello minimale che deve essere garantito. Tali standard o comunque tale concetto era già stato definito dalla circolare 425/1967, nella quale venivano individuati 3 parametri principali:

  • dimensione ottimale dell'attrezzatura (dimensionata in base al numero abitanti serviti);
  • distanza massima accettabile (definizione di un raggio di accessibilità dell'utenza);
  • quota di superficie territoriale da prevedere per abitante.

Lo standard è dunque un valore minimo, al di sotto del quale non si considera soddisfatto il dispositivo normativo. È quindi un livello di dotazione obbligatorio da rispettare nella pianificazione. Gli standard urbanistici definiscono infatti le quantità minime di spazi pubblici o di uso pubblico espressi in metri quadrati per abitante, mentre altri standard urbanistici riguardano le altre funzioni urbane essendo direttamente commisurati attraverso l'estensione degli insediamenti che ospitano tali attività, e non in base al numero di abitanti, come accade invece per l'elaborazione di standard per le scuole, in quanto in tal caso sarebbe un dato poco significativo.

I criteri generali per la progettazione e la localizzazione delle attrezzature di servizio sono:

  • criterio di continuità, ovvero disposizione articolata dei servizi lungo percorsi pedonali nuovi o esistenti;
  • criterio di flessibilità, ovvero previsione di un evoluzione rapida del quadro socioeconomico o demografico e la conseguente possibilità di rispondere a queste mutevoli esigenze;
  • criterio di integrazione che nasce da esigenze economiche. Con tale criterio si cerca di permettere la creazione di luoghi versatili, fruibili e utilizzabili per diverse attività promiscue. Tutto questo va a favorire anche la sollecitazione tra gli utenti che possono appartenere a gruppi sociali molto diversi, ma condividere allo stesso tempo il medesimo spazio;
  • criterio di gestione, ovvero prevedere l'integrazione dei servizi con altri servizi sussidiari. Ciò si può realizzare ad esempio concentrando in determinati poli i diversi servizi.

Riguardo all'ultimo criterio la legislazione italiana, al fine di ottimizzare la gestione dei diversi servizi ha individuato 4 livelli di pianificazione.