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Le Regioni senza Europa

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Le Regioni senza Europa
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Diritto regionale
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%

La crisi economica ha intensificato la spirale secessionista in Europa. Ne è un caso quello che è accaduto un Spagna. Medesima cosa in Scozia dove si è celebrato nel 2014 un referendum secessionista che ha fatto temere la scissione dal Regno Unito. In Italia dove si è tornato a parlare di macroregioni. Il tratto comune di tutte queste istanze è il carattere europeo. Tanto è vero che il Galles si è candidato a divenire una regione europea indipendente dal Regno Unito. Ugualmente la Scozia. In Italia dove la Lega nelle elezioni del 2013 ha avanzato istanze di una Europa delle Regioni. I primi a chiedere aiuto all'Europa sono però i Catalani che nel gennaio 2013 hanno dichiarato la propria sovranità all'interno dell'Unione europea e chiesto supporto all'UE stessa. Barroso risponde che in caso di secessione si dovrà trovare e negoziare la soluzione ricorrendo all'ordinamento giuridico internazionale.

L'Europa delle Regioni

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A partire dagli anni settanta il rapporto tra comunità territoriale e Unione Europea si fa molto intenso tanto è vero che sale agli onori della cronaca l'idea di creare una Europa delle Regioni. Bisogna, per fare questo, superare le rappresentanze statuali. Creare così delle Regioni-Stato. Vengono fatti a questo scopo alcuni atti:

  • Istituzione delle Euro-Regioni e del GECT (Gruppo europeo di cooperazione transfrontaliera): cioè strutture di cooperazione tra regioni transfrontaliere con la mediazione dell'Unione Europea.
  • Incentivazione del ruolo delle Regioni quale soluzione compensativa al persistere del deficit democratico all'interno dell'UE: cioè sistemi di dialogo diletto tra cittadini delle regioni e UE.

Ma questi sistemi si sono rivelati abbastanza inutili come il principio di sussidiarietà. Dai primi anni ottanta l'attivismo europeo delle regioni si fa sempre più ampio. Tra i motivi di questa tendenza sicuramente il primo e più forte è il fattore economico. Due sono i momenti istituzionali più significativa in questa direzione:

  • Carta delle Autonomie nel 1985.
  • Atto Unico Europeo nel 1986.

Le istituzioni europee puntavano ad avere sempre più peso nei territori e ad indebolire gli Stati. Ispirazione ribadita con la Carta Comunitaria della Regionalizzazione del 1988 che statuirà i tre principi del regionalismo europeo: sussidiarietà, federalismo e decentralizzazione. Punti che saranno implementati negli anni novanta e che porteranno al Trattato di Maastricht i cui punti qualificanti riguarderanno:

  • Introduzione del principio di sussidiarietà.
  • Apertura del Consiglio ai rappresentanti degli enti territoriali.
  • Istituzione del Comitato delle Regioni.

La dimensione europea delle Regioni nel diritto italiano

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Inizialmente la gestione degli affari comunitari era integralmente accentrata a livello statale. Con la legge costituzionale n.3/2001, seguendo la legge Fabri e La Pergola, innova costituzionalizzandoli i sistemi di recepimento degli atti comunitari. I profili essenziali dell'innovazione sono:

  • Attività internazionale delle Regioni e potere sostitutivo dello Stato: uno Stato estero potrà trattare con una regione italiana. Lo Stato sorvegliante potrà agire poi contro le Regioni in caso di violazione degli obblighi comunitari.
  • La fase discendente e l'erosione delle funzioni statuali: l'articolo 117 della Costituzione vincola la legislazione Statale e Regionale non solo alla Costituzione ma anche ai vincoli dell'ordinamento comunitario e gli obblighi internazionali. Di qui anche una erosione delle funzioni dello Stato a favore delle Regioni.
  • La fase ascendente e l'istituzione degli uffici di collegamento a Bruxelles: le Regioni possono intervenire in Europa o in maniera indiretta attraverso la mediazione Statale (osservazioni al Governo, Conferenza Stato-Regioni, sessione europea sulle questioni europee di interesse regionale e provinciale, istruzioni delle regioni alla Rappresentanza permanente d'Italia presso l'Unione Europea, intervento delle delegazione regionali alle riunioni della CIAE - Comitato Interministeriale per gli Affari Europei) o diretta cioè presentandosi loro stesse come interlocutori (partecipazione dei Consigli Regionali all'istituzione e composizione di organismi comunitari come il CALRE - Conferenza delle Assemblee Legislative Regionali Europee, scelta dei membri dei Consigli Regionali da inviare presso il Comitato delle Regioni, partecipazione delle Regioni Italiane alla Conferenza dei Presidenti delle Regioni Legislative - REG LEG). Ma anche la costituzione di propri uffici di collegamento presso Bruxelles.
  • L'ingerenza del diritto UE sul riparto delle competenze normative tra Stato e Regioni: molte competenze prima statali sono state devolute alle Regioni in nome degli interessi comunitari (ne sono un esempio i Programmi Integrati Mediterranei - PIM).

Questa nuova stagione "europea" ha avuto un suo riflesso anche negli Statuti Regionali all'indomani delle modifica costituzionale del Titolo V. Tutti gli Statuti (eccetto le Marche) si impongono di creare un collegamento con le istituzioni dell'Unione Europea. Per gli strumenti della fase discendente quasi tutte le regioni si sono dotate di strumenti che imitano quelle statali cioè le leggi comunitarie regionali.

Le Regioni senza Europa

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Tutti questi sistemi, posti in essere dall'Unione Europea anche per svalutare la forza dello Stato non ha reso però l'effetto sperato tanto è vero che oggi non si parla più di Europa delle Regioni. Ma posti in discussioni i fondamentali ambiti della mediazione statuale, l'Unione Europea rischia oggi di essere direttamente investita da una insidiosa spirale di localismi, secessioni, etnonazionalismi, ai quali dovrà necessariamente far fronte. Il rischio, se non ci sarà una forte reazione, è che ci sarà non più una Europa delle Regioni ma delle Regioni senza Europa.