Il Neofederalismo

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lezione
Il Neofederalismo
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Diritto regionale
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

Definizione di federalismo[modifica]

La spinta propulsiva verso il federalismo si ha con la XI Legislatura tanto è vero che si avrà una Bicamerale nel 1992. Ma questa spinta non avrà esiti brillanti. Manca infatti una definizione chiara e non controversa di federalismo che permetta ipotesi classificatorie. Lo Stato regionale ai limiti del federalismo ipotizzato dalla Bicamerale non è altro che una astrazione per due motivi:

  • da un lato non si può indicare con precisione quando finisca il regionalismo e inizi il federalismo.
  • dall'altro tutti gli istituti sintomatici proposti non riuscivano a contrastare la spinta disgregatrice dell'unità nazionale.

Federalismo sociale[modifica]

L'Assemblea Costituente cerco in ogni modo di escludere costituzionalmente l'ipotesi federalista. Questa avversione è legata molto al contrasto al retaggio liberal individualista che la costituente dimostrava preferendo quest'ultima il modello democratico sociale che prevedeva un forte controllo Statale sulle politiche sociali. Il nuovo Welfare State così spiazzava l'idea federalista di una società staccata dallo Stato. L'idea federalista però cerca di adattarsi al nuovo Stato e nasce il Federalismo sociale o cooperativo caratterizzato da forme di collaborazione verticali (tra Stato e Regioni) o orizzontali (tra le stesse Regioni).

Possibilità di una revisione costituzionale del Titolo V ?[modifica]

Questa nuova forma di federalismo fa superare tutti i contrasti sorti durante la costituente sulla stesura del Titolo V. Sempre questa nuova visione fa sorgere non poche perplessità sulla possibilità o meno di creare forme federaliste più o meno spinte e quindi scalfire quel principio di unità della Repubblica che fino ad allora era rimasto sacro. È indubbio che la possibilità c'è, dato il carattere elastico della definizione di unità, ma certamente non è ammissibile un evento tale da assumere le forme di una vera e propria rottura anche dell'ordine costituzionale. E l'ordine costituzionale si ravvisa nel principio democratico che regge la stessa forma di Stato. La democrazia non va intesa però come un limite alla revisione ma come effettivo ordine complessivo della vita sociale che compendia in se i presupposti e le condizioni affinché esiste la stesso ordinamento. Tale principio si esplica nei diritti sociale che a loro volta connotano il nuovo Stato sociale. Lo Stato sociale quindi diventa parte integrante del nostro impianto democratico e costituzionale e tale visione non fa altro che respingere in maniera categorica la possibilità di un federalismo integrale che contrasterebbe con l'idea di uguaglianza sociale insita nello stesso Stato sociale (è indubbio infatti che in uno Stato federale integrale ci sarebbero disparità tra i vari cittadini italiani residenti nelle varie regioni). Negli anni settanta il Welfare State inizia a subire i primi contracolpi che si anche con una nuova tendenza federalita centrifuga. La Lega Nord arriverà addirittura a proclamare la Costituzione di Assiago nel dicembre 1993, ritenuta da molti una eversione alla costituzione, e la costituzione di Genova del novembre 1994. Nasce così il neofederalismo.

Il Neofederalismo e il Regionalismo Cooperativo[modifica]

La nuova spinta neofederalista comporta una nuova paura di disgregazione. Per contrastare tale disgregazione gli stessi neofederalisti affiancano allo Stato federale la forma di governo presidenziale ritenuta l'unica in grado a garantire l'unità nazionale. Il presidenzialismo ritorna ad essere l'unico contrappeso al federalismo. Ma questo è una idea assolutamente infondata dato che con una indagine comparata si può vedere che il federalismo non influisce in alcun modo sul modello di forma di governo (basti pensare al Belgio, all'Austria, alla Germania dove ci sono forme di governo parlamentarie). La nuova tendenza neofederalista è sicuramente figlia del nuovo binomio localismo-populismo e l'espansione del mercato sostenuta dalla Comunità europea. Ma questa nuova forma di federalismo (in netta antitesi con la forma classica che era centripeta) va intesa soprattutto come regionalismo cooperativo. Molti hanno visto questa forma con derogatoria dell'impianto costituzionale concernente l'ordinamento regionale. Ma tale pensiero è stato negli ultimi periodi contrastato tanto è vero che si afferma la netta distinzione tra ordinamento statuale e ordinamento regionale. Tale orientamento è stato più volte ribadito dalla stessa Corte Costituzionale che anzi in più di una deliberazione afferma il principio di leale cooperazione fra Stato e Regioni. Tra l'altro tale principio sorge anche dalla concreta necessità pratica di una collaborazione tra i vari organismi statali. Di contro però le attuali revisioni del Titolo V non affermano questo principio anzi superando la vecchia previsione del principio della concorrenza, viene ora introdotta una sistematica ripartizioni di materie tra Stato e Regioni con una rigida separazione quindi di competenze. Tale adozione è dovuta alla convinzione che i principi di concorrenza e collaborazione altro non hanno fatto che aumentare l'ingerenza dello Stato sulle Regioni.