La legge 42/2009

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lezione
La legge 42/2009
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Diritto regionale
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

L'articolo 119 della Costituzione e il nodo della sua attuazione[modifica]

La Riforma del Titolo V è stata anticipata di un anno dall'introduzione del sistema del federalismo fiscale con il decreto legislativo 56 del 2000, ma solo con la legge costituzionale 3 del 2001 tale sistema assume piena dignità costituzionale. Con la revisione del Titolo V, infatti, viene attribuita la competenza esclusiva in materia di sistema tributario e contabile allo Stato, mentre diviene potestà legislativa concorrente tra Stato e Regioni l'armonizzazione dei bilanci pubblici (poi rientrata in ambito esclusivo statale com la legge 2012 ) e il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Viene riconosciuta invece alle Regioni e agli Enti locali "autonomia finanziaria di entrata e di spesa" che deve svolgersi in armonia con la Costituzione, "secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario" (articolo 119 secondo comma della Costituzione). Di qui i sistemi tributari diventano potenzialmente tre: statale, regionale e locale. Inoltre al comma tre viene istituito un fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale. Infine al comma cinque viene introdotta la possibilità da parte dello Stato di introdurre fondi speciali per determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.

La legge 42/2009 e il Federalismo Fiscale[modifica]

La legge 5 maggio 2009 numero 42 si presenta quindi come il punto di arrivo di un tortuoso processo normativo. Il fondamento giuridico valoriale di questa legge è il principio della territorialità, secondo cui "ogni regione ha il diritto i gestire la ricchezza prodotta sul proprio territorio". Per le risorse non necessarie quindi ogni regione deve provvedere da sé. Di qui un altro principio che è quello della sussidiarietà, che permette al potere pubblico di devolvere all'iniziativa privata parte delle competenze dei servizi. L'iniziativa pubblica viene anzi a configurarsi come solo sussidiaria rispetto a quella privata, potendo il pubblico intervenire, talora anche dovendo motivare l'intervento (art. 118 Cost.), in caso di "fallimento" o scarsa efficienza del privato, o qualora si dimostri una maggiore efficacia della gestione pubblica. Una eccezione a questo sistema è per quelle prestazioni relative a diritti civili e sociali. L'art. 20 della legge 42/2009 infatti delega alla legge statale la disciplina della determinazione dei livelli essenziali di assistenza e dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP). Le stesse Regioni possono inoltre ridurre al minimo le aliquote, dando loro un attuale potere se non di imposizione fiscale, quantomeno di regolazione dei tributi,rendendo potenzialmente le risorse statali solo residuali.

Le Regioni dunque non vedono più finanziati i servizi da esse dipendenti tramite trasferimenti di risorse dal bilancio statale ma tramite quote di compartecipazione di tributi statali secondo un criterio basato su "costi standard" per competenza. Ciò ovviamente implica che le Regioni più ricche ricavano più risorse, pertanto a fronte di questo effetto negativo è istituito un "fondo di perequazione per i territori con minore capacità fiscale per abitante". In tal modo gli enti a maggior capacità fiscale finanzierebbero 'integralmente' (ex art. 119 Cost.) le funzioni loro attribuite tramite tributi propri e compartecipazioni, mentre quelli a minore capacità fiscale tramite ovviamente tributi propri e compartecipazioni, nonché tramite le risorse del fondo perequativo.

Mancata attuazione[modifica]

La caduta del governo per la "crisi dello spread" e la successiva forte crisi della finanza pubblica, ha portato ad un rilevante rallentamento dell'attuazione del cd. "federalismo fiscale" e (anzi) a misure che hanno imposto un forte accentramento delle decisioni finanziarie.

Problemi della legge[modifica]

Secondo la legge, i finanziamenti per i LEP sono alimentati, secondo l'articolo 8 lettera d), da fondi nazionali e fondi di prelievo regionale, aprendo anche questioni di natura Costituzionale, venendosi a creare talora sovrapposizioni tra servizi finanziati dallo Stato e servizi gestiti dalle Regioni. Inoltre si prevedeva che per assicurare i LEP si facesse ricorso in futuro anche ad uno specifico fondo perequativo, il quale andasse a gravare sulla fiscalità generale, con un rischio potenziale quindi di valutare necessario o meno un provvedimento in base alla sostenibilità fiscale. La nuova legge poi non tiene conto del fabbisogno oggettivo di spesa ma si limita a far riferimento alla capacità fiscale per abitante, rischiando di creare delle scompensanzioni tra le varie regioni. Le Regioni per la spartizione dei fondi divrebbero poi fare riferimento a delle mere stime del fabbisogno di infrastrutture dei singoli enti. In somma, il sistema di perequazione nonché quello dei "costi standard" vengono introdotti, ma non ben definiti dalla legge.

Un rischio ulteriore è quello di portare possibili aspre competizioni tra i governi territoriali, sia positivamente (competizione tra servizi efficienti) sia negativamente (prevalenza di alcuni territori su altri "svantaggiati", anche a causa del non chiaro sistema di perequazione). Il problema derivante da ciò sarebbe quindi un possibile effetto di 'free-riding' (i cittadini delle aree povere sono portati ad andare nelle aree ricche, dove ci sono servizi a basso prezzo).

Per quanto riguarda gli interventi speciali previsti dal quinto comma dell'articolo 119 della Costituzione è dedicato tutto il capo V della legge ma vi sono varie decurtazioni rispetto all'articolo 119: ad esempio l'articolo 119 parla di risorse aggiuntive e interventi speciali, ma la legge si limita a definire solo i secondi. Gli interventi speciali, lungi dall'indicare una politica di interventi generali, riguardano specifici casi di bisogni emersi in alcune aree territoriali e finalizzati alla rimozione delle grandi diseguaglianze economiche e sociali, cumulativamente agli interventi dell'Unione Europea e degli stessi Enti locali. Tra l'altro lo stesso ricorso a tale istituto è demandato al giudizio di merito delle singole Regioni che dovranno avviare tavoli di mediazione con lo Stato per ricevere queste risorse.