Il diritto nell'Alto Medioevo

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lezione
Il diritto nell'Alto Medioevo
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materie:
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

Prospetto Temporale: 476 d.C. - 1000 d.C.

La Caduta dell'Impero Romano d'Occidente[modifica]

Nel 476 d.C. l'Impero Romando d'Occidente cade sotto le invasioni dei barbari. Alla contemporanea caduta dell'impero si ha anche una crisi del Diritto, che aveva avuto il suo momento florido proprio grazie al diritto romano. La mancanza di uno Stato legislatore e l'affermarsi invece di comunità sono la causa principale della stessa crisi. Emerge per la prima volta la fonte della consuetudine, che era sì presente nell'ordinamento romano ma non necessitava di riconoscimento: la voluntas populis che non aveva bisogno di una legittimazione formale, mentre la lex sì. Con i barbari si ha invece una inversione di prevalenza come fonte, la consuetudine prevale sulla lex. Due erano i principi che sostanzialmente regolavano il diritto:

  • principio della territorialità del diritto: ciascun individuo segue la legge del territorio in cui si trova;
  • principio della personalità del diritto: ciascun individuo segue la legge della propria stirpe.

Con i barbari si ha la prevalenza del secondo principio sul primo.

Bisogna ricordare che questo vale solo per il lato occidentale dell'Europa. In Oriente, dove ancora esisteva l'Impero Romano d'Oriente, gli imperatori invece continuarono a emanare costituzioni e lex. Si ricordi Costantino, che affermò la prevalenza della legge sulle consuetudini. Le consuetudini non potevano andare nè contro lex nè contro ratio. Inoltre si ricordino i due Codici di Teodosio e di Giustiniano, opere maestose che avranno notevole importanza dopo la fase di oscurità in cui cadranno nel Medioevo.

I Longobardi[modifica]

I Longobardi giungono in Italia commissionati da Giustiniano che voleva riottenere Roma precedentemente occupata dai Goti. Contemporaneamente Giustiniano prende accordi con la Chiesa, allora guidata da Papa Vigilio, affinché in Occidente sia applicato il suo Codice dopo la liberazione dai Goti, la Chiesa ottiene in cambio i territori italici precedentemente donati. Il piano di Giustiniano viene però stravolto: la Chiesa non fece mai attuare seriamente il Codice Giustinianeo e i Longobardi, liberata l'Italia, non fanno ritorno nelle loro terre ma prendono possesso della stessa. Giustiniano muore e i Longobardi si consolidano sul suolo italiano. Anche il loro ordinamento, strettamente germanico, subirà delle modifiche per la presenza in Italia ma le caratteristiche sostanziali restano:

  • La consuetudine come fonte primaria;
  • L'appartenenza alla natio cioè all'avere lo stesso sangue (che rafforza il principio della personalità del diritto rispetto a quello della territorialità).

Molta importanza ha la fattualità del Diritto, in netto contrasto con l'astrattezza del Diritto romano. L'essenza stessa del Diritto era il Diritto Privato mentre il Diritto Pubblico era legato solo alla struttura militare. L'organo politico infatti era proprio l'esercito militare: tutto era stabilito dall'assemblea in armi, composta da chi poteva avere e maneggiare le armi (indipendentemente dall'età, contava la prestanza fisica). Solo durante la guerra veniva eletto un capo dell'esercito che poi al termine della guerra tornava ad essere un semplice membro dell'assemblea. Era la stessa assemblea a decidere se le consuetudini potevano essere ritenute alla stregua di leggi. Quando i Longobardi arrivarono in Italia mutarono leggermente il loro ordinamento: abbiamo, ad esempio, la nascita della carica del Re dei Longobardi. I Longobardi, però, permettevano ai popoli locali di usare il proprio diritto e fu proprio questo a "salvare" il diritto da un sparizione totale. Con il tempo i Longobardi compresero come il Diritto Romano fosse più efficace del loro, tanto è vero che i Longobardi iniziano a porre per iscritto le loro consuetudini proprio come facevano i romani per le leggi. Il sostanziale avvicinamento al Diritto Romano si avrà poi nel IX secolo con Carlo Magno. Per quanto riguarda la vita dei due Codici è bene ricordare che il Corpus Iuris Civilis di Giustiniano sarà totalmente dimenticato in questo periodo e questo è confermato dal fatto che i Longobardi quando si avvicineranno al diritto romano lo faranno grazie al Codice Teodosiano. Perché venne usato questo Codice? Perché era il Codice che la Chiesa, che in questo periodo aveva un ruolo centrale nella società, più facilmente poteva manipolare non essendo completo e esaustivo come quello Giustinianeo. Il predominio della Chiesa sul diritto porterà ad un cambiamento anche importante dal legame di sangue al legame di Dio. E tutto questo comporterà il mutamento di visione da antropocentrica e reicentrica che durerà tutto il Medioevo.

Carlo Magno e l'Età Feudale[modifica]

La Chiesa si presenta come difensore delle popolazioni locali. Il potere dei vescovi non si limitava alla sfera spirituale ma anche politica, fungendo anche da giudice spesso non solo nelle questioni ecclesiastiche, ma anche in quelle laiche. Tra l'VIII e il IX secolo si sviluppano anche movimenti quali il monachesimo che permetteranno, tramite il loro lavoro da amanuensi, il trasmettersi delle fonti del diritto. La svolta da questo sistema si ha nel IX secolo. Gli Arabi premono lungo i confini europei al tal punto che la Chiesa chiede aiuto ai Franchi, l capo dei quali si distingue Carlo Magno. E proprio a lui Papa Leone III conferisce il titolo di Imperatore del Sacro Romano Impero che si estendeva dalla Spagna alla Germania. Egli divenne Re dei Re dei popoli germanici (ogni popolo aveva un proprio Re): era la Nascita del Sistema Feudale. Ogni Re infatti nominava a sua volta dei conti i quali a loro volta nominavano vassalli e così via, con un rapporto di interdipendenza reciproca. Carlo Magno si assicurava il controllo su di essi attraverso i missi dominici, solitamente in coppia, che avevano incarico di visionare il loro operato. Il sistema ebbe la sua massima efficienza con Carlo Magno, con il quale formalmente morì ma sostanzialmente continuò per diversi secoli creando la frammentazione e l'instabilità dello stesso Sacro Romano Impero, il cui titolo formalmente restò fino con la dinastia Asburga nel 1806. Gli elementi essenziali del Feudalesimo sono:

  1. Vassallaggio: rapporto di fedeltà tra il signore e il vassallo con un sistema di diritti-doveri reciproci. Il Signore aveva un diritto di vita e di morte sul vassallo il quale giurava di prestargli soccorso.
  2. Beneficio: in cambio della fedeltà nel vassallaggio il Signore dava al vassallo dei terreni. Il vassallo a sua volta poteva darli ad altri sottoposti creando un sistema a gradini (Imperatore, Conte, Vassalli, Valvassori e Valvassini).
  3. Immunità: sia fiscale che giuridica. L'Impero era diviso tra feudi (controllo dei conti) e demani (controllo dell'imperatore). All'interno della Contea il Conte era immune dal pagare tributi e poteva lui stesso imporne. Era immune anche giuridicamente se non dall'Imperatore. Tra l'altro il Conte era giudice nella sua contea.

I Conti con il passare del tempo assunsero sempre più potere. A questo si contrappose il desiderio da parte di Carlo Magno di emanare leggi che andassero oltre il solo Regno dei Franchi ma si estendessero a tutto l'Impero. Si badi che in questo periodo la figura del sovrano o dell'Imperatore non assumerà mai la connotazione di sovrano-legislatore ma sempre e solo quella di sommo giudice. Anche Carlo Magno non si allontanerà da questa tipologia pur emanando delle disposizioni (i capitula) validi per tutto l'impero. Ma saranno atti sporadici che avranno breve vita, in primo luogo a causa della Chiesa che, sebbene con Leone III avesse imposto la non ingerenza reciproca, l'aveva fatta rimanere solo un principio formale. Il feudo inizialmente non era ereditario e tornava all'Imperatore. Lo divenne solo nel 877 d.C., quando Carlo il Calvo con il Capitolare di Quierzy dispose che il feudo venisse ereditato dal figlio del feudatario morto in guerra. Solo intorno al 1000 d.C. Corrado II il Salico con l'Editto de benefici riconobbe ereditario ogni tipo di feudo. Ma la forza del feudalesimo si giocava proprio sulla non ereditarietà dello stesso, che obbligava il vassallo ad una continua fedeltà nei confronti del Signore. Il venir meno di questo vincolo segna l'inizio della fine del sistema e il disconoscimento dello stesso Imperatore che per avere i servigi del vassallo deve iniziare a pagare. Un tentativo di freno fu attuato nel 951 con Ottone I, che iniziò ad affidare le Contee ai Vescovi. Ma anche questo sistema fallì, data la forte corruzione dilagante tra il tessuto ecclesiastico del tempo. Il Sacro Romano Impero sostanzialmente era morto con Carlo Magno.

Il Potere Laico della Chiesa, le Scuole e il Diritto Comune[modifica]

Come abbiamo detto la Chiesa si oppose ai Capitolari di Carlo Magno. La Chiesa infatti ottenne con il tempo sempre più potere in materia giuridica, tanto che a partire dal 800 d.C. i tribunali ecclesiastici, che già avevano la giurisdizione anche laica, iniziarono addirittura a vagliare le consuetudini se o meno vada applicataTemplate:Non chiaro. Il requisito applicato era quello del principio dell'equità, derivante da Dio, e su essa si basava sia sul giudizio sia sul primato della consuetudine.Template:Non chiaro Per quanto riguarda le scuole, nel periodo medievale esistevano tre indirizzi scolastici. Due erano di formazione ecclesiastica:

  • Scuole Monastiche: che formavano gli amanuensi, i quali trasmettevano anche fonti normative ritenute comunque espressione di Dio. (formazione passiva)
  • Scuole Episcopali: formavano i vescovi non solo sulla cultura classica, ma anche sulla formazione giuridica. (formazione passiva)

Una di Formazione Laica:

  • Scuole Palatine: sorgevano nei palazzi imperiali del potere e raccoglievano commissioni di giudici esperti (non per forza laici) che si staccarono sempre più dalla religione.

Proprio nelle Scuole Palatine si comprese che il principio del personalismo non era più sufficiente, perché i rapporti tra i soggetti non erano più solo tra persone della stessa natio. Iniziarono a pensare che c'era bisogno di un diritto che regolasse le relazioni tra soggetti di varie nazionalità e fu proprio questa la nascita del Diritto Comune. Possiamo vedere il Diritto Comune sotto due chiavi di lettura:

  1. Socio-politica: è il diritto comune a tutto l'impero che include i vari diritti particolari e colma le lacune tra i vari diritti differenti;
  2. Scientifico: studiato e analizzato nelle Università (di cui la prima Bologna) e poi manipolato dai giuristi, è l'insieme del Diritto Civile e Canonico.

Il Diritto Comune non poteva non assumere, in relazione alla chiave di lettura socio-politica, la forma del Diritto Romano, l'unico Diritto che riusciva a dare una risposta universale. Il Diritto Comune ha l'obiettivo di dare risposte dove vi erano lacune del Diritto Particolare, tale idea è recepita in maniera diversa dai vari Stati:

  • in Italia il Diritto Comune entrerà subito in atto anche per l'influenza Romana;
  • in Germania non fu recepito essendo un paese di tradizione consuetudinaria, tanto è vero che in Germania vi sarà una distinzione tra giuristi che insegnano diritto e giuristi che lo applicano;
  • in Francia ci si dividerà tra Francia Meridionale, che applica il Diritto Comune, e Settentrionale che rimarrà al Diritto Consuetudinario.
  • in Inghilterra si attuerà il sistema di Common Law con la differenza tra Reale Giurisprudenza e Reale Dottrina.

Il Codice Romano adottato studiato è quello Teodosiano, dato che il Codice Giustinianeo rimarrà dimenticato fino ad intorno al 1000 d.C..


Exquisite-kfind.png Per approfondire questo argomento, consulta la pagina Il Common Law.