Il Codice Napoleonico

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lezione
Il Codice Napoleonico
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Diritto medievale e moderno
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

Premessa[modifica]

La Presente Lezione di Approfondimento, che si collega a stretto nodo con la Lezione 5 del Corso, vuole studiare da vicino il Codice Napoleonico. Le seguente Lezione non è necessaria al buona conoscenza del Diritto Medievale e Moderno ma si ritiene necessaria per poter comprendere a pieno cosa è stato il Codice Napoleonico e quali influssi ha ancora oggi nel Diritto Europeo e non.

Lezione di Approfondimento[modifica]

Il codice civile napoleonico viene emanato attraverso l'approvazione di 36 leggi diverse, a partire dall'8 marzo 1803 (14 ventoso anno XI). Tutte vengono riunite dall'art.1 della legge 30 ventoso anno XII (21 marzo 1804). Il Codice è diviso in un titolo preliminare e in tre libri: persone, cose e modi di acquisto della proprietà. Il Code civil è prodotto da quattro grandi giuristi, la cui scelta risponde alla precisa volontà di conciliare la tradizione dei Paesi di diritto scritto con quella dei Paesi di diritto consuetudinario. Si tratta di Tronchet e Bigot de Premeneau (per l'esperienza consuetudinaria), Portalis e Maleville per l'esperienza romanistica. Questo esprime efficacemente il legame del Codice con la tradizione: infatti la codificazione rappresenta per molti aspetti un ritorno al passato, poiché si ispira a criteri decisamente conservatori rispetto al diritto intermediario (ad esempio in tema di patria potestà e di divorzio). Con la codificazione si compie finalmente quel processo d riforma dell'ordinamento giuridico che si vagheggiava già dall'umanesimo e che consiste soprattutto nella riforma del sistema delle fonti. L'art. 7 stabilisce che "A partire dal giorno in cui queste leggi che formano il codice sono esecutorie, le leggi romane, le ordinanze, le consuetudini generali o locali, gli statuti, i regolamenti, cessano di avere forza di legge generale o particolare nell materie che formano oggetto delle dette leggi che formano il codice". Davvero il diritto comune non esiste più: la fonte unica e primaria è il Codice. Sono soprattutto due le norme che hanno contribuito alla esaltazione del code napolèon: l'art.4 e l'art. 544.

ART.4: Se un giudice ricuserà di giudicare sotto pretesto di silenzio, oscurità o difetto della legge, si potrà agire contro di lui come colpevole di negata giustizia.

Si tratta di una norma che esprime la spinta legalistica ed antigiurisprudenziale della Rivoluzione, derivante dall'accoglimento del principio della tripartizione dei poteri dello Stato; conferendo un rilievo alla centralità del potere legislativo, a discapito della magistratura, che avevano goduto del monopolio del diritto. È nota la matrice illuminista di una tale impostazione, che aveva fatto del principio della centrezza-chiarezza del diritto, col corollario della subordinazione del giudice alla legge, uno dei punti principali della propria battaglia riformista. La spinta antiugiurisprudenziale della Rivoluzione si esprime fin da subito, con la riforma dell'amministrazione della giustizia, avvenuta attraverso due decreti della Costituente nel 1790, introduttivi del referè legislatif e della Cassazione.

REFERÈ. È un meccanismo attraverso il quale l'interpretazione delle leggi spetta esclusivamente al legislatore. Infatti, i Tribunali devono sospendere il procedimento ogni volta che "ritengano necessaria l'interpretazione di una legge o l'emanazione di una legge nuova" (art.12 L.16-24/8/1790) (In particolare, questo è il c.d. referè facoltativo).

CASSAZIONE. È il giudice di legittimità, ovvero il giudice di ultimo grado che verifica la corrispondenza alla legge delle sentenze emesse dai tribunali inferiori. La Cassazione ha il compito di annullare "ogni giudizio che contenga una contravvenzione espressa al testo di legge" (art.3 L.1/12/1790), non operando invece giudizi di merito.

È noto come il code civil facesse sua questa impostazione pur con i temperamenti dovuti al mutato clima politico. La codificazione risolve il complicato rapporto tra legge e interprete proprio attraverso l'art. 4. L'idea di fondo è che una legge, completa e chiara e semplice, non abbisogna di alcuno sforzo interpretativo che non sia quello rigidamente deduttivo. (Si ricordi la giurisprudenza meccanica degli Illuministi). L'art.4, stabilendo che se un giudice dovesse rifiutarsi di giudicare sotto pretesto di silenzio, oscurità o difetto della legge, si potrà agire contro di lui come colpevole di denegata giustizia, statuisce proprio la completezza della legge codicistica. È un impostazione alla quale ha contribuito l'efficacia della formulazione letterale e sistematica del Codice, alla quale oggi quasi unanimemente si riconosce la sua longevità e adattabilità. Proprio sul principio della completezza si è costruito un sistema che ha comportato effetti significativi sul piano interpretativo. La completezza del Codice indica in sostanza il criterio rigidamente deduttivo dell'interpretazione, secondo cui da un insieme di norme razionalmente composto in maniera astratta e generale, si possono trovare soluzione per tutti i casi concreti sottoposti all'interprete. Sistema reso ancora più efficace dall'istituzione della Corte di Cassazione.

ART.544: La proprietà è il diritto di godere e disporre delle cose nella maniera la più assoluta, purché non se ne faccia un uso vietato dalle leggi o dai regolamenti.

Questa norma rappresenta l'esito del lungo e travagliato processo storico che ha caratterizzato il diritto di proprietà privata, espressione paradigmatica dell'individualismo giuridico: si afferma la signoria assoluta del proprietario sul bene, in evidenza antitesi all'abolito regime fondiario feudale. I caratteri sui quali si è costruita la figura del proprietario sono la sua pienezza ed assolutezza: grazie a questi la proprietà diventa lo strumento indispensabile per la costruzione della nuova società, finalmente dominata dall'individuo, libero, che agisce secondo la sua volontà (grazie anche alla previsione dell'autonomia contrattuale, ex art.1134: Le convenzioni legalmente formate hanno forza di legge per coloro che le hanno fatte. non possono essere revocate se non per mutuo consenso o per le cause previste dalla legge. Esse devono essere eseguite seconda buona fede"). Il dibattito politico-filosofico svoltosi introno al concetto di proprietà ha condotto alla prevalenza del pensiero liberale, secondo cui la proprietà privata è istituzione di diritto naturale perché strettamente correlata alla libertà dell'individuo, che essenzialmente si risolve nella possibilità di far propri i frutti del proprio lavoro. È giusnaturlista l'immagine del selvaggio-proprietario dei beni della terra, esistente dall'orgine dei tempi. Pratlis è un convinto sostenitore del fondamento naturale della proprietà privata si afferma definitivamente, con l'autorità della legge, il principio invidualistico,, principio che più di ogni altro esprime la Rivoluzione e influenza l'intera Codificazione. Il diritto di proprietà è considerato fondante la legislazione civile poiché non è semplicemente la regolamentazione di un rapporto uomo-beni, ma appare la proiezione materiale della personalità stessa dell'individuo, come evidenti valenze politiche. Il pensiero della Fisiocrazia appare il più paradigmatico per esprimere le idealità individualiste dell'epoca. Il sistema filosofico della scuola fisiocratica si fonda sul presupposto di un ordine sociale naturale, indipendente dalla volontà dell'uomo, regolato da leggi immutabili, alle quali avrebbero dovuto conformarsi le leggi positive. SI ritiene che tutti i disagi del tempo - in particolare la forte contrapposizione tra il lusso delle classi superiori e la povertà di quelle inferiori (che poi erano quelle produttrici di ricchezza) - dipendano dal fatto che le società umane avessero disconosciuto il loro ordine naturale, il cui fondamento primario era il riconoscimento della proprietà privata, introdotta con l'avvento dell'agricoltura. È notevole l'influenza delle teorie fisiocratiche sui giuristi-rivoluzionari: esaltazione della totale libertà economica, con condanna senza riserve del regime feudale.