Il Codice Napoleonico e i suoi riflessi nel Diritto Europeo

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lezione
Il Codice Napoleonico e i suoi riflessi nel Diritto Europeo
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materie:
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

Prospetto Temporale: 1804 d.C.

L'Illuminismo e la nascita del Code Napoleon[modifica]

Il Codice Napoleonico è il primo Codice Civile del mondo ed è stato emanato dallo stesso Napoleone nel 1804.

Il sostrato culturale del Codice Napoleonico prende le sue radici dall'Illuminismo. L'Illuminismo, da un punto di vista giuridico, era composto da filosofi che puntavano il dito contro la mancanza di certezza del diritto. Esso era infatti un insieme di fonti del diritto che via via si andavano sempre più a implementare. A questo si univa che tutti i vari diritti erano posti su uno stesso grado di valenza e quindi l'applicazione di una o l'altra fonte era a totale arbitrio dei giudici. Tutto questo causava una grave incertezza. Andava così quindi abolito tutto il Diritto Comune e riscritto da capo partendo proprio dalla forma. Esso doveva essere semplice e comprensibile a tutti. Bisognava poi eliminare l'eterointegrabilità delle fonti, cioè il Codice doveva essere bastante a se stesso. Non dovevano servire altre leggi a specificarlo o completarlo.

Se sul campo civile si affermò la necessità di introdurre nel Codice il principio di proprietà e la tutela dell'individuo, sul campo penale si affermò il pensiero di Cesare Beccaria, che con il suo "Dei Delitti e delle Pene" si può ritenere padre del diritto penale moderno. Egli si schierò apertamente contro la tortura e la pena di morte. Bisognava proporzionare la pena alla condanna perché la condanna stessa non era una vendetta ma doveva servire alla rieducazione del condannato. Affermava poi il principio di stretta legalità, il fatto non può essere considerato reato se non c'è una legge che lo inquadra come tale. In ultimo il principio di irretroattività della legge penale, non posso essere condannato per una legge che non esisteva al momento in cui ho compiuto l'atto.

In questa epoca poi si introduce per la prima volta il giudizio di legittimità, cioè il controllo non sul merito della questione ma sul corretto svolgimento dell'operato dei giudici di grado inferiori preposti al giudizio sul caso. Nasce così la Cassazione (prima in Francia nel 1790 e poi solo nel 1848 in Italia nel Regno di Sardegna).

Sempre in Francia per la prima volta si arrivò a teorizzare che il giudice dovesse limitarsi esclusivamente ad applicare la legge. Tutto questo nasceva dalla teoria della divisione dei poteri dello Stato affermata ne "Lo Spirito delle Leggi" di Montesquieu. Il giudice doveva essere solo la "bocca delle leggi".

In tutto questo scenario si instaura la sempre più maggior intenzione di creare un Codice di leggi che dia finalmente la certezza del Diritto. Prima di arrivare la Codice Napoleonico anche gli stessi sovrani avviarono dei tentativi che vengono chiamati Consolidazioni, raccolte ufficiali di leggi eseguite dall'autorità statale. Il più delle volte i rovrani si limitavano a raccogliere in forma scritta le leggi e le consuetudini che già si erano fortemente radicate nella realtà. Proprio questa fu la causa del poco successo delle stesse consolidazioni le quali, da una parte non innovavano il Diritto ma semplicemente lo raccoglievano, dall'altra essere erano spesso lacunose e rinviavano allo stesso diritto comune causando la eterointegrabilità delle fonti che è causa anch'essa di incertezza del diritto.

A tutto questo il momento di frattura è sicuramente segnato dalla Rivoluzione francese. Circa dieci anni di lotte sociali che portarono alla caduta della monarchia francese, all'instaurazione della Repubblica e infine all'avvento di Napoleone e del suo Impero.

Già nel regime Repubblicano si cercò di scrivere un Codice Civile, ma fu solo sotto Napoleone, il 21 marzo 1804, che si ebbe il Codice Napoleonico. I caratteri del Codice Napoleonico sono:

  • la sua formalità: è diritto solo ciò che è posto dallo Stato, e da questo ne deriva la statualità della legge;
  • l'autointegrabilità del Codice stesso: il giudice deve trovare risposte alla questione all'interno del Codice stesso e se ci sono lacune si compie un lavoro di interpretazione logico-sintattica della legge per colmarle.

Tre sono gli articoli chiave del Codice che segnano la rivoluzione attuata dallo stesso:

  1. Articolo 4: Il giudice ha l'obbligo di decidere. Se non lo fa rischia la condanna per denegata giustizia.
  2. Articolo 7: Dall'entrata in vigore del Codice tutte le altre fonti sono abrogate (si elimina così l'eterointegrabilità delle fonti)
  3. Articolo 544: Si istituisce la Proprietà Privata, cioè il potere di disporre in maniera piena e assoluta di un bene (decade totalmente così il feudalesimo). Si arriva a questa concezione della proprietà poiché è mutata anche la concezione dell'uomo stesso. La proprietà è la percezione concreta della libertà dell'uomo, che è libero perché proprietario di se stesso. Dalla proprietà si instaurano gli altri diritti.

Anche altre sono le novità introdotte dal Codice:

  • La previsione dell'autonomia contrattuale: se rispettati i requisiti di legge, il contratto diventa tra le parti medesime come una legge.
  • Il lavoro è visto come una proprietà del lavoratore che lo compie.

In conclusione, non va dimenticato che il Codice Napoleonico, pur essendo visto come una pietra miliare del Diritto Moderno, è pur sempre un Codice dei boghesi per i boghesi. Lo stesso principio di proprietà nasce in contrapposizione al feudalesimo e quindi sotto l'ottica dello Stato lberale ottocentesco che era impregnato dai valori della nuova classe borghese.

I Riflessi in Europa del Code Napoleon[modifica]

Quello che emerse subito in Europa fu l'aumento del potere da parte del legislatore e la riduzione del potere giuridico a mero esecutore della legge. Questo differenziò ancora di più la visione continentale da quella angloamericana che giocava invece su un ruolo predominante della sfera giuridica sulla legge.

Per quanto riguarda l'influenza del Code Napoleon in Italia possiamo vedere due atteggiamenti distinti: quello tedesco e quello italiano.

In Germania il Code Napoleon fu accolto con grande favore. La necessita di riforma era viva in quelle terre dove era forte il sentimento nazionale. Ugualmente ci furono delle differenze tra pensiero francese e tedesco. Mentre in Francia la codificazione è spinta dal giusnaturalismo con giuristi legati alla praticità del diritto, in Germania tutto si sviluppa nelle università e quindi senza un reale contatto con la vita reale. Uno dei principali giuristi fu Savigny il quale si oppose alla teoria giusnaturalista. Fervente positivista riteneva che l'unico diritto da considerare era quello posito poiché il diritto naturale era astratto e quindi incerto. Bisognava quindi allontanarsi dall'astrattismo naturalistico. Ugualmente il diritto non nasce dal passaggio dal diritto naturale a quello posito, cioè il diritto non si fonda sulla natura dell'uomo ma sulla storia del popolo, solo conoscendo la storia del popolo si può porre buone leggi. Solo i giuristi che studiano la storia sanno cosa è giusto e cosa è sbagliato per il popolo. Il giurista è quindi prima di tutto uno storico. Critica quindi la Codificazione Napoleonica che si basava invece proprio sul giusnaturalismo. In questa fase ritorna poi la visione umanistica del diritto. Riprenderanno le fonti del diritto romano superando il contesto degli autori, solo così, diversamente da come affermava il mos italicus, conoscendo la genesi del diritto giustinianeo si poteva creare un diritto germanico. Nasce da questo la cosiddetta Pandettistica cioè manuali "Pandette" che riunivano le analisi sistemantiche del Digesto. Per quanto riguarda l'ordinamento, per Savigny, esso è chiuso e quindi fortemente nazionalistico, la risposta ai problemi è all'interno della Nazione non bisogna guardare fuori. A Savigny si affianca Thibaut i quali affermavano che bisognava creare un codice specchio della società stessa e che era chiuso a soluzioni da cercare nell'ordinamento nazionale stesso.

In Italia il Codice Napoleonico ebbe una certa importanza prima del 1865. La codificazione entrò nelle Costituzioni Ottocentesche dei Regni Italici. I giuristi italiani nel sentire l'influsso francese rimasero affascinanti anche da quello tedesco infatti in Francia vi era il primato della legge, in Germania quello dei dottori. L'ondata napoleonica in Italia, inizialmente fu massima ma poi i giuristi si avvicinarono sempre più al filone tedesco poiché il Codice Napoleonico era avverso alla dottrina che invece in Italia era ancora molto ampia. Sul piano civile, dallo studio del civilismo romano, nascono i diritti soggettivi, i diritti oggettivi, il contratto e il negozio giuridico. Sul piano penale, invece, vi fu una spaccatura tra chi seguiva l'influenza illuministica della scuola classica (Messina), e quindi tendente ad una riabilitazione del condannato, e chi invece della scuola positiva (Lombroso), che guarda il reo come un soggetto antropologicamente inferiore e che quindi va isolato in favore della sicurezza pubblica. Inizialmente ebbe peso l'influenza classica che sarà poi tradotta nel Codice Pisanelli del 1865 mentre la scuola positivista avrà sempre più un peso forte e influenzerà il regime fascista il quale voleva proprio il mantenimento dell'ordine. L'influenza Napoleonica sfocerà proprio nel Codice Pisanelli del 1865 in cui emergerà l'istituto del matrimonio e della famiglia e che farà da collante tra Chiesa e Stato segnando la scissione tra potere spirituale e temporale.

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