Ratei e risconti

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lezione
Ratei e risconti
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Bilancio


I risconti, con i ratei, sono lo strumento contabile attraverso il quale si applica il principio di correlazione tra i costi e i ricavi di competenza dell'esercizio.

I "ratei" sono scritture di immissione di quote, di competenza dell'esercizio in corso, di manifestazioni economiche da rilevare per intero in futuro.
I "risconti" sono scritture di rinvio di quote, di competenza degli esercizi futuri, di manifestazioni economiche già rilevate per intero.

Il "rateo attivo" è la porzione di "credito presunto" che misura la quota, di competenza dell'esercizio in chiusura, di un ricavo a incasso complessivo futuro;
il "risconto attivo" è la quota sospesa di "utilità futura", di competenza degli esercizi successivi, di un costo già pagato integralmente.

Il "rateo passivo" è la porzione di "debito presunto" che misura la quota, di competenza dell'esercizio in chiusura, di un costo a pagamento complessivo futuro;
il "risconto passivo" è la quota sospesa di "impegno futuro", di competenza degli esercizi successivi, di un ricavo già incassato integralmente.

I ratei e i risconti attivi sono rilevati nell’attivo dello stato patrimoniale alla voce D "Ratei e risconti";
I ratei e i risconti passivi sono rilevati nel passivo dello stato patrimoniale alla voce E "Ratei e risconti".

La rilevazione di un rateo o di un risconto avviene quando sussistono le seguenti condizioni:
• il contratto inizia in un esercizio e termina in uno o piú successivi;
• il corrispettivo delle prestazioni è dovuto in via anticipata o posticipata, rispetto a prestazioni comuni a due o piú esercizi consecutivi;
• l'entità dei ratei e risconti varia in proporzione al trascorrere del tempo.

In queste voci vengono ricompresi costi e ricavi che maturano in proporzione al decorrere del tempo in un arco temporale che ha inizio in un esercizio e termine in quello o quelli successivi (a cavallo tra due o piú esercizi).
Pertanto, tra i ratei e i risconti non possono essere inclusi "i proventi e gli oneri" la cui competenza va a maturarsi "per intero" nell'esercizio cui si riferisce il bilancio o in quelli successivi.
A titolo esemplificativo, non comportano la rilevazione di ratei o risconti: le fatture ancora da emettere e ricevere, interessi attivi maturati ma non ancora accreditati su conti correnti, gli anticipi ricevuti o pagati nel corso dell’anno a fronte di canoni di locazione che maturano solo nell’esercizio successivo[1].

Per loro natura, i risconti come i ratei vengono rilevati esclusivamente a fine esercizio cioè al (31/12/n), e per questo nella pratica ragionieristica vengono concettualmente compresi nelle cosiddette scritture di assestamento, con precisione nelle operazioni di rettifica e di integrazione, che precedono la chiusura dei conti e la rilevazione del risultato economico.

Non è obbligatoria la distinzione dei ratei e risconti di durata superiore a 5 anni.

Dal dicembre 2016 i disaggi e aggi di emissione sui prestiti obbligazionari non sono piú oggetto di rappresentazione separata per le società che redigono il Bilancio in forma ordinaria.
Nel caso di prestiti obbligazionari:
− i disaggi di emissione sono rilevati tra i risconti attivi nella classe D dell'attivo dello stato patrimoniale;
− gli aggi di emissione sono rilevati tra i risconti passivi nella classe E del passivo dello stato patrimoniale[2].

Risconti attivi e passivi[modifica]

I risconti sono "quote sospese" perché di competenza di uno o piú esercizi successivi, a seguito di rettifiche dirette di costi o di ricavi (a rate periodiche anticipate) sostenuti o conseguiti finanziariamente per intero nell'esercizio in corso o in precedenti esercizi (alla decorrenza dell'intera rata periodica). Sono quindi "porzioni" di costi (risconti attivi) o di ricavi (risconti passivi), a rate periodiche finanziariamente anticipate per intero, non ancora maturate economicamente in tutto o in parte nell’esercizio in corso, ma totalmente o parzialmente pertinenti economicamente al futuro.

Il risconto è una quota di costo (risconto attivo) o di ricavo (risconto passivo) non ancora maturata economicamente (aspetto derivato), ma che ha già avuto la sua complessiva manifestazione finanziaria (aspetto originario).

I risconti fanno parte delle scritture di rettifica, cioè un'altra applicazione del principio della competenza economica; sono infatti componenti di reddito che sono stati misurati per intero da variazioni finanziarie nell'esercizio in corso o in precedenti esercizi, e che non sono in tutto o in parte di competenza dell'esercizio in chiusura, ma sono totalmente o parzialmente di competenza di uno o piú esercizi successivi. Ai fini dell'applicazione del principio della competenza economica, occorre "stornare" tali quote "non di competenza", per "rinviarle" a uno o piú esercizi successivi. Cosicché i risconti possono essere definiti "valori economici" che "rinviano al futuro" la quota "di competenza degli esercizi successivi" di un componente di reddito (la rilevazione avviene nello stato patrimoniale), a seguito di una "rettifica diretta", di pari importo alla quota sospesa pertinente al futuro, effettuata al conto acceso al costo o ricavo nel quale il componente era già stato registrato in contabilità generale (la rilevazione avviene nel conto economico).

I risconti sono, dunque, quote economiche di reddito "di competenza degli esercizi successivi", cioè valori economici di reddito "sospesi", quindi conti economici di reddito "patrimoniali", che si chiudono pertanto nello "Stato Patrimoniale".

Si tratta di rimanenze di servizi relative a rettifiche di rate periodiche di costi o di ricavi che si maturano in diretta proporzione del tempo e che sono pagabili o riscuotibili in via anticipata; possono essere attivi e passivi:

  • i risconti attivi quote di costi (oneri/spese) a rate periodiche anticipate, sostenute finanziariamente -per intero- nell'esercizio in corso o in precedenti esercizi alla decorrenza dell'intera rata periodica, sono quindi porzioni sospese di utilità pertinenti economicamente totalmente o parzialmente a uno o piú esercizi successivi, perché non ancora maturate in tutto o in parte nell’esercizio in corso;
  • i risconti passivi sono quote di ricavi (proventi/rendite) a rate periodiche anticipate, conseguite finanziariamente -per intero- nell’esercizio in corso o in precedenti esercizi alla decorrenza dell’intera rata periodica, sono quindi porzioni sospese di impegni pertinenti economicamente totalmente o parzialmente a uno o piú esercizi successivi, perché non ancora maturate in tutto o in parte nell’esercizio in corso.

Esempio: in data 15/09 un'impresa ha pagato in via anticipata un premio di assicurazione contro il furto di € 650,00 per un anno; in data 1/12 ha dato in locazione a terzi un fabbricato ad uso ufficio, stipulando un contratto di 6 anni al canone trimestrale anticipato di € 1.485,00. A fine esercizio si rendono necessarie due scritture di rettifica.

Risconto attivo[modifica]

Risconto attivo: 650*258/365 = 459,45 (dove 258 sono i giorni che vanno dal 31/12 al 15/09)

data codice conto descrizione dare avere
31/12 09.02 Risconti attivi (SP) sospeso premio 31/12-15/09 459,45
31/12 31.07 Assicurazione (CE) sospeso premio 31/12-15/09 459,45

Risconto passivo[modifica]

Risconto passivo: 1485*2/3 = 990

data codice conto descrizione dare avere
31/12 21.01 Affitti attivi (CE) sospesi affitti 31/12-28/02 990,00
31/12 16.02 Risconti passivi (SP) sospesi affitti 31/12-28/02 990,00

Differenze[modifica]

Si parla di risconti attivi nel caso di porzioni pertinenti economicamente al futuro perché non ancora maturate, da stornare in tutto o in parte all'esercizio in chiusura, in quanto totalmente o parzialmente di competenza di uno o piú esercizi successivi (es.: affitti passivi e premi assicurativi pagati anticipatamente), di costi (a rate periodiche anticipate) sostenuti finanziariamente per intero nell'esercizio in corso o in precedenti esercizi; mentre si avranno dei risconti passivi nel caso di porzioni pertinenti economicamente al futuro perché non ancora maturate, da stornare in tutto o in parte all'esercizio in chiusura, in quanto totalmente o parzialmente di competenza di uno o piú esercizi successivi (es.: interessi attivi percepiti anticipatamente), di ricavi (a rate periodiche anticipate) conseguiti finanziariamente per intero nell'esercizio in corso o in precedenti esercizi.

Ratei attivi e passivi[modifica]

Un rateo è una porzione di valore finanziaria presunta, di entrata (rateo attivo) o di uscita (rateo passivo) futura, che misura la quota maturata di competenza dell'esercizio di ricavi o di costi già maturati, non ancora rilevati poiché la loro manifestazione finanziaria avrà luogo in esercizi futuri quando la loro prestazione economica da eseguire sarà terminata.
In particolare, occorre integrare il conto economico dell'esercizio con tali quote di ricavi e di costi; pertanto, i ratei sono attivi, quindi rappresentano porzioni di crediti presunti, se riferiti a quote di ricavi, mentre passivi, cioè porzioni di debiti presunti, se riferiti a quote di costi.

Rateo attivo[modifica]

Ci sono proventi (fitti attivi, interessi attivi, canoni attivi, ecc.) che scadono e si riscuotono in rate periodiche (annualità, semestralità, trimestralità, mensilità) posticipate.
La parte di tali proventi maturata a fine esercizio (e quindi competente all'esercizio stesso) viene misurata dal rateo attivo (variazione finanziaria presunta).
La variazione finanziaria attiva (originaria), misuratrice di una variazione economica attiva (derivata), viene rilevata in un conto Rateo attivo (variazione finanziaria solo presunta), non potendosi rilevare in un conto Cassa (variazione finanziaria certa) perché la somma non è stata riscossa, né in un conto Crediti (variazione finanziaria assimilata) in quanto il credito sorgerà solo alla scadenza dell'intera rata nel prossimo esercizio (a rata posticipata).

Il rateo attivo è la porzione di credito presunto collegata alla quota di competenza dell'esercizio di un ricavo, la cui manifestazione finanziaria avverrà per intero in un esercizio successivo[1]. Un tipico esempio di rateo attivo è la quota di interessi attivi maturati a fine esercizio su un finanziamento erogato, il cui incasso effettivo avverrà nell'esercizio o negli esercizi successivi.

Ad esempio, un'impresa ha un credito di € 73.000,00 e concede (in data 15 novembre) una dilazione fino al 15 febbraio dell'anno successivo, con interessi, al tasso del 4%, che saranno a essa pagati posticipatamente di € 736,00 (73.000*4*92/36.500 = 736). L'impresa contabilizzerà al 31 dicembre, ossia a fine esercizio, un rateo attivo, per interessi dal 15/11 al 31/12, di € 368,00 (73.000*4*46/36.500 = 368). Questo verrà iscritto a bilancio come segue:

data codice conto descrizione dare avere
31/12 09.01 Ratei attivi (SP) interessi dal 15/11 al 31/12 368,00
31/12 40.10 Interessi attivi v/clienti (CE) Interessi dal 15/11 al 31/12 368,00

Rateo passivo[modifica]

Il rateo passivo è la porzione di debito presunto collegata alla quota di competenza dell'esercizio di un costo, la cui manifestazione finanziaria avverrà per intero in un esercizio successivo[1]. Un tipico esempio è, nel caso di un pagamento posticipato di una locazione passiva, la quota maturata entro la fine dell'esercizio, il cui pagamento effettivo avverrà nell'esercizio o negli esercizi successivi.

Ad esempio, un'impresa che abbia contratto un mutuo passivo bancario per € 30.000,00 e i cui interessi semestrali posticipati (al tasso del 5%) vengono pagati il 1º novembre e il 1º maggio, contabilizzerà al 31 dicembre un rateo passivo di € 250,00 (30.000*5*2/1.200 = 250). Questo verrà iscritto a bilancio come segue:

data codice conto descrizione dare avere
31/12 41.10 Interessi passivi su mutui (CE) interessi dall'1/11 al 31/12 250,00
31/12 16.01 Ratei passivi (SP) interessi dall'1/11 al 31/12 250,00

I ratei nel bilancio[modifica]

In bilancio, i ratei compaiono nello stato patrimoniale e vanno iscritti (a seconda della loro natura) alla voce D delle attività (se ratei attivi) o alla voce E delle passività (se ratei passivi).

Il principio contabile OIC 18 dell'Organismo italiano di contabilità definisce i ratei attivi e passivi come quote che rappresentano crediti e debiti in moneta. Tale principio precisa inoltre che non è possibile iscrivere in contabilità ratei per fatture da emettere o per fatture da ricevere, oppure per oneri e proventi non determinati nel loro ammontare, la cui competenza è maturata "per intero" nell'esercizio: in questi casi è necessario utilizzare i rispettivi conti di credito e di debito[1].

La quota di componente di reddito misurata dal rateo va imputata nel calcolo del risultato d'esercizio, anche se la sua effettiva manifestazione finanziaria avverrà complessivamente in futuro.

Note[modifica]

  1. 1,0 1,1 1,2 1,3 Principi contabili – Ratei e risconti (PDF), Organismo italiano di contabilità, dicembre 2016. URL consultato il 29 dicembre 2020.
  2. Il Principio contabile OIC 18: Ratei e risconti - Analisi pratica a uso didattico (PDF), Pearson. URL consultato il 09 gennaio 2021.