Ratei e risconti

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lezione
Ratei e risconti
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Bilancio








I risconti, con i ratei, sono lo strumento contabile attraverso il quale si applica il principio di correlazione tra i ricavi e i costi di competenza dell'esercizio. In queste voci vengono ricompresi costi e ricavi che maturano in proporzione al decorrere del tempo in un arco temporale che ha inizio in un esercizio e termine in quello o quelli successivi. Non è obbligatoria la distinzione dei ratei e risconti di durata superiore a 5 anni.

Risconti attivi e passivi[modifica]

Il risconto è una quota di costo (risconto attivo) o di ricavo (risconto passivo) non ancora maturata, ma che ha già avuto la sua manifestazione finanziaria.


I risconti fanno parte delle scritture di rettifica, cioè un'altra applicazione del principio della competenza economica; sono infatti componenti di reddito che sono stati misurati da variazioni finanziarie, ma che non sono in tutto o in parte di competenza dell'esercizio in chiusura. Ai fini dell'applicazione del principio della competenza economica, occorre stornare tali quote per rinviarle all'esercizio successivo. I risconti possono essere definiti "valori economici" che, mentre rinviano al futuro il componente di reddito non di competenza, effettuano una "rettifica diretta" nel conto acceso al costo o ricavo nel quale il componente era stato registrato in contabilità generale. I risconti possono essere attivi e passivi (le definizioni inglesi aiutano nella comprensione) :

  • I risconti attivi (spese anticipate) sono dei costi già sostenuti ma di competenza di uno o più esercizi successivi;
  • i risconti passivi (ricavi anticipati) sono dei ricavi già ottenuti ma di competenza di uno o più esercizi successivi.

Esempio: in data 15/09 un'impresa ha pagato in via anticipata un premio di assicurazione contro il furto di € 650 per un anno; in data 1/12 ha dato in locazione a terzi un fabbricato ad uso ufficio, stipulando un contratto di 6 anni al canone trimestrale anticipato di € 1485. A fine esercizio si rendono necessarie due scritture di rettifica.

Risconto attivo[modifica]

Risconto attivo:650*258/365 = 459,45 (dove 258 sono i giorni che vanno dal 31/12 al 15/09)

31/12 09.02 Risconti attivi sospeso premio 31/12-15/09 459,45
31/12 09.02 Assicurazione sospeso premio 31/12-15/09 459,45

Risconto passivo[modifica]

Risconto passivo: 1485*2/3 = 990

31/12 21.01 Affitti attivi sospesi affitti 31/12-01/03 990
31/12 16.02 Risconti passivi sospesi affitti 31/12-01/03 990

Differenze[modifica]

Si parla di risconti attivi nel caso di un costo già sostenuto, ma da stornare in parte, in quanto parzialmente di competenza dell'esercizio successivo (es.: affitti e premi assicurativi pagati anticipatamente), mentre si avranno dei risconti passivi nel caso di un ricavo già conseguito, ma (parzialmente o totalmente) di competenza dell'esercizio successivo (es.: interessi attivi percepiti anticipatamente). Per loro natura, i risconti vengono quindi rilevati esclusivamente a fine esercizio cioè al (31/12/n), e per questo nella pratica ragionieristica vengono concettualmente compresi nelle cosiddette "operazioni di integrazione e di rettifica" che precedono la chiusura dei conti e la rilevazione del risultato economico.

Ratei attivi e passivi[modifica]

Un rateo è una quota di entrata (rateo attivo) o di uscita (rateo passivo) futura che misura ricavi o costi già maturati, ma non ancora rilevati, poiché la loro manifestazione finanziaria avrà luogo in esercizi futuri. Si divide in rateo Attivo e passivo

Rateo Attivo[modifica]

Il rateo attivo è la quota di ricavo di competenza dell'esercizio, la cui manifestazione finanziaria avverrà in un esercizio successivo[1]. Un tipico esempio di rateo attivo è la quota di interessi attivi maturati a fine esercizio su un finanziamento erogato, il cui incasso effettivo avverrà nell'esercizio o negli esercizi successivi.

Ad esempio, un'impresa ha un credito di € 73.000 e concede (in data 15 novembre) una dilazione fino al 15 febbraio dell'anno successivo, con interessi al tasso del 4% pagati posticipatamente. L'impresa contabilizzerà al 31 dicembre, ossia a fine esercizio, un rateo attivo (interessi dal 15/11 al 31/12) di € 368. Questo verrà iscritto a bilancio come segue:

data codice conto descrizione dare avere
31/12 09.06 Ratei attivi interessi dal 15/11 al 31/12 368,00
31/12 40.11 Interessi attivi v/clienti Interessi dal 15/11 al 31/12 368,00

Rateo passivo[modifica]

Il rateo passivo è la quota di costo di competenza dell'esercizio, la cui manifestazione finanziaria avverrà in un esercizio successivo[1]. Un tipico esempio è, nel caso di un pagamento posticipato di una locazione passiva, la quota maturata entro la fine dell'esercizio, il cui pagamento effettivo avverrà nell'esercizio o negli esercizi successivi.

Ad esempio, un'impresa che abbia contratto un mutuo passivo bancario per € 30.000, i cui interessi semestrali posticipati (al tasso del 5%) vengono pagati il 1º novembre e il 1º maggio, contabilizzerà al 31 dicembre un rateo passivo di € 250,00. Questo verrà iscritto a bilancio come segue:

data codice conto descrizione dare avere
31/12 41.10 Interessi passivi su mutui interessi dall'1/11 al 31/12 250,00
31/12 09.07 Ratei passivi interessi dall'1/11 al 31/12 250,00

I ratei nel bilancio[modifica]

In bilancio, i ratei compaiono nello stato patrimoniale e vanno iscritti (a seconda della loro natura) alla voce D delle attività (se ratei attivi) o alla voce E delle passività (se ratei passivi). Dal dicembre 2016 gli aggi e disaggi di emissione sui prestiti obbligazionari non sono più oggetto di rappresentazione separata per le società che redigono il Bilancio in forma ordinaria[2].

Il principio contabile OIC 18 dell'Organismo italiano di contabilità definisce i ratei attivi e passivi come quote che rappresentano crediti e debiti in moneta. Tale principio precisa inoltre che non è possibile iscrivere in contabilità ratei per fatture da emettere o per fatture da ricevere, oppure per costi e proventi non determinati nel loro ammontare, la cui competenza è maturata per intero nell'esercizio: in questi casi è necessario utilizzare i rispettivi conti di credito e di debito.[1]

Sono evidenziati come "conti d'ordine" i rischi o gli impegni assunti dall'impresa e i beni di proprietà di terzi presso di essa (art. 2427, 1° comma, n. 9 c.c.), quali ad esempio debiti per canoni di immobili di terzi in leasing e relativo valore di riscatto finale.

La quota di componente di reddito misurato dal rateo va imputata nel calcolo del risultato d'esercizio, anche se la sua manifestazione finanziaria avverrà in futuro.

Note[modifica]

  1. 1,0 1,1 1,2 Principi contabili – Ratei e risconti (PDF), Organismo italiano di contabilità, dicembre 2016. URL consultato il 29 dicembre 2020.
  2. Il Principio contabile OIC 18: Ratei e risconti - Analisi pratica a uso didattico (PDF), Pearson. URL consultato il 09 gennaio 2021.