Rivoluzione russa

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Rivoluzione russa
Tipo di risorsa Tipo: lezione
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Veduta di San Pietroburgo (dal 1914 Pietrogrado) in un'immagine del primo Ottocento. La capitale, prima ancora d'essere un porto, era sede della corte e soprattutto centro della burocrazia imperiale; costruita con sforzi immani sfidando un contesto idrogeologico proibitivo, col suo stile volutamente occidentale si contrapponeva anche visivamente alle tradizioni della Russia antica.

La rivoluzione russa è un avvenimento molto importante nella storia della Russia e del mondo. Si svolge nel 1917, in due fasi. A «febbraio» la monarchia zarista è rovesciata da manifestazioni e scioperi nella capitale Pietrogrado. Mentre continua la guerra colla Germania, nel corso della primavera e dell'estate, il potere è conteso fra il governo provvisorio (formato prevalentemente da borghesi ) e il soviet (consiglio) di Pietrogrado (formato da operai e soldati ), in cui si rafforza progressivamente l'influenza del partito bolscevico. Nell' «ottobre», con un colpo di stato contro il governo provvisorio, i bolscevichi s'impadroniscono del potere. Adotteranno rapidamente provvedimenti tesi a instaurare un nuovo ordine economico e politico in Russia. Da questa rivoluzione nascerà, nel 1922, l'Unione sovietica.

Nel 1917 i russi usavano il calendario giuliano, in ritardo di 13 giorni su quello gregoriano vigente nell'Europa occidentale. Per questo la rivoluzione di febbraio (calendario russo) ebbe luogo in marzo (calendario gregoriano). In questa lezione le date indicate sono quelle del calendario gregoriano; tuttavia si sono mantenuti i nomi universalmente noti delle due rivoluzioni, quella di febbraio e quella d'ottobre.

Cause della rivoluzione[modifica]

Premessa[modifica]

Un esempio particolarmente prestigioso di dimora padronale nelle campagne russe; anche se solitamente erano piú modeste, erano spesso di stile neoclassico. La casa padronale rappresentava un mondo estraneo, in forte contrasto colle tradizioni locali, isolata com'era nelle campagne.

La Russia, per motivi geografici, e di conseguenza economici, sociali e politici, ha una storia distinta da quella dell'Europa occidentale, con aspetti del tutto originali e strettamente legati fra loro ai quali, in questa lezione, possiamo solo accennare di sfuggita. L'elemento piú vistoso di questa particolarità, nel 1917, sembra essere il regime autocratico, appena temperato da un parlamentarismo recente (dal 1906) e già sostanzialmente fallito (la Duma viene sciolta piú volte da Nicola II nel giro di pochi anni). In realtà la struttura della società russa, e ciascuna delle classi di cui si compone, presenta particolarità uniche in Europa, il che comporta mentalità e aspirazioni profondamente diverse da quelle delle apparentemente omologhe classi sociali in occidente.

Il regime autocratico si mantiene solido fino al 1905, e sostanzialmente fino al 1914; non è stato seriamente minacciato dai tempi della rivolta di Pugačëv nel Settecento. Perciò si è parlato di «crisi dell'autorità» per gli anni immediatamente precedenti alla rivoluzione.

La Russia non ha conosciuto né il feudalesimo né lo sviluppo d'una borghesia urbana.

I contadini[modifica]

Partenza del coscritto, di Ilja Repin. Il servizio militare era una delle imposizioni che aggravavano la condizione dei contadini, sottraendo braccia al lavoro.

La stragrande maggioranza della popolazione vive nelle campagne. Il contadino russo (mužik) è tradizionalmente dedito a un'agricoltura estensiva (dati gli spazî illimitati) e tecnicamente arretrata, con uno stile di vita sostanzialmente autarchico: non sente il bisogno di un'autorità o di una vita sociale che vada oltre il villaggio (e quindi nemmeno della città). Già precedentemente costretto a mantenere le classi agiate e lo stato, a partire dalle riforme di Pietro I il contadino viene legato stabilmente dalla nascita alla terra che coltiva (servitú della gleba), che viene assegnata a una crescente classe di servizio (dvorjane, cosiddetti nobili), allo scopo di mantenere una burocrazia numerosa e un costoso esercito. Dopo la sconfitta nella Guerra di Crimea, Alessandro II abolisce la servitú della gleba, col consenso della nobiltà (che, essendo istruita e guardando a occidente, sente quell'istituzione come obsoleta). La riforma tanto attesa delude le aspettative: la terra assegnata ai contadini deve essere riscattata, sia pure sotto forma di crediti concessi dallo stato, e l'incremento demografico degli ultimi decenni dell'Ottocento contribuisce a impoverire la popolazione rurale. Il rancore secolare verso le classi abbienti (compresi quei contadini che hanno tratto profitto dalla nuova situazione divenendo a loro volta proprietari benestanti, i cosiddetti kulaki) si trasforma per molti in odio feroce: un'opinione diffusa è che ancora una volta i nobili avrebbero impedito allo zar di dare le terre ai contadini.

La nobiltà[modifica]

Repressione della rivolta dei decabristi: le guardie a cavallo caricano il quadrato dei ribelli. I decabristi (cosí chiamati per i fatti del dicembre 1825) erano giovani militari, di famiglia nobile e di idee progressiste; il fallimento della sommossa (sull'onda dei moti di quel decennio in Ispagna e in Italia) e la conseguente dura repressione segnarono sia il regno di Nicola I, sia soprattutto quella nobiltà che si vedeva come la parte piú avanzata del paese.

I nobili, dal canto loro, sono stati creati come classe dalle riforme di Pietro I (assorbendo anche famiglie dell'antica aristocrazia): dapprima obbligati a entrare nell'esercito e nella burocrazia, e ricompensati colla distribuzione di terre (complete di villaggi e contadini, le cosiddette anime), nel corso del Settecento vengono liberati dal servizio obbligatorio e diventano proprietarî terrieri, a volte ricchi, a volte no, ma comunque percepiti come sfruttatori dalla popolazione rurale. Vengono spinti sempre piú ad adottare uno stile di vita occidentale e a istruirsi, e dalla vita culturale che si sviluppa fra Settecento e Ottocento (soprattutto letteratura) derivano un'autocoscienza e uno spirito critico (di stampo occidentale ma con caratteri di forte originalità) che avranno un forte impatto sulle generazioni successive. Il dibattito, pur represso dal potere centrale (in particolar modo sotto Nicola I), movendo da premesse letterarie e filosofiche (idealismo, naturalismo, positivismo) ruota sempre piú attorno ai problemi sociali, e quindi politici, della Russia. Da qui l'attesa di riforme e una pluralità di correnti ideologiche, talora originali (panslavismo), ma piú tipicamente d'impronta occidentale (socialismo); nel contesto che ci interessa va ricordato almeno Michail Aleksandrovič Bakunin, per l'importante contributo al pensiero anarchico. Alcuni di questi nobili dissidenti (intelligencija) dalla propaganda clandestina e dalla cospirazione passeranno al terrorismo; fra i molti attentati, a innescare un'ondata reazionaria fu soprattutto quello di cui cadde vittima lo stesso Alessandro II. Anche gli ideologi e attivisti del Novecento saranno spesso di famiglia nobile, in grado se necessario di mantenersi all'esilio: fra questi lo stesso Lenin e altri socialdemocratici.

La borghesia[modifica]

Una borghesia imprenditoriale stentò per lungo tempo ad affermarsi in Russia, a causa soprattutto della pesante ingerenza dello stato in tutti i campi dell'economia; si può parlare di una grande borghesia negli ultimi decenni dell'Ottocento, ma non aveva ancora una chiara identità di classe (le tradizioni degli antichi mercanti erano estranee al capitalismo moderno, mentre le tendenze piú innovatrici si confondevano colle istanze della nobiltà piú illuminata). (La mancanza di un solido sistema capitalistico nel paese avrebbe costituito un problema ideologico per i socialisti, in quanto era in contraddizione con la dottrina marxista; difatti anche il proletariato urbano era ancora poco numeroso). Anche una piccola borghesia di professionisti e impiegati si affermò solo nel secondo Ottocento (una parte erano figli dei preti di campagna, i popi, figure di scarsissimo prestigio), quando fu possibile per un pubblico meno ristretto accedere all'istruzione superiore. (Un esempio è lo scrittore Čechov, un medico di modeste origini). Tramite le università e le riviste anche costoro potevano seguire il dibattito culturale e radicalizzarsi, ma a differenza dei nobili dovevano guadagnarsi da vivere e piú difficilmente godevano di appoggi influenti.

Lo zar e il suo governo[modifica]

Il regime autocratico degli zar (titolo tradizionale, quello ufficiale era imperator fin dal Settecento) si fondava su una poderosa macchina burocratica asservita al potere assoluto (ben piú radicale, in teoria, dell'assolutismo occidentale, ma temperata dall'inefficienza dell'amministrazione, notoriamente corrotta). I sovrani oscillavano fra una linea liberale (per favorire il progresso del paese, per esempio Alessandro II) e una severamente reazionaria (per mantenere il controllo, anche in seguito a eventi traumatici: Nicola I, Alessandro III, e, con qualche incertezza, Nicola II; nei casi di Caterina II e Alessandro I, si può osservare come una politica di apertura, coerente colla loro formazione illuministica, cedette il passo alla delusione e alla chiusura). In particolare sotto Alessandro III, il sistema repressivo aveva assunto le caratteristiche di uno stato di polizia, paragonabile a un regime totalitario; Nicola II ne mantenne l'impostazione e il clima di sospetto, in un contesto mutato e con una condotta piú incerta. Fra l'altro la sconfitta militare del 1905 e la contestuale rivoluzione avevano indebolito ulteriormente il prestigio della monarchia.

Bisogna aggiungere che nemmeno la Chiesa era in grado di mantenere la coesione sociale: il suo prestigio era assai modesto e nel corso dei secoli era stata asservita agli zar, fino a diventare, dal primo Settecento, uno dei rami dell'amministrazione imperiale (il patriarca era sostituito da un organo collegiale presieduto da un laico).

Dal 1905 al 1917[modifica]

L'imperatore Nicola II.

Fino al 1917 la Russia è governata dallo zar Nicola II. È un imperatore che regna in modo autoritario (lo zarismo è un regime autocratico). In seguito alla rivoluzione del 1905, Nicola II è costretto a creare una Duma, parlamento che dovrebbe rappresentare il popolo russo. Ma la cattiva volontà e del suo governo evita un funzionamento accettabile del sistema rappresentativo La guerra e la partenza dello zar per il fronte lasciano il governo in mano alla zarina Aleksandra Fëdorovna. È circondata da un piccolo gruppo di reazionari che gravitano attorno all'influente Rasputin (assassinato da alcuni nobili nel dicembre 1916).

Dall'agosto 1914 la Russia è coinvolta nella Prima guerra mondiale a fianco dei britannici e dei francesi, contro la Germania e l'Austria-Ungheria. L'industria russa si è sviluppata da poco e la sua produzione è insufficiente ad affrontare una guerra in cui le forniture hanno un ruolo notevole. La lunghezza delle retrovie e la scarsità dei mezzi di trasporto rendono assai difficile rifornire l'esercito. Lo stato maggiore russo, guidato dallo zar, non è all'altezza del suo compito. La Russia stenta a resistere ai tedeschi. In mancanza dell'equipaggiamento idoneo, e nonostante il sacrificio dei soldati, le offensive dei russi falliscono. Al principio dell'inverno 1916-1917 la situazione militare si aggrava. Le perdite russe (morti e prigionieri) sono ingenti, i soldati sono stanchi di combattere una guerra che non comprendono.

Anche lontano dal fronte la situazione è molto difficile. Nelle campagne, private della manodopera e degli animali da tiro mobilizzati nell'esercito, la produzione agricola cala. Le condizioni materiali dei contadini, già difficili prima della guerra, si aggravano. L'approvvigionamento delle città è compromesso. Nelle officine, in particolare in quelle della capitale Pietrogrado (San Pietroburgo), gli operai d'ambo i sessi sono inquadrati militarmente per massimizzare la produzione. Dopo una giornata di lavoro lunga e faticosa, impiegano ore nei negozi sforniti a procurarsi gli alimenti e un secchio di carbone, mentre la temperatura all'aperto s'avvicina spesso ai 40° sotto zero.

Al principio del 1917 il governo e la popolazione si trovano in gravi difficoltà.

La rivoluzione di febbraio[modifica]

Manifestazione di operaie della Putilov nel primo giorno della rivoluzione di febbraio

L'8 marzo 1917, a Pietrogrado (capitale della Russia ma anche polo industriale), ha luogo uno sciopero con manifestazioni operaie. Nell'arco di tre giorni i disordini crescono. Il governo, incerto sulla lealtà dei soldati ammassati in città e privo del sostegno della classe politica e degli stessi nobili, non reagisce.

Il momento decisivo si ha quando, il 12 marzo, parte della guarnigione di Pietrogrado si schiera coi manifestanti. Il governo imperiale, definitivamente esautorato, è disciolto; lo sostituisce un comitato provvisorio di deputati della Duma. Lo stesso giorno gli operai scesi in piazza, i soldati ribelli e membri dei diversi partiti socialisti costituiscono il soviet degli operai e dei soldati di Pietrogrado. Il soviet delibera d'incaricarsi degli approvvigionamenti, d'assumere il comando della guarnigione e di distaccare propri rappresentanti a fianco dei funzionarî del governo provvisorio in seno ai varî organi dello stato. Di fatto a Pietrogrado coesistono due poteri centrali.

Il 15 marzo lo zar abdica in favore del fratello, il granduca[1] Michele, che rifiuta. Il giorno stesso si forma il governo provvisorio, composto da ministri scelti fra i deputati dei partiti borghesi. Il governo provvisorio concede immediatamente le libertà politiche fondamentali (di riunione, di stampa...) e di convocare un'assemblea costituente incaricata di stabilire un nuovo ordinamento.

Da febbraio a ottobre[modifica]

La guerra continua[modifica]

La guerra contro gli imperi centrali continua. L'esercito russo ha quasi tredici milioni di soldati. Fino ad aprile gli ammutinamenti al fronte avvengono di rado; i reparti di riserva nelle retrovie sono piú irrequieti. Nel corso della primavera l'agitazione si diffonde in tutto l'esercito. I soldati, riuniti nei soviet, sempre piú spesso mettono in discussione gli ordini degli ufficiali, una parte dei quali è di famiglia nobile. L'approvvigionamento di viveri è difficile (in attesa del nuovo raccolto); nelle industrie e nei collegamenti si diffonde la disorganizzazione dovuta agli scioperi che rallentano le forniture militari.

L'offensiva lanciata ai primi di luglio è un fallimento sanguinoso. I soldati cominciano a disertare (piú di 200 000 da luglio a novembre). Ritornano nei loro villaggi d'origine, mentre circolano voci di una prossima ridistribuzione delle terre. Sulla via del ritorno si riforniscono a spese degli abitanti e contribuiscono ai disordini.

I disordini nelle campagne[modifica]

Nelle campagne la situazione cambia diverse volte fra il marzo e il novembre 1917. La primavera è caratterizzata da sommosse violente nelle regioni del medio Volga. Le proprietà dei nobili e dei contadini benestanti (i kulaki) vengono saccheggiate; si ritorna alla gestione comunitaria delle terre. In Ucraina invece, dove molti contadini sono benestanti e dove i cosacchi reprimono tempestivamente i disordini, la primavera è piú calma. I lavori agricoli dell'estate tengono occupati i contadini; ma il ritorno progressivo dei disertori nei villaggi dà maggior vigore alla richiesta di ridistribuire le terre di proprietà dei nobili e dei kulaki. I moti contadini riprendono nel medio Volga e anche in Ucraina. L'approvvigionamento delle città diventa difficile.


Organizzazione dei soviet[modifica]

La rivoluzione si diffonde in tutto il paese e i notabili, che amministravano in nome dello zar, vengono destituiti o lasciano i loro incarichi. Nelle città e nei villaggi, quando giunge la notizia della rivoluzione nella capitale, si costituiscono i soviet. Sono consigli di operai, contadini e soldati eletti che si organizzano per gestire le imprese e per sostituire le amministrazioni venute meno. Ben presto i soviet si occupano anche di politica, il che costringe la Duma a tener conto dei loro pareri.

All'interno dei soviet si confrontano diverse correnti politiche, tutte di ambito socialista. Ben presto i socialisti rivoluzionari, un partito molto infuente nelle campagne, e i menscevichi, socialdemocratici moderati la cui influenza è forte fra operai e impiegati, assumono la guida dei soviet. Sono in gran parte socialisti moderati, preoccupati da rischio d'una rivoluzione violenta, che auspicano un'intesa colla borghesia per instaurare un regime democratico. Perseguono anche uno sviluppo economico basato su una distribuzione piú equa delle terre e sulla crescita dell'industria, che porterebbe a un incremento degli operai, il cui numero è ancora molto scarso. I bolscevichi, in minoranza fra i socialdemocratici, poco presenti nelle fabbriche e privi dei loro capi esiliati all'estero, sono piú radicali e favorevoli a cambiamenti profondi. Rifiutano di venire a patti colla borghesia. Il loro programma è di sopprimere la proprietà privata delle terre e delle imprese industriali, bancarie e commerciali. Sono anche favorevoli alla fine della guerra.

Il ritorno di Lenin[modifica]

Lenin durante un discorso nel 1919
Minuta delle Tesi di aprile di Lenin

Nell'aprile del 1917 Lenin, capo dei bolscevichi esiliato in Svizzera, ritorna in Russia, seguito da altri bolscevichi influenti. Lenin pubblica le Tesi d'aprile, che espongono le sue idee. Si oppone al governo provvisorio e sostiene che solo il potere esclusivo dei soviet sia in grado di salvaguardare le conquiste della rivoluzione. Auspica l'esproprio e la spartizione delle terre da parte dei contadini, il passaggio immediato a una repubblica fondata sui soviet e il boicottaggio del governo provvisorio (ossia il rifiuto di appoggiarlo). I bolscevichi si danno da fare per ottenere l'adesione della maggior parte degli operai, in particolare di quelli del soviet di Pietrogrado. Ai primi di giugno, sfruttando gli errori del governo provvisorio e la politica antioperaia degli industriali, vi riescono.

Nelle città la situazione, difficile fin dal febbraio, si aggrava. Il rifornimento di alimenti è gravemente insufficiente. In primavera i prezzi raddoppiano; i prodotti non piú disponibili in commercio sono venduti al mercato nero a prezzi altissimi. Il governo provvisorio ordina requisizioni nelle campagne, dove i contadini sono presi dal panico. Questi provvedimenti spesso sono inefficaci perché manca il personale per metterle in atto. Si diffonde la disoccupazione. In mancanza di forniture regolari di energia e materie prime, gli industriali ricorrono al «licenziamento per cause tecniche».

Di fronte alle rivendicazioni salariali o di riduzione degli orarî di lavoro a otto ore, gli industriali ricorrono alla serrata. Gli agitatori, già attivi negli scioperi e nelle manifestazioni di marzo, sono ricercati dalle autorità. Vengono licenziati anche dipendenti moderati. Gli operai poco alla volta giungono alla conclusione di dover assumere la gestione delle imprese; cosí si avvicinano ai bolscevichi. Il partito, composto fino a ora soprattutto da intellettuali, cresce notevolmente. Nel luglio 1917 ha 200 000 aderenti. Alcuni bolscevichi si armano e si addestrano clandestinamente, formando la guardia rossa.

I tentati colpi di stato[modifica]

Nel luglio del 1917, contro il parere di Lenin, il soviet di Pietrogrado provoca un'insurrezione. Il governo provvisorio, presieduto da Kerenskij, un socialista moderato, riesce a reprimerla coll'appoggio dei soldati che il governo aveva schierato nei dintorni della capitale. Lenin è costretto a fuggire nella vicina Finlandia.

Nel settembre successivo, il tentato colpo di stato del generale Kornilov fallisce grazie all'intervento armato delle guardie rosse. Il governo perde il controllo degli eventi. I bolscevichi si organizzano per prendere il potere con un colpo di stato.

Il colpo di stato bolscevico: la rivoluzione d'ottobre[modifica]

Nell'ottobre, Lenin e Trockij ritengono giunto il momento di porre fine alla diarchia fra governo provvisorio e soviet. I dibattiti all'interno del comitato centrale bolscevico, affinché questo organizzi un'insurrezione armata e prenda il potere, sono accesi, poiché alcuni sostengono che si debba attendere e agire di concerto con altri gruppi rivoluzionarî. Ma Lenin e Trockij prevalgono e, dopo aver resistito, il comitato approva e predispone l'insurrezione, prevista per il 7 novembre, subito prima del II congresso dei soviet.

Difensori del Palazzo d'inverno, fra cui vi era il «battaglione della morte», formato da donne.

L'insurrezione scoppia nella notte dal 6 al 7 novembre (24 e 25 ottobre secondo il calendario vigente all'epoca in Russia). Viene creato un comitato militare rivoluzionario, guidato da Trockij e composto da operai armati, soldati e marinai, che prende il controllo dei punti strategici della città, come la centrale telefonica, le stazioni, i numerosi ponti e il Palazzo d'inverno, sede del governo provvisorio. Una nave viene inviata in appoggio al colpo di stato dai marinai del vicino porto militare di Kronštadt.

Gli avvenimenti si susseguono quasi senza resistenza: i bolscevichi riescono a impadronirsi dei centri governativi senza resistenza, prima di lanciare l'assalto finale al Palazzo d'inverno. Quest'ultimo, difeso da un migliaio di soldati, cede dopo un attacco confuso, nel corso del quale militari e guardie rosse sparano in aria, causando sei morti. Uno degli avvenimenti piú importanti del XX secolo si svolge senza particolari difficoltà.

Primi provvedimenti rivoluzionarî[modifica]

I bolscevichi, perseguitati fino al giorno prima (i loro giornali erano soppressi, alcuni dei loro capi in prigione), sono oramai padroni della capitale. L'indomani, 7 novembre, Trockij annuncia ufficialmente lo scioglimento del governo provvisorio, in occasione dell'apertura del congresso panrusso dei soviet dei deputati operai e contadini (vi sono stati eletti 649 delegati, di cui 390 bolscevichi).

Nelle poche ore seguenti, alcuni decreti avrebbero gettato le basi dell'ordinamento rivoluzionario.

Decreto sulla pace
Per prima cosa, Lenin annuncia l'abolizione della diplomazia segreta e la proposta, a tutti i paesi in guerra, d'avviare dei colloquî «in vista d'una pace equa e democratica, immediata, senza annessioni e senza indennità». Solo la Germania accetta. Il 15 dicembre, a Brest-Litovsk (oggi in Bielorussia al confine polacco), viene firmato un armistizio russo-tedesco e si avviano i negoziati di pace.
Decreto sulla terra
«La grande proprietà fondiaria è abolita immediatamente senza alcuna indennità» e i soviet dei contadini sono liberi di farne ciò che reputano opportuno (collettivizzazione della terra o spartizione fra i contadini). Di fatto il decreto regolarizza la situazione esistente, dato che i contadini fin dall'estate hanno occupato in massa le grandi proprietà. I proprietarî espropriati, ma anche quei contadini che non condividono le azioni dei soviet rurali, fuggono dalle campagne e spesso vengono uccisi.
Altri provvedimenti
Si procede alla nazionalizzazione delle banche, al controllo degli operai sulla produzione, alla creazione d'un milizia operaia, alla concedere sovranità, uguaglianza e autodeterminazione a tutti i popoli della Russia, alla soppressione di tutti i privilegi, concessi sia dallo stato sia dalla Chiesa, alla separazione della Chiesa ortodossa dallo stato, all'introduzione del calendario gregoriano al posto di quello giuliano.

Gli avvenimenti messi in moto dalla rivoluzione continuano: coloro che sono stati espropriati, ma anche molti altri, delusi dalla rivoluzione, cominciano a ribellarsi ai soviet. È il principio d'una guerra civile che durerà fino al 1921 e farà numerose vittime: da 5,8 a 8,8 milioni di morti (da aggiungere alle perdite dovute alla Prima guerra mondiale).

Note[modifica]

  1. Il titolo di granduca era dei principi della famiglia imperiale.

Fonti[modifica]

Questa lezione è stata scritta modificando una libera traduzione della voce Révolution russe de 1917VK (versione 996620 del 27 ottobre 2017VK) di Vikidia in franceseVK pubblicata con licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0. L'elenco degli autori è nella cronologia della pagina originaleVK.

Bibliografia commentata[modifica]

Richard Pipes, La Russia. Potere e società dal Medioevo alla dissoluzione dell'ancien régime,, Milano, Leonardo, 1992 [1974], ISBN 88-355-0136-9.