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L'Avvento Nazista in Germania (superiori)

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L'Avvento Nazista in Germania (superiori)
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Storia per le superiori 3
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%

La Repubblica di Weimar

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Le elezioni del giugno 1920 in Germania avevano indebolito il partito socialista e le forze di governo del Centro cattolico. La socialdemocrazia non avrebbe guidato più il governo fino al 1928 e questo fu un male per la Repubblica di Weimar la quale fu convintamente sostenuta solo da questa forza politica.

Anche gli equilibri sociali e politici della società tedesca non erano stabili. il proletariato industriale era diviso tra socialdemocratici e comunisti. Molti industriali non vedevano, invece, di buon occhio la democrazia liberale perché rivolevano un nuovo controllo forte sulle politiche del lavoro e sui lavoratori. La piccola borghesia, invece, non avendo alcuna forza contrattuale oscillava tra forze di destra e di estrema sinistra e negli anni della crisi la colpa fu data al sistema "repubblicano". La vecchia nobiltà di campagna sognava il ritorno dell'Impero. I contadini votavano soprattutto i conservatori e nel sud i partiti di Centro cattolico. "Stato nello Stato" era invece l'esercito, il Reichswehr, comandato in maniera quasi totalitaria dai generali provenienti dal vecchio Stato maggiore dell'impero mentre gli ufficiali smobilitati divennero parte dei movimenti di estrema destra. Anche i partiti in sostanza cambiarono solo nome da quelli dell'impero. Questo dimostra che nonostante il cambio di governo molto della Germania non era cambiato.

I partiti nuovi sono collocati agli estremi. I partiti nazionalisti si dividevano tra Nsdap (Partito Nazionalsocialista) e la Dnvp (Partito Popolare Nazionale). Dall'altra il Partito Comunista (Kpd). Il Partito Indipendendte Socialdemocratico (Uspd) nato nel 1917 si divise nel 1920 tra ala moderata che tornò nei Socialdemocratici (Spd) e l'ala sinistra confluì nel Partito Comunista che divenne un partito di massa.

Wolfgang Kapp

Il problema delle riparazioni che i tedeschi dovevano pagare ai vincitori della Prima Guerra Mondiale, oltre rifiuto di Versailles di ridurle e la polemica sulla sconfitta spinsero, nel 1920 a tentare un putsh, cioè colpo di stato, a Wolfgang Kapp funzionario della destra sostenuto dai Freikorps cioè un corpo di soldati e ufficiali smobilitati. Questi gruppi nazionalistici estremi, tollerati dalla magistratura e polizia, portarono ad una ondata di terrore bianco contro gli avversari, tra i quali i marxisti, i borghesi, come il ministro delle Finanze Matthias Erzbeger ucciso nell'agosto 1921 e il ministro degli Esteri Walther Rathenau ucciso nel giugno 1922 responsabili della firma dell'armistizio il primo e favorevole all'intesa con le potenze alleate sulle riparazioni il secondo. Il centro del nazionalismo di destra fu a Monaco sotto la guida di Ludendorff e Hitler.

Tra il 1921 e il 1923 la repubblica visse una fase convulsa a seguito della questione delle riparazioni che portò all'occupazione della ricca regione del Ruhr da parte delle Francia. Questo portò anche al crollo della moneta con una alta inflazione della stessa che invece andò al solo vantaggio delle grandi industrie con una forte concentrazione della ricchezza in mano a chi era già ricco. Questo non significò però che non ci fosse preoccupazione trai capitalisti facendo, il crollo della moneta, rafforzare i comunisti e riaffacciare il pericolo della rivoluzione "rossa".

Gustav Stresemann

Tocca a Gustav Stresemann (1878-1929), a guida del Governo del Partito Popolare, cercare di risolvere questa questione spinosa. Ricontattò gli alleati per la questione riparazione facendo finire anche i sabotaggi dei lavoratori tedeschi in Renania. Stroncò poi una insurrezione comunista ad Amburgo e colpi l'estrema destra a Monaco che volevano far rivoltare la città contro le sue politiche. Hitler e Ludendorff reagirono l'8-9 novembre cercando di compiere un colpo di stato (putsch di Monaco) dichiarando decaduto il Governo del Reich e l'avvento della rivoluzione nazionale ma l'insurrezione fallì e Hitler fu arrestato.

Una misura importante fu l'introduzione nel novembre del 1923 del Rentenmark ("Marco di Rendita") garantito dal suolo tedesco. Ma questa politica sia economica che di reazione a nazionalisti e comunisti lo rese inviso al Reichstag il quale fece cadere il suo governo il 22 novembre 1923. Gli successe un governo di centro-destra di Wilhelm Marx (1863-1946) del Centro cattolico. Stresemann rimase come ministro degli Esteri fino all'ottobre 1929, quando morì, rappresentando la figura più eminente dei vari governi che si susseguirono nel periodo di "stabilizzazione" della Repubblica prima del disfacimento.

Dalla Stabilità Economica alla Crisi del 1929

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Un evento importante per l'economia fu l'approvazione nell'agosto 1924 del piano statunitense di Charles G. Dawes per il risanamento finanziario del paese. Accettato dagli alleati e dalla Fremarnia fece affluire capitali, primi fra tutti statunitensi, che eccedevano il totale delle riparazioni da pagare tra il 1924 r il 1928. La ripresa, anche se dipendente dal capitale straniero, fu imponente.

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5000 marchi del 1922 (fronte)

Il 28 febbraio 1925 il presidente della repubblica, eletto dall'Assemblea nazionale nel 1919, il socialdemocratico Friedrich Ebert, morì. Secondo la Costituzione il presidente andava eletto dal popolo a suffragio universale. I conservatori si unirono per l'elezione di Hindenburg di animo monarchico. I popolari presentarono Wilhelm Marx che fu sconfitto di poco a causa della presentazione di un terzo candidato, Ernest Thälmann (1886-1945) presentato dai comunisti per non confondersi con i socialdemocratici. Vinse Hinderburg il quale dovette far fronte a varie crisi di governo con vari governi tra il 1924 e il 1928 a guida Centro, democratici e Partito popolare. La socialdemocrazia restò all'opposizione mentre i conservatori si fortificarono grazie alla ripresa economica.

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5000 marchi del 1922 (retro)

Nel 1928 però le cose andarono di nuovo male sul fronte economico per via della cessazione dell'arrivo di capitali dall'estero e i numerosi oneri della legislazione sociale imposti sulle industrie. Ci furono ondate di scioperi. Nelle elezioni del maggio 1928 vinsero i socialdemocratici ma anche i comunisti. Si formo un governo di coalizione socialdemocratica, popolari, democratici e cattolici del Centro a guida del socialdemocratico Hermann Müller (1876-1931). Tra il 1928 e il 1929 vi fu, su iniziativa dello statunitense Owen D. Young, un nuovo piano per le riparazioni. Il 3 ottobre 1929 morì Stresemann e pochi giorni dopo avvenne il crollo della borsa di New York.

La Grande Depressione investì anche l'economia tedesca con una crescita vertiginosa della disoccupazione da un milione e mezzo del 1929 a 6 milioni del 1932. La produzione scese del 50% circa. Nel marzo 1930 cadde il governo Müller e Hindenburg nominò Heinrich Brüning (1885-1970) esponente del Centro cattolico e fedele a Hindenburg. E così ebbe inizio un periodo di crisi di stabilità del governo repubblicano che porterà alla sua fine.

Il Partito Nazionalsocialista Tedesco

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La svastica, simbolo del nazionalsocialismo

I due nemici principali del Partito Nazionalsocialista erano il marxismo e il liberalismo. Il primo rappresentava, con i principi di lotta di classe e internazionalismo, la corruzione politica e morale introdotta nelle masse dei lavoratori dai partiti di sinistra. Il secondo, ideologia e prassi politica borghese, rappresentava la corruzione della classe media e alta in quanto indeboliva la nazione con una lotta tra partiti e la falsava con una finta libertà dei singoli e delle organizzazioni. Oridne interno, compattezza nazionale, collaborazione tra le classi, organizzazione gerarchica sia dei partiti che della società, fede del popolo nei capi e nel capo supremo (Führer), potenza nazionale, rinascita spirituale, militarizzazione come scuola morale e strumento di espansione internazionale, conquista dello spazio vitale per il popolo tedesco: tutti principi da attuare anche e soprattutto facendo cessare la democrazia parlamentare liberale e le organizzazioni autonome del movimento operaio e dar vita all'unità sociale e politica chiamata dai nazisti Socialismo Germanico.

La lotta appena detta si concretizzava in un mito negativo che era l'ebraismo. L'ebraismo era per il nazismo la suprema malattia, lebbra sociale, da cui discendevano liberalismo, democrazia e marxismo. Per far rinascere la Germania bisognava eliminare gli ebrei, i liberali, i democratici e i marxisti dal parlamento e istituire un nuovo regime con unica fede popolare, una società senza conflitti, un nuovo Reich (il terzo), fondato sulla purezza della razza, sulla potenza della nazione e sulla espansione nel mondo. L'antisemitismo divento l'anima del nazismo. L'anima dell'antisemitismo fu nelle teorie di Joseph-Arthur Gobineau (1816-82) e Houston S. Chamberlain (1855-1927) soprattutto il secondo fu un faro dell'ideologia nazista riprendendovi il pensiero antidemocratico che già trovava in Europa vita in correnti illiberali e antisocialiste del nazionalismo e in Germania nel pangermanesimo.

Il vangelo del nazismo fu un libro scritto da Hitler durante la prigionia, il Main Kampf nella quale aveva, prima ancora di prendere il potere, dichiarato gli obiettivi del nazionalsocialismo.

Adolf Hitler nel 1932

Nel 1920 il Partito Operaio Tedesco divenne Partito Nazionalsocialista Operaio Tedesco (Nsdap). Hitler ne divennte presidente nel luglio 1921. Nell'agosto fu organizzata la SA (Sturmabteilungen) una squadra d'assalto per la difesa e l'attacco contro gli avversari. Nel dicembre fu creato il quotidiano "Völkischer Beobachter". A Monaco, intorno ad Hitler, si riunirono le forze di centro del movimento e uomini come Alfred Rosenberg, Rudolf Hess, Gregor Strasser e il capo della SA Ernst Röhm e in seguito il celebre avviatore Hermann Göring oltre che il generale Lundendorff. Inizialmente restò un movimento bavarese ma emerse a livello nazionale nel 1923 anno dell'occupazione francese del Ruhr. Grandi capitalisti come Fritz Thyssen e Hugo Stinnes lo finanziarono. Nel novembre 1923 Hitler cercò di prendere il potere ma fu arrestato. Molta classe dirigente del partito non volevano mutare le istituzioni. Hitler fu condannato a 5 anni per il putsch (chiamato Putsch della Birreria di Monaco) ma ne scontò meno di uno. La Nsdap fu dichiarata fuori legge.

Uscito di prigione, Hitler diede una nuova strategia al partito, tornato legale e ricostituito nel febbraio 1925. Influenzato dall'esempio di Mussolini, capì che era necessario sfruttare la legalità, trovare consenso nella già viva classe dirigente, senza rinunciare all'organizzazione paramilitare indispensabile per colpire i socialdemocratici e i comunisti. Nelle elezioni presidenziali dell'aprile 1925 i nazisti votarono Hindenburg. Intanto Hitler rafforzò la sua guida nel partito e creò una rete nazionale. Un ruolo cardine della propaganda fu grazie a Jospeh Paul Goebbels, futuro genio della propaganda di regime. La legalizzazione fu seguita anche da una diminuzione delle spinte anticapitalistiche e la messa ai margini di alcuni capi del movimento come Gregor e Otto Strasser, portavoci dell'ala sinistra e desiderosi, sotto l'influenza del bolscevismo russo, di dare un volto "sociale" alla "rivoluzuone nazionale".

Il numero di iscritti rimase modesto fino al 1929. La crisi economica spinse grandi masse di disoccupati a dirigere il loro consenso verso il nazismo nel 1930 che tocco i 400.000 iscritti fino al 1932 quando raggiunse quasi un milione e mezzo di cui un terzo operai. Fu la Grande Depressione economica del 1929 quindi a favorire l'ascesa, sul piano nazionale, del nazismo.

L'Avvento del Potere Nazista

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La crisi dei socialdemocratici e della borghesia portò alla sostituzione di Hermann Müller con il capo del Centro cattolico Heinrich Brüning al potere tra l'aprile 1930 e il maggio 1932. Le elezioni del 1930 si svolsero in un clima di tensione esasperato. I due partiti maggiori furono quello nazista (18,3%) che passò da 12 a 107 deputati e quello comunista (13,1%) che passò da 54 a 77 deputati. I Socialdemocratici rimasero forti (24,5%) ma persero 10 seggi (in totale ebbero 143 seggi). Il partito nazista e il partito comunista divennero, così, partiti di massa.

L'11 ottobre 1931 tutte le forze conservatrici, decise a superare la repubblica, si allearono a Harzburg in un Fronte unitario a cui parteciparono anche Hitler come capo dei nazisti e Alfred Hugenberg come capo dei nazionalisti, il grande finanziare Hjalmar Schacht e il generale Hans Seeckt. Dietro di loro c'erano i forti poteri economici. L'obiettivo principale erano le dimissioni di Brüning al governo dall'aprile 1930 e nuove elezioni politiche. Il Fronte ebbe un ruolo importante nel legittimare il Partito Nazionalsocialista come componente della destra antirepubblicana tradizionale.

Paul von Hindenburg

Nel marzo-aprile 1932 si svolsero le presidenziali. Tre erano i candidati: Hindenburg, sostenuto da parte dei nazionalisti e dei monarchici, ma soprattutto socialdemocratici e Centro cattolico diventando, per paradosso, il candidato del "blocco popolare", Hitler, e il comunista Thälmann. Hindenburg fu rieletto con il 53% dei voti contro il 36,8% di Hitler e solo il 10,2% del candidato comunista. La rielezione di Hindenburg, monarchico e autoritario, grazie a socialdemocratici e Centro cattolico, contro Hitler, fa capire come la repubblica viva un periodo di sfacelo.

A Brüning successe un governo guidato dal barone Franz von Papen (giugno-novembre 1932) che era latifondista reazionario e monarchico protetto dal generale Kurt von Schleicher. Papen diede pieno potere di azione alle squadre militari naziste e sciolse illegalmente il governo socialdemocratico in Prussia. Il proletariato era diviso tra socialdemocratici e comunisti. Una parte era addirittura confluita tra le fila naziste. Nel luglio 1932 ci furono nuove elezioni e ci fu il trionfo nazista con il 37,4% e 230 seggi diventando il partito più forte del Reichstag. Papen offrì a Hitler il posto di vicecancelliere ma Hitler lo rifiutò poiché ormai aspirava alla cancelleria.

Nell'antidemocrazia di destra vi era una profonda divisione. L'esercito e il generale Schleicher aspiravano ad una "dittatura militare" e non volevano Hitler al potere. Messo in minoranza dal Reichstag anche dai nazisti, Papen giocò di nuovo la carta elettorale. Le lezioni del 6 novembre, ultime della repubblica, videro il regresso dei nazisti al 31,1% riducendo da 230 a 196 seggi a vantaggio dei comunisti che salirono da 89 a 100 mentre anche i socialdemocratici persero seggi da 133 a 121. Papen il 17 novembre si dimise. Si provò a formare un governo reazionario non nazista a guida Schleicher al governo dal 2 dicembre 1932 al 20 gennaio 1933 ma fu un governo che tentò anche l'apertura ai sindacati socialisti e parve così sospetto agli industriali e agrari che chiesero espressamente ad Hindenburg di consegnare il potere ad Hitler.

Il 30 gennaio Hindenburg, anche se rieletto con i voti popolari in contrapposizione a Hitler, nominò lo stesso cancelliere del Reich. Papen divenne vicecancelliere. La Repubblica di Weimar era storicamente finita. Il Nazismo saliva al potere in maniera formalmente legale.

Lo Stato Totalitario

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Il discorso di Hitler durante la seduta per l'approvazione del Decreto dei pieni poteri

Come i Fascisti nell'ottobre 1922 anche i nazisti dapprima formarono un governo di coalizione. Per dare al paese un Reichstag più consono alla "svolta storica" Hindenburg sciolse il Parlamento. Le elezioni furono indette il 5 marzo. La notte del 27 febbraio il Reichstag fu incendiato e la responsabilità ricadde sui comunisti. L'incendio servì come pretesto per leggi eccezionali (28 febbraio) che annullarono di fatto la Costituzione di Weimar ponendo sotto il controllo i partiti politici e la stampa oltre che i Länder al controllo centrale. Tra i partiti quello comunista fu il più colpito. Nonostante questo le elezioni del 5 marzo non diedero ai nazisti i risultati sperati pur assegnandogli a loro e ai nazionalisti la maggioranza. Poco dopo le elezioni Hitler chiese al Parlamento di conferirgli formalmente pieni poteri cioè di esautorare il Parlamento stesso. Il 14 luglio il governo nazista emetteva una legge che sanzionava la fine di tutti i partiti e il monopolio politico dello stesso, con una affermazione perentoria "in Germania esiste quale unico partito politico il Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori".

Intanto procedeva la nazificazione dell'apparato burocratico e la centralizzazione del potere. Bisognava però creare un apparato di polizia e nell'aprile 1933 fu creata la Gestapo (Geheime Staats-Polizei cioè la Polizia Segreta di Stato). Nell'aprile 1934 fu costituita la Suprema Corte popolare per i casi di tradimento corrispondente all'Ovra e al Tribunale speciale del fascismo italiano. Il nazismo divenne così dittatura in un periodo molto breve, meno di quanto impiegò il fascismo per ottenere i medesimi risultati.

Hitler si avvicinò anche al grande capitale. Dopo le dimissioni di Hugenberg divenne ministro dell'Economia Kurt Schmitt, uno dei massimi esponenti della finanza. Schacht fu poi nominato, nel marzo 1933, presidente della Reichsbank. Il 15 luglio fu poi creato il Consiglio generale dell'economia tedesca che aveva il compito centrale di collegare l'industria con il governo nazista.

Questa vicinanza al capitalismo e all'esercito non poteva non influenzare anche le sorti delle guide interna al Nazismo. Hitler sapeva che doveva mettere a tacere i nazisti che propagandavano ancora una "seconda rivoluzione" cioè una trasformazione del capitalismo privato in statalismo economico (secondo i propositi di Gregor Strasser) e dell'esercito tradizionale in esercito popolare sottoposto al potere della SA che dopo l'ascesa al potere nel gennaio 1933 contava oltre 2 milioni di uomini. Tali tendenze non erano gradite né ai capitalisti né alle alte sfere militari. Hitler, quindi, segretamente incarico Göring e Heinrich Himmler (1900-45), capo delle SS (formazione, le Schutz-Staffeln, sorta come guardia personale di Hitler, che si costituì come forza parallela alla SA) di fabbricare prove false di un complotto di Röhm e Strasser per impadronirsi del potere. Nella notte del 30 giugno 1934, passata alla storia come la Notte dei Lunghi Coltelli, Röhm e il suo Stato maggiore, Gregor Strasser, il generale Schleicher e alcuni collaboratori di Papen furono uccisi barbaramente dalle SS e dagli uomini di Göring. Hindenburg si congratulò con Hitler che si assunse tutte le responsabilità dell'accaduto. La notte del 30 giugno 1934 ebbe un'importanza decisiva perché soddisfece l'esercito e i conservatori e rese monolitico il Partito Nazista.

Il 2 agosto 1934 Hindenburg morì e con l'appoggio dei capi dell'esercito Hitler fu proclamato cancelliere e presidente. Di fatto divenne l'unico "capo" indiscusso dello Stato, del suo partito e dell'esercito.

Agli ordini dei nazisti stava anche la magistratura che si asservì completamente al loro potere. Come già detto, il 21 marzo 1933 fu creato un Tribunale speciale con il compito della repressione politica contraria al nazismo. Nell'aprile 1934 fu sostituito dalla Corte del Popolo composta a maggioranza da funzionari di partito, SS e militari destinata a diventare il simbolo del connubio magistratura e nazismo.

File:Stosstrupp Adolf Hitler con al centro Julius Schreck.jpg
Alcuni membri dello Stosstrupp Adolf Hitler (la brigata dalla quale nacquero le SS)

La Gestapo, poi, agli ordini di Himmler già capo della SS, divenne molto potente. Essa fu resa indipendente da ogni interferenza dei tribunali e Himmler unificò sotto di se l'organizzazione della polizia che divenne strumento della repressione politica e antiebrea anche grazie alla realizzazione dei campi di concentramento. Tra il 1933 e il 1945 circa un milione di tedeschi passarono nei campi (tutti oppositori al regime). Nei campi gli oppositori venivano sottoposti a un processo di totale degradazione spirituale e fisica che comportava la loro morte.

Anche la cultura universitaria, vanto della cultura mondiale, si piegò al regime con poche eccezioni come il filosofo Karl Jaspers e il teologo Karl Bart mentre altri aderirono al nazismo come il celebre filosofo Martin Heidegger.

Ragazzi membri della Hitler-Jugend

Come in Italia anche in Germania i giovani e i ragazzi furono inquadrati in organizzazioni giovanili di cui la più importante era la Gioventù Hitleriana. Dopo i 18 anni i giovani erano avviati al lavoro obbligatorio oppure all'immissione nell'esercito. Fu nazificata anche la scuola tendendo a inculcare fin da bambini lo spirito nazista. Vari furono i riti epurativi della cultura antinazista come i famosi roghi di libri della notte del 10 maggio 1933 tra cui finirono i libri dei fratelli Mann, Zweig, Ramarque, London, Gide, Zola e Proust, e di scienziati ebrei come Einstein e Freud ecc..

Nel settembre 1933 fu creata la Camera per la cultura del Reich la quale controllava le belle arti, la musica, il teatro, la letteratura, la stampa, la radio e il cinema. Musicisti come Mendelsoohn e Hindemith non furono più eseguiti perché ebrei. La protesta di grandi uomini come Thomas Mann non trovò altra via che non l'emigrazione. Nel luglio 1937 Hitler annunciò solennemente che era "giunta la fine della follia artistica e della contaminazione del nostro popolo nell'arte". La propaganda nella stampa, radio e il cinema fu curata maggiormente da Goebbels.

Papa Pio XI

L'unica forza a mantenere una sua autonomia fu la Chiesa protestante e la Chiesa cattolica. Hitler doveva o asservire i fedeli di queste due chiese o neutralizzarli. Un successo lo ottenne con la firma di un Concordato con la Chiesa cattolica pochi mesi dopo l'ascesa al potere, il 20 luglio 1933. Ma pochi anni dopo, nel 1937, i rapporti tra Stato e Chiesa cattolica subirono un peggioramento brusco quando Pio XI nell'enciclica Mit Brennender Sorge (Con Cocente Dolore) denunciò le persecuzioni contro i cattolici e il carattere anticristiano del razzismo e dell'antisemitismo.

La lotta di assoggettamento della Chiesa andò di pari passo con quella contro il mezzo milione di ebrei in Germania. Fin dal 1933 l'ebreo fu messo ai margini della vita pubblica e culturale ma solo nel settembre 1935 con le Leggi di Norimberga fu ridotto alla condizione di "soggetto". Gli ebrei erano qualificati come status di razza inferiore e in generale ad essi era impedito avere ogni relazione con i tedeschi. Gli ebrei reagirono emigrando, tra il 1935 e il 1938, in gran numero favorendo ai nazisti che pensavano di disfarsene così (non si pensava ancora allo sterminio). Un ulteriore svolta si ebbe tra l'8 e il 9 novembre 1938 (la Notte dei Cristalli) durante la quale ci furono devastazioni sistematiche delle proprietà degli ebrei, delle sinagoghe, arresti ed uccisioni. Poco dopo Hitler parlò di trovare una Soluzione "Definitiva" al problema ebraico e nello stesso anno anche in Italia il fascismo prese una piega razzista e antisemitica.

L'Economia Nazista

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Il primo atto del Governo nazista in ambito economico fu quello di eliminare la possibile opposizione dei sindacati dei lavoratori. Fu cosi che con legge del 20 gennaio 1934, la famosa Carta del Lavoro chiarì lo spirito del "nazionalsocialismo". Il rapporto tra gli imprenditori (capi dell'azienda) e i lavoratori (seguito) doveva essere simile a quello paternalistico-autoritario. Un'altra legge fondamentale del 24 ottobre 1934 creò il Fronte del Lavoro che aveva l'obiettivo di unire lavoratori e padroni sotto l'ideale nazista arrivando alla totale subordinazione dei primi ai secondi. Dopo questa legge la classe operai fu piegata definitivamente al nazismo. Anche il Corporativismo nacque in quel periodo infatti con legge del 27 febbraio 1934 furono creati i Gruppi Economici secondo rami affini e organizzati sul principio dell'autorità che riunivano obbligatoriamente le varie fabbriche. Il 27 novembre 1934 fu creata anche la Camera dell'economia del Reich.

Tra il 1933 e il 1939 la politica del riarmo e delle opere pubbliche fece aumentare l'occupazione e ripartire l'economia tedesca. Dai 6 milioni di disoccupati del 1932 si arrivo a circa mezzo milione nel 1938 e nel 1939, grazie all'industria militare, fu realizzata la piena occupazione. Lo Stato nazista, in generale, a differenza del Fascismo non realizzò una vera e propria politica di nazionalizzazione delle industrie ma si limito a coordinare massicciamente le forze produttive a propri fini privilegiando soprattutto il settore militare.