Dante Alighieri (superiori)

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lezione
Dante Alighieri (superiori)
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Letteratura italiana per le superiori 1
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 50%.

Dante Alighieri è stato il più grande letterato italiano del Duecento. Uomo orgoglioso e consapevole del suo valore poetico, fu un'importante guida politica per i suoi contemporanei, nonché il primo teorizzatore, nel De vulgari eloquentia, della lingua italiana, il che gli valse postumo l'appellativo di padre della nostra lingua.

Vita[modifica]

Il sommo poeta nacque tra il maggio ed il giugno del 1265 a Firenze, dove, accanto ai più importanti letterati del suo tempo (come Guido Cavalcanti), maturò la sua formazione poetica, completata in seguito dal soggiorno a Bologna nel 1286. Queste esperienze portarono Dante ad aderire dapprima ai moduli cortesi, per poi arrivare a superare la concezione amorosa del dolce Stilnovo. Invano cercò il riconoscimento da parte dei suoi concittadini del suo valore poetico.

Importante fu anche la vita politica di Dante, conclusasi con la triste esperienza dell'esilio, durante il quale si recò in molte città d'Italia, come Bologna, Ravenna e Verona, dove muore di malaria il 14 settembre 1321.

Opere[modifica]

In latino sono scritti il De vulgari eloquentia e il De monarchia, mentre la Vita nova e il Convivio sono in volgare fiorentino, ossia in lingua italiana.

Vita nuova[modifica]

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La Vita nuova, raccolta di rime giovanili accompagnate dal commento ed interpretazione in prosa dall'autore stesso. Spesso chiamata libello, si pensa che la Vita nova sia stata scritta dopo la morte di Beatrice (1292/93). Vi si trova l'idele storia d'amore tra la donna ed il poeta, narrata secondo una rielaborazione dantesca dello Stilnovo, in cui di primaria importanza sono i temi del 'saluto', col quale l'amata infonde sentimenti di beatitudine celestiale e della 'lode'. Dante riprende inoltre il concetto stilnovistico di nobiltà, mentre diverge dai dittami stilnovistici per quanto riguarda il ruolo della ragione nell'esperienza amorosa, asserendo che l'amore regna nell'animo da essa guidato.

Convivio[modifica]

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Il Convivio è costituito invece da commenti ad alcune canzoni allegorico-dottrinali, con i quali Dante si propone di raccogliere tutto il sapere umano. Si prefissò di scrivere quindici trattati, progetto che abbandonerà, fermatosi al quarto, in favore della stesura della Divina commedia. Dopo un primo testo introduttivo, gli altri trattati riguardano l'ordinamento dell'universo, la filosofia in rapporto con Dio e la questione della vera nobiltà.

De vulgari eloquentia[modifica]

Nel De vulgari eloquentia Dante approfondisce le tematiche linguistiche e letterarie già presenti nel Convivio. Originariamente prevedeva quattro libri, ma ci sono giunti solo il primo, completo, e tredici capitoli del secondo, più parte del quattordicesimo. La lingua scelta è il latino, la più diffisa nell'ambiente dotto, cui esso è rivolto.
Il primo libro è una trattazione sulle origini del linguaggio, in cui si individua nel volgare le lingua 'naturale' degli uomini, mentre nel latino una lingua 'artificiale', inventata per ovviare alle differenze linguistiche tra i popoli, sorte in seguito alla costruzione della torre di Babele.
Nell'opera una posizione di rilievo è occupata dalla teoria degli stili, secondo la quale lo stile di un testo deve adattarsi al contenuto del testo stesso, e dalla ricerca tra i quattordici dialetti italiani studiati dal poeta di un volgare illustre, da usare in poesia e letteratura.

De monarchia[modifica]

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Il De monarchia è una riflessione sul potere in cui il poeta individua la necessità di un 'impero universale' a garanzia della pace e si propone di conciliare i due grandi poteri della sua epoca (l'impero e il papato) concludendo che al primo spetta il compito di condurre l'uomo alla felicità terrena, indipendentemente dal secondo, il quale invece dovrà portarlo a quella eterna.

L'argomentazione, condotta secondo gli schemi tipici della logica medievale, si fonda sulla Bibbia, sull'autorità degli antichi e sull'esperienza comune.

La Divina commedia[modifica]

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La Divina commedia è la principale opera dantesca, riflessione umana, esistenziale e morale sulla vita del poeta nonché specchio della società e politica medievale, alle quali sono rivolte frequenti invettive. La sua stesura è collocata fra il 1304 e il 1321.

L'opera è costituita da tre cantiche (Inferno, Purgatorio e Paradiso), ognuna suddivisa in canti (34 per l'Inferno, uno in meno per le altre) formati da terzine (strofe di tre versi endecasillabi) a rima incatenata.

Del poema Dante è nel contempo autore e protagonista, investito della missione di ammonire i suoi contemporanei riferendo ciò che solo lui, consapevole di questo suo compito, ha avuto il privilegio di vedere.

La rappresentazione dantesca dei regni celesti trae spunto dalla concezione aristotelico-tolemaica del cosmo: la Terra si trova al centro dell'universo, avvolta dalle sfere dell'aria e del fuoco e dai nove cieli, mossi dall'amore per Dio, che si trova nell'empireo. Il pianeta è suddiviso nei due emisferi: al centro di quello boreale (compreso tra il Gange e le colonne d'Ercole) si trova Gerusalemme, ai suoi antipodi, nell'emisfero australe, è situata invece la montagna del purgatorio, col paradiso terrestre in cima; l'inferno è una cavità conica situata sotto Gerusalemme, all'opposto del purgatorio.

Secondo Dante gli uomini hanno il libero arbitrio di scegliere tra bene e male e vengono, se necessario, puniti seguendo la legge del contrappasso, secondo la quale la punizione viene assegnata per analogia col peccato in questione (ad esempio gli ignavi non vengono considerati da nessuno).

Nell'opera si trovano frequenti riferimenti ai poeti antichi ed alla Sacra Scrittura, mentre per quanto riguarda la filosofia Dante si rifà ad Aristotele.

Secondo la teoria medievale degli stili, dal poeta enunciata nel De vulgari eloquentia, in tutta la Commedia il lessico, lo stile e il registro usati non sono uniformi, ma adattati ad ogni situazione scegliendo per ognuna il più consono; questo prende il nome di plurilinguismo e pluristilismo dantesco.