Chiesa e liturgia armena

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Chiesa e liturgia armena
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Storia della liturgia




Lo studio del rito liturgico armeno, presuppone la conoscenza della storia della Chiesa Armena, tanto della Chiesa apostolica armena (in lingua armena: Հայ Առաքելական Եկեղեցի), a volte indicata come Chiesa ortodossa armena o Chiesa gregoriana, che della Chiesa Cattolica Armena. Quella armena è la prima chiesa nazionale della storia e una delle più antiche comunità cristiane.

Origini e storia[modifica]

Battesimo del sovrano arsacide Tiridate III.

La prima testimonianza dell'introduzione della religione cristiana in Armenia risale al I secolo d.C., quando venne predicata da due dei dodici apostoli, San Bartolomeo e san Taddeo. L'Armenia fu la prima nazione ad adottare il cristianesimo come religione di stato nel 301 quando San Gregorio Illuminatore convertì e battezzò il sovrano arsacide Tiridate III e la sua corte.

Il Cristianesimo in Armenia si rafforzò ulteriormente grazie alla traduzione in lingua armena della Bibbia dal parte del teologo e monaco San Mesrope Mashtots.

Il monofisismo[modifica]

Storicamente la chiesa armena è stata etichettata come monofisita poiché (proprio come la Chiesa Copta\chiesa Copta) non ha aderito alle decisioni prese durante il Concilio di Calcedonia, che condannò il monofisismo ed al quale non partecipò nessun rappresentante della chiesa armena. Essa si separò definitivamente dalla Chiesa Cattolica nel 554 a seguito del secondo v nel quale si rigettarono le tesi duofisite del Concilio di Calcedonia.

Tuttavia la Chiesa Apostolica Armena afferma di non concordare con questa etichetta poiché essa considera il monofisismo, così come professato da Eutiche e condannato a Calcedonia, come un'eresia ma è in disaccordo con la formula stabilita nel concilio. La Chiesa Armena aderisce invece alla dottrina di Cirillo di Alessandria, che considerò la natura di Cristo come unica, frutto dell'unione di quella umana e divina. Per distinguere questa forma da quella di Eutiche essa viene denominata miafisismo.

La Chiesa Apostolica Armena nel mondo[modifica]

Oggi esistono molte congregazioni in diversi paesi del mondo: Stati Uniti, Francia, Russia, Libano, Siria, Canada, ed altri. Di particolare rilievo è la Chiesa Apostolica Armena in Iran dove gli Armeni rappresentano la maggior parte della minoranza etnica cristiana della regione.

La chiesa cattolica armena[modifica]

La chiesa armeno-cattolica è una chiesa cattolica patriarcale sui iuris con comunità in Libano, Iran, Iraq, Egitto, Siria, Turchia, Israele, Palestina ed in altre realtà della diaspora armena nel mondo.

Il primate della chiesa armeno-cattolica è il patriarca di Cilicia che ha sede a Beirut; l'attuale patriarca è Nerses Bedros XIX Tarmouni.

Il rito armeno[modifica]

Rito armeno è la denominazione del rito liturgico nato e sviluppatosi in Armenia e diffuso poi successivamente, soprattutto in seguito alla diaspora del popolo armeno, in tutto il mondo cristiano.

Chiesa armeno-cattolica[modifica]

In Italia la più numerosa comunità cattolica di rito armeno è quella del Monastero di San Lazzaro degli Armeni a Venezia.

Alcune particolarità del rito[modifica]

La celebrazione liturgica del rito armeno in uso presso la Chiesa armeno-cattolica è piuttosto simile al rito romano e al rito bizantino.

Il celebrante è assistito da un diacono, il cui ruolo è all'incirca simile a quello del diacono nel rito bizantino.

All'inizio della celebrazione è prevista la recita del salmo 42, analogamente a quanto avviene nella Messa tridentina. Qui è recitata a versetti alternati tra il celebrante e il diacono.

Le orazioni del diacono, cui il popolo risponde "Dio, abbi pietà di noi", sono simili a quelle del rito bizantino.

Sono previste due letture bibliche oltre al Vangelo.

Il bacio della pace avviene invece prima della consacrazione.

La preghiera eucaristica è fissa, l'epiclesi segue la consacrazione.

Prima della benedizione finale, è recitata una "preghiera universale".

Al termine della celebrazione, ma solo nelle solennità, si recita una preghiera per il papa.

Libri liturgici[modifica]

  • Maštoc', analogo all'Euchologion del rito bizantino e al Sacramentarium del rito romano, da cui deriva il Messale
  • Žamagirk', analogo al Breviario del rito romano o all'Horologion del rito bizantino
  • Šaraknoc', analogo all'Hymnarium del rito romano o al Tropologion del rito bizantino

L'ordine Mechitarista[modifica]

L'Ordine Mechitarista o Mekhitarista in armeno Մխիթարեան, è una congregazione religiosa cattolica fondata nel 1700 da Mechitar, un monaco benedettino armeno.

Chiesa di San Lazzaro

Storia[modifica]

Il fondatore ed eponimo dell'ordine, Mechitar, nasce a Sebaste attuale Sivas, nella Piccola Armenia nel 1676. All'età di quindici anni entra nel convento di Surb Nsan letteralmente Santo Segno, retto da monaci armeni di Sant'Antonio abate.

L'attività monacale di quel periodo in Armenia è molto ripiegata sul passato e il giovane Mechitar mal sopporta questa situazione. La sua irrequietezza lo porta a frequenti spostamenti da Sebaste a Erzerum e poi a Etchmiadzin. Nel 1691 l'incontro con la cristianità occidentale attraverso un missionario gesuita, forse Jacques Villote, che impressiona molto il giovane.

La chiesa armena è divisa da Roma in quanto formalmente monofisita, sebbene questa divisione è più dettata da motivi storici che da una reale divisione su temi teologici. Questa divisione è mal sopportata da Mechitar che per tutta la sua vita cerca con tutti i mezzi di favorire il rientro nella chiesa cattolica dei credenti armeni.

Nel 1696 parte per Roma dove intende approfondire i suo studi, ma una grave malattia lo fa rientrare in patria. Quello stesso anno viene ordinato sacerdote e per quattro anni lavora al servizio della chiesa locale. Nel 1700 va a Costantinopoli e con una decina di discepoli inizia una vita comunitaria orientata alla predicazione e alla pubblicazione di scritti.

L'8 settembre 1701 festa della Natività di Maria la comunità si consacra al Signore con la protezione della Vergine. A causa della loro scelta entrano in conflitto con la chiesa originaria, come cristiani sono mal visti dalla maggioranza mussulmana e sono costretti a spostarsi a Modone nella penisola di Morea, a quel tempo sotto controllo della Serenissima.

Nel 1705 la comunità presenta al papa Clemente XI la domanda d'approvazione dell'Ordine con queste parole:

« Lo scopo delle nostre Costituzioni è questo: anzitutto conservare la forma del monachesimo, che abbiamo preso dagli Armeni, così come la conservano i monaci armeni, non però senza i tre voti, che sono essenziali dello stato religioso. »

A questi tre voti (castità, povertà e obbedienza) Mechitar volle aggiungervi un quarto apostolato fino all'effusione del sangue. La sottolineatura dei voti è data dal fatto che nella tradizione del monachesimo armeno essi non venivano pronunciati esplicitamente. Questa non esplicita dichiarazione aveva portato ad un minor rigore dell'applicazione degli stessi nella vita monacale armena del tempo. Con il nome di Congregazione riformata dei monaci armeni di Sant'Antonio abate essa viene accettata dalla chiesa cattolica ad experimentum nel 1711.

Un'altra caratteristica peculiare dell'ordine è l'obbligo, per i suoi membri, di essere armeni almeno da parte di uno dei genitori. La richiesta viene accolta come detto, ma Roma pretende l'adesione della Congregazione a una regola accettata dalla chiesa cattolica, le opzioni sono tra la regola di San Basilio o di San Benedetto (la regola di Sant'Antonio abate non aveva una base scritta) e Mechitar sceglie la regola di San Benedetto che è più affine al suo modo di intendere il monachesimo.

La permanenza dei Mechitar nella penisola, gli permette di conoscere importanti uomini politici veneziani come: il futuro doge, allora ammiraglio, Alvise Sebastiano Mocenigo ed Angelo Emo che è governatore di Morea.

Chiesa dell'Ordine Mechitarista a Vienna

I venti di guerra che incombono sulla penisola fanno migrare l'Ordine a Venezia nel 1715. Temporaneamente vengono accolti presso la chiesa di San Martino, in attesa di una sistemazione definitiva che avverrà nel 1717 con l'assegnazione, da parte della serenissima, dell'isola di San Lazzaro dove vi ha la sua sede tuttora.

Mechitar muore il 27 aprile del 1749, lasciando una solida realtà religiosa nelle mani del suo giovane successore Stephanos Melkonian, che la conduce fino al 1800.

Seguendo l'esempio del fondatore, i monaci continuano il lavoro di riscoperta, di studio, di traduzione e di stampa di antichi scritti armeni e della traduzione in armeno di importanti opere sia classiche che della cristianità. Il lavoro di approfondimento e di studio di questa antica lingua ha permesso di riscoprire e far conoscere una ricca e importante letteratura.

La comunità, però, è scossa da tensioni che sfociano nel 1772 in una scissione. Un gruppo di monaci rimane a Venezia, mentre un altro abbandona San Lazzaro per dirigersi da prima a Trieste, dove vengono ben accolti dall'impero austriaco, in seguito si postano definitivamente a Vienna ove svolgono tuttora la loro attività.

I due rami mechitaristi svolgono attività simili, ma si può dire che il ramo viennese è meno attento alle posizioni teologiche-canoniche della Curia Romana rispetto a quello veneziano. L'Ordine, coerentemente con i suoi principi, ha dato un importantissimo contributo allo sviluppo culturale del popolo armeno.

Nel 2000 i due rami si sono ricongiunti, riportando l'Ordine all'originaria unità.

Bibliografia[modifica]

  • Alberto Peratoner (a cura di), Dall'Ararat a San Lazzaro (con contributi di P. Vertanes Oulouhodjian e P. Boghos Levon Zekiyan), Congregazione Armena Mechitarista, Venezia, 2006
  • Friedrich Heyer: Die Kirche Armeniens. Stuttgart 1978.
  • Mesrob K. Krikorian: Die armenische Kirche: Materialien zur armenischen Geschichte, Theologie und Kultur. Lang, 2. Aufl. Frankfurt am Main 2007. ISBN 978-3-631-55892-8
  • A. Ter-Mikelian: Die Armenische Kirche in ihren Beziehungen zur byzantinischen vom IV. bis zum XIII. Jahrhundert. Leipzig 1892.
  • E. Ter-Minassiantz: Die Armenische Kirche in ihren Beziehungen zu den syrischen Kirchen bis zum Ende des 13. Jahrhunderts (TU 11,4). Leipzig 1904;
  • V. S. Ghougassian: The Emergence of the Armenian Diocese of New Julfa in the 17th Century. Scholars Press, Atlanta 1998. ISBN 0-7885-0438-X
  • Hacik Rafi Gazer: Die Reformbestrebungen in der Armenisch-Apostolischen Kirche im ausgehenden 19. und im ersten Drittel des 20. Jahrhunderts (Kirche im Osten Monographienreihe 24), Vandenhoeck & Ruprecht, Göttingen 1996. ISBN 3-525-56442-2
  • Hacik Rafi Gazer: Die armenische Kirche in Sowjetarmenien zwischen den Weltkriegen : Anatomie einer Vernichtung (Studien zur orientalischen Kirchengeschichte 14). Lit, Münster 2001. ISBN 3-8258-5555-4
  • Martin Tamcke: Armin T. Wegner und die Armenier : Anspruch und Wirklichkeit eines Augenzeugen (Studien zur orientalischen Kirchengeschichte 2). Lit, Hamburg 1996. ISBN 3-8258-2803-4
  • Deutschland und Armenien 1914 - 1918 : Sammlung diplomat. Aktenstücke. Hrsg. u. eingel. von Johannes Lepsius. Mit e. Vorw. zur Neuausg. von Tessa Hofmann u. e. Nachw. von M. Rainer Lepsius. Nachdr. d. im Tempelverl. zu Potsdam 1919 erschienenen Ausg.. Donat & Temmen, Bremen 1986. ISBN 3-924444-22-6
  • (EN) Divina Liturgia armena (Badarak)
  • (EN) Badarak armeno
  • (EN) La bellezza e la saggezza della Divina Liturgia armena (Armeno-cattolica)
  • (EN) Analisi della Divina Liturgia armena, geocities.com. (archiviato dall'url originale il ). dell'arcivescovo Tiran Nersoyan

Voci correlate[modifica]

Bibliografia[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]