Chiese orientali

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lezione
Chiese orientali
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Storia della liturgia


La Chiesa cattolica di rito orientale è costituita dai cristiani che riconoscono il primato d'onore e di giurisdizione del Papa, vescovo di Roma e, fino a quasi gli anni attuali, lo considerano il Patriarca d'Occidente, ma seguono il rito bizantino, sostanzialmente simile a quello praticato dalla chiesa ortodossa. o addirittura riti ancora più risalenti nel tempo.

Secondo uno schema risalente nei secoli ciascun patriarcato aveva il proprio rito.

Le Chiese orientali[modifica]

Le Chiese orientali qui prese in esame sono chiese sui iuris che seguono riti bizantini o da essi influenzati, oppure quello degli altri patriarcati orientali ma che riconoscono il primato d'onore e di giurisdizione del papa.

Chiese di rito bizantino[modifica]

Esistono quindici chiese cattoliche sui iuris di rito bizantino:

Riti delle antiche chiese d'oriente[modifica]

Alcuni riti si riallacciano a quelli praticati da popolazioni al margine dell'impero bizantino e che da secoli si erano separati dall'arcivescovo di Costantinopoli.

Almeno in parte dai tempi dei crociati o da epoche successive, almeno in parte si accostarono al Cattolicesimo, mantenendo le loro particolarità liturgiche.

(Iraq, Iran, Libano, Egitto, Siria, Turchia, Stati Uniti)

Pane lievitato[modifica]

Per l´eucaristia, sull'esempio del rito bizantino, la maggior parte delle Chiese orientali non usano le ostie o particole, (derivati dagli azimi ebraici, ma il pane lievitato. Durante la celebrazione eucaristica le donne indossano paramenti liturgici verdi sopra la tesa, gli uomini un copricapo bianco. Tutta la messa è cantata, comprese le due Letture ed il Vangelo.

Chiese uniate[modifica]

Chiesa uniate è la denominazione comunemente usata per indicare le chiese che riconoscono l'autorità papale, i dogmi e il catechismo cattolico ma conservano la liturgia bizantina, molto simile a quella praticata dalla Chiesa ortodossa, secondo una formula già indicata dal Concilio di firenze.

In particolare prende il nome di Chiesa uniate quella sorta in seguito all'Unione di Brest, (1596) nell'ambito dell'Unione tra il regno di Polonia e il Granducato di Lituania. L'Unione di Lublino nel 1569 aveva comportato uno stretto vincolo tra il Regno di Polonia (che era cattolico) oltre che alla Lituania propriamente detta (anch'essa cattolica) anche ai territori da quest'ultima dipendenti, abitate da popolazioni slave di religione greco-ortodossa. Il compromesso fu appunto di ottenere un'unità religiosa nell'ambito dell'obbedienza romana, mantenendo però i rituali bizantini.

In seno alla Chiesa cattolica, in modo ricorrente, nacque, però una diffidenza per la chiesa uniate. In particolare i Gesuiti, che pure con Piotr Skarga avevano difeso la Chiesa Uniate, si impegnarono per riportare nell'ambito del rito latino i cattolici di quei territori.

Analogamente nel corso del XVII secolo i cristiani orientali che dimoravano nei territori soggetti al Regno di Ungheria adottarono sostanzialmente la stessa formula: dogmi cattolici, obbedienza al papa di Roma, ma conservazione del rito bizantino: nel 1646 gli ortodossi della Rutenia subcarpatica e nel 1698 quelli della Transilvania

Il termine Chiesa uniate venne da allora usato per indicare i cattolici della Chiesa greco-cattolica rutena oltre a quelli della Chiesa greco-cattolica ucraina, e a volte veniva applicato a tutti i cattolici di rito orientale delle 15 chiese di rito bizantino.

La santa Sede nel 1927 incaricò la congregazione per le Chiese orientali di elaborare un codice canonico per loro riservato.

Il termine uniate in alcune lingue e in alcune culture aveva, però, assunto una valenza spregiativa e i documenti del Concilio Vaticano Secondo lo evitano accuratamente.

In ambito ortodosso non mancano tuttora le polemiche[1]

Note[modifica]

  1. Psicopatologia dell'Uniatismo nei confronti degli uniati

Collegamenti esterni[modifica]

Riti delle antiche chiese d'oriente[modifica]

Alcuni riti si riallacciano a quelli praticati da popolazioni al margine dell'impero bizantino e che da secoli si erano separati dall'arcivescovo di Costantinopoli. Almeno in parte dai tempi dei crociati o da epoche successive, almeno in parte si accostarono al Cattolicesimo, mantenendo le loro particolarità liturgiche.