Parola

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Parola
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Teoria e tecnica delle comunicazioni di massa

Alle origini della parola[modifica]

Quando i primi ominidi scesero dagli alberi e si misero ad esplorare il territorio, cominciarono a guadagnare la posizione eretta con immediati vantaggi. Innanzi tutto liberarono gli arti superiori e il rinnovato uso delle mani spostò il pollice dal metacarpo, consentendo la “presa di precisione” che contraddistingue gli umani da ogni altro animale. La posizione eretta inoltre allungò la laringe, dando inizio alla modulazione dei suoni e alla creazione della parola che potremmo definire la prima opera d'arte umana.

Secondo il McLuhan infatti, la parola altro non sarebbe che la protesi del pensiero e la scrittura la protesi della parola. Senza il linguaggio, insomma, l'intelligenza umana sarebbe rimasta imprigionata dal mondo esteriore sottoposto alla sua attenzione. In pratica il linguaggio fa per l'intelligenza ciò che la ruota ha fatto per il piede: permette agli uomini di spostarsi da una cosa all'altra con maggior facilità (metafora) e sempre minor partecipazione.

Evoluzione della parola[modifica]

Se la parola parlata attraverso la voce e l'orecchio è inizialmente servita per lanciare grida, allarmi, grugniti, canti e ritmi (la sua protesi diventerà la radio) la parola scritta in realtà è l'estensione primordiale della memoria, e se la stampa tipografica (estensione della scrittura) ha dato inizio alla logico-sequenzialità, e quindi al nazionalismo e alla catena di montaggio, oggi la tecnologia elettrica ed il computer ha la capacità di estendere i nostri sensi ed i nostri nervi in un discorso globale che potrà avere un'influenza determinante nel futuro del linguaggio.

Questa nuova tecnologia non ha bisogno delle parole così come il computer non ha bisogno di cifre e apre la strada a nuovi processi di consapevolezza su scala mondiale e senza alcun bisogno di verbalizzazione. Siamo passati dal linguaggio inteso come forma di divisione – la Torre di Babele – ai moderni computers che ci permettono la traduzione immediata di qualsiasi cifrario, codice o linguaggio in un altro. La fase successiva potrebbe consistere non nel tradurre ma nel superare i diversi linguaggi a favore di una consapevolezza collettiva. L'”averbalismo” insomma, potrebbe essere una via per la pace e l'armonia cosmica.

La parola scritta servì a tradurre il ricco mosaico visivo in una forma che lo privò di molte qualità dell'esperienza causando un mutamento dell'uomo tribale in individuo alfabetizzato, un essere cioè che ha eliminato i suoi rapporti ed i sentimenti emozionali e collettivi col gruppo sociale a cui appartiene diventando emotivamente libero di staccarsi dall'inconscio collettivo della tribù per trasformarsi in individuo civilizzato, organizzato visivamente con atteggiamenti, abitudini, diritti conformi a quelli di tutti gli altri individui alfabetizzati.

L'alfabeto fonetico[modifica]

Il mito greco di Cadmo, che introdusse in Grecia le lettere fonetiche, narra di questo re che seminò denti di drago dai quali germinarono uomini armati. L'introduzione dell'alfabeto infatti aumentò il potere, l'autorità e il controllo a distanza delle strutture militari. Se la scrittura su pietra accentrava il potere dei sacerdoti, rimanendo statica a resistere nel tempo, il papiro più leggero e malleabile, consentì alla scrittura di superare lo spazio, cosa che gli antichi Romani capirono benissimo, costruendo strade per ampliare il loro impero militare.

L'alfabeto fonetico è una tecnologia innovativa. Precedentemente vi erano già stati molteplici tipi di scrittura, ma solo l'alfabeto pose in linea logico-sequenziale segni privi di significato a cui corrispondono suoni privi di significato. Questa prima traduzione da un mondo auditivo ad un sistema visivo era rozza e spietata, perché la traduzione fonetica sacrifica mondi di significato e percezione.

Prendete per esempio la nostra bandiera. Togliete i colori e scrivete sopra uno straccio bianco: “Bandiera italiana, tricolore” e poi fatela sventolare. Non escludo che il parallelismo ideale rimanga immutato ma riconoscerete che emotivamente non è la stessa cosa! Allo stesso modo le nuove forme di scrittura, culturalmente più ricche, sacrificavano un mondo magicamente discontinuo, magico, tradizionale.

Se secoli di ideogrammi non hanno minimamente intaccato la struttura della società cinese, oggi basta una generazione di alfabetismo per distaccare la persona dalla ragnatela tribale e farla sentire individuo, e questo fatto non ha nulla a che vedere con il contenuto delle parole usate, ma è una rottura dell'esperienza da auditiva a visiva, perché l'alfabeto fonetico ti dà un occhio in cambio di un orecchio, liberando l'individuo dalla trance tribale della parola magica, dalle affinità totemiche e dagli obblighi di sangue.

La separazione degli individui, la continuità dello spazio e del tempo, l'uniformità delle leggi e dei comportamenti, sono le principali caratteristiche delle società alfabete e civilizzate, mentre le culture tribali non ammettono l'ipotesi del cittadino separato. Non ammettono l'individuo.

La civiltà della parola[modifica]

I risultati raggiunti dal mondo occidentale testimoniano ovviamente gli enormi meriti dell'alfabetismo, anche se da qualche tempo la saturazione del medium comincia a presentare qualche problema. Alla trance tribale della parola magica, si è sostituito una trance tecnologica e visiva che modifica i nostri comportamenti. Forse stiamo pagando a caro prezzo le nostre strutture di tecnologie e di rapporti via via sempre più specialistici.

Si sta persino modificando il concetto di coscienza, da sempre considerata un carattere distintivo dell'essere razionale, benché nel campo della consapevolezza – che esiste in ogni momento della coscienza – non ci sia nulla di lineare o consequenziale, perché la coscienza non è un processo verbale. Nella società alfabetica occidentale è ancora plausibile ed accettabile pensare che ad una cosa ne “consegue” un'altra, anche se David Hume ha dimostrato fino dal Settecento che in nessuna sequenza naturale o logica esiste un nesso di causalità. La sequenza si limita ad aggiungere senza esserne la causa.

Oggi nell'era informatica ci stiamo liberando dai processi lineari, dalle geometrie euclidee e persino la catena di montaggio ha perso la sua caratteristica di linearità per accedere all'automazione che è un “campo” dove tutto è istantaneo. La frantumazione di ogni tipo di esperienza in unità compatte, uniformi e lineari è stata l'essenza del successo dell'Occidente, il quale ha saputo usare questa tecnica di trasformazione per rendere uniformi, continui e ripetibili tutti i processi di trasformazione dell'uomo e della natura.

Così come la concepiamo noi, la Civiltà è costruita sull'alfabetismo, in quanto esso è il trattamento uniforme della cultura mediante l'alfabeto, che è l'estensione del senso visivo nel tempo e nello spazio e fornisce alle persone mezzi per agire senza reagire. Per fare senza essere coinvolti emotivamente. L'udito è iperestetico, delicato ed onnicomprensivo, la vista invece è fredda e neutrale e permette alla cultura occidentale di espandersi con tubi, cavi, fili elettrici, strade, catene di montaggio, inventari, prezzi uniformi e accelerazioni del movimento delle merci, senza provare alcuna emozione.

Allora come ora, il barbaro, cioè l'uomo tribale, era ostacolato dal pluralismo culturale e dalla discontinuità, mentre la nostra cultura, che deriva dalla tecnologia di Gutenberg, è omogenea, uniforme e continua. Se le varie scritture pittografiche, geroglifiche, ideogrammatiche erano e sono un'estensione del senso visivo per immagazzinare con più facilità le esperienze umane e renderne più rapido l'accesso (in pratica si tratterebbe delle origini delle strips e dei cartoni animati) l'alfabeto fonetico invece riesce a racchiudere con pochissime lettere tutte le lingue del mondo. Per ottenere questo però, è stato necessario separare segni e suoni dai loro significati semantici. Nessun altro sistema è riuscito ad ottenere questi notevoli risultati.

Persino il linguaggio sarebbe una protesi del pensiero.

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