Isocrate

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lezione
Isocrate
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Letteratura greca




Un grande esponente della retorica greca, grande rivale di Demostene fu Isocrate.

Vita[modifica]

Nato in una famiglia agiata (il padre aveva una fabbrica di strumenti musicali), dopo una ferrea educazione fu costretto a fare per un decennio il logografo a causa dei dissesti finanziari della famiglia durante la guerra contro Sparta. Testimonianze dei testi logografi sono 6 discorsi tra il 400 e il 390 a.C. la cui genuinità è garantita da Aristotele. Si sentì in primo luogo “Pedagogo” impegnato nella formazione culturale del cittadino di livello elevato, e pretese di essere considerato filosofo; quindi rinnegò l'appellativo di retore (nonostante l'attività di logografo)

I suoi testi coprono l'arco di quasi un secolo: dallo splendore di Pericle all'ascesa di Filippo II di Macedonia.

Nel 390 a.C. aprì una scuola la cui importanza era analoga alla scuola di Platone. Platone e Isocrate condividevano alcune concezioni:

  • Coltivavano una forma di venerazione per Socrate ma fastidio per i Sofisti, che ritenevano si vendessero per denaro;
  • Erano convinti che l'educazione base era quella dell'etica sociale;
  • Sfiducia nella democrazia ateniese sulla base degli esiti da essa conseguiti alla fine del Vsecolo a.C.;
  • Spiccato interesse per la forma scritta e per lo stile;
  • Programmavano di insegnare filosofia e proporre idee.

Opere[modifica]

Di Isocrate abbiamo 15 orazioni e 9 lettere. Isocrate offriva insegnamenti filosofici solo a chi ne avesse predisposizione, cioè a chi fosse in grado di apprendere dal maestro un sistema di idee. Attraverso le idee si forma il discorso politico che aiuta a formare i caratteri. Il corso durava 3 – 4 anni e l'insegnamento principale era la filosofia; per loro l'oratoria insieme alla filosofia realizzava modo di esprimersi elevato. Le sue idee erano: struttura portante del dialogo dell'”oratore” di Cicerone e anche del sistema didattico di Quintiliano. I discorsi politici che abbiamo sono stati rivisti dall'autore che ha cercato perfezione stilistica, scorrevolezza e intensità emotiva.

Contro i Sofisti[modifica]

L'orazione “Contro i Sofisti” è una sorta di manifesto programmatico della scuola isocratea; si rivolge a tutta l'élite della cultura. Chi sono i sofisti per Isocrate? Tutti quelli che di retorica e cultura hanno una concezione diversa dalla sua, cioè:

  • Eristici: esperti nell'arte del disputare; falsi e districatori perché pretendono di insegnare felicità illusoria;
  • Logografi: si servono della retorica per amor di denaro;
  • I maestri di eloquenza politica: si propongono come maestri di retorica e redigono l'arte a pura tecnica, non sapendo poi intervenire tempestivamente nelle situazioni concrete.

Isocrate non si avventura sul terreno teorico, ma si schiera dalla parte dell'uomo comune che valuta i sicrosi secondo la loro trasparenza e la loro utilità. Com'è possibile definire ”scienza” quella ricerca filosofica i cui esponenti si sono più volte smentiti a vicenda, senza trovare un accordo neanche sui principi fondamentali?? Non è più esatto parlare di “ciarlataneria”? si chiede Isocrate. Perciò egli contrappone alla “scienza”, l'opinione” e fa di quest'ultma l'elogio. Su questi temi Isocrate ritornerà nell'"Antidosi", quando ormai è vecchio e disposto ad ammettere che l'eristica non è né dannosa né inutile alla formazione dei giovani. Non si può però chiamare filosofia; è una esercitazione dell'anima che prepara alla vera filosofia, cioè all'educazione politico-retorica.

Il Programma Politico[modifica]

Documento del suo programma politico è il “Panegirico” (380 a.C.). Il titolo richiama le “Panegori”, riunioni festive che vedevano tutta la grecità unita nella comune identità di sangue e cultura per celebrare i suoi eroi una volta smesse le guerre. Isocrate mira appunto a risuscitare quel clima. Vuole che la Grecia ritorni all'antica gloria, che Sparta e Atene si riconcilino, che Atene riprenda il posto di potenza egemone. C'è un bisogno nuovo di solidarietà più stretta tra i greci. La Grecia deve trovare in sé la forza per giungere alla pacificazione, alla “Concordia” Nazionale. Parlare di unità nazionale sarebbe fuori posto. Tuttavia nel dissolversi del sistema delle polis emergono nuove tendenze aggregatici che vanno al di là dell'ambito delle polis:

  • I cittadini si sentono sempre cittadini e sempre greci;
  • I cittadini prendono coscienza di vivere uniti dalla stessa cultura, che è più importante del vincolo di sangue.

Peculiarità del popolo greco è proprio la cultura, che sancisce la sua identità e la sua superiorità. Al termine dell'orazione il suggerimento come una spedizione contro la Persia per risorse e denaro, indica anche il valore di opera di acculturazione di popoli “barbari”. Secondo questa concezione Isocrate vedeva Atene come “scuola di tutto il mondo”, e non solo come scuola dell'Ellade come aveva asserito Tucidide.

“Areopagitico”[modifica]

Per quanto riguarda la vita interna della polis, Isocrate è a favore della democrazia, e non una qualsiasi, ma solo una democrazia ben costituita e retta con moderazione. Non è certo la democrazia vigente quella giusta. Il modello che lui propone risale ad un passato molto lontano, il suo pensiero va alla democrazia che istituirono Solone e Clistene:

  • libertà di parola;
  • Uguaglianza di fronte alla legge;
  • Il popolo affidava di buon grado gli uffici pubblici ai ricchi, perché non avendo necessità finanziarie, potevano disporre di tempo libero e prestare gratuitamente la loro opera;
  • La scelta di chi doveva esercitarli, non essendoci pressioni politiche, ricadeva sui capaci e meritevoli.

È da rilevare che il modello costituzionale politico di Isocrate risulta del tutto funzionale ai ceti ricchi e conservatori del tempo, e corrisponde ai loro programmi.

Il ripristino dell'autorità dell'Areopago è uno strumento base del risanamento della degradazione della polis; tutti sanno però che l'Areopago è la roccaforte della conservazione, e ogni suo rafforzamento è rafforzamento delle classi elevate.

Isocrate non fu insensibile alla nuova situazione storica che, vedeva ai margini della Grecia, impiantarsi varie forme di governo assoluto, e all'interno riaffiorare l'ideale monarchico come alternativa alla crisi della Polis. Il suo modello di uomo politico ideale non era il “filosofo” di Platone e neanche il “Re”. Tuttavia la monarchia poteva diventare la forma migliore di Governo per alcuni popoli. In una serie di orazione precisò a quali condizioni il potere assoluto sarebbe potuto diventare la forma di governo ideale. E definiva anche i caratteri che sarebbero divenuti propri del monarca ellenistico. Tuttavia, secondo Isocrate, i Greci non erano fatti per la monarchia. La monarchia tutt'al più doveva costituire un incentivo per il loro risveglio, per la rivalsa della polis, dunque ora, per realizzare il suo sogno di concordia dei greci, si rivolgeva a Filippo II di Macedonia, col desiderio di affidare a lui il ruolo di guida.

Ce ne parla nell'oratoria “Filippo” del 346 a.C. Gli appelli dell'Oratore ovviamente rimasero inascoltati. È vero che per contrastare la potenza di nuovi regni sarebbe stata necessaria la concordia nazionale, ma la Grecia non sapeva realizzarla da sé ed era assurdo che potesse venire da altri senza pesanti conseguenze; e infatti fu costretta a subirla: otto anni dopo nel 338 a.C. a Cheronea, la Grecia perdeva la sua libertà e Filippo diventava di fatto il suo re. Isocrate si lascia morire lo stesso anno di fame per non sopravvivere alla tragedia della patria. Subito dopo la morte del Retore, la Grecia trovò una certa unità sotto l'egemonia macedone e Alessandro Magno, facendo suo l'appello del “Filippo” a capo di Greci e Macedoni, intraprese la grande avventura contro l'impero persiano. Che non tutto sia andato per il verso giusto non ha molta importanza. Ciò che conta è che la grande intuizione di Isocrate – l'idea di cultura come incivilimento e affratellamento dei popoli su base di un principio spirituale e non di sangue si realizzò in modo compiuto e si diffuse nel mondo. L'ultima orazione, ”Pana tenaioco”, è un lavoro di sintesi (90'anni). Rimane legato alle linee imperialistiche dell'ala ateniese più conservatrice e più legata alla tradizione.

Differenza tra Isocrate e Demostene[modifica]

  • Isocrate: oratoria epidittica - Demostene: oratoria politica
  • Le opere di Isocrate: guida per il futuro, atemporale - Demostene: calato nel suo tempo, reagisce agli eventi contemporanei;
  • Isocrate accentua l'unità della cultura greca ma è anacronistico nel ritenere ancora la Persia l'antagonista della grecità. - Demostene, convinto che il vero pericolo per i greci fossero le minacce di Filippo il Macedone.
  • Isocrate però seppe mettere in luce la fragilità della città-stato che avrebbe portato alla loro dissoluzione. Suo grande merito: spronare gli stati greci a mantenersi all'altezza del loro potenziale di unità culturale.

Il grande rivale di Demostene ed anch'esso illustre esempio dell'oratoria greca fu Isocrate

Vita[modifica]

Nato in una famiglia agiata (il padre aveva una fabbrica di strumenti musicali), dopo una ferrea educazione fu costretto a fare per un decennio il logografo a causa dei dissesti finanziari della famiglia durante la guerra contro Sparta. Testimonianze dei testi logografi sono 6 discorsi tra il 400 e il 390 a.C. la cui genuinità è garantita da Aristotele. Si sentì in primo luogo “Pedagogo” impegnato nella formazione culturale del cittadino di livello elevato, e pretese di essere considerato filosofo; quindi rinnegò l'appellativo di retore (nonostante l'attività di logografo)

I suoi testi coprono l'arco di quasi un secolo: dallo splendore di Pericle all'ascesa di Filippo II di Macedonia.

Nel 390 a.C. aprì una scuola la cui importanza era analoga alla scuola di Platone. Platone e Isocrate condividevano alcune concezioni:

  • Coltivavano una forma di venerazione per Socrate ma fastidio per i Sofisti, che ritenevano si vendessero per denaro;
  • Erano convinti che l'educazione base era quella dell'etica sociale;
  • Sfiducia nella democrazia ateniese sulla base degli esiti da essa conseguiti alla fine del V secolo a.C.;
  • Spiccato interesse per la forma scritta e per lo stile;
  • Programmavano di insegnare filosofia e proporre idee.

Opere[modifica]

Di Isocrate abbiamo 15 orazioni e 9 lettere. Isocrate offriva insegnamenti filosofici solo a chi ne avesse predisposizione, cioè a chi fosse in grado di apprendere dal maestro un sistema di idee. Attraverso le idee si forma il discorso politico che aiuta a formare i caratteri. Il corso durava 3 – 4 anni e l'insegnamento principale era la filosofia; per loro l'oratoria insieme alla filosofia realizzava modo di esprimersi elevato. Le sue idee erano: struttura portante del dialogo dell'”oratore” di Cicerone e anche del sistema didattico di Quintiliano. I discorsi politici che abbiamo sono stati rivisti dall'autore che ha cercato perfezione stilistica, scorrevolezza e intensità emotiva.

Contro i Sofisti[modifica]

L'orazione “Contro i Sofisti” è una sorta di manifesto programmatico della scuola isocratea; si rivolge a tutta l'élite della cultura. Chi sono i sofisti per Isocrate? Tutti quelli che di retorica e cultura hanno una concezione diversa dalla sua, cioè:

  • Eristici: esperti nell'arte del disputare; falsi e districatori perché pretendono di insegnare felicità illusoria;
  • Logografi: si servono della retorica per amor di denaro;
  • I maestri di eloquenza politica: si propongono come maestri di retorica e redigono l'arte a pura tecnica, non sapendo poi intervenire tempestivamente nelle situazioni concrete.

Isocrate non si avventura sul terreno teorico, ma si schiera dalla parte dell'uomo comune che valuta i sicrosi secondo la loro trasparenza e la loro utilità. Com'è possibile definire ”scienza” quella ricerca filosofica i cui esponenti si sono più volte smentiti a vicenda, senza trovare un accordo neanche sui principi fondamentali?? Non è più esatto parlare di “ciarlataneria”? si chiede Isocrate. Perciò egli contrappone alla “scienza”, l'opinione” e fa di quest'ultma l'elogio. Su questi temi Isocrate ritornerà nell'"Antidosi", quando ormai è vecchio e disposto ad ammettere che l'eristica non è né dannosa né inutile alla formazione dei giovani. Non si può però chiamare filosofia; è una esercitazione dell'anima che prepara alla vera filosofia, cioè all'educazione politico-retorica.

Il Programma Politico[modifica]

Documento del suo programma politico è il “Panegirico” (380 a.C.). Il titolo richiama le “Panegori”, riunioni festive che vedevano tutta la grecità unita nella comune identità di sangue e cultura per celebrare i suoi eroi una volta smesse le guerre. Isocrate mira appunto a resuscitare quel clima. Vuole che la Grecia ritorni all'antica gloria, che Sparta e Atene si riconcilino, che Atene riprenda il posto di potenza egemone. C'è un bisogno nuovo di solidarietà più stretta tra i greci. La Grecia deve trovare in sé la forza per giungere alla pacificazione, alla “Concordia” Nazionale. Parlare di unità nazionale sarebbe fuori posto. Tuttavia nel dissolversi del sistema delle polis emergono nuove tendenze aggregatici che vanno al di là dell'ambito delle polis:

  • I cittadini si sentono sempre cittadini e sempre greci;
  • I cittadini prendono coscienza di vivere uniti dalla stessa cultura, che è più importante del vincolo di sangue.

Peculiarità del popolo greco è proprio la cultura, che sancisce la sua identità e la sua superiorità. Al termine dell'orazione il suggerimento come una spedizione contro la Persia per risorse e denaro, indica anche il valore di opera di acculturazione di popoli “barbari”. Secondo questa concezione Isocrate vedeva Atene come “scuola di tutto il mondo”, e non solo come scuola dell'Ellade come aveva asserito Tucidide.

“Areopagitico”[modifica]

Per quanto riguarda la vita interna della polis, Isocrate è a favore della democrazia, e non una qualsiasi, ma solo una democrazia ben costituita e retta con moderazione. Non è certo la democrazia vigente quella giusta. Il modello che lui propone risale ad un passato molto lontano, il suo pensiero va alla democrazia che istituirono Solone e Clistene:

  • Libertà di parola;
  • Uguaglianza di fronte alla legge;
  • Il popolo affidava di buon grado gli uffici pubblici ai ricchi, perché non avendo necessità finanziarie, potevano disporre di tempo libero e prestare gratuitamente la loro opera;
  • La scelta di chi doveva esercitarli, non essendoci pressioni politiche, ricadeva sui capaci e meritevoli.

È da rilevare che il modello costituzionale politico di Isocrate risulta del tutto funzionale ai ceti ricchi e conservatori del tempo, e corrisponde ai loro programmi.

Il ripristino dell'autorità dell'Areopaga è uno strumento base del risanamento della degradazione della polis; tutti sanno però che l'Areopago è la roccaforte della conservazione, e ogni suo rafforzamento è rafforzamento delle classi elevate.

Isocrate non fu insensibile alla nuova situazione storica che, vedeva ai margini della Grecia, impiantarsi varie forme di governo assoluto, e all'interno riaffiorare l'ideale monarchico come alternativa alla crisi della Polis. Il suo modello di uomo politico ideale non era il “filosofo” di Platone e neanche il “Re”. Tuttavia la monarchia poteva diventare la forma migliore di Governo per alcuni popoli. In una serie di orazione precisò a quali condizioni il potere assoluto sarebbe potuto diventare la forma di governo ideale. E definiva anche i caratteri che sarebbero divenuti propri del monarca ellenistico. Tuttavia, secondo Isocrate, i Greci non erano fatti per la monarchia. La monarchia tutt'al più doveva costituire un incentivo per il loro risveglio, per la rivalsa della polis, dunque ora, per realizzare il suo sogno di concordia dei greci, si rivolgeva a Filippo II di Macedonia, col desiderio di affidare a lui il ruolo di guida.

Ce ne parla nell'oratoria “Filippo” del 346 a.C. Gli appelli dell'Oratore ovviamente rimasero inascoltati. È vero che per contrastare la potenza di nuovi regni sarebbe stata necessaria la concordia nazionale, ma la Grecia non sapeva realizzarla da sé ed era assurdo che potesse venire da altri senza pesanti conseguenze; e infatti fu costretta a subirla: otto anni dopo nel 338 a.C. a Cheronea, la Grecia perdeva la sua libertà e Filippo diventava di fatto il suo re. Isocrate si lascia morire lo stesso anno di fame per non sopravvivere alla tragedia della patria. Subito dopo la morte del Retore, la Grecia trovò una certa unità sotto l'egemonia macedone e Alessandro Magno, facendo suo l'appello del “Filippo” a capo di Greci e Macedoni, intraprese la grande avventura contro l'impero persiano. Che non tutto sia andato per il verso giusto non ha molta importanza. Ciò che conta è che la grande intuizione di Isocrate – l'idea di cultura come incivilimento e affratellamento dei popoli su base di un principio spirituale e non di sangue si realizzò in modo compiuto e si diffuse nel mondo. L'ultima orazione, ”Pana tenaioco”, è un lavoro di sintesi (90'anni). Rimane legato alle linee imperialistiche dell'ala ateniese più conservatrice e più legata alla tradizione.

Differenza tra Isocrate e Demostene[modifica]

  • Isocrate: oratoria epidittica - Demostene: oratoria politica
  • Le opere di Isocrate: guida per il futuro, atemporale - Demostene: calato nel suo tempo, reagisce agli eventi contemporanei;
  • Isocrate accentua l'unità della cultura greca ma è anacronistico nel ritenere ancora la Persia l'antagonista della grecità. - Demostene, convinto che il vero pericolo per i greci fossero le minacce di Filippo il Macedone.
  • Isocrate però seppe mettere in luce la fragilità della città-stato che avrebbe portato alla loro dissoluzione. Suo grande merito: spronare gli stati greci a mantenersi all'altezza del loro potenziale di unità culturale.

Testi[modifica]

in lingua greca