La decolonizzazione in Rwanda

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Lettura integrativa di Geografia nelle scuole superiori


François Misser

Il fulcro

I nuovi signori / Paul Kagame

Con tutta evidenza, la vittoria di Kabila sul piano militare porta la firma di uno stratega: il vicepresidente e ministro della difesa del Rwanda.

Il cosiddetto esercito popolare di liberazione di Kabila era composto all'inizio di circa 3.000 tutsi del Sud Kivu o banyamulenge, per la maggior parte ex soldati dell'Armata patriottica rwandese (Apr) appoggiati dall'artiglieria rwandese e da unità dell'Apr. Kagame ha smentito un tale coinvolgimento, ma ha riconosciuto in un'intervista alla Bbc che un certo «savoir faire» rwandese può essere stato trasmesso ai combattenti di Kabila... Nel novembre dello scorso anno, l'accerchiamento del campo di Mugunga e l'apertura di corridoi per permette il ritorno dei rifugiati e la fuga delle ex Far (le Forze armate rwandesi di Habyarimana) ricorda la tattica impiegata dall'Apr tra aprile e luglio del 1994 per conquistare il Rwanda.

Queste qualità Kagame, 41 anni, le ha acquisite e affinate in Uganda, durante la guerra condotta da Yoweri Museveni con l'appoggio della Tanzania contro Idi Amin e, in seguito, dal 1981 al 1986, dalla sola National Resistance Army contro Milton Obote. L'impegno del giovane rifugiato tutsi - nato a Gitarama e cacciato dal suo paese all'età di 4 anni, in seguito alle sanguinose persecuzioni scatenate contro i tutsi dalla rivoluzione hutu del 1959 - testimonia della sua capacità di elaborare una strategia politico-militare a lungo termine. Combattendo contro Amin e Obote, con il suo amico Fred Rwigyema, Kagame puntava a favorire l'avvento al potere in Uganda di un alleato che lo potesse aiutare a raggiungere il suo obiettivo: il ritorno in Rwanda dei rifugiati tutsi e il rovesciamento del regime di Habyarimana. Nel frattempo ha acquisto le necessarie conoscenze militari, tanto che a partire dal 1986 ha diretto il servizio di ricognizione e informazione dell'esercito ugandese. In seguito alla morte di Rwigyema, il 2 ottobre 1990, Kagame prende in mano l'Apr e conduce le sue truppe alla conquista del Rwanda nel luglio 1994, senza tuttavia riuscire ad impedire il genocidio dei tutsi (500.000 morti, secondo le stime più accreditate).

Ma se i talenti militari di Kagame sono incontestabili, la sua scommessa di costruire uno stato rwandese non fondato sulla discriminazine etnica esige ben altri talenti. Un massacro come quello compiuto ai danni dei profughi hutu nel campo di Kibeho nell'aprile del 1995 (si parlò di circa 2.000 morti), combinato con il fatto che i milioni di rifugiati rwaadesi in Zaire e in Tanzania hanno anche subito la minaccia degli estremisti hutu responsabili del genocidio del 1994, ha contribuito a ritardare il ritorno in patria dei rifugiati. Questi avvenimenti dicono che, malgrado le sue doti di previsione e di organizzazione, Kagame non è stato in grado di impedire che il suo esercito compisse atti di giustizia sommaria. Se a ciò si aggiunge che le sanzioni contro gli autori di vendette sono state insufficienti e deboli, che la gestione dei processi nei confronti degli hutu incarcerati (in condizioni disumane) perché sospettati di strage è stata fortemente inadeguata - anche per la scarsa vigilanza della comunità internazionale - si capisce perché la riconciliazione tarda ad arrivare.

Questo stato di cose ha facilitato l'espulsione o la dimissione di ministri hutu dal governo di Kigali e ha ridotto il consenso socio-politico del regime. Ci si chiede se i massacri degli hutu in Zaire da parte di elementi tutsi dell'Alleanza di Kabila non siano il risultato di una forte permissività, in Rwanda, rispetto ai comportamenti dell'esercito e di una difficoltà a convincere i tutsi nel loro insieme che non tutti gli hutu sono loro nemici. In ogni caso, dopo il ritorno di un numero considerevole di rifugiati, Kagame e l'Fpr hanno di fronte un duro compito. Come ricostruire il paese in un clima di tensione segnato dal terrorismo degli uni e dalla repressione, spesso cieca, degli altri?



La redazione di Nigrizia - 1/1/1997