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Emergenza Somalia

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Approfondimento
da Cosv
Dipartimento di Scuole
Dipartimento di Studi umanistici




EMERGENZA SOMALIA – LA SICCITA' DEVASTA LA REGIONE DEL LOWER SHAHBELLE

La crisi umanitaria in Somalia, nella regione di Lower Shabelle, si è drammaticamente aggravata. Dopo due stagioni di scarse piogge, (l'ultima è stata praticamente inesistente ) la prossima già si prospetta inferiore ai livelli normali, le scorte di cereali, ridotte al minimo, hanno spinto i prezzi fuori dalla portata della maggior parte della popolazione che è rimasta senza cibo. La scarsità d'acqua ha generato la moria del bestiame, e le condizioni precarie degli animali ancora in vita ne hanno ridotto il valore sul mercato. Molti allevatori hanno perso tutte le loro mandrie e si ritrovano in condizioni di grave indigenza. La situazione è esasperata dal conflitto, che impedisce agli aiuti umanitari di raggiungere la popolazione.

I livelli di malnutrizione sono tra i più gravi del Paese, con un bambino su quattro estremamente denutrito. Ci si aspetta un innalzamento dei livelli di denutrizione infantile al 30%, una percentuale che sicuramente crescerà ancora entro la fine della prossima settimana.

L'epicentro della crisi si trova tra Kurtunwarey (a 65 chilometri dalla città di Merka), che conta una popolazione di circa 130.000 abitanti e Sablale (a 120 chilometri da Merka), con 39.000 abitanti. In entrambe le località è morto un numero elevato di animali, in particolare mucche. Giorno dopo giorno la carestia peggiora. Le condizioni disperate in cui versano gli animali costringono migliaia di persone a fuggire a Mogadiscio o nei paesi confinanti come Kenya e Etiopia, in cerca di aiuto. L'UNHCR ha registrato una media di 10.000 rifugiati che ogni mese arriva nel campo di Dadaab, in Kenya e 5-6.000 a Dolo Ado, in Etiopia.

Al momento, si stima che più del 20% degli abitanti della Regione si sia dovuta spostare verso aree diverse. Per le strade, si vedono bambini denutriti, ormai senza più una casa, che insieme ai genitori si muovono in cerca di cibo. Coloro che hanno abbandonato la propria casa e hanno cercato aiuto nella città di Kurtunwarey sono 6.500, nella città di Brava sono 2.500. Al villaggio di Deemay, vicino al distretto di Sablale, sono arrivati 5.200 rifugiati che al momento non hanno né cibo né un'abitazione in cui stare.

Molti rifugiati si ritrovano senza un riparo e versano in condizioni igieniche molto gravi. La qualità dell'acqua del fiume è pessima: fangosa e inquinata produce diarrea e malaria che si stanno diffondendo rapidamente. Non ci sono latrine per i nuovi rifugiati, le diffuse pratiche non igieniche espongono la comunità al rischio di uno scoppio di epidemie, come il colera. Ai nuovi rifugiati manca tutto: utensili per cucinare, letti e zanzariere, contenitori per l'acqua. Con l'arrivo della stagione fredda, quando non avranno strumenti per proteggersi dalle temperature più rigide, la situazione peggiorerà ulteriormente. Gli abitanti della zona chiedono che vengano forniti case e servizi igienici ai rifugiati oppure che vengano rimandati ai propri villaggi.

I nuovi rifugiati sono perlopiù allevatori ridotti in povertà, costretti alla fuga dalla siccità e dai conflitti. Con la fuga hanno perso tutti i loro averi, non avendo più possibilità di creare nuovi meccanismi di sopravvivenza o autosostentamento: le possibilità di ricrearsi una vita praticamente sono inesistenti, affidate ora solo al supporto esterno degli aiuti umanitari. Crescono le tensioni tra le comunità di rifugiati e gli abitanti delle aree in cui si sono stabiliti, che vivono in condizioni di estrema povertà e dunque hanno scarsi mezzi da poter condividere con i nuovi arrivati.

Il problema principale è la mancanza di cibo, che affligge sia la popolazione locale che i rifugiati. Gli ultimi arrivati non hanno accesso alla terra, non possono quindi creare fonti di reddito o semplicemente alimenti dalla coltivazione.

Durante la missione di monitoraggio, lo staff del COSV ha fornito beni alimentari e sanitari ai tre centri sanitari dislocati nella regione: a Kurtunwaarey, a Brava e a Sablaale. L'appoggio in particolare è andato anche all'assistenza delle donne in gravidanza all'interno del gruppo dei rifugiati, per rispondere alla crescente domanda di assistenza sanitaria necessaria. I tre centri di salute primaria, che il COSV supporta, sono al momento sovraffollati.

COSA SERVE PER RISPONDERE ALL'EMERGENZA

•aiuti alimentari, per stabilizzare l'insicurezza alimentare e ridurre il numero di bambini sotto i 5 anni denutriti •acqua pulita, dal momento che i rifugiati utilizzano al momento fonti ad alto rischio •materiali per la costruzione di abitazioni e oggetti per l'utilizzo domestico •la promozione di corretti comportamenti igienico-sanitari per minimizzare il rischio di uno scoppio di epidemie e ridurre l'incidenza di malattie legate all'acqua inquinata •un rafforzamento del servizio sanitario nei centri si salute primaria locali, con la fornitura di farmaci di base e beni alimentari e costruire nuove cliniche mobili •beni agricoli per rendere effettiva la produzione di cibo tra gli agricoltori, così da migliorare la sicurezza alimentare, l'accesso al cibo e l'accesso alle attività produttrici di reddito •attività lavorative immediate per i rifugiati e le comunità che li ospitano, per aumentare i redditi e promuovere soluzioni alternative di sostentamento

“Questa campagna si inserisce nel quadro delle iniziative coordinate da AGIRE – Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze all'interno dell'appello EMERGENZA SICCITA′ IN AFRICA ORIENTALE. AGIRE è il coordinamento di 12 tra le più importanti organizzazioni non governative che rispondono in maniera congiunta alle gravi emergenze umanitarie. Maggiori informazioni su www.agire.it”.