Utente:Pegasovagante/sandbox/3

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glossario
Pegasovagante/sandbox/3
Tipo di risorsa Tipo: glossario
Materia di appartenenza Materia: Uniformologia

Per i termini tecnici di sartoria e moda, vedi anche Glossario di tessitura.

Generalità[modifica]

Tipologia[modifica]

Tenute[modifica]

Grande uniforme o uniforme per servizî armati
(anche gran tenuta o gran montura; EN full dress, DE große Uniform, FR grande tenue)
Tenuta (o montura) da campo
Anticamente era l'uniforme indossata in servizio attivo, col relativo equipaggiamento (o affardellamento). I capi erano giubba e calzoni della grande uniforme, talvolta (tipicamente nell'esercito francese) protetti da pastrano e ghette; il copricapo era in genere coperto da un telino o sostituito da un berretto da fatica come il chepí. In alcuni eserciti, come in quello russo, il pastrano si portava arrotolato a tracolla per protezione. Nel periodo napoleonico, soprattutto la cavalleria adottava calzoni lunghi, talora con rinforzi di pelle.
Uniforme da fatica
(EN fatigue dress, FR tenue de corvée)
Uniforme da libera uscita
(FR tenue de ville) Oggi è l'uniforme ordinaria, anche se sempre piú spesso i militari vengono fatti uscire i tuta mimetica. Nella Francia napoleonica, la versione per la truppa era senza stivali o ghette e coll'equipaggiamento ridotto alla sola sciabola; i soldati che ne erano dotati indossavano il bicorno (in sostituzione di copricapi piú pesanti, come gli elmi da cavalleria).
Uniforme da società o da sera
(FR tenue de societé) Uniforme corrispondente all'abito da sera borghese; inizialmente prevista per i soli ufficiali, fra i secoli XX e XXI è stata via via estesa a tutto il personale in servizio permanente effettivo (cosiddetti militari di carriera). Una particolarità sono le onorificenze e i relativi nastrini, indossati in un apposito formato ridotto, e quindi disposti su un'unica fila.
Uniforme di servizio
Uniforme prescritta fra l'altro nei teatri operativi, con capi specifici (tuta mimetica) a partire dalla seconda guerra mondiale, dapprima per esigenze particolari e successivamente a tutto il personale. Ha preso il posto della precedente tenuta da campo. È indossata cogli scarponi (i cosiddetti anfibî).
Uniforme ordinaria
Uniforme formale, distinta da quella di servizio, prescritta agli ufficiali (e, soprattutto dal secondo dopoguerra, anche alla truppa) fra l'altro per la libera uscita. Comprende calzoni lunghi, scarpe basse, e una giubba con tasche sul petto. È assimilabile all'abito completo dei civili.

Tipi particolari[modifica]

Uniforme all'ussera
Uniforme da marinaio
(DE gerg. erste Geige) Uniforme caratteristica, ampia e comoda, che ha raggiunto la forma definitiva a fine Ottocento. Consiste di maglia, camisaccio, ampi calzoni, fazzoletto, cordino e berretto. Oggi è usata come uniforme ordinaria invernale e per servizî armati.
Uniforme polacca (o da lanciere)
Uniforme ungherese
Nell'esercito austriaco, poi austro-ungarico, i reggimenti di fanteria detti ungheresi (cioè tutti quelli reclutati nella parte orientale dell'impero; gli altri erano detti tedeschi) si distinguevano per i calzoni aderenti azzurri, con ornamenti a fiore sul davanti, infilati in corti stivaletti. La giubba aveva i paramani a punta, quelli dei granatieri con un alamaro bianco in verticale. In altri contesti, per uniforme ungherese s'intende quella all'ussera.

Nomenclatura[modifica]

Glossario metodico[modifica]

Calzature e legwear[modifica]

Gambaletto

Capi, tipologia dei[modifica]

Camisaccio
(DE Kieler Anzug o Wäsche achtern)
Marsina
(dal francese; FR Habit, DE Rock)
Dolman
(vc. turca; EN dolman, ES dolmán, FR dolman, DE Dolman)
Habit à la française, Fanteria della guardia, Regno Italico (Knötel). Il fante a destra, quello a sinistra e quello sullo sfondo hanno i risvolti a punta delle truppe leggiere.
Habit à la française
(loc. francese, maschile: «giubba alla francese»). Tipo di giubba a falde lunghe, con ampî risvolti e agganciata fino a metà petto, in uso nell'esercito francese e soppressa dal regolamento del 1812 (coll'eccezione della Guardia imperiale). Il taglio era di due tipi: per le truppe leggiere e per quelle di linea. È un esempio, fortemente stilizzato e assai longevo (negli anni dieci dell'Ottocento era ormai anacronistico) delle giubbe aderenti d'ispirazione prussiana diffuse in tutta Europa nel secondo Settecento.
Habit-veste
Kurtka
(vc. polacca: «giubbotto»). Tipo di giubba dei lancieri di tutti gli stati, particolarmente nella prima metà dell'Ottocento. Aveva ampî risvolti sagomati, da portare sia aperti (con chiusura a ganci), sia abbottonati a doppio petto; falde corte e sfuggenti, sagomate a triangolo; paramani a punta, spalline o controspalline, spesso anche cordelline, e nel complesso un taglio aderente. Talvolta aveva anche filettature del colore distintivo lungo le cuciture della schiena. Capo caratteristico perché assai stilizzato, nella seconda metà del secolo si evolvette faticosamente verso forme a tunica, fra cui una delle piú fortunate fu l'Ulanka prussiana.
Sahariana
Sciarpa
vedi #distintivi.
Spencer
Ulanka
(vc. tedesca d'ispirazione polacca). Tipo di giubba a tunica, con un caratteristico plastron che giungeva fino all'orlo inferiore, dei lancieri e degli aviatori prussiani e tedeschi del periodo 18..-1918. Richiamava vagamente la kurtka.

Copricapo, parti del[modifica]

Aigrette
(vc. francese, dall'occitano, femminile) Tipo di piumetto di piume d'airone, tipicamente bianco, usato come distintivo. Nell'Esercito italiano è riservata agli ufficiali comandanti di corpo (per esempio colonnelli comandanti di reggimento; ormai solo nelle uniformi storiche).
Cappietto o ganza
Cresta o cimiero
Fregio
Vedi #Distintivi.
Foraggera
(FR fouragère) Cordone che assicura certi berretti, in particolare czapska e shakò, al collo di chi li indossa, per consentirne il recupero in caso di caduta accidentale (infatti è tipica dei reparti a cavallo). In genere ha circa un centimetro di diametro ed è sufficientemente lunga da essere drappeggiata sul davanti della giubba, fra il collo e la spallina, dove termina con vistose nappe. Tipicamente è intonata al bottone.
Nappa, nappina o pompon
(FR pompon, EN pompon)
Per la nappa di passamaneria, generalmente provvista di frange, vedi #Passamaneria.
Piumetto o pennacchio
Placca
Parte metallica fissata sul davanti di un berretto (shakò, berrettone, czapka, mitra, kaskett) o di un elmo (per esempio l'elmo a cresta austriaco del 1798). Può essere molto estesa, costituendo un rinforzo, o anche una parte strutturale (come nella mitra), del berretto, e in tal caso è di lamiera lavorata a sbalzo; quella, piú ridotta e di fusione, degli shakò ha piuttosto le caratteristiche di un fregio (vedi #Distintivi).
Soggolo
(da sotto e gola; EN chin strap, DE Kinnriemen)
Nei berretti rigidi è fornito di passanti per poterlo accorciare e portare aderente alla fascia, sopra la visiera e sotto il fregio; tendenzialmente è ridotto a funzioni decorative e serve come distintivo di grado. In genere i soggoli a cinghia contraddistinguono i gradi inferiori, quelli a cordellina i gradi superiori. Un esempio di un sistema di soggoli articolato, con una combinazione di soggolo e passanti univoca per ogni singolo grado, si ha dal secondo dopoguerra nelle forze armate e di polizia italiane.
Soggolo a squame
(EN chinscales) Tipo di soggolo ricoperto da squame metalliche con funzioni protettive; si trova sugli shakò e sugli elmi di cavalleria. È fissato al copricapo da una borchia circolare, spesso decorata. I fanti della Francia napoleonica talora lo fissavano dietro la nappa dello shakò. È un caso di uso contemporaneo dell'antico sistema dell'armatura a squame.
Una variante è il soggolo ad anelli o a catenella, che si può trovare applicato ai berrettoni di pelo, e che per certi versi ricorda l'armatura a maglia.
Turbante

Copricapo, tipi di[modifica]

Berretto rigido
in gergo bulgara (EN peaked cap, FR casquette, DE Tellermütze). Berretto a visiera in tessuto, con una fascia rigida e un'imperiale piú larga, generalmente dotato di soggolo. Identificabile come berretto da fatica (e civile, per esempio studentesco) fin dai primi dell'Ottocento nell'Europa centrale, per esempio in Prussia, si diffonde lentamente nel corso del secolo, con fortune alterne, in particolare nelle marine e parallelamente al berretto da marinaio. In Russia assume una forma larga e piatta, che sarà poi caratteristica dei paesi del blocco socialista. Nel Novecento si diffonde ampiamente come alternativa al chepí, soprattutto per gli ufficiali, nelle aeronautiche e nelle uniformi civili (a partire dalle livree degli autisti). Ve ne sono diversi tipi caratteristici, come quello inglese e quello tedesco.
Bustina o busta, berretto a
(FR bonnet de police, DE Schiffchen) [definizione] Può esser fatto risalire ad almeno due precursori: il #glengarry scozzese, derivato da berretti di forma cilindrica sul finire del Settecento, e il bonnet de police francese, berretto da fatica in origine conico, con una lunga punta terminante in una nappa, e con un turbante piú rigido alla base. Berretti di fatica d'altro tipo erano comunque in genere flosci e quindi pieghevoli: l'idea del berretto a busta era comunque a portata di mano.
Bicorno
impropriamente feluca, popolarmente lucerna (DE Zweispitz). Cappello di feltro a larga tesa rialzata in modo da formare due spicchi giustapposti a mezzaluna, tipicamente nero. Deriva, alla fine del Settecento, dall'analogo tricorno. Generalmente è provvisto di coccarda con ganza e bottone; può essere rinforzato in varî punti e contornato da un gallone nero o intonato al bottone. Può presentare nappe all'estremità degli spigoli (in origine si trattava di tiranti), un piumetto di varia foggia o, in alternativa, un bordo di piume, generalmente nere o bianche. Copricapo piuttosto delicato, nei teatri operativi veniva generalmente coperto da un telino, anche di tela cerata. Forma e dimensioni possono variare considerevolmente, in primo luogo a seconda che s'indossi parallelo alle spalle o perpendicolare (questo secondo uso è sempre esistito, per ovviare alla scarsa aerodinamicità e al considerevole ingombro, soprattutto nelle fogge molto grandi dei primi decenni dell'Ottocento).
Il tipo indossato parallelo alle spalle finí rapidamente per essere caratteristico delle gendarmerie; man mano che le dimensioni si riducevano, la falda anteriore tendeva ad aderire alla calotta per poi, verso i lati, appiattirsi in orizzontale, mentre quella posteriore, piatta, manteneva la sagoma caratteristica. La stilizzazione piú estrema di questo tipo, nel tentativo di dare funzionalità a un cappello di per sé ingombrante riducendone al massimo le dimensioni, è quella raggiunta nel Novecento dalla Guardia civil spagnola.
Anche il tipo portato perpendicolamente si è ridotto nelle dimensioni; in questo caso entrambi gli spicchi aderiscono alla calotta, fino a formare due protuberanze orizzontali, quasi piatte, verso l'avanti e verso il dietro (in certi casi invece si rialzano all'estremità, come due riccioli).. In compenso la ganza della coccarda tende a occupare gran parte della tesa, spesso assumendo un andamento curvilineo verso la punta anteriore.
Feluca
cappello studentesco usato in Italia, colla tesa allungata sul davanti a formare una punta, nel colore della facoltà. Per altri significati, vedi bicorno.
Glengarry
Tarleton
(dal nome dell'ufficiale britannico Banastre Tarleton). Elmo di cuoio diffusosi a partire dalla Guerra dei sette anni (fronte americano), adottato in diversi eserciti europei nella seconda metà del Settecento. Tipicamente aveva una cresta cilindrica imbottita, solitamente di pelliccia, che andava dalla parte posteriore fino a toccare la visiera; una striscia di stoffa o pelliccia intorno alla base, alta diversi centimetri e detta turbante; un soggolo e rinforzi laterali; talvolta guarnizioni metalliche, generalmente d'ottone. Fra gli elmi a cresta dell'Ottocento, quello che maggiormente ricorda il tarleton è il tipo bavarese.
Pickelhaube
[...]. Il tipo brasiliano mantiene questo nome anche quando la punta è sostituita da una cresta, e perfino, nell'uso locale, quando la foggia è del tutto diversa.

Distintivi[modifica]

Alamaro
Come distintivo, è un ornamento della mostrina (e talvolta del paramano). Deriva dall'alamaro di gallone (o talvolta ricamato), per il quale vedi alamaro 2, piú sotto. È per lo piú caratteristico di truppe scelte: in Prussia dal 1806 era tipico della guardia, per poi generalizzarsi in tutta la Reichswehr nel primo dopoguerra.
Fregio
(EN cap badge, ES galleta)
Sciarpa
(EN sash, FR écharpe, DE Schärpe, ES fajín) Contraddistingue gli appartenenti a un raggruppamento nella gerarchia, tradizionalmente gli ufficiali (nel Regno Unito anche i graduati e sottufficiali, in Francia i soli generali). I colori spesso sono caratteristici della nazione: cremisi nel Regno Unito, oro e nero in Austria, argento in Prussia, argento e azzurro in Baviera, azzurro (in realtà celeste) nel Regno di Sardegna e quindi in Italia, rosso in Ispagna e cosí via.
Spallina 1
(EN épaulette, FR épaulette, ES charretera)
Spallina 2
(EN shoulder strap, FR patte d'épaule, ES pala, DE Schulterklappe)
Tubolare
(FR fourreau)

Equipaggiamento[modifica]

Buffetteria
(EN webbing, DE Lederzeug FR buffleterie)
Sam Browne
(EN Sam Browne belt, DE Sam-Browne-Koppel, FR ceinturon Sam Browne; dal nome dell'ufficiale britannico che lo inventò per proprio uso personale). Cinturone sostenuto obliquamente (a tracolla) da una cinghia (tipicamente dalla spalla destra al fianco sinistro).
Feldbinde
(Voce tedesca, letteralmente «fascia da campo», propriamente «sciarpa»). Tipo di cinturone distintivo in uso nelle forze armate tedesche dal 1896, in sostituzione della sciarpa da ufficiale.

Sartoria[modifica]

Alamaro 1
(EN frog, raw of braid[senza fonte]). Ciascuno degli occhielli di cordellina che svolgono la funzione delle asole, in un sistema di chiusura caratteristico di capi dell'uniforme ungherese, come la pelliccia o il dolman. La lunghezza può arrivare a coprire tutto il petto, e gli alamari possono essere assai fitti, tanto da nascondere il panno sottostante. In quest'accezione l'alamaro si è diffuso anche nell'abbigliamento civile.
Alamaro 2
(EN lace loop, FR brandebourg, DE Litze). Gallone (o talvolta ricamo) che circonda l'asola, con funzioni d'ornamento e di rinfonzo. Si trova anche in assenza dell'asola (per esempio sul bavero); in molti paesi si è evoluto fino a diventare un vero distintivo, piú o meno integrato nella mostrina.
Banda
(DE Lampasse). Striscia di panno, fettuccia o gallone, semplice o doppia, che segue la cucitura esterna dei calzoni. Di solito copre la cucitura; in caso contrario, fra due bande può esserci una filettatura (Lampassen degli ulani prussiani). Nell'Armata sarda e poi nell'Esercito italiano, la doppia banda era caratteristica dei reparti a cavallo.
Filettatura o profilatura
(EN piping o trim, FR passepoil, DE Paspel). Striscia di stoffa inserita in una cucitura, che ha l'aspetto d'un sottile cordoncino. Nelle uniformi, spesso è di colore contrastante (tipicamente il colore distintivo). Può segnare il bordo di baveri, paramani, controspalline e mostreggiature; spesso orla l'imperiale dei berretti a visiera; può comunque trovarsi lungo qualunque cucitura. Oggi è comune nelle tute sportive, nei capi tecnici e in certi articoli di valigeria.
Patta o pattina
(dal francese patte, propr. zampa, per la forma; EN flap, FR patte, DE Patte[senza fonte]). Striscia di stoffa, rettangolare o sagomata, che copre l'apertura delle tasche o la chiusura dei paramani. Nelle uniformi spesso ha una o piú asole per altrettanti bottoni, che possono essere rinforzate da alamari; talora gli alamari, opprtunamente sagomati e adiacenti fra loro, possono ricoprirle interamente (uniforme mod. delle Foot guards britanniche, ancor oggi in uso).
Pistagna
(dallo spagnuolo pestaña, ciglio, orlo). Nella prima metà del Settecento poteva indicare la falda della marsina.[1] Nei regolamenti dell'Ottocento può indicare bande e filettature (ancora oggi, per esempio, nella locuzione tasca a pistagna, che è quella a filetto). Nell'uso attuale è una striscia di stoffa applicata a un bavero o colletto per rinforzo.

Plastron
In campo uniformologico il termine assume un significato diverso, rispetto al lessico civile. Indica l'insieme dei due risvolti, uniti da ganci a formare, in apparenza, un elemento unico sul petto della giubba; o, piú propriamente, l'evoluzione di questi in un pezzo unico, come avviene nell'Ulanka tedesca.
Risvolto
o revers (EN lapel, FR revers, DE Rabatte). Parte rivoltata, quindi interna ma visibile all'esterno, dell'abbottonatura della giubba sul petto. Fino a tutto l'Ottocento, e successivamente in certe uniformi storiche, può immaginarsi come l'effetto d'una giubba a doppio petto abbottonata da ambo i lati sul lato stesso, che quindi rimarrebbe aperta e può essere chiusa da ganci;[2] tuttavia spesso il taglio era talmente attillato, e sfuggente verso le falde, da non consentire una normale abbottonatura a doppio petto. In particolare, l'habit à la française poteva avere due tipi di risvolto, diritto oppure a punta (ossia triangolare, in fondo simile a quello del Novecento), quest'ultimo tipico delle truppe leggiere.
Nel Novecento il risvolto ricompare, simile a quello della giacca borghese; è del colore di fondo (salvo il caso di certe uniformi da società, soprattutto anglosassoni) e sporadicamente possono esservi appuntati distintivi, anche se è piú frequente trovarli sul bavero vero e proprio.
Solino
(DE Exerzierkragen) Tipo di bavero, molto alto e unito a risvolti molto aperti, sí da ricadere interamente dietro le spalle, caratteristico del camisaccio dei marinai.
Tasca
patta, a filetto, a soffietto, a cannello, verticale
Quella a cannello è pieghettata in modo da formare tre superfici, quella centrale, di solito, sporgente rispetto a quelle laterali (ma in alternativa il cannello può essere rivolto verso l'interno, creando una sorta di spacco nella superficie esterna della tasca); come quella a soffietto (che invece ha due pinces in corrispondenza dei bordi laterali) è caratteristica del Novecento, tipicamente delle giubbe con quattro tasche, ma può trovarsi anche sui calzoni (in particolare quelli delle uniformi di servizio, i cosiddetti tasconi entrati anche nell'uso civile (calzoni cargo) verso la fine del secolo). Lo scopo delle tasche a cannello e a soffietto dovrebbe essere quello di contenere agevolmente oggetti ingomberanti, ma nel caso delle uniformi ordinarie questo è generalmente proibito dai regolamenti,[3], per cui la loro funzione è ormai estetica e stilistica.
Quella a filetto (o a pistagna) è raramente visibile nelle uniformi militari (per esempio sono spesso a filetto le tasche posteriori dei calzoni, coperte dalle falde della giubba); contornata da galloni poteva trovarsi sul petto delle giubbe per ufficiali nel periodo fra Otto e Novecento (eserciti italiano e spagnuolo, uniformi estive di marina). Inoltre sono a filetto, quando esistono, le tasche del dolman, decorate da cordelline sul tipo degli alamari da ussaro.

Passamaneria[modifica]

Cordellina
Cordone
Foraggera
vedi #Copricapo, parti del
Fettuccia
Termine gergale, entrato nell'uso merceologico per indicare una striscia di filo, tessuta, piú consistente di un nastro ma meno elaborata di un gallone. La forma ricorda il tipo omonimo di pasta alimentare.
Frangia
(EN fringe, FR frange)
Gallone
Nappa
(EN tassel, DE Troddel)

Note[modifica]

  1. Vocabolario degli accademici della Crusca, quarta edizione (1729-1738)
  2. Questo è particolarmente evidente nelle giubbe degli ufficiali britannici, che si portavano sia chiuse a doppio petto, sia chiuse da ganci, sia parzialmente abbottonate, lasciando visibile un piccolo risvolto a triangolo, secondo l'uso borghese. Un altro esempio, del tutto analogo, è la kurtka dei lancieri.
  3. Per l'Italia vedi Stato maggiore della Difesa, Regolamento per la disciplina delle uniformi.

Bibliografia e risorse online[modifica]

Dispense[modifica]