Successione/La successione dello Stato

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lezione
Successione/La successione dello Stato
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Diritto privato

La ratio di questo tipo di successioni va individuata non solo nell'esigenza di supplire alla mancanza di ogni successibile, ma anche nello sfavore del legislatore verso una successione creditoria non fondata sul lavoro né sul risparmio, a vantaggio di soggetti non legati al de cuius da stretti rapporti di parentela.
Ciò spiega perché, mentre nel Codice del 1865 l'eredità si devolveva allo Stato solo in mancanza di congiunti entro il 10° grado, il Codice del 1942 ha ridotto la successione dei parenti entro il 6° grado.

Presupposti[modifica]

Presupposto della successione dello Stato è una eredità giacente, fenomeno che ricorre quando manca ogni successibile legittimo e/o testamentario. La vacanza può anche verificarsi qualora i successibili esistano ma abbiano perduto il diritto di accettare per rinunzia, prescrizione o decadenza.
L'eredità vacante si distingue da quella giacente perché quest'ultima presuppone la possibilità di una futura accettazione, laddove quella vacante presuppone accertato in modo definitivo che non vi siano più successibili.

Natura giuridica[modifica]

Quanto alla natura giuridica di questa successione una parte della dottrina meno recente riteneva che lo Stato non era né eredelegatario, ma che veniva ugualmente alla successione fondandosi il suo diritto sulla sovranità su tutti i beni situati sul proprio territorio, i quali solo per concessione si ritenevano attribuiti in godimento ai singoli cittadini: pertanto, alla morte del concessionario i ben ritornavano allo Stato.
In contrario, si è osservato che questa teoria non spiega come lo Stato non possa riprendere in ogni momenot i beni, ma solo in mancanza di successibili.
Altra parte della dottrina considera lo Stato come successore a titolo particolare, tenuto soprattutto conto della responsabilità intra vires, del carattere necessario della successione e dela correlativa esclusione del potere di rinunzia.
La dottrina prevalente ritiene che lo Stato sia un vero e proprio successore legittimo a titolo universale.

Successione a titolo universale[modifica]

La successione a titolo universale si basa sulla considerazione che lo Stato acquista l'eredità come universalità: pertanto, la ragione della successione dello Stato è nella sua funzione pubblica, ma questa funzione viene realizzata utilizzando il mezzo tecnico apprestato dal diritto privato, vale a dire la successione a titolo di erede.

Effetti della successione dello Stato[modifica]

L'acquisto dello Stato opera di diritto, senza bisogno di accettazione, e non può farsi luogo a rinunzia (art. 586 cod. civ.)
La necessità dell'acquisto importa la limitazione della responsabilità intra vires. La norma che prevede una responsabilità limitata dello Stato (art. 586, comma 2, cod. civ.) non è che l'adattamento alla particolare posizione dello Stato del principio stabilito dal precedente art. 473 per le persone giuridiche in generale.

Contenuto della successione dello Stato[modifica]

Allo Stato spetta anche il diritto di accettare l'eredità che eventualmente faccia parte del patrimonio del quale lo Stato è erede (art. 479 cod. civ.); naturalmente, questa eredità (quella contenuta) non si acquista automaticamente, e quindi in linea di principio lo Stato può accettarla o rinunziarvi.
È discusso se si trasmetta allo Stato il diritto ai vantaggi di una assicurazione sulla vita stipulata dal de cuius a favore degli eredi.
La risposta è negativa, poiché, ai sensi dell'art. 1920, ultimo comma, cod. civ., questo diritto non fa parte dell'asse ereditario, ma è acquistato dal terzo beneficiario in base al contratto di assicurazione, cioè con atto inter vivos.