Storia della lingua ladina

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Storia della lingua ladina
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Cultura ladina

Il termine lingua ladina si è affermato solo dopo gli studi di Graziadio Isaia Ascoli, uno dei più noti filologi a livello europeo, ma tuttora è aperto il dibattito in cui si fronteggiano studiosi di idee molto diverse.

Secondo i più lingua ladina è una lingua retoromanza parlata da 55.000 abitanti di Trentino Alto Adige e Veneto.

Tra le sue varianti la più rilevante è il ladino dolomitico, parlato correntemente in Val di Fassa (Trentino), Val Gardena, Val Badia, Marebbe (Alto Adige) nonché Livinallongo, Colle e Ampezzo (Veneto). Tali territori, appartenuti alla monarchia asburgica fino al 1918, costituiscono la cosiddetta Ladinia.

In Veneto, oltre all'area ampezzana indiscutibilmente ladina, la lingua è parlata nel Cadore e nel Comelico in forma di ladino cadorino, normalmente ascritto alla lingua ladina e politicamente riconosciuto come tale,[1] quantunque per ragioni storiche e politiche questo territorio talvolta venga ignorato in riferimento all'adiacente territorio ladino ex-austroungarico, in cui la spinta al riconoscimento di minoranza etnico-linguistica è stato storicamente più forte. Sempre in Veneto i dialetti dell'Agordino e dello Zoldano, a sud dell'area Ampezzana, sono dialetti di origine ladina con un forte superstrato veneto, e nei fondovalle compiono una transizione progressiva verso il veneto bellunese.

In Trentino occidentale invece, in Val di Non, Val di Sole, Val di Peio e Val di Rabbi, separati dall'area dolomitica, sono diffusi dialetti di chiara origine ladina, attualmente non politicamente riconosciuti come tali, che presentano uno sviluppo proprio e forti influssi del lombardo. Tali dialetti vengono anche definiti ladino anaunico.

Le origini[modifica]

Sembra che il ladino derivi dall'idioma parlato dalle popolazioni del Norico rifugiatesi nelle vallate delle Alpi orientali a partire dal V secolo, fuggendo dalle invasioni dei Rugi, degli Avari e degli Slavi. Questi gruppi, unitisi alle preesistenti etnie celtiche (breoni), erano indicati dalle popolazioni di lingua tedesca come Welsch (opponendoli a sé stessi e ai Windisch, gli Slavi), mentre essi stessi si autodefinivano latini (da cui il termine dialettale ladin). Il termine si diffuse a partire dal XVIII secolo anche negli ambienti tedeschi (Ladinisch) per designare le popolazioni in via di germanizzazione soggette al Tirolo. Le popolazioni soggette storicamente alla Repubblica di Venezia non hanno mai accettato il termine per i significati sottesi di filo-asburgicismo, per cui negli ambienti italiani si era giunti a un compromesso (ladino-dolomitici).

Il ladino ha tratti in comune con le lingue romanze occidentali, per esempio la lenizione - talvolta fino alla scomparsa - delle intervocaliche (latinu > ladin) e il plurale in -s anziché in -i, -e, ma a volte se ne discosta (la c dinanzi a e e i non passa a [ʦ] > [s] ma diventa [ʧ] come nel gruppo orientale.

Il ladino sarebbe la lingua caratterizzante della Ladinia, se non che di questo ultimo termine si fa solitamente un uso impreciso ed ambiguo, mancando di un significato storicamente affermato. In particolare con questo termine alcuni gruppi di opinione intendono indicare la regione geografica che raggruppa i comuni ladini che fino al 1918 erano dell'Impero asburgico, e che come tale non esaurirebbe la totalità dei territori di lingua ladina, mancando di annoverare almeno quelli adiacenti (anche linguisticamene) ma storicamente compresi nei domini veneziani, come il Cadore o lo Zoldano.

Correlazioni con le altre lingue[modifica]

Sempre secondo lateoria prevalente, il ladino dolomitico copre l'area centrale di una più diffusa area retica che ad occidente (Cantone dei Grigioni) prende il nome di Romancio e ad oriente di Friulano

Note[modifica]

  1. Manuale di linguistica e filologia romanza, L. Renzi e A. Andreose, il Mulino, pg. 56-57