Storia del Diritto scolastico

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lezione
Storia del Diritto scolastico
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Diritto scolastico
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

La Storia del Diritto scolastico è molto recente. Seppure la prima legge in materia scolastica risalga a ben prima dell'Unità d'Italia, i diritto scolastico ha avuto una sua intensificazione solo a partire del nuovo millennio con un susseguirsi incessante di Riforme che hanno cambiato, spesso, anche lo stesso assetto ordinamentale scolastico. Proprio questa attività febbrile ma molto recente non ha permesso al Diritto scolastico di assumere una propria autonomia di materia tanto è vero che oggi non esistono (se non in limitate università) dei veri e propri corsi sul Diritto scolastico e la stessa materia non è parte di studio autonomo o spesso proprio di studio.

Ai fini della formazione degli insegnanti negli anni novanta del XX secolo vennero istituite, presso le università, le scuole di specializzazione all'insegnamento secondario, successivamente sostituite dai tirocini formativo attivo.

È stata successivamente introdotta nelle Accademie e nei Conservatori di Musica, insieme allo studio del diritto dello spettacolo, a seguito della riforma in senso universitario di tali istituzioni, ai sensi della legge 21 dicembre 1999, n. 508.

In questa lezione ripercorreremo le tappe della legislazione del Diritto Scolastico guardando alle Riforme più importanti che hanno segnato la Storia del Mondo della Scuola e dell'Università e che hanno portato al Sistema oggi vigente. Tratteremo alla fine anche della Riforma della Scuola del Governo Renzi, denominata "La Buona Scuola", che proprio recentissimamente ha aperto le porte ad una nuova evoluzione del mondo scolastico.

La scuola nel Regno d'Italia[modifica]

La legge Casati (1859)[modifica]

La legge Casati esprimeva la cultura politica dei liberali piemontesi alla vigilia dell'unificazione politico-militare della penisola. Essa istituiva una scuola elementare articolata su due bienni, il primo dei quali obbligatorio. Dopo la scuola elementare il sistema si divideva in due: ginnasio (a pagamento) e le scuole tecniche. Nonostante le “scuole tecniche” permettessero il proseguimento degli studi alla scuola superiore e in alcuni casi all'università, il sistema risultava comunque classista, dato il fenomeno dell'auto-esclusione, che portava alla rinuncia agli studi i figli delle famiglie meno agiate. La sua applicazione, formale e sostanziale, nelle diverse parti del nuovo Regno d'Italia fu largamente disomogenea. Il dibattito politico-culturale in tema di scuola, tra cui spiccano le voci di Francesco De Sanctis e di Pasquale Villari sottolinea le arretratezze della situazione del Mezzogiorno.

Di fatto al censimento del 1871 si attestò un notevole peggioramento dell'analfabetismo rispetto alla situazione pre-unitaria.

I primi programmi scolastici vennero approvati dal ministro Terenzio Mamiani nel 1860, includevano fra le materie fondamentali la religione e si proponevano di assicurare un'alfabetizzazione culturale di base per tutta la popolazione. Nel 1867 i programmi subirono una prima revisione in cui si notava una profonda crisi fra Stato e Chiesa, cominciava infatti ad attenuarsi lo spazio dedicato alla religione a favore dell'educazione civica.

La legge Coppino (1877)[modifica]

La legge Coppino è uno dei punti qualificanti del programma e della politica della Sinistra storica. Essa porta la durata delle elementari a 5 anni, e introduce l'obbligo scolastico nel primo triennio delle elementari stesse. Definisce le sanzioni per i genitori degli studenti che non adempiono a tale obbligo.

I programmi della scuola elementare del 1888[modifica]

I programmi legati al nome del pedagogista Aristide Gabelli sono una delle espressioni più significative del positivismo pedagogico italiano; sottolineano la necessità di un insegnamento attento al metodo sperimentale alimentato da "lezioni di cose".

Primo Novecento[modifica]

Si iniziano a vedere gli effetti positivi, se pur limitati, del sistema scolastico. Scende l'analfabetismo e compare per la prima volta il fenomeno della disoccupazione intellettuale. La borghesia dell'epoca iniziava a temere uno sconvolgimento dello status quo sociale. Il dibattito di quegli anni, destinato sul momento a non avere conseguenze pratiche, è particolarmente vivace sui temi della proposta della istituzione di una scuola media unica, sulla quale furono rilevanti le opinioni di Giovanni Gentile e di Gaetano Salvemini, e sulla questione della laicità della scuola.

La legge Orlando (1904)[modifica]

La legge Orlando prolungò l'obbligo scolastico fino al dodicesimo anno di età, prevedendo l'istituzione di un "corso popolare" formato dalle classi quinta e sesta, che si innestava subito dopo la scuola elementare. Impone ai Comuni di istituire scuole almeno fino alla quarta classe, nonché di assistere gli alunni più poveri ed elargisce fondi ai Comuni con modesti bilanci.

La legge prevedeva l'equalizzazione della retribuzione degli insegnanti della scuola elementare, innanzitutto in relazione alla bipartizione tra biennio inferiore e superiore, ma anche rispetto a diversi tipi di discriminazione, in base al sesso, al luogo di insegnamento (periferia, campagna, città) o quant'altro.

I problemi della scuola sono al centro di un vivace dibattito culturale che vedono coinvolte riviste come "La voce" di Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini; principali oggetti di dibattito sono le proposte di riforma della scuola media inferiore e la questione dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole elementari.

La legge Daneo - Credaro[modifica]

La legge Daneo-Credaro, votata nel 1911 durante il ministero Giolitti, rese la scuola elementare, fino ad allora gestita dai comuni, un servizio statale, ponendo a carico dello stato il pagamento degli stipendi dei maestri elementari, così da poter disciplinare l'obbligo in modo più vigoroso anche in quelle realtà locali molto disagiate in cui i bilanci comunali non avevano consentito, in precedenza, una corretta organizzazione della scuola. La sua applicazione fu problematica anche per il sopraggiungere della prima guerra mondiale.

La legge vide l'istituzione dei patronati scolastici comunali, già previsti da un Regio Decreto del 1888 ma non istituiti. Un organo con il compito di dispensare vestiario, scarpe, libri (magari da restituire in buono stato) ai "fanciulli bisognosi" per consentire l'adempimento dell'obbligo scolastico.

La riforma Gentile (1923)[modifica]

Nel primo governo Mussolini (1922-1924) è Ministro della Pubblica Istruzione il filosofo Giovanni Gentile. La sua nomina ed il suo operato segnano la convergenza tra cultura neoidealista e buona parte degli ambienti cattolici. Espressione della sopracitata borghesia conservatrice, la riforma Gentile (definita da Mussolini "la più fascista delle riforme") prevedeva cinque anni di scuola elementare uguale per tutti, frequentata da tutti gli aventi diritto con iscrizioni in base all'anno di nascita. La scuola elementare aveva scansione 3+2, preceduta da un grado preparatorio di tre anni (scuola materna), e seguita da un grado successivo chiamato scuola media inferiore, con diversi sbocchi, seguito a sua volta dalla scuola media superiore, di tre anni per il liceo classico, di quattro per il liceo scientifico, di tre o quattro anni per i corsi superiori dell'istituto tecnico, dell'istituto magistrale e dei conservatori.

Le scuole medie acquisivano un sistema a "doppio canale": da un lato un canale che consentiva, o meglio impegnava il giovane al proseguimento degli studi alle scuole superiori per ottenere un titolo di studi valido (per accedere a questo canale lo studente doveva superare uno specifico esame di cultura generale), dall'altro un canale che immetteva direttamente lo studente, al termine dei tre anni, nel mondo del lavoro senza consentire un proseguimento degli studi.

La riforma Gentile portava comunque l'obbligo dello studio a 14 anni di età.

Ciò fu fatto per aderire ad una convenzione internazionale di alcuni anni prima[senza fonte], ma di fatto anche questa volta rimase lettera morta per la stragrande maggioranza delle ragazze e dei ragazzi italiani fino al 1962-63, quando fu avviata la riforma dell'unificazione della scuola media. E questo nonostante dal 1948 l'art. 34, comma 2, della Costituzione della Repubblica imponesse un obbligo di frequenza scolastica di almeno otto anni.

La cosa è talmente vera che probabilmente se si chiedesse a tutti gli italiani quando è stato istituito l'obbligo scolastico a 14 anni la maggioranza risponderebbe nel 1963 con la scuola media unica. Non tuttavia se si interpellassero gli italiani nati negli anni 30-40: ormai pochi, in realtà, che certo non hanno dimenticato i compagni dei 2 cicli (2+3) delle elementari, poi suddivisi tra la scuola media e i corsi di avviamento professionale (attenti alle istanze di lavoro locali, ecc.).

I programmi delle elementari ripristinavano l'insegnamento della religione cattolica, salvo richiesta di esonero[senza fonte], e valorizzavano il canto, il disegno, le tradizioni popolari. Vi era anche una relativa valorizzazione dei dialetti italiani[senza fonte], ma una netta(?) chiusura verso le minoranze linguistiche (soprattutto verso quelle delle nuove province slavofone e germanofone) a favore dell'approfondimento di una sensibilità linguistica nazionale unitaria e coerente, ma sperimentale e aperta: articolata e popolare.

La struttura del sistema scolastico italiano resterà sostanzialmente improntata al modello del 1923 anche dopo la fine del fascismo, ed i programmi della scuola elementare non subiranno variazioni a tutt'oggi, a parte qualche tentativo di trasformare i programmi di grammatica italiana e di matematica (ad es. inserendo la Teoria degli insiemi ecc.).

Istituzione della scuola di avviamento professionale (1928)[modifica]

Nel 1928 il ministro Giuseppe Belluzzo, con il Testo Unico n. 577, istituì la Scuola di avviamento professionale al posto dei corsi postelementari e la scuola complementare.

La carta della scuola (1939)[modifica]

Proposta di riforma complessiva del sistema scolastico dovuta al ministro Giuseppe Bottai. Esprime la consapevolezza della necessità di una scuola di massa, distinta e gerarchizzata al suo interno, per le esigenze dell'economia e del regime. Anche a causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale, rimase sulla carta, ad eccezione della legge del 1940 che creava la Scuola media, triennale, unificando i corsi inferiori di Licei, Istituti tecnici ed istituti magistrali, ma lasciando permanere un secondo canale costituito dalla Scuola di Avviamento professionale.

La scuola nell'Italia repubblicana[modifica]

I programmi della scuola elementare del 1945[modifica]

Nella Sicilia liberata già nel 1943 era al lavoro una commissione guidata dal pedagogista americano Washburne, seguace di Dewey, per la revisione dei programmi scolastici. Il governo alleato comprese l'importanza fondamentale della riforma della scuola elementare, la più influenzata dai germi fascisti, così nel 1944 era già al lavoro una seconda commissione incaricata di redigere i nuovi programmi per la scuola di quel grado. L'impostazione suggerita da Washburne era estremamente avanzata e prevedeva aperture pluriconfessionali, negando il principio di fondamento e coronamento riconosciuto da Gentile alla religione cattolica. Per questo i programmi incontrarono l'opposizione dei cattolici. Nel proseguimento del suo lavoro la commissione fu affiancata da un rappresentante della chiesa, che difese gli interessi cattolici, il cui ruolo fondamentale nella società italiana dell'epoca non poteva essere trascurato. Il risultato furono dei programmi di compromesso: ideali molto avanzati e democratici informavano la premessa, ma il corpo del programma che disciplinava le singole discipline era di impostazione molto moderata. Se gli insegnanti non si accorsero delle novità e continuarono a lavorare come prima, diversa fu la reazione dei vertici che fecero pressioni per una nuova riforma in senso conservatore, che si concretizzò solo 10 anni dopo con i programmi del ministro Ermini.

La scuola nella Costituzione del 1948[modifica]

Nella Costituzione della Repubblica Italiana (art. 34) viene stabilita l'istruzione pubblica, gratuita e obbligatoria per almeno 8 anni. Viene sancita la libertà di istituire scuole "senza oneri per lo stato" formula che avrà una interpretazione controversa nei decenni successivi.

Tuttavia restava il sistema scolastico precedente: scuola elementare quinquennale e i tre anni successivi divisi in “scuola media” (che permetteva di proseguire gli studi grazie alla materia del latino) e “scuola di avviamento professionale” (che senza l'insegnamento del latino, escludeva da qualsiasi proseguimento degli studi).

Il 6 agosto 1948 fu inaugurato dal presidente del Consiglio De Gasperi e dal ministro Gonella il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione con competenze dalla scuola primaria a quella universitaria.

Il progetto Gonella di riforma[modifica]

Ministro dal 1946 al 1951, Gonella promuove una grande inchiesta che sfocia in un progetto di riforma destinato ad arenarsi anche per i contrasti sulla questione della scuola di completamento dell'obbligo che interessava i contrastanti interessi dell'associazionismo dei maestri e dei professori, entrambi largamente rappresentati negli ambienti culturali e politici che avevano la Democrazia Cristiana come principale referente. Il governo introduce, in via amministrativa, la “scuola post-elementare”, che avrebbe mantenuto il sistema duale, dove un canale non permette ulteriori sbocchi. Nella seconda metà degli anni cinquanta matura la consapevolezza che il processo di sviluppo economico richiede una sempre maggiore quantità di forza lavoro qualificata.

Proposte di legge del 1959[modifica]

Ambrogio Donini e Cesare Luporini - prevedono l'istituzione di una scuola media unica con l'obbligo dall'età di sei anni fino ai quattordici. Medici – Riconferma i canali distinti e avanza anche la proposta di una quadri-partizione. La riforma della scuola media del 1962 1967: scolari della scuola elementare, abbigliati con giacchetta nera a colletto bianco e la tipica, a quel tempo, cartella scolastica a zaino

Dopo lunghe trattative tra DC e PSI, viene approvata la legge n.1859 del 31 dicembre 1962. Essa prevede sia l'abolizione della scuola di Avviamento al lavoro e sia di altre scuole particolari, con la creazione di una solo tipologia di scuola media unificata che permetta l'accesso a tutte le scuole superiori. Nello stesso periodo vengono aumentate in Italia le classi miste maschili e femminili, che progressivamente sostituiranno le classi composte esclusivamente da elementi del medesimo sesso. Permane comunque un'ambiguità sulla questione “Latino”, di cui in II Media si studiano obbligatoriamente "Elementi" insieme all'Italiano, mentre diventa materia facoltativa nell'ultimo (terzo) anno, ma necessaria per l'accesso al liceo; viceversa lo studio di nessuna materia è richiesto per l'iscrizione agli istituti tecnici e professionali. Questa ambiguità verrà superata solo a distanza di quindici anni, con l'abolizione dello studio del latino (propugnata sin dal dopoguerra da Pietro Nenni).

Istituzione della scuola materna statale[modifica]

Nel 1968 viene istituita la Scuola materna statale e nel 1969 vengono emanati gli Orientamenti per la scuola materna. La liberalizzazione degli accessi all'università e le modifiche dell'esame di maturità

Nel 1969, anche sotto la spinta di una rilevante stagione di movimenti studenteschi, vengono approvate norme che liberalizzano l'accesso agli studi universitari (fino ad allora, infatti, solo con il diploma di liceo classico si poteva accedere a tutte le facoltà), e che modificano l'esame di maturità strutturandolo con due prove scritte (una fissa di italiano, ed una specifica in funzione del tipo di istituto) ed una prova orale che verteva su due materie scelte (una dallo studente ed una dal gruppo di professori) fra un gruppo di quattro indicate anticipatamente dal ministero della pubblica istruzione, gruppo di materie diverso per ogni tipo di istituto scolastico. La Commissione d'esami (cioè il gruppo di docenti che deve giudicare ogni classe) risulta composta da docenti esterni all'istituto, salvo uno proveniente dal gruppo di insegnanti della classe. La struttura di questo esame venne definita provvisoria, sperimentale, tuttavia rimarrà in corso immutata per quasi trent'anni.

Anni settanta[modifica]

Il problema della scuola dualista viene superato, ma persistono alti tassi di evasione scolastica; inoltre si manifesta in maniera drammatica il fenomeno della selezione esplicita (attraverso le “bocciature”). La gravità del nuovo metodo di “selezione classista” adoperato dalla ancora antica mentalità elitaria dei docenti, venne evidenziata da Don Lorenzo Milani in Lettera ad una professoressa (Firenze, LEF, 1967). I movimenti studenteschi degli anni sessanta e settanta contribuirono al cambiamento di mentalità, e alla graduale diminuzione del fenomeno della “selezione esplicita”.

Si arena, agli inizi degli anni settanta, il tentativo di riforma della scuola secondaria superiore. Una parte della storiografia specialistica ha però sottolineato come si sia comunque verificato un processo di lungo periodo di "cambiamento senza riforma" di cui sono aspetti più rilevanti il forte sviluppo della istruzione tecnica e il superamento dello storico divario tra istruzione maschile e istruzione femminile, almeno a livello di scuole secondarie.

Una novità importante è rappresentata dai "decreti delegati", approvati nel 1974, che introducono nella vita della scuola una rappresentanza dei genitori, del personale ATA (Amministrativo, Tecnico, Ausiliario) e degli studenti (solo nella scuola superiore).

Il cambiamento maggiore investe la scuola elementare. A partire dalla legge 820/71 nasce la scuola a tempo pieno come risposta ai bisogni sociali dell'utenza ma destinato a diventare un laboratorio di innovazione in virtù dei tempi distesi per l'apprendimento e per lo spazio curricolare che si apre per i nuovi saperi. La legge 517/77(legge Falcucci) introduce il principio dell'integrazione mediante l'assegnazione di insegnanti di sostegno alle classi che accolgono alunni portatori di handicap; si apre la possibilità di attivare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni, si stabiliscono nuove norme sulla valutazione e si aboliscono gli esami di riparazione per la scuola media. Nel 1979 vengono riformati i programmi della scuola media, con la scomparsa del latino come disciplina autonoma.

Anni ottanta e novanta[modifica]

Non mancano dei periodi di rialzamento dei livelli di bocciature selettive, ma il problema, in questi anni, è soprattutto la cosiddetta "dispersione scolastica", ovvero, il mancato conseguimento di livelli adeguati di apprendimento, nonostante la regolarità degli studi (assenza di bocciature).

Più volte nel corso degli anni ottanta si abbozza l'elevamento dell'obbligo scolastico, senza mai andare a buon fine (ad esempio si ipotizza, soprattutto, come strutturare il biennio, se propedeutico al triennio superiore od un semplice proseguimento della scuola media, se abbinarlo, o meno, a corsi di formazione professionale).

Non mancano tuttavia alcune innovazioni didattiche, come l'avvio dei Programmi Brocca indirizzati ai Licei ed in parte agli Istituti Tecnici, ed il Progetto '92 che riorganizza l'istruzione professionale.

Significativi invece i mutamenti della scuola elementare con i Programmi del 1985 e la legge del 1990, che ha come conseguenza la introduzione di una pluralità di docenti per la stessa classe. Secondo gli oppositori essa fu talvolta realizzata senza tenere conto delle specifiche abilità/competenze degli insegnanti, e spesso fonte di dinamiche perturbanti relativamente alla "prevalenza" dell'uno o dell'altro componente.[senza fonte] I programmi delle scuole elementari del 1985 e gli orientamenti delle scuole materne del 1991 segnano una stagione marcata da riforme che non derivano tanto da un impulso politico, quanto da una sorta di autogoverno di culture professionali, di cui anche la pedagogia accademica è in larga parte espressione.

L'eliminazione degli esami di riparazione, attuata durante il primo governo Berlusconi ad opera del Ministro Francesco D'Onofrio nel 1995, fu un altro cambiamento critico, tuttora fonte di polemiche e recriminazioni.

La riforma Berlinguer[modifica]

Nel 1996 le elezioni politiche vengono vinte dalla coalizione dell'Ulivo. A capo del dicastero della Pubblica Istruzione viene posto l'ex rettore dell'Università di Siena Luigi Berlinguer, il quale si propone importanti obbiettivi: l'innalzamento dell'obbligo scolastico, la riforma dell'esame di maturità, l'autonomia scolastica ed il riordino dei cicli.

Berlinguer nel gennaio del 1997 pubblicò il primo Documento di discussione sulla riforma dei cicli di istruzione, che si dice fosse ispirato a un documento dal titolo Prospettive europee per il sistema formativo italiano fatto circolare fin dal settembre del 1996 da Attilio Monasta. In tale documento erano delineati i principi ispiratori dell'azione del ministro. Fra questi, in primo luogo, la necessità di superare la distinzione, tipica del sistema formativo italiano tradizionale, fra cultura e professionalità e, quindi, fra formazione culturale e formazione professionale. Uno dei concetti fondamentali è quello di «nuova professionalità», come capacità di «controllo e direzione dei processi in cui ciascuno è inserito», un concetto frutto della cultura sindacale degli anni settanta. Inoltre, l'articolazione del percorso scolastico non più per ordini e gradi di istruzione, bensì per obiettivi di apprendimento, con una sostanziale continuità dei cicli di istruzione. Due soli possibili modelli: o due cicli di istruzione (un ciclo di base, fino ai 13 o 14 anni, ed un ciclo secondario fino a 18 anni) o addirittura un ciclo unico, progressivo e comprensivo, dai 6 ai 16 o 17 anni. Ciò che avrebbe dovuto essere superato era la distinzione del percorso scolastico in tre cicli, fortemente separati fra loro ed altamente selettivi.

Così il 3 giugno 1997 il governo presenta la "Legge Quadro in materia di Riordino dei Cicli dell'Istruzione", con la quale doveva venire stravolto il sistema scolastico italiano, poiché erano previsti due cicli scolastici. Il ciclo primario, di sei anni di durata, diviso in tre bienni, aveva come scopo di "concorrere alla formazione dell'uomo e del cittadino nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità individuali, sociali e culturali. Esso favorisce la formazione della personalità degli alunni promuovendone l'alfabetizzazione per l'acquisizione dei linguaggi e dei saperi indispensabili, per lo sviluppo delle capacità critiche e di un atteggiamento positivo nei confronti dell'apprendimento, per il riconoscimento e la condivisione dei valori fondanti la convivenza civile e democratica", e più in particolare i primi due bienni era "lo sviluppo delle conoscenze e delle abilità di base e della dimensione relazionale" ed il terzo biennio "il consolidamento, l'approfondimento e lo sviluppo delle conoscenze acquisite e la crescita di autonome capacità di studio, di elaborazione e di scelta coerenti con l'età degli alunni, mediante il graduale passaggio dalle grandi aree tematiche alle discipline. Anche il ciclo secondario durava sei anni e si articolava "nelle grandi aree umanistica, scientifica, tecnica, tecnologica, artistica e musicale ed ha la funzione di consolidare e riorganizzare le capacità e le competenze acquisite nel ciclo primario, di arricchire la formazione culturale, umana e civile degli studenti, sostenendoli nella progressiva assunzione di responsabilità, e di offrire loro conoscenze e capacità adeguate all'accesso all'istruzione superiore universitaria e non universitaria ovvero all'inserimento lavorativo", il primo anno si caratterizzava "per la prevalenza degli insegnamenti fondamentali [...]", il secondo ed il terzo anno "per l'approfondimento degli insegnamenti comuni e per la progressiva estensione dell'area degli insegnamenti disciplinari specifici dell'indirizzo prescelto [...]", ed infine il trienni finale riguardava gli insegnamenti specifici a ciascun indirizzo. Si accennava inoltre, alla formazione degli adulti, alla formazione continua ed all'istruzione tecnica superiore.

Nel frattempo Forza Italia ed Alleanza Nazionale presentano le loro proposte di riforma della scuola. Forza Italia propone di rimodulare la scansione, dopo la scuola d'infanzia, in tre gradi scolastici: primo grado, dai 6 ai 10 anni, secondo, dai 10 ai 14, terzo, dai 14 ai 18; inoltre abolizione del valore legale del titolo di studio, parità scolastica, formazione professionale a partire dai 12 anni di età, riforma della professione insegnante e l'elevazione dell'obbligo scolastico a 16 anni. Il testo di Alleanza Nazionale prevedeva la scansione Scuola Materna, Scuola di Base, Scuola Secondaria (biennio propedeutico agli studi del triennio), il Liceo unico, con cinque indirizzi, e l'Istituto Tecnico con molti indirizzi, la riforma dell'esame di maturità, l'autonomia della scuola, parità scolastica e l'istituzione dell'Ordine Nazionale dei Docenti (simile a quello dei medici, avvocati e notai).

Con la Legge 10 dicembre 1997, n. 425 viene riformato l'esame di maturità. L'esame di Stato comprende tre prove scritte e un colloquio. La prima riguarda la Lingua Italiana, la seconda una delle materie caratterizzanti l'indirizzo di studio e la terza, multidisciplinare, è una serie di quiz a risposta multipla. Il colloquio si verte su argomenti multidisciplinari. Il punteggio di valutazione, passa dai sessantesimi ai centesimi e viene introdotto il credito formativo. I commissari saranno membri interni alla scuola. Il presidente della commissione è esterno. La riforma viene avviata con l'anno scolastico 1998/1999 (in pratica i nati dal 1980 in poi si sono diplomati con la votazione in centesimi).

Anni duemila[modifica]

Riforma Moratti[modifica]

Le elezioni politiche del 2001 vengono vinte dalla coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi. Viene nominata Ministro per la Pubblica Istruzione Letizia Moratti, che presenta una poposta di radicale riforma del sistema scolastico, suscitando consensi e dissensi accesi su fronti opposti.

2006-2007[modifica]

Le elezioni del 2006 vengono vinte dalla coalizione guidata da Romano Prodi. Come Ministro dell'Istruzione viene scelto Giuseppe Fioroni. Con il nuovo governo viene bloccata l'attuazione dei provvedimenti riguardanti il secondo ciclo di studi della Legge 53/2003.

Nell'estate 2006 il ministro propone una revisione dell'esame di Stato (l'ex esame di Maturità), che va verso un irrigidimento: non ammissione degli studenti con debiti formativi nel triennio non saldati, ritorno delle commissioni miste.

Nelle misure della finanziaria 2007 viene riportato l'obbligo scolastico a 16 anni, mentre, in precedenza, era solo un "diritto all'istruzione fino a 16 anni".

Intanto alcune associazioni legate alla sinistra e alla CGIL-FLC raccolgono firme per la Legge di Iniziativa popolare per una buona scuola della Repubblica, con lo scopo di elevare l'obbligo scolastico a 16 anni, la costituzione del "biennio unitario" della scuola secondario superiore e il ridimensionamento del numero di indirizzi.

Il 4 agosto del 2006, per la prima volta nella storia repubblicana[senza fonte], viene presentata alle istituzioni parlamentari una Legge di iniziativa popolare che interviene in modo organico sulla scuola, dalla materna alla media superiore, supportata da oltre 100.000 firme di cittadini e cittadine (Legge n° 1600 della XVª Legislatura). Nell'autunno dello stesso anno, e sempre per la prima volta, una legge di iniziativa popolare viene assunta per la discussione nella commissione competente. Il dispositivo legislativo nasce "dal basso" su iniziativa di alcuni comitati di genitori e docenti che si erano opposti alle leggi di "riforma" proposte dai governi precedenti, movimento che si estende a tutto il territorio nazionale coinvolgendo trasversalmente i più diversi strati sociali e culturali.

Il ministro Fioroni ha inoltre reintrodotto i rimandi estivi al posto dei debiti formativi. I rimandi estivi furono introdotti per la prima volta nel 1923 durante la riforma Gentile e poi furono aboliti nel 1995 dal Ministro D'Onofrio.

Riforma Gelmini[modifica]

Il 29 ottobre 2008 il Parlamento ha convertito in legge il decreto proposto dal Ministro Mariastella Gelmini che modifica il metodo di valutazione degli studenti nella scuola primaria, introducendo il voto con corrispondenza, e quello della scuola secondaria di primo grado, con il voto assoluto, e reintroduce il maestro unico nella scuola elementare, provocando diverse manifestazioni contrarie in tutta Italia. La riforma Gelmini ha riacceso il dibattito sul maestro prevalente nella scuola primaria.

La Buona Scuola del Governo Renzi[modifica]

Il 9 luglio 2015 la Camera ha approvato “La Buona Scuola” che è diventata la Legge 13 luglio 2015, n. 107. Il testo si compone di un unico articolo, composto di 210 commi e contiene le seguenti novità per il mondo della scuola:

  • viene ribadita l'autonomia scolastica da attuare attraverso alcuni strumenti: la possibilità di rimodulare del monte ore annuale di ciascuna disciplina; il potenziamento del tempo scuola anche oltre i modelli e i quadri orari; la programmazione plurisettimanale e flessibile dell'orario complessivo.
  • organico dell'autonomia.
  • assunzione di circa 100 mila docenti. I docenti che saranno assunti con il Piano straordinario di assunzioni 2015 potranno scegliere se entrare di ruolo sul sostegno oppure sui posti comuni. Quindi salta l'obbligo per gli insegnanti abilitati al sostegno di essere assunti sui posti medesimi.
  • chiusura delle Graduatorie a esaurimento (le Gae) in modo che perdano efficacia dal 1° settembre 2015 (in vista del Piano straordinario di assunzioni) ma solo se esaurite.
  • gli abilitati Tfa e Pas, esclusi dal Piano assunzioni, hanno un concorso 'ad hoc'. Per il futuro concorso viene previsto che costituiranno titoli 'valutabili in termini di maggior punteggio'.
  • istituzione dell'organico dell'autonomia, che sarà composto da posti comuni, posti di sostegno e posti per il potenziamento dell'offerta formativa.
  • negli ambiti si formeranno le reti di scuole. Queste potranno sottoscrivere degli accordi. Le convenzioni conterrano i 'criteri' e le modalità' per l'utilizzo dei docenti all'interno della rete; in altre parole, i professori potranno muoversi all'interno delle Rete che corrisponderà a un determinato territorio, che potrà ovviamente comprendere più città. Le reti si accorderanno anche sugli insegnamenti opzionali, quelli specialistici, di coordinamento e di progettazione funzionali ai piani dell'offerta formativa. Anche la formazione dei docenti potrà essere 'condivisa' e quindi ai docenti potrà essere chiesta maggiore mobilità anche per la propria formazione. Le risorse saranno destinate all'intera rete che dovrà gestirle 'per il perseguimento delle proprie finalità' e che dovrà rendere pubblici i rendiconti e le decisioni. Infine viene previsto che la parte che riguarda le pensioni, il Tfr e gli atti amministrativi della scuola, potrà 'essere svolta dalla rete di scuole in base a specifici accordi'.
  • il Piano dell'offerta formativa sarà solo triennale, ma potrà essere 'rivisto annualmente entro il mese di ottobre'. Cambia l'iter di preparazione del Piano dell'offerta che sarà prima elaborato dal Collegio dei docenti sulla base 'degli indirizzi definiti' dal dirigente scolastico' e sarà poi approvato dal Consiglio di istituto. Il nuovo Pof triennale dovrà prevedere 'il fabbisogno dei posti comuni e di sostegno dell'organico dell'autonomia sulla base del monte ore degli insegnamenti, nonché del numero del numero di alunni con disabilità, fema restando la possibilità di istitutire posti di sostegno in deroga'.
  • la scelta dei docenti a cui attribuire gli incarichi rimarrà in capo al solo dirigente scolastico, ma i professori potranno inviare la propria candidatura per i colloqui. Il dirigente, per la copertura dei posti della scuola 'propone' gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all'ambito territoriale di riferimento, anche tenendo conto delle candidature presentate dai docenti. Il preside potrà inoltre utilizzare i professori in classi di concorso diverse da quelle per le quali sono abilitati, purché non siano disponibili nell'ambito territoriale docenti abilitati in quelle classi di concorso e siano in possesso di titoli di studio, percorsi formativi e competenze professionali coerenti con gli insegnamenti da impartire'. La proposta di incarico dovrà avvenire sulla base di questi criteri: durata triennale e rinnovabile per ulteriori cicli triennali; 'conferimento degli incarichi con modalità che valorizzino il curriculum, le esperienze e le competenze professionali, anche attraverso lo svolgimento di colloqui'; trasparenza e pubblicità degli incarichi conferiti e dei curricula dei docenti attraverso la pubblicazione sul sito internet della scuola. L'incarico ha durata triennale ed è rinnovato, "purché in coerenza con il piano dell'offerta formativa". Il che significa che si rinnova automaticamente fino a che nel POF non ci siano modifiche relative alle materie. Il mancato rinnovo dell'impiego, quindi, non sarà più legato alla discrezionalità del dirigente, ma ad un cambio di progettazione dell'intero istituto.
  • il dirigente scolastico, nel conferire gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all'ambito territoriale di riferimento 'è tenuto a dichiarare l'assenza di cause di incompatibilità derivanti da rapporti di parentela o affinità entro il secondo grado con i docenti iscritti nel relativo ambito territoriale'.
  • l'incarico è conferito con l'accettazione della proposta da parte del docente. Nel caso di più proposte, il docente effettua la propria opzione fra quelle ricevute, fermo restando l'obbligo di accettarne almeno una. In caso di inerzia dei dirigenti scolastici nella individuazione dei docenti, sarà l'ufficio scolastico regionale a provvede ad assegnarli d'ufficio alle istituzioni scolastiche. Lo stesso Usr provvederà a conferire l'incarico ai docenti non destinatari di alcuna proposta.
  • valutazione dei dirigenti scolastici che saranno giudicati in base al miglioramento formativo e scolastico degli studenti, sulla direzione unitaria della scuola, le competenze gestionali e organizzative e la valorizzazione dei meriti del personale dell'istituto.
  • coloro che hanno una specializzazione in Scienze motorie dal prossimo anno scolastico potranno essere a tutti gli effetti docenti nelle scuole elementari.
  • i docenti avranno 500 euro all'anno per la propria formazione:.
  • il governo è delegato a rivedere i criteri di inserimento nei ruoli di sostegno e, in particolare, a garantire che l'alunno con disabilità abbia per l'intero grado d'istruzione lo stesso insegnante di sostegno.
  • per le supplenze, sarà sempre il dirigente a effettuare le sostituzioni dei docenti assenti, fino a 10 giorni, con personale dell'organico dell'autonomia che, 'se impiegato in gradi di istruzione inferiore, conserva il trattamento stipendiale del grado d'istruzione di appartenenza'.
  • cambia, nuovamente, l'inizio del conto alla rovescia per il personale della scuola con contratti a tempo determinato. Il limite di 36 mesi per i contratti di docenti e personale Ata, per la copertura di posti vacanti e disponibili, partirà dal 1° settembre 2016 e non dall'entrata in vigore del ddl Scuola.
  • il conferimento dei premi e la valutazione dei docenti rimarranno in capo al dirigente scolastico, che però sarà affiancato dal Comitato per la valutazione.
  • riforma del Comitato per la valutazione dei docenti. La sua composizione è la seguente: ne faranno parte, oltre al preside, quattro docenti (tre scelti dal consiglio dei docenti e uno dal consiglio d'istituto), due genitori e uno studente.
  • al fine di potenziare il sistema di valutazione delle scuole è autorizzata la spesa di 32 milioni di euro dal 2016 al 2019. Con la modifica vengono stanziati 8 milioni per ciascuno degli anni dal 2016 al 2019. La spesa è destinata alla realizzazione delle rilevazioni nazionali degli apprendimenti; alla partecipazione dell'Italia alle indagini internazionali; e all'autovalutazione e alle visite valutative delle scuole.
  • i dirigenti scolastici potranno individuare fino al 10% di docenti che lo 'coadiuvano' nel supporto organizzativo e didattico dell'istituzione colastica. I docenti individuati costituiscono lo staff del dirigente scolastico.
  • aumento delle risorse del fondo unico nazionale per la retribuzione della posizione, fissa e variabile, e della retribuzione di risultato dei dirigenti scolastici.
  • credito d'imposta al 65% per il 2014 e al 50% per il 2016 per coloro che donano soldi 'per gli investimenti in favore' delle scuole, 'per la realizzazione di nuove strutture, la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti'. È stato posto il tetto massimo di 100mila euro per le erogazioni liberali. Inoltre 400 euro all'anno, da detrarre ai fini Irpef, per ogni alunno iscritto alle scuole paritarie. Le detrazioni riguarderanno gli iscritti agli asili, alle scuole elementari e superiori paritarie.
  • emanazione di un avviso pubblico per l'elaborazione di proposte progettuali per la realizzazione di scuole innovative dal punto di vista architettonico, impiantistico, tecnologico, dell'incremento dell'efficienza energetica e caratterizzate da nuovi ambienti di apprendimento. Inoltre, vengono rafforzate le funzioni dell'Osservatorio per l'edilizia scolastica, al quale, in particolare, saranno affidati compiti di indirizzo e di programmazione degli interventi, e la redazione di un piano del fabbisogno nazionale 2015-2017, al quale sono destinate risorse già stanziate e non utilizzate.
  • per finanziare i percorsi formativi e iniziative diretti a garantire un maggiore coinvolgimento degli studenti nonché una valorizzazione del merito scolastico e dei talenti, il preside potrà utilizzare sì finanziamenti esterni, ma non quelli derivanti da sponsorizzazioni.
  • per sostenere e favorire nuovi assetti organizzativi e didattici, per aumentare l'istruzione degli adulti, il ddl prevede che il Miur, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della riforma, dovrà modificare le norme in merito.
  • rafforza il collegamento fra scuola e mondo del lavoro. In particolare, introduce una previsione di durata minima dei percorsi di alternanza scuola-lavoro negli ultimi 3 anni di scuola secondaria di secondo grado (almeno 400 ore negli istituti tecnici e professionali e almeno 200 ore nei licei), prevede la possibilità di stipulare convenzioni anche con gli ordini professionali e dispone che l'alternanza può essere svolta durante la sospensione delle attività didattiche e anche con la modalità dell'impresa formativa simulata.
  • le scuole introdurranno, anche utilizzando la quota di autonomia, insegnamenti opzionali nel secondo biennio e nell'ultimo anno delle scuole superiori.
  • per l'esame di Stato delle scuole superiori la commissione d'esame terrà conto del curriculum dello studente.
  • valorizzazione e potenziamento delle competenze linguistiche, con particolare riferimento all'italiano, 'nonché alla lingua inglese e alle altre lingue comunitarie', anche mediante utilizzo della metodologia Content language integrated learning.
  • potenziamento delle metodologie laboratoriali e della attività di laboratorio.
  • contrasto al cyberbullismo e alla dispersione scolastica. Dunque tra gli obiettivi nazionali che le scuole dovranno garantire dovrà esserci il 'contrasto' della dispersione scolastica, al bullismo della e dovrà essere garantita 'la più ampia inclusione scolastica'. Non solo perché le scuole dovranno garantire il diritto allo studio degli alunni 'con bisogni educativi speciali' anche attraverso percorsi individualizzati e personalizzati.
  • le scuole potranno individuare, nell'ambito dell'organico dell'autonomia, il personale Ata per il coordinamento del contesto amministrativo e informatico delle attività del Piano nazionale della scuola digitale.
  • riconosciuta 'l'equipollenza' alla laurea triennale, magistrale e alla specializzazione dei titoli rilasciati da scuole e istituzioni formative nei settori di competenza del ministero dei Beni culturali.
  • il Fondo per il funzionamento amministrativo e didattico delle istituzioni statali dell'Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam) è incrementato di 7 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2015 al 2022.
  • le istituzioni che gestiscono le mense scolastiche potranno inserire nei bandi di gara, per l'affidamento dei servizi, criteri di priorità per l'inserimento di prodotti agricoli e alimentari a chilometri zero, proveniente dall'agricoltura biologica, a ridotto impatto ambientale e di qualità e della pesca sociale.
  • per promuovere la conoscenza delle tecniche di primo soccorso nelle scuole elementari, medie e superiori saranno attivate 'iniziative specifiche' rivolte agli studenti.
  • presso le Camere di commercio sarà istituita una apposita sezione speciale del Registro delle imprese a cui dovranno essere iscritte le Pmi per l'alternanza scuola-lavoro.
  • gli esterni che usufruiranno dell'edificio scolastico per effettuare attività di scuola saranno responsabili 'in odine di sicurezza ed al mantenimento del decoro degli spazi'.
  • 500 euro annui per ciascun anno scolastico per l'aggiornamento e la formazione dei docenti di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. Non costituisce retribuzione accessoria né reddito imponibile.
  • nuovo organico della scuola primaria con l'insegnamento dell'inglese, dell'educazione motoria e della musica.