Signoraggio

Da Wikiversità, l'apprendimento libero.
Jump to navigation Jump to search
lezione
Signoraggio
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Storia della moneta




Un solido, moneta romana dell'età imperiale.
« Io son per lor tra sì fatta famiglia;
e' m'indussero a batter li fiorini
ch'avevan tre carati di mondiglia
 »

Il signoraggio è l'insieme dei redditi derivanti dall'emissione di w:moneta[1][2][3]. Il termine "signoraggio" deriva dal francese seigneur[4], che in italiano significa signore. Nel Medio Evo infatti i signori feudali di tutta Europa cercarono di rendersi indipendenti dai sovrani attribuendosi tanto il diritto di battere moneta quanto la titolarità dei relativi redditi[5][6].

Il premio Nobel Paul R. Krugman, nel testo di economia internazionale scritto con Maurice Obstfeld, lo definisce come il flusso di «risorse reali che un governo guadagna quando stampa moneta per spenderla in beni e servizi»[7][8][9].

Il premio Nobel Robert Mundell osserva come, per il governo, «a parte i costi di manifattura, il signoraggio è la differenza tra il valore nominale, o facciale, della moneta ed i costi dei materiali dei quali essa è composta. Nel caso di moneta-merce pura, il signoraggio è zero, mentre nel caso di moneta-segno, è virtualmente pari all'unità, misurata come proporzione del valore facciale […] Il signoraggio può anche essere pensato come il grado di sopravvalutazione della moneta: nel caso di moneta-merce questo è nullo, per la carta-moneta la sopravvalutazione è completa»[10].

Secondo w:Luigi Spaventa, la teoria del signoraggio è un crocevia di molte strade di ricerca: microeconomia e macroeconomia; teoria della tassazione ottima e teoria monetaria; aspettative e coerenza dinamica delle scelte intertemporali di politica economica; teoria del debito pubblico e teoria delle attività finanziarie[11].

Il signoraggio nella teoria economica[modifica]

In macroeconomia per signoraggio si intendono i redditi che un governo, e in misura molto minore una banca centrale, ottengono grazie alla possibilità di creare base monetaria in condizioni di monopolio[12][13]. Negli stati moderni, solitamente, la banca centrale stampa le banconote mentre il governo (ad esempio tramite una zecca) conia le monete metalliche, ed entrambi hanno un reddito da signoraggio. Poiché il reddito da signoraggio ottenuto dalla banca centrale viene poi trasferito al governo sotto forma di imposta, questo non è in genere di interesse per la teoria economica in quanto si tratta di trasferimenti interni all'amministrazione statale[14].

Valore di un marco d'oro rispetto al marco in carta-moneta, tra il 1918 e il 1923.

In economia il signoraggio è innanzitutto una delle fonti con cui un governo finanzia la propria spesa pubblica eccedente rispetto alla raccolta di tributi. Lo stesso termine signoraggio nella letteratura economica è quasi sempre riferito ai vantaggi del governo[15][16]. Nei paesi a bassa inflazione conta per circa lo 0,5% del prodotto nazionale lordo mentre nei paesi ad alta inflazione tale valore è molto maggiore[17][18]. Nei casi estremi di iperinflazione il signoraggio è virtualmente l'unica fonte di finanziamento del governo[19][20]. Il ricorso al signoraggio da parte del governo è generalmente associato ad un'elevata instabilità politica, dovuta sovente ad un sistema politico altamente polarizzato[20][21]. Spesso avviene in concomitanza con la necessità di finanziare i costi di guerre, oppure in casi di shock esogeni che siano causa di un crollo dei prezzi di esportazione o anche solo nei casi in cui il governo non riesca a fronteggiare adeguatamente l'evasione fiscale. In tutti questi casi, i risparmiatori tenderanno a diffidare delle capacità del governo di onorare i propri debiti e si rifiuteranno di sottoscriverne le obbligazioni[20].

Nel caso in cui il potere di stampare moneta sia assegnato al governo e questo lo usi per finanziare la spesa, il signoraggio corrisponde al rapporto tra il valore nominale della nuova base monetaria emessa in un certo intervallo temporale e l'indice generale dei prezzi (al netto dei trascurabili costi di produzione)[22]. I tentativi da parte del governo di finanziare il deficit pubblico aumentando le entrate da signoraggio possono essere causa di iperinflazione[20][23][24] e gran parte dei casi storici di elevata inflazione e di iperinflazione sono effettivamente dovuti alla necessità da parte del governo di finanziarsi attraverso il signoraggio[20][25]. Il caso storico più eclatante e più studiato dalla teoria economica in cui l'abuso di ricorso al signoraggio da parte del governo ha causato una drammatica spirale iperinflattiva è la Germania (Repubblica di Weimar) del 1922-1923[26][27][28]: il conseguente collasso economico fu il preludio dell'ascesa al potere del Nazismo e di Adolf Hitler[29][30][31]. Nella prefazione al classico testo di Costantino Bresciani-Turroni sulle vicende del marco tedesco, Lionel Robbins osserva che «il deprezzamento del marco avvenuto tra il 1914 e il 1923 […] ha distrutto la ricchezza degli elementi più solidi della società tedesca: e si è lasciato dietro uno squilibrio morale ed economico, atto a preparare il terreno per i disastri che sono seguiti. Hitler è il figlioccio dell'inflazione»[32]. Ma pochi anni prima che l'iperinflazione infuriasse in mezza Europa, già nel 1919 Keynes aveva descritto la situazione che si stava delineando nell'opera Le conseguenze economiche della pace: «L'inflazionismo dei sistemi valutari europei ha proceduto a passi straordinariamente rapidi. I vari governi belligeranti, incapaci, o troppo timidi oppure troppo miopi per assicurarsi attraverso prestiti e tasse le risorse di cui avevano bisogno, hanno stampato banconote per [pareggiare] il bilancio»[33]

Il contributo fondamentale allo studio del signoraggio si deve a Phillip Cagan che, nel suo fecondo articolo del 1956, studiò sette casi di iperinflazione: l'Austria tra l'ottobre del 1921 e l'agosto del 1922; la Russia tra il dicembre del 1921 ed il gennaio del 1924; la Germania tra l'agosto del 1922 ed il novembre del 1923; la Polonia tra il gennaio del 1923 ed il gennaio del 1924; l'Ungheria tra il marzo del 1923 ed il febbraio del 1924; la Grecia tra il novembre del 1943 ed il novembre del 1944; e l'Ungheria tra l'agosto del 1945 ed il luglio del 1946[27].

Altri casi storici celebri di iperinflazione sono: gli Stati Uniti durante la guerra d'indipendenza, tra il 1779 e il 1783; la Francia durante la rivoluzione francese, tra il 1790 ed il 1796; gli Stati Uniti durante la guerra di secessione americana, tra il 1863 ed il 1865; la Cina durante la seconda guerra civile cinese, tra il 1938 ed il 1947[34]. In tutti questi casi il ricorso alla monetizzazione del debito costituì la prima e più rilevante causa dell'azzeramento del valore della moneta[35][36].

Krugman osserva che l'elevato ricorso al signoraggio è una caratteristica particolarmente frequente nei paesi in via di sviluppo. Nonostante i tentativi da parte di questi paesi di riformare le proprie istituzioni nella direzione dei paesi maggiormente industrializzati, tale processo rimane spesso incompiuto: alla maggiore statalizzazione di queste economie non corrisponde un'adeguata capacità di riscuotere le imposte per finanziare la spesa. Anche in questi casi il ricorso al signoraggio è associato ad elevata inflazione o iperinflazione[7].

Secondo Rudi Dornbusch (1987), le iperinflazioni sono gli esperimenti di laboratorio dell'economia monetaria: in presenza di questi tassi di inflazione, il collegamento tra moneta e prezzi è assolutamente fuori discussione e aldilà di qualsiasi controversia[37]. In virtù della stretta associazione tra signoraggio ed inflazione - per cui a maggior signoraggio corrisponde, più che proporzionalmente[38], maggiore inflazione - il signoraggio è detto anche "tassa da inflazione" (in inglese "inflation tax"): è infatti a tutti gli effetti una tassa che gli operatori economici pagano al governo nella forma di un forzato minor potere d'acquisto della moneta detenuta nei propri portafogli[6][24][39][40].

La creazione di una banca centrale indipendente dal governo - cioè tale per cui il governo non abbia il potere di imporre alcuna misura di politica monetaria - è stata spesso una decisione fondamentale per stabilizzare un'economia colpita da iperinflazione[41]. Nel caso in cui il potere di stampare moneta sia assegnato alla banca centrale e questa lo usi per finanziare il governo, il signoraggio riscosso dalla banca centrale si definisce come il prodotto tra tasso d'interesse nominale e valore nominale del prestito (al netto dei trascurabili costi di produzione). Tale somma viene normalmente percepita dal governo sotto forma di imposte.

Massimizzazione del signoraggio, curva di Laffer e iperinflazione[modifica]

Relazione tra signoraggio reale ed inflazione. La curva è ricavata dalla formulazione presente nel testo di Obstfeld e Rogoff:

Nelle sezioni precedenti è stata illustrata la relazione tra signoraggio ed inflazione. Se è vero che il ricorso al signoraggio fa aumentare l'inflazione a ritmo virtualmente illimitato, ciò non si traduce tuttavia necessariamente in un aumento del signoraggio reale riscosso dal governo[42][43][44][45]. Come mostrato in precedenza, questo è pari a e, se il governo è in grado di controllare il numeratore (cioè la creazione di nuova base monetaria), non è però certo in grado di controllare il w:denominatore (l'indice generale dei prezzi) che, come si è detto, cresce al tasso di inflazione. Per valori bassi dell'inflazione, il finanziamento di una piccola quota del deficit tramite emissione di moneta, fa aumentare il valore reale del signoraggio; ma per livelli crescenti del tasso di inflazione il valore reale del signoraggio aumenterà sempre meno finché inizierà a diminuire, invertendo la tendenza.

Questo livello massimo di signoraggio reale corrisponde ad una soglia massima di tolleranza che il sistema economico è disposto a subire senza avvitarsi in una spirale iperinflazionista: se il governo tenterà di oltrepassare questa soglia l'inflazione andrà fuori controllo. Pur mettendo in second'ordine ogni altro obiettivo di politica economica (stabilità dei prezzi, crescita economica, piena occupazione, distribuzione equa del reddito, ecc.), se il governo ritiene necessario massimizzare il signoraggio reale, in nessun modo dovrà comunque oltrepassare quella soglia.

La relazione tra signoraggio reale ed inflazione viene rappresentata graficamente ricorrendo ad una curva di Laffer modificata, dove sull'asse delle ascisse vi è l'inflazione e sull'asse delle ordinate vi è il signoraggio reale (anziché rispettivamente l'aliquota fiscale e le entrate fiscali, come nell'originale curva di Laffer)[42][43][44][45][46][47].

Signoraggio e dollarizzazione[modifica]

Quando un paese adotta una moneta estera come valuta con corso legale, rinuncia al diritto di signoraggio. La dollarizzazione, ovvero la sostituzione della moneta locale con il dollaro statunitense (o con la moneta di un altro stato estero), comporta due tipi di perdite relative al signoraggio: da un lato a mano a mano che si ritira dalla circolazione la moneta nazionale cambiandola con la divisa straniera, le autorità monetarie devono ricomprare la massa di moneta di proprietà del pubblico e delle banche, restituendo i diritti di signoraggio che si erano accumulati con il tempo. Inoltre le autorità monetarie perdono i guadagni relativi al signoraggio nel futuro.

Nel contempo gli Stati Uniti (o il diverso stato di cui è stata adottata la moneta) aumentano le loro entrate relative al signoraggio ed è sorto un dibattito in merito alla possibilità che gli USA cedano parte di questi guadagni alle economie dollarizzate. A questo riguardo esiste un precedente negli accordi sottoscritti dal Sudafrica e altri tre stati africani che utilizzano il rand come valuta avente corso legale (Lesotho, Namibia e Swaziland).

Sebbene gli USA non abbiano sottoscritto fino ad oggi alcun accordo con Panama o con altri paesi in cui il dollaro ha corso legale, nel Senato degli Stati Uniti sono state presentate proposte legislative relative al rimborso dei diritti di signoraggio.

Ricorso al signoraggio da parte dei governi[modifica]

Il ricorso al signoraggio da parte dei governi, per finanziare quote del deficit pubblico, come si è visto, è un fenomeno noto e oggetto di studio da parte della teoria economica. Si è visto anche che non tutti i governi ricorrono al signoraggio nella stessa misura: i paesi politicamente più stabili tendono a ricorrervi il meno possibile; i paesi più instabili sono invece tentati di ricorrervi oltre ogni limite di ragionevolezza. Di seguito si riporta un elenco che mostra queste differenze nel periodo 1975-1985, periodo considerato generalmente di elevata inflazione.

Cukierman, Edwards e Tabellini hanno studiato la relazione tra il signoraggio e l'inflazione nel periodo 1971-1982, con l'obiettivo di mostrare come il ricorso al signoraggio sia indice di elevata instabilità politica. Di seguito si riporta la tabella:

Ricorso al signoraggio ed inflazione in una selezione di paesi, nel periodo 1971-1982
Fonte: Fondo Monetario Internazionale, International Financial Statistics, 1971-1982[48] In generale la teoria economica è - sebbene non unanimamente - concorde nel ritenere che il ricorso al signoraggio per finanziare la spesa pubblica abbia effetti regressivi sulla distribuzione del reddito, cioè causi un aumento della disuguaglianza sociale. Mentre i più poveri vengono danneggiati dall'erosione del potere d'acquisto dei salari, le classi medie vengono maggiormente colpite dalla riduzione del potere d'acquisto della moneta[49][50]. Tahir Andrabi ha studiato la correlazione tra il ricorso al signoraggio ed il tasso di crescita economica di lungo periodo per 74 paesi nel periodo compreso tra il 1971 ed il 1988, rilevando una correlazione significativamente negativa[51]

Signoraggio e banche centrali[modifica]

Anche i redditi derivanti dalla creazione di base monetaria ottenuti dalla banca centrale vengono spesso chiamati con il nome di "signoraggio". Tuttavia questo tipo di reddito non è trattato dalla letteratura economica in modo univoco, e spesso viene definito in funzione dei diversi assetti istituzionali nazionali.

La Banca d'Italia definisce il proprio signoraggio in questo modo:[52]

« Per signoraggio viene comunemente inteso l'insieme dei redditi derivanti dall'emissione di moneta. Con riferimento all'euro il reddito da signoraggio generato dall'emissione della moneta è definito come reddito originato dagli attivi detenuti in contropartita delle banconote in circolazione e viene ricompreso nel calcolo del reddito monetario che, secondo l'articolo 32.1 dello Statuto del SEBC, è “Il reddito ottenuto dalle Banche Centrali Nazionali nell'esercizio delle funzioni di politica monetaria del Sistema Europeo delle Banche Centrali. »

La Banca centrale del Canada definisce il proprio signoraggio come[53]:

« Il signoraggio è la differenza tra gli interessi che la Banca del Canada guadagna sul portafoglio dei titoli del governo del Canada - che è circa uguale al valore totale delle banconote in circolazione - e il costo di emettere, distribuire e sostituire quelle banconote »

Il signoraggio derivante dall'emissione diretta di moneta da parte del governo viene incassato da questo, mentre quello derivante dall'emissione di moneta da parte della banca centrale viene in parte prelevato dal governo, sotto forma d'imposta, e il rimanente resta alla banca centrale, dove viene utilizzato per coprire i costi di funzionamento e, per l'eventuale parte eccedente, costituisce utile netto. Le banche centrali possono essere enti pubblici (come la Banca di Francia) o società di capitali il cui capitale è interamente (come la Banca del Canada) o in maggioranza (come la Banca Nazionale Svizzera) di proprietà statale, in questi casi tale utile finisce per essere incassato, in tutto o in parte, dal governo. La Banca d'Italia è un istituto di diritto pubblico ma le sue quote di partecipazione al capitale sono in grande maggioranza private: per il 94,33% di proprietà di banche e assicurazioni e solo per il 5,67% di enti pubblici (INPS e INAIL)[54]. Lo statuto della Banca d'Italia comunque, una volta pagate le imposte, concede di distribuire ai partecipanti solo una minima parte degli utili netti annuali, da spartirsi tra tutti in base alle quote possedute. Quindi dal 20 al 40% degli utili netti viene aggiunto alle riserve valutarie ordinarie e/o straordinarie dell'istituto e la parte restante (dal 60% all'80%) viene trasferita al pubblico erario[55].

Come si evince[56] dal Bilancio della Banca d'Italia per il 2009, a pagina 345 della Relazione Annuale 2009, l'utile netto è stato di euro 1.668.576.514, ripartiti come segue:

allo Stato vanno euro 1.001.130.308, corrispondenti al 60.00% dell'utile netto;
alle riserve ordinaria e straordinaria vanno euro 608.015.606 (calcolati come 333.715.303 + 333.715.303 - 59.415.000), corrispondenti al 36.44% dell'utile netto;
ai partecipanti vanno euro 59.430.600 (calcolati come 9.360 + 6.240 + 59.415.000), corrispondenti al 3.56% dell'utile netto.

Larga parte degli utili distribuiti ai partecipanti viene calcolata come percentuale - non superiore al 4% - delle riserve detenute nell'anno precedente[56], come previsto dal comma terzo dell'art. 40 dello Statuto[57] che recita «'Dai frutti annualmente percepiti sugli investimenti delle riserve, può essere, su proposta del Consiglio superiore e con l'approvazione dell'assemblea ordinaria, prelevata e distribuita ai partecipanti, in aggiunta a quanto previsto dall'art. 39, una somma non superiore al 4% dell'importo delle riserve medesime, quali risultano dal bilancio dell'esercizio precedente'». Nel 2009 si è trattato di un importo pari allo 0.5% dell'ammontare complessivo delle riserve al 31 dicembre 2008, cioè euro 59.415.000.

La parte rimanente, di importo trascurabile, ex art. 39, commi 1 e 2[57], non può eccedere il 10% del capitale, corrispondente nel 2009 a euro 15.600[56].

Il signoraggio oggi[modifica]

Nei paesi dell'area euro, il reddito da signoraggio viene incassato dai paesi membri per il conio delle monete metalliche, e dalla Banca centrale europea (BCE) per la stampa delle banconote, che emette in condizioni di monopolio[58]. Tali redditi sono poi ridistribuiti dalla BCE alle banche centrali nazionali[59] in ragione della rispettiva quota partecipazione (per la Banca d'Italia ad esempio il 12,5%[60]).

I singoli governi nazionali provvedono in seguito a prelevare gran parte di tali redditi dalle banche centrali tramite il prelievo fiscale[61]. In taluni casi, come per la Bank of England, essendo la banca centrale completamente di proprietà statale, il reddito derivato dall'emissione delle banconote viene indirettamente incamerato interamente dal governo[62].

I singoli governi, tra i quali quello italiano, incassano direttamente il reddito derivante dal diritto di emettere monete metalliche, dal quale devono sottrarre i costi per produrle. Si tratta di un reddito quasi sempre modesto, eccezion fatta nel caso di stati di piccole dimensioni come la Repubblica di San Marino e la Città del Vaticano le cui monete diventano oggetto di collezione.

Negli anni ottanta-novanta, l'eccessiva dipendenza dal signoraggio di alcuni governi europei - tra cui il Portogallo, l'Irlanda, l'Italia, la Grecia e la Spagna - rappresentò una delle maggiori difficoltà per la realizzazione dell'Unione Monetaria Europea[14][63].

Mentre la creazione e l'emissione monetaria è gestita dalla Banca Centrale e avviene in contropartita ad obbligazioni statali reperite sul mercato aperto, la semplice creazione della moneta scritturale è facoltà di tutto il sistema economico, nazionale ed internazionale.

La differenza è tratteggiata dalla Banca centrale del Canada nel proprio sito[64]. Mentre nel caso delle monete metalliche il reddito consiste nella differenza tra il valore nominale delle monete metalliche emesse e il costo per produrle, nel caso dell'emissione di monete non metalliche il reddito consiste negli interessi maturati sui titoli acquistati a fronte dell'emissione di moneta. Tali redditi, incamerati dalla banca centrale, servono a pagarne i costi e le imposte sull'emissione di moneta. Il reddito da signoraggio viene in gran parte incamerato dal governo che ha concesso alla banca centrale il diritto di emettere base monetaria in condizioni di monopolio.

Note[modifica]

  1. Andrew B. Abel, Ben S. Bernanke, Macroeconomics, Addison Wesley, 1992, ISBN 0201504286 (Glossary, pag. 737): "signoraggio: i redditi del governo ottenuti stampando moneta; anche noto come tassa d'inflazione".
  2. David Romer, Advanced Macroeconomics, McGraw-Hill, 1996, ISBN 0070536678 (chapter 9, Inflation and monetary policy, section 7, Seignorage and Inflation, pag. 420): «La causa fondamentale di gran parte degli episodi di alta inflazione e di iperinflazione, se non di tutti, è il bisogno del governo di ottenere signoraggio - cioè il reddito [derivante] dallo stampare moneta (Bresciani-Turroni, 1937; Cagan, 1956)».
  3. Bagliano e Marotta, in Economia monetaria, Il Mulino (pag. 18), definiscono il signoraggio come segue:
    « In linea di principio, la creazione di base monetaria in condizioni di monopolio dà la possibilità alla banca centrale di ottenere redditi (il cosiddetto signoraggio) pari alla differenza tra i redditi ottenibili dall'investimento in attività finanziarie e reali e i (trascurabili) costi di produzione. Poiché questi redditi derivano dalla condizione di privilegio concessa dallo Stato, i profitti sono in genere incamerati in misura prevalente da quest'ultimo, sotto forma di imposte. Un limite alla produzione, potenzialmente illimitata di base monetaria è posto dall'obiettivo del mantenimento di un livello dei prezzi relativamente stabile, data la relazione diretta che storicamente si è osservata tra inflazione e offerta di moneta. »
  4. George Selgin, Lawrence H. White, A fiscal theory of government's role in money, Economic Inquiry, Vol. 37, No. 1, pp. 154-165, 1999 (nota 5, pag. 155).
  5. Carlo M. Cipolla, Currency Depreciation in Medieval Europe, The Economic History Review, New Series, Vol. 15, No. 3, pp. 413-422, 1963.
  6. 6,0 6,1 Stephen D. Williamson, Macroeconomics, Addison Wesley, 2005, ISBN 0321240936 (Part V, Money and Business Cycles, chapter 10, A Monetary International Model, pag. 364).
  7. 7,0 7,1 Paul R. Krugman, Maurice Obstfeld, International Economics: Theory and Policy, Addison Wesley, 2009, ISBN 0321493044 (Part IV, International Macroeconomic Policy, chapter 22, Developing Countries: Growth, Crisis, and Reform, pag. 626).
  8. La stessa definizione si trova in Maurice Obstfeld, Kenneth S. Rogoff, Foundations of International Macroeconomics, Massachussetts Institute of Technology, 1996, ISBN 0262150476 (chapter 8, Money and Exchange Rates under Flexible Prices, section 2, The Cagan Model of Money and Prices, paragraph 6, Seigniorage, pag. 523): «Il signoraggio rappresenta i redditi reali che un governo acquisisce usando moneta appena emessa per comprare merci e beni non-monetari».
  9. Willem H. Buiter, The Economic Case for Monetary Union in the European Union, Review of International Economics, Vol. 5, Special Supplement, pp. 10–35, 1997 («I governi possono appropriarsi di risorse reali stampando moneta intrinsecamente priva di valore […] Il signoraggio è il valore delle risorse di cui il governo si appropria espandendo la base monetaria nominale»).
  10. Robert A. Mundell, The Birth of Coinage, Columbia University Department of Economics, Discussion Paper Series 0102-08, 1999 («Il signoraggio è il profitto ottenuto dalla creazione di moneta. A parte i costi di manifattura, il signoraggio è la differenza tra il valore nominale, o facciale, della moneta ed i costi dei materiali dei quali essa è composta. Nel caso di moneta-merce pura, il signoraggio è zero, mentre nel caso di moneta-segno, è virtualmente pari all'unità, misurata come proporzione del valore facciale. Il signoraggio è l'opposto del valore di fall-back. Il signoraggio può anche essere pensato come il grado di sopravvalutazione della moneta: nel caso di moneta-merce questo è nullo, per la carta-moneta la sopravvalutazione è completa»).
  11. Luigi Spaventa, Seigniorage: Old and New Policy Issues'', European Economic Review, 33: 557-563, 1989.
  12. Jeffrey D. Sachs, Felipe B. Larrain, Macroeconomics in the Global Economy, Prentice-Hall, 1993, ISBN 0135442060 (Part III, Monetary Economics, chapter 11, Inflation: Fiscal and Monetary Aspects, section 2, The Inflation Tax and Seigniorage, pag. 339): «Il signoraggio è il reddito riscosso dal governo come risultato del suo potere monopolistico di stampare moneta»
  13. James Tobin, On the welfare macroeconomics of government financial policy, Scandinavian Journal of Economics 88, pp. 9-24, 1986: «La capacità del governo di finanziare la spesa emettendo moneta è il "signoraggio" associato al suo monopolio monetario sovrano»
  14. 14,0 14,1 Willem H. Buiter, The Economic Case for Monetary Union in the European Union, Review of International Economics, Vol. 5, Special Supplement, pp. 10–35, 1997.
  15. Willem H. Buiter, Seigniorage, NBER Working Paper No. 12919, February 2007, JEL No. E4,E5,E6,H6.
  16. Martin Klein, Manfred J.M. Neumann, Seigniorage: What Is It and Who Gets It?, Weltwirtschaftliches Archiv, Bd. 126, H. 2 (1990), pp. 205-221 («Nella letteratura teorica, il signoraggio è normalmente definito come il reddito del governo dalla creazione di moneta […] Da tutto ciò è evidente che praticamente tutti gli autori che scrivono sul signoraggio in Europa si riferiscono al suo aspetto fiscale, cioè al reddito del governo dalla creazione di moneta»).
  17. Robert J. Barro, Macroeconomics, John Wiley & Sons, 1987, ISBN 0471851256 (Part II, Inflation, chapter 8, Money, inflation, and interest rates in the market-clearing model, pag. 209).
  18. Robert J Gordon, Macroeconomics, Harper Collins, 1993, ISBN 0673521915 (Part IV, Inflation and Unemployment, chapter 10, Inflation: effects, costs, and policy options, pp. 301).
  19. Olivier Jean Blanchard, Stanley Fischer, Lectures on Macroeconomics, Massachussetts Institute of Technology, 1989, ISBN 0262022834 (chapter 4, Money, section 7, Seigniorage and Inflation, pag. 195)
  20. 20,0 20,1 20,2 20,3 20,4 David Romer, Advanced Macroeconomics, McGraw-Hill, 1996, ISBN 0070536678 (chapter 9, Inflation and monetary policy, section 7, Seignorage and Inflation, pag. 420).
  21. Alex Cukierman, Sebastian Edwards, Guido Tabellini, Seigniorage and Political Instability, The American Economic Review, Vol. 82, No. 3, pp. 537-555, 1992.
  22. Olivier Jean Blanchard, Stanley Fischer, Lectures on Macroeconomics, Massachussetts Institute of Technology, 1989, ISBN 0262022834 (chapter 4, Money, section 7, Seigniorage and Inflation, pag. 198)
  23. Olivier Jean Blanchard, Stanley Fischer, Lectures on Macroeconomics, Massachussetts Institute of Technology, 1989, ISBN 0262022834 (chapter 4, Money, section 7, Seigniorage and Inflation, pag. 201)
  24. 24,0 24,1 Andrew B. Abel, Ben S. Bernanke, Macroeconomics, Addison Wesley, 1992, ISBN 0201504286 (chapter 16, Government spending and its financing, section 5, Deficits and inflation, paragraph Real Seigniorage Collection and Inflation, pag. 673).
  25. Maurice Obstfeld, Kenneth S. Rogoff, Foundations of International Macroeconomics, Massachussetts Institute of Technology, 1996, ISBN 0262150476 (chapter 8, Money and Exchange Rates under Flexible Prices, section 2, The Cagan Model of Money and Prices, paragraph 6, Seigniorage, pag. 523).
  26. Andrew B. Abel, Ben S. Bernanke, Macroeconomics, Addison Wesley, 1992, ISBN 0201504286 (chapter 16, Government spending and its financing, section 5, Deficits and inflation, paragraph Seigniorage and the Budget Deficit in the German Hyperinflation of 1922-1923, pag. 677).
  27. 27,0 27,1 Phillip Cagan, The Monetary Dynamics of Hyperinflation, 1956, in Milton Friedman, Studies in the Quantity Theory of Money, University of Chicago Press. ISBN 0226264068.
  28. Steven B. Webb, Hyperinflation and stabilization in Weimar Germany, Oxford University Press, 1989, ISBN 0195052943 (pag. 127).
  29. Robert L Hetzel, German monetary history in the first half of the twentieth century, Economic Quarterly, Federal Reserve Bank of Richmond. Winter 2002; 88, 1.
  30. Sheri Berman, Civil Society and the Collapse of the Weimar Republic, World Politics, Vol. 49, No. 3 (Apr., 1997), Cambridge University Press, pp. 401-429 (pag. 415: «Dalla metà del decennio [1920-1930], tuttavia, il tentativo di rimodellare le relazioni tra vita politica nazionale e società civile era fallito, con la Grande Inflazione del 1922-23 come punto di svolta. Gli storici dell'economia possono dissentire su quale gruppo socioeconomico soffrì maggiormente, ma ci sono pochi dubbi che le classi medie soffrirono grandemente, sebbene il disagio potesse essere più psicologico che materiale. Questo fu seguito dalla schiacciante stabilizzazione del 1923-24, che colpì i "collari bianchi" e le classi medie in maniera particolarmente dura. "Dalla fine del 1920 la posizione economica della classe media indipendente era deteriorata al punto che non era più possibile distinguerla dal proletariato sulla base del reddito come criterio (Larry Eugene Jones, "The Dying Middle": Weimar Germany and the Fragmentation of Bourgeois Politics, Central European History 5 (1972), 25)"».).
  31. Lewis E. Hill, Charles E. Butler, Stephen A. Lorenzen, Inflation and the Destruction of Democracy: The Case of the Weimar Republic, Journal of Economic Issues, Vol. 11, No. 2 (Jun., 1977), pp. 299-313.
  32. Costantino Bresciani-Turroni, Le vicende storiche del marco tedesco, Università Bocconi, Milano, 1931 (aggiornato e ampliato più volte dall'autore negli anni successivi). Tradotto in inglese in The Economics of Inflation, Costantino Bresciani-Turroni.
  33. John Maynard Keynes, The Economic Consequences of the Peace, 1919 («The inflationism of the currency systems of Europe has proceeded to extraordinary lengths. The various belligerent Governments, unable, or too timid or too short-sighted to secure from loans or taxes the resources they required, have printed notes for the balance»).
  34. Forrest H. Capie, Conditions in which very rapid inflation appeared (pp. 121-139), in Forrest H. Capie (ed.), Major inflations in history, Edward Elgar, 1991, ISBN 1852784024 (pp. 9-27).
  35. Forrest H. Capie, Conditions in which very rapid inflation appeared (pag. 140), in Forrest H. Capie (ed.), Major inflations in history, Edward Elgar, 1991, ISBN 1852784024 (pag. 28).
  36. Forrest H. Capie, Conditions in which very rapid inflation appeared, pag. 144: «i governi sono sempre stati desiderosi di controllare le risorse, e in tempi di grandi difficoltà la tentazione è stata quella estrema di confiscare le risorse. Il più facile modo di ottenere ciò è quello di generare inflazione e redditi dalla tassa di inflazione. Le autorità massimizzano il loro reddito quando l'inflazione è oltre un tasso annuo del 100%, ma a questi tassi il governo deve essere in serio pericolo di perdere potere. In altre parole mentre la tassa da inflazione può sembrare un'allettante politica di breve periodo, è chiaramente potenzialmente catastrofica in tutto fuorché nel breve periodo» .
  37. Rudiger Dornbusch, Lessons from the German Inflation Experience of the 1920s in R. Dornbusch, S. Fischer, J.Bossons, Macroeconomics and Finance. Essays in Honor of Franco Modigliani, pp. 337-366, MIT Press, 1987, ISBN 0262040875.
  38. David Romer, Advanced Macroeconomics, McGraw-Hill, 1996, ISBN 0070536678 (chapter 9, Inflation and monetary policy, section 7, Seignorage and Inflation, pag. 424).
  39. David Romer, Advanced Macroeconomics, McGraw-Hill, 1996, ISBN 0070536678 (chapter 9, Inflation and monetary policy, section 7, Seignorage and Inflation, pag. 421).
  40. Milton Friedman, Government revenue from inflation, Journal of Political Economy 79, July, 1971.
  41. Thomas J. Sargent, The Ends of Four Big Inflations, 1982, in Inflation: Causes and Effects, pp. 41-98 National Bureau of Economic Research, 1986.
  42. 42,0 42,1 Jeffrey D. Sachs, Felipe B. Larrain, Macroeconomics in the Global Economy, Prentice-Hall, 1993, ISBN 0135442060 (Part III, Monetary Economics, chapter 11, Inflation: Fiscal and Monetary Aspects, section 2, The Inflation Tax and Seigniorage, pag. 343).
  43. 43,0 43,1 Jeffrey D. Sachs, Felipe B. Larrain, Macroeconomics in the Global Economy, Prentice-Hall, 1993, ISBN 0135442060 (Part V, Special Topics in Macroeconomics, chapter 23, Stopping High Inflation, section 2, The Economic Dynamics of Hyperinflation, pag. 741).
  44. 44,0 44,1 Andrew B. Abel, Ben S. Bernanke, Macroeconomics, Addison Wesley, 1992, ISBN 0201504286 (chapter 16, Government spending and its financing, section 5, Deficits and inflation, paragraph Real Seigniorage Collection and Inflation, pp. 673-676).
  45. 45,0 45,1 Maurice Obstfeld, Kenneth S. Rogoff, Foundations of International Macroeconomics, Massachussetts Institute of Technology, 1996, ISBN 0262150476 (chapter 8, Money and Exchange Rates under Flexible Prices, section 2, The Cagan Model of Money and Prices, paragraph 6, Seigniorage, pp. 523-526).
  46. David Romer, Advanced Macroeconomics, McGraw-Hill, 1996, ISBN 0070536678 (chapter 9, Inflation and monetary policy, section 7, Seignorage and Inflation, pag. 422).
  47. Thomas J. Sargent, Dynamic macroeconomic theory, Harvard University Press, 1987 (pp. 262-275). ISBN 0674218779.
  48. La tabella è riportata in Alex Cukierman, Sebastian Edwards, Guido Tabellini, Seigniorage and Political Instability, The American Economic Review, Vol. 82, No. 3, pp. 537-555, 1992.
  49. William Easterly, Stanley Fischer, Inflation and the Poor, Journal of Money, Credit and Banking, Vol. 33, No. 2, Part 1, pp. 160-178, 2001.
  50. Christopher Crowe, Inflation, Inequality and Social Conflict, Centre for Economic Performance, London School of Economics and Political Science, Discussion Paper No 657, 2004 («Che il signoraggio tenda ad essere una forma regressiva di tassazione, la cui incidenza viene avvertita in maniera particolarmente aspra dagli agenti più poveri e dalle classi medie, è ben documentato (Easterly and Fischer (2001), Erosa and Ventura (2002), Kane and Morisett (1993))»).
  51. Tahir Andrabi, Seigniorage, Taxation, and Weak Government, Journal of Money, Credit and Banking, Vol. 29, No. 1, pp. 106-126, 1997.
  52. Banca d'Italia - Signoraggio
  53. Seigniorage, Banca del Canada.
  54. I partecipanti al capitale della Banca d'Italia
  55. Statuto della Banca d'Italia - art. 39
  56. 56,0 56,1 56,2 Bilancio della Banca d'Italia per il 2009, a pagina 345 della Relazione Annuale 2009
  57. 57,0 57,1 Statuto della Banca d'Italia
  58. Infatti, secondo l'articolo 105 A del Trattato di Maastricht «La BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote all'interno della Comunità. La BCE e le Banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e dalle Banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nella Comunità.»
  59. Stephen D. Williamson, Macroeconomics, Addison Wesley, 2005, ISBN 0321240936 (Part VI, International Macroeconomics, chapter 14, Money in the Open Economy, pag. 505).
  60. La partecipazione al capitale della BCE
  61. Ad esempio nell'anno 2007 l'utile prima delle imposte della Banca d'Italia è stato di euro, dei quali euro (circa il 94.4%) sono stati incamerati dal governo italiano sotto forma di imposte, con un utile netto di esercizio di 95 156 804 euro per la banca; Cfr. Bilancio della Banca d'Italia, p. 20, "Conto Economico"
  62. La Bank of England è stata nazionalizzata nel 1946 [1]
  63. Malcolm Levitt, Christopher Lord, The political economy of Monetary Union, St. Martin's Press, New York, 2000, pag. 45-46. ISBN 031223189X.
  64. Seigniorage Revenue (EN)

Collegamenti esterni[modifica]