Seconda Prova - Versione dal Latino (superiori)

Da Wikiversità, l'apprendimento libero.
Jump to navigation Jump to search
lezione
Seconda Prova - Versione dal Latino (superiori)
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Seconda Prova dell'Esame di Stato (Classico)
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.

In questa lezione, come se fossimo dei maturandi, ci appresteremo, step dopo step, a svolgere la nostra prova d'esame svolgendo la Versione dal Latino di un Brano proposto durante una vera Seconda Prova d'Esame svoltasi negli scorsi anni. In appendice di pagina poi forniremo un elenco di link completo che conducono alle seconde prove (di Versione in Latino) degli scorsi anni presente sul sito del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e che risulterà utilissimo a chi voglia, da solo, esercitarsi su testi veri.

INFO SPECIFICHE

Il brano che andremo ad analizzare è stato proposto nell'Esame di Stato a.s. 2014/2015 ai maturandi dei Licei classici italiani sia a indirizzo "tradizionale" sia con opzione internazionale spagnola e tedesca. Il testo è reperibile nella forma cartacea al seguente indirizzo: http://www.istruzione.it/esame_di_stato/Secondo_Ciclo/tracce_prove_scritte/2015/allegati/M490.pdf

Svolgimento della seconda prova d'esame[modifica]

Incominciamo la nostra prova d'esame ricordando che abbiamo a disposizione 4 ore (non potendo comunque lasciare l'Istituto prima delle 3 ore dalla consegna del tema) e che possiamo disporre solo del nostro fidato Vocabolario di Latino (Victionarium Latinum).

Fase 1: Analisi del Documento[modifica]

Questa fase è spesso poco tenuta in considerazione dagli studenti che invece si gettano a capofitto direttamente nella Versione sbagliando. È fondamentale invece, seppure rapidamente, dare uno sguardo al documento e essenzialmente a due cose:

  • L'Autore del Brano.
  • Il Titolo e la Premessa al Brano.

L'Autore devo dire è il più delle volte comunque guardato dagli studenti soprattutto perché è invalsa la diffusa tradizione di indicare come ostici alcuni autori latini piuttosto che altri e quindi si guarda il nome dell'autore sperando che non esca quello "difficile". Chiaramente l'intento dell'invito a guardare l'autore non è certamente volto a questa finalità. Tuttaltro. Conoscere il nome dell'autore del brano è fondamentale perché ci da già una prima fondamentale informazione su cosa andiamo a tradurre. È bene subito infatti segnalare che il più delle volte i brani che si vanno a tradurre sono privi di una facile contestualizzazione. Essi sono infatti frutto di estrapolazioni da brani d'autore, estrapolazioni che spesso alterano il filo logico del brano rendendo ulteriormente difficile la traduzione. Difficoltà però che è superabile se si tiene bene a mente quanto si sta spiegando in relazione a questa fase. Riprendiamo quindi il discorso ritornando alla questione autore. Sapere il nome dell'autore, come dicevamo, è già di per se una informazione importante per contestualizzare il brano e soprattutto capirne anche, in via generale, la tematica. Un Cesare sicuramente parlerà di tematiche storiche, un Seneca è probabile che parli di temi filosofici. Inoltre si eviterà di commettere dei paradossi temporali come tradurre Imperator "Imperatore" in età Repubblicana mentre è chiaro ci si riferisca al "Comandante Militare" (in età repubblicana chiaramente non c'era ancora l'Imperatore).

Per la nostra Versione l'autore è Tacito. Rinvio quindi alla Lezione di Letteratura per gli approfondimenti in materia: Tacito.

L'altro elemento che va assolutamente letto e tenuto in considerazione, forse anche più dell'autore, è, come abbiamo detto, il Titolo e la Premessa al brano. Per i medesimo motivi espressi per l'autore anche il titolo e la premessa al brano sono fondamentali per inquadrare nel contesto storico o comunque d'argomento di cio' che andiamo a tradurre. La premessa d'altronde ci aiuta anche maggiormente perché ci contestualizza il tutto ancora più precisamente permettendoci anche un po' di capire, in linee generali, di cosa il brano stia per parlare.

Per la nostra Versione il titolo è "Ultimi giorni di Tiberio" mentre la Premessa è la seguente:
"Un famoso medico, tastando il polso dell'imperatore Tiberio, ne pronostica la fine imminente: dopo pochi giorni l'imperatore viene creduto morto. Mentre Caligola incomincia a gustare le primizie del potere, improvvisamente Tiberio si riprende ..."

Fase 2: Lettura e Prima Analisi del Brano[modifica]

Veniamo così alla seconda fase, anche questa devo dire poco eseguita dagli studenti, che è quella della Lettura e della Prima Analisi del Brano.

Ci accingiamo quindi a Leggere, per intero, il nostro Brano:
Iam Tiberium corpus, iam vires, nondum dissimulatio deserebat: idem animi rigor; sermone ac vultu intentus quaesita interdum comitate quamvis manifestam defectionem tegebat. Mutatisque saepius locis tandem apud promunturium Miseni consedit in villa, cui L. Lucullus quondam dominus. Illic eum adpropinquare supremis tali modo compertum. Erat medicus arte insignis, nomine Charicles, non quidem regere valitudines principis solitus, consilii tamen copiam praebere. Is velut propria ad negotia digrediens et per speciem officii manum complexus pulsum venarum attigit, neque fefellit: nam Tiberius, incertum an offensus tantoque magis iram premens, instaurari epulas iubet discumbitque ultra solitum, quasi honori abeuntis amici tribueret. Charicles tamen labi spiritum nec ultra biduum duraturum Macroni firmavit. Inde cuncta conloquiis inter praesentes, nuntiis apud legatos et exercitus festinabantur. XVII kal. Aprilis interclusa anima creditus est mortalitatem explevisse; et multo gratantum concursu ad capienda imperii primordia C. Caesar egrediebatur, cum repente adfertur redire Tiberio vocem ac visus vocarique qui recreandae defectioni cibum adferrent. Pavor hinc in omnes, et ceteri passim dispergi, se quisque maestum aut nescium fingere; Caesar in silentium fixus a summa spe novissima exspectabat. Macro intrepidus opprimi senem iniectu multae vestis iubet discedique ab limine. Sic Tiberius finivit, octavo et septuagesimo aetatis anno.

Perché è fondamentale la lettura? È fondamentale oltre perché ci permette sempre di incominciare a capire bene o male che cosa andremo a tradurre (si immagina infatti che uno studente del quinto liceo sappia già più o meno tradurre a impronta e quindi individuare in maniera generica di cosa parla il brano) ma serve anche a poter compiere una prima analisi sul testo. Vengo qui a fornire due personali consigli valevoli un po per tutte le traduzioni. Il primo consiglio è rivolto al risolvere l'impatto del "muro di parole" che spesso rende timorosi gli studenti. Vedere tutte quelle parole, spesso compattate, crea un involontario smarrimento a tutti ma bisogna subito ricordarsi che il latino, come l'italiano, è fatto di frasi e di periodi. Il mio personale consiglio è quindi quello di segnare con una sbarra la fine di una frase/periodo in modo tale da avere bene sotto gli occhi dove incomincia e dove finisce la frase/periodo. Al posto quindi di punti, due punti e punti e virgola si inserisca quindi una sbarretta (/) questo aiuterà a tradurre. Un'altra operazione utile, da compiere sempre durante la lettura, e quella di sottolineare tutti i verbi. Come sappiamo, infatti, il verbo è l'elemento che ci permetterà poi di comprendere quale sia il soggetto della frase essendo infatti a esso concordato.

Nel nostro caso sarà questo il risultato (al posto della sottolineatura ho messo il verbo tra le virgolette):
Iam Tiberium corpus, iam vires, nondum dissimulatio "deserebat":/ idem animi rigor;/ sermone ac vultu intentus quaesita interdum comitate quamvis manifestam defectionem tegebat./ Mutatisque saepius locis tandem apud promunturium Miseni "consedit" in villa, cui L. Lucullus quondam dominus./ Illic eum "adpropinquare" supremis tali modo compertum./ "Erat" medicus arte insignis, nomine Charicles, non quidem "regere" valitudines principis solitus, consilii tamen copiam "praebere"./ Is velut propria ad negotia digrediens et per speciem officii manum complexus pulsum venarum "attigit", neque "fefellit":/ nam Tiberius, incertum an offensus tantoque magis iram "premens", instaurari epulas "iubet" "discumbitque" ultra solitum, quasi honori abeuntis amici "tribueret"./ Charicles tamen labi spiritum nec ultra biduum duraturum Macroni "firmavit"./ Inde cuncta conloquiis inter praesentes, nuntiis apud legatos et exercitus "festinabantur"./ XVII kal. Aprilis interclusa anima creditus "est" mortalitatem "explevisse";/ et multo gratantum concursu ad capienda imperii primordia C. Caesar "egrediebatur", cum repente adfertur "redire" Tiberio vocem ac visus vocarique qui recreandae defectioni cibum "adferrent"./ Pavor hinc in omnes, et ceteri passim dispergi, se quisque maestum aut nescium "fingere";/ Caesar in silentium fixus a summa spe novissima "exspectabat"./ Macro intrepidus opprimi senem iniectu multae vestis "iubet" "discedique" ab limine./ Sic Tiberius "finivit", octavo et septuagesimo aetatis anno.

Fase 3: La Versione[modifica]

Svolta la Lettura e l'Analisi di cui alla Fase precedente possiamo avventurarci nella vera e propria Versione. In questo esemplificazione noi tradurremo, secondo i consigli previsti dalla Guida (Guida alla Versione dal Latino) solo i primi due periodi lasciando agli studenti la Versione della restante parte.

Tralasciando i primi due criteri che già abbiamo svolto nelle fasi precedenti lavoriamo sulla prima frase incominciando con il rileggere:
Iam Tiberium corpus, iam vires, nondum dissimulatio deserebat:

Svolgiamo l'Analisi:
Individuiamo dapprima il verbo che è deserebat che è un imperfetto e regge sia corpus (soggetto della frase principale) sia vires (soggetto di una delle due frasi incidentale). Tiberium è il complemento oggetto. Nondum è avverbio e significa "non ancora / non così" e introduce un'altra frase incidentale con dissimulatio come soggetto sempre retto da deserebat.

La Traduzione sarà:
"Il fisico e le energie avevano già abbandonato Tiberio, ma non così aveva fatto la dissimulazione:"

Rileggiamo la seconda frase:
idem animi rigor

Svolgiamo l'Analisi:
In questa breve frase notiamo subito che manca il verbo. È pensabile quindi che sia sottinteso il verbo sum all'imperfetto (tenendo conto anche della frase precedente). Il soggetto non potrà che non essere rigor a cui si collega il complemento di specificazione dato dal genitivo animi. Idem sarà la parte nominale e tenendo conto della funzione che idem può assumere nella frase sembra logico che in questo caso debba assumere una valenza comparativa.

La Traduzione sarà:
"la durezza del suo carattere era rimasta la stessa"

Rileggiamo infine la terza e ultima frase del periodo:
sermone ac vultu intentus quaesita interdum comitate quamvis manifestam defectionem tegebat.

Svolgiamo l'Analisi:
Individuiamo i verbi. Tegebat è il verbo principale sempre all'imperfetto. Quaesita invece è un infinito perfetto al femminile. I due verbi sono strettamente collegati infatti insieme creano un costrutto che è "cercava di nascondere". Il soggetto di questo costrutto è sottinteso ed è Tiberio. Complemento oggetto è manifestam defectionem di cui manifestam è aggettivo. Interdum è un altro verbo ed è "talora / a volte". Comitate è un ablativo ed è complemento di modo. Quamvis è avverbio ed è "quanto è possibile / affettata" e si collega al comitate. Semone ac vultu intentus è una frase incidentale con valore concessivo (daremo questa valenza alla frase introducendola nella traduzione con un "e seppure") in cui intentus è il soggetto e semone ac vultu sono due ablativi con la congiunzione ac che creano un complemento di stato in luogo figurato.

La Traduzione sarà:
"e seppure severo nei modi e in volto, a volte cercava di nascondere il proprio palese indebolimento con un'affettata cordialità."

Come anticipiamo lasciamo agli studenti la traduzione della restante parte della Varsione confidando nella loro diligenza. Si fornisce infatti di seguito (nel cassetto) la traduzione completa della traduzione che potrà essere utile alla correzione del proprio tentativo.

Traduzione

Il fisico e le energie avevano già abbandonato Tiberio, ma non così aveva fatto la dissimulazione: la durezza del suo carattere era rimasta la stessa; e seppure severo nei modi e in volto, a volte cercava di nascondere il proprio palese indebolimento con un'affettata cordialità. Dopo che si era spostato in molti posti, si stabilì infine in una casa di campagna presso il capo Miseno, appartenuta in passato a Lucio Lucullo. In tal modo si venne a sapere che stava per morire. In zona si trovava un bravo medico di nome Caricle, che sebbene non fosse solito curare di persona le ferite del principe, era comunque solito dargli molti consigli. Caricle, facendo per andarsene come se dovesse occuparsi di affari personali, gli tastò il polso delle vene dandogli la mano con la scusa di un saluto. La cosa non sfuggì a Tiberio: infatti lui, probabilmente offeso e per questo motivo trattenendo ancora di più la rabbia dentro di sé, ordinò di preparare un banchetto e vi si trattenne più del solito, quasi volesse festeggiare la partenza dell'amico. Tuttavia Caricle rassicurò Macrone [il prefetto del pretorio di Tiberio] sul fatto che l'anima di Tiberio stesse svanendo, e che non sarebbe sopravvissuta ancora più di due giorni. Da lì in poi tutte le cose furono affrettate, nei colloqui fra i presenti così come nei messaggi fra ambasciatori ed eserciti. Sedici giorni prima delle calende di aprile si diffuse la notizia che il respiro gli si fosse fermato, e che stesse per morire: e già Gaio Cesare (Caligola) era uscito di casa con un folto gruppo di persone che si rallegravano, per cogliere i primi vantaggi del potere (che derivava dall'essere imperatore), quando improvvisamente si diffuse la notizia che Tiberio aveva ripreso a parlare e che fosse stato chiamato qualcuno che gli portasse del cibo per potersi ristorare. Il terrore colse tutti quanti, e alcuni si dispersero qui e là, mentre altri si finsero tristi o inconsapevoli. Gaio Cesare, impietrito nel silenzio, aspettava, dopo la repentina ed enorme speranza. Macrone, impavido, ordinò che il vecchio venisse ucciso dopo avergli gettato addosso un mucchio di vestiti, e ordinò agli altri di allontanarsi dalla soglia della stanza. Così morì Tiberio, all'età di 78 anni.

Fase 4: Rilettura e Controllo di quanto tradotto[modifica]

Completata la nostra versione non ci resta che incominciare i dovuti controlli conclusivi.

È consigliabile sempre in questa fase rileggere raffrontando il testo in latino con il testo tradotto alla caccia soprattutto degli errori di traduzione dei tempi e dei modi dei verbi. Tradurre un futuro come un imperfetto chiaramente cambia totalmente il senso del discorso oltre che costituire un grave errore grammaticale. Fatto questo controllo di rutine si può passare a un controllo più generico di grammatica e di logica. In ultimo bisogna sempre ricordare di controllare anche la grammatica e la resa di quanto tradotto. Un buon elaborato deve essere tradotto anche in un italiano impeccabile e privo non solo di errori grammaticali ma soprattutto di pasaggi in italiano privi di logica o di non facile comprensibilità.

Svolgiamo quindi la nostra rilettura e il nostro controllo di quanto tradotto.

Fase 5: Fine della Prova[modifica]

Siamo così giunti alla fine della prova. Non ci resta che ricopiare, secondo i cannoni di bella grafia, il nostro elaborato in "bella" procedendo in ultimo ad un rapido controllo sempre della grammatica di quanto tradotto. Finita anche questa fase soft consegniamo il nostro elaborato.

Si conclude così la nostra seconda prova e questo, possiamo definire, "Tutorial".

Le Versioni dal Latino della Seconda Prova degli anni scorsi[modifica]

Di seguito riportiamo un elenco di link a Versioni dal Latino degli anni scorsi presenti sul Sito Ufficiale del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Le Versioni proposte possono essere molto utili a chi intende esercitarsi su testi davvero sottoposti ai maturandi.

L'Elenco è in Ordine Anacronologico degli anni in cui è uscita la Versione dal Latino (si parte dall'a.s. 2004/2005):