Saghe e leggende ladine

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lezione
Saghe e leggende ladine
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Cultura ladina




Le Dolomiti hanno ispirato una serie di leggende, risalenti a tempi molto antichi. Sia pure con tutta l'incertezza data anche delle varietà nella tradizione orale, il nucleo fondamentale sembra risalire ad epoche dove vigeva il matriarcato. La lingua usata è prevalentemente il ladino, nelle varie varietà parlate nelle diverse vallate

Il Rosengarten e Re Laurino[modifica]

L'enrosadira – il Catinaccio-Rosengarten, "giardino delle rose" di Re Laurino

La saga altoatesina di Re Laurino (il Re mitologico dei ladini, intedesco]] König Laurin, in ladino Re Laurin) fa parte della tradizione popolare delle Dolomiti e spiega il fenomeno dell'enrosadira, ovvero come mai al tramonto queste montagne si tingano di rosa.

Il gruppo del Catinaccio visto da Col Valvacin

La leggenda narra che sul Catinaccio, dove oggi possiamo notare fino a primavera inoltrata una chiazza di neve, il cosiddetto Gartl (letteralmente "piccolo giardino"), si trovava il giardino delle rose di Re Laurino; da questo il nome tedesco del Catinaccio: Rosengarten (giardino delle rose).

Re Laurino era il monarca di un popolo di nani che attraverso scavi nella roccia delle montagne, trovava cristalli, oro e argento. Oltre a queste ricchezze possedeva due armi magiche: una cintura che gli dava la forza pari a quella di 12 uomini e una cappa che lo rendeva invisibile.

Un giorno il Re dell'Adige decise di concedere la mano della sua bellissima figlia Similde, e per questo decise di invitare per una gita di maggio, tutti i nobili delle vicinanze. Tutti tranne Re Laurino, che decise comunque di partecipare come ospite invisibile. Quando sul campo del torneo cavalleresco vide, finalmente, la bellissima Similde, se ne innamorò all'istante. Istintivamente la caricò in groppa al suo cavallo e fuggì con lei.

Tutti i nobili invitati si lanciarono all'inseguimento del fuggiasco, schierandosi poi all'ingresso del Giardino delle Rose per bloccargli il passaggio. Re Laurino allora indossò la cintura, che gli dava la forza di dodici uomini e decise di combattere. Quando si rese conto che non poteva battere tutti quegli uomini e stava per soccombere, indossò la cappa che lo rendeva invisibile e si mise a saltellare da una parte all'altra del giardino, convinto di essere invisibile agli occhi altrui. Ma i cavalieri riuscirono ad individuarlo osservando il movimento delle rose sotto le quali Laurino cercava di nascondersi. Lo catturarono, tagliarono la cintura magica e lo fecero loro prigioniero.

Re Laurino, arrabbiato per ciò che gli stava accadendo, si girò verso il Catinaccio che lo aveva tradito e gli lanciò una maledizione: "né di giorno, né di notte alcun occhio umano potrà più ammirarti". Ma nell'enfasi della rabbia Re Laurino si dimenticò dell'alba e del tramonto e così, da allora, accade che il Catinaccio, sia al tramonto che all'alba (né di giorno né di notte), si colori esattamente come un giardino di ineguagliabile bellezza.

La statua di re Laurino che è sconfitto da re Teodorico (Dietrich von Bern) (Bolzano)

Jan Batista Alton[modifica]

Note[modifica]