Principi di stratigrafia

Da Wikiversità, l'apprendimento libero.
Jump to navigation Jump to search
lezione
Principi di stratigrafia
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Metodologia della ricerca archeologica

La stratigrafia è lo studio della natura e delle caratteristiche del terreno attraverso l'esame degli strati susseguentisi in profondità. Questa disciplina è utilizzata per analisi scientifiche in diversi campi, da quello archeologico a quello geologico.

Processo di stratificazione[modifica]

Sezione stratigrafica immaginaria e relativo Matrix

I concetti di stratigrafia e di stratificazione vennero elaborati già con le prime scoperte del XVII secolo e vennero messe su carta nel 1830 da Charles Lyell nel suo testo Principles of Geology. Vennero abbandonate, infatti, in quegli anni alcune teorie farlocche che davano una spiegazione alla stratificazione del terreno chiamando in causa eventi come il Diluvio universale.

Gli studi portarono ad una evoluzione del concetto base. Alla fine del XVIII secolo si capì che la stratificazione archeologica è un fenomeno mutevole e le sue formazioni fanno parte di un processo ciclico di deposizione o di spoliazione. Gli strati possono essere quindi capovolti, spezzati, distrutti o comunque alterati.

Come vedremo successivamente al processo di stratificazione potranno essere applicate delle leggi che verranno sempre seguite per qualunque scavo archeologico, effettuato facendo riferimento ai principi di stratigrafia.

Geologia ed Archeologia[modifica]

Per quanto riguarda la formazione della stratigrafia archeologica, possiamo distinguere due fasi principali: la prima attestata nei primi decenni del XIX secolo nei quali si diede vita alla disciplina vera e propria (Frere, Thomsen, Worsaae); la seconda, tra le due guerre mondiali, si precisarono ulteriormente i concetti basilari, che da allora sono rimasti pressoché gli stessi (Kenyon, Kidder, Wheeler)[1].

La stratigrafia è stata vista da un punto di vista puramente geologico praticamente fino ai primi decenni del secolo scorso. Le due materie, appunto Geologia e Archeologia, vengono accostate per la prima volta in uno scavo dopo la prima guerra mondiale, precisamente nello scavo del Maiden Castle (Dorset, U.K.), curato da Mortimer Wheeler.

La sezione che egli disegnò è una delle più antiche che contengono quelli che noi oggi chiamiamo “numeri di Unità Stratigrafica” e fu redatta nel 1934. Dopo questa data i materiali archeologici, gli strati e le interfacce, sono stati riconosciuti come oggetti ed elementi distinti facenti parte dello strato di terreno nel quale venivano rinvenuti[2].

Lo scavo stratigrafico[modifica]

Gli scavi prima del metodo stratigrafico[modifica]

I primi metodi di scavo archeologico (se così possiamo definirlo), erano a dir poco rudimentali. A testimonianza di alcuni di questi sono giunti a noi degli scritti, come quello di Gray (1906) che definisce il suo collega Colt Hoare uno che “scavava semplicemente delle buche nei tumuli per procurarsi le reliquie migliori con la maggiore rapidità possibile”[3]. Questa frase definisce meglio di qualunque altra il concetto di archeologia che ha regnato praticamente fino alla metà del XIX secolo.

Gli scavi di quell'epoca possono quindi essere detti arbitrari poiché non seguivano il metodo stratigrafico, che verrà sviluppato molti anni più tardi.

Il primo volume nel quale venivano elencate e spiegate le tecniche fino ad allora sviluppate riguardanti lo scavo archeologico fu il manuale di Barker Techniques of Archaeological Excavation (Barker 1979, it. 1981). nello stesso anno venne pubblicato il più famoso Principles of Archaeological Stratigraphy di Harris. Questi due volumi sono sicuramente i due testi maggiormente seguiti, ancora oggi, nello svolgimento degli scavi stratigrafici, poiché hanno avuto il merito di porre delle basi solide elencando dei principi che devono essere uguali per ogni scavo archeologico.

Le Leggi di Harris[modifica]

Nel suo manuale, Harris enuncia per la prima volta quelle che, come detto in precedenza, verranno chiamate le quattro leggi di Harris, le quali verranno usate da quel momento in avanti, per ogni scavo archeologico che verrà eseguito utilizzando il metodo stratigrafico. Le quattro leggi sono:

  1. Legge di sovrapposizione: In una serie di strati e interfacce, così come si trovano al momento della loro formazione originaria, le unità stratigrafiche più alte sono le più recenti e quelle più basse le più antiche, poiché ciascuna deve essere stata deposta su di una massa di stratificazione archeologica preesistente o deve essere stata creata dalla sua rimozione.
  2. Legge di orizzontalità originaria: Ogni strato archeologico deposto sotto forma non consolidata, tenderà ad assumere una disposizione orizzontale. Gli strati che vengono trovati inclinati o saranno disposti così fin dall'origine oppure giacciono in conformità con i contorni di un bacino di deposito preesistente.
  3. Legge di continuità originaria: Ogni deposito archeologico non consolidato, al momento della sua deposizione, sarà delimitato da un bacino di deposito o andrà assottigliandosi verso i suoi margini. Perciò, se uno dei margini di un deposito viene esposto lungo un punto di vista verticale, ciò significa che parte della sua estensione originaria deve essere stata rimossa da scavo o erosione. La sua continuità deve essere cercata o la sua assenza spiegata. Analogamente agli strati, anche le superfici (o interfacce) sono soggette allo stesso ragionamento.
  4. Legge di successione stratigrafica: Ogni unità stratigrafica trova posto nella sequenza stratigrafica di un sito nella posizione compresa tra la più bassa di tutte le unità stratigrafiche che le giacciono sopra e la più alta di tutte quelle che le giacciono sotto e con le quali ha un contatto fisico; tutte le altre relazioni di sovrapposizione possono essere considerate ridondanti.[4]

Queste leggi sono, come è facile immaginare, molto simili a leggi della geologia, con la quale l'archeologia in questo caso ha parecchio in comune.

Relazioni fisiche tra strati[modifica]

Nel momento in cui uno strato archeologico viene identificato in tutti i suoi confini, esso va posizionato all'interno del contesto dello scavo. Per effettuare questa operazione non basta identificare lo strato che viene scavato, ma anche capire come esso si identifichi all'interno dello scavo (o più in particolare del saggio di scavo) e metterlo in relazione con gli strati archeologici adiacenti ad esso.

Identificare le relazioni fisiche tra gli strati scavati è forse l'operazione più importante all'interno di un contesto di scavo archeologico, poiché ci permetterà in seguito di identificare con più facilità, tra le altre cose, la datazione dello strato (o dell'interfaccia) in questione. I rapporti fisici che ci possono essere tra due unità stratigrafiche sono riportati nelle schede di unità stratigrafica, o schede US, utilizzate per registrare le attività di scavo archeologico. Questi rapporti sono ovviamente legati alle leggi precitate e si possono dividere in 5 tipi:

  • Uguale a / Si lega a: quando due strati sono in realtà lo stesso (che per esempio è stato tagliato) o hanno caratteristiche identiche che li fanno sembrare come uno solo;
  • Gli si appoggia / Si appoggia a: può essere, per esempio il caso di un muro costruito successivamente ad un altro muro, magari portante, e che è ad esso collegato. In questo caso il primo si appoggia al secondo;
  • Coperto da / Copre: il più comune dei rapporti che può esserci tra due strati di terreno o tra un muro e la sua fondazione;
  • Tagliato da / Taglia: una fondazione di un muro taglia lo strato di terreno nel quale viene ricavata; viceversa lo strato di terreno è tagliato da essa;
  • Riempito da / Riempie: il caso di una fossa nel quale è stato gettato del terreno, che la andrà a riempire; può essere anche il caso di una tomba nel quale si sia infiltrato della terra, che andrà a riempire il sepolcro.

Rappresentazioni grafiche[modifica]

Piante e sezioni[modifica]

Terminata la parte teorica, possiamo affermare che il lato pratico dell'archeologia sul campo si suddivide tra lo scavo vero e proprio e le rappresentazioni grafiche dello stesso. Per ogni scavo verrà, infatti, sicuramente redatta almeno una pianta generale dell'area scavata, nonché varie piante e sezioni che ritrarranno dei punti specifici all'interno di essa, che avranno un particolare interesse.

Le piante ritrarranno lo scavo visto dall'alto ed evidenzieranno, dunque, solamente le US più superficiali. Le sezioni mostreranno chiaramente, invece, la stratigrafia verticale di determinate parti dello scavo, indicando la sequenza stratigrafica della parte in questione.

Matrix[modifica]

Il concetto di Matrix è stato introdotto e perfezionato dallo stesso Harris. Questo diagramma altro non è che la semplificazione grafica della sezione globale o parziale di uno scavo archeologico. In essa è infatti possibile capire, in maniera intuitiva, la successione stratigrafica di una data area. Per la redazione di questo tipo di rappresentazione grafica andranno usate tutte le leggi di Harris, in particolar modo la quarta ed ultima, che permetterà di rendere lo schema il più leggibile possibile.

Un esempio di stratificazione archeologica
Lo svolgimento del matrix di Harris sulla stratificazione d'esempio

Note[modifica]

  1. Harris 1979, pg. 61
  2. Wheeler 1954, pg. 54
  3. Gray 1906, pg. 3
  4. Harris 1979, pgg. 81-91

Bibliografia[modifica]

  • Barker P., Tecniche dello scavo Archeologico, Milano, 1977;
  • Carandini , Storie dalla terra. Manuale di scavo archeologico, Torino, 1991;
  • Gray H. St. G., Lieut.-General Pitt-Rivers, in Memorials of old Wiltshire, London, 1906;
  • Harris E. C., Principles of Archaeological Stratigraphy (2nd Edition), Academic Press: London and San Diego, 1989;
  • Wheeler, R. E. M., Archaeology from the Earth, Oxford, 1954;
  • http://www.treccani.it/