Pittura vascolare

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lezione
Pittura vascolare
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Pittura




Apollo ed Artemide, tondo di kylix attica a figure rosse; 470 a.C., Musée du Louvre

L'arte della ceramica e della pittura vascolare raggiunse nella Grecia antica un alto livello di qualità artistica ed è anche una testimonianza privilegiata della vita e cultura degli antichi Greci.

I vasi greci sono pervenuti ai giorni nostri in gran numero, ma la quantità dei ritrovamenti ceramici rappresenta probabilmente solo una minima parte della produzione dell'epoca, anche in considerazione del fatto che esistono oggi più di 50.000 vasi provenienti dalla sola Atene.


Importanza della ceramografia[modifica]

Lo studio della ceramica non ha soltanto valore fine a se stesso; è emerso infatti, soprattutto negli ultimi decenni, come la ceramografia permetta di comprendere, per riflesso, molti aspetti della società antica. La qualità e la quantità dei vasi rinvenuti nei siti archeologici (specialmente nelle necropoli), i dati relativi alla produzione e all'esportazione dei manufatti ci informano con molta precisione circa le condizioni socio-economiche in cui versava la società produttrice. Lo studio della ceramica, inoltre, acquista notevole rilevanza anche in relazione alla questione delle datazioni. I vasi greci infatti consentono di essere datati, almeno sino ad età ellenistica, con un margine di errore massimo di dieci anni; è evidente dunque che, nel momento in cui vengono rinvenuti dei manufatti associati a uno o più vasi essi possono essere datati (purché si verifichino le opportune condizioni) assieme al vaso. Le decorazioni offrono infine, a partire dal periodo figurativo attico, elementi utili a comprendere aspetti importanti dell'antropologia del mondo antico (legati soprattutto alla quotidianità descritta dalle scene dipinte sui vasi) e del mito greco. Non è raro che la filologia classica si appelli alla ceramica antica nella ricostruzione e nell'esegesi del mito.

Produzione dei vasi[modifica]

L'argilla utilizzata per produrre i vasi greci è un'argilla bianca comunemente detta caolino. In base alla località di estrazione può, dopo la cottura, assumere colorazioni differenti e ciò è dovuto alla composizione chimica del terreno più o meno ricco di ossidi di ferro. Una volta estratta, l'argilla veniva finemente raffinata tramite setacciamento e decantazione e solo dopo posta sul tornio e modellata. A questo punto il vaso veniva lasciato ad essiccare, rigorosamente all'ombra, fino a che l'argilla cruda non raggiungeva uno stato particolare detto "durezza cuoio". Aggiunte poi anse e piedi, il vaso veniva dipinto con un sottilissimo strato di argilla purificata detta ingubbio e infine posto nella fornace di particolari forni a pozzo per essere cotto.

Pittura[modifica]

Stile proto-geometrico[modifica]

Anfora globulare ansata, 950-w:900 a.C., British Museum.

I vasi del periodo proto-geometrico (v. 1050 a.C.-900 a.C.) costituiscono una delle essenziali testimonianze relative all'inizio dei secoli oscuri della civiltà greca. Al contrario, la produzione ceramica non sembra risentirne, in particolare ad Atene. I vasi sono decorati con motivi a vernice nera brillante tipica dell'età del bronzo.

Nella sua fase più tarda, nel corso del XII secolo a.C. la ceramica micenea (stile "submiceneo") aveva mostrato un progressivo impoverimento e schematizzazione del repertorio decorativo: ampie superfici sono prive di decorazione e mostrano lo sfondo del colore naturale del vaso e la decorazione si riduce a fasce di linee ondulate tracciate a mano libera, o semicerchi concentrici, o insiemi di cerchi, linguette, volute, triangoli, reticoli. Contemporaneamente la varietà delle forme ceramiche si riduce a pochi tipi.

Nello stile protogeometrico le forme ceramiche sopravvissute della ceramica micenea diventano ben definite, con netta articolazione delle diverse parti del vaso, e tendono a divenire da globulari a ovoidali con una progressiva tendenza allo snellimento. Tra le forme principali troviamo l'anfora a collo distinto, l'oinochoe con imboccatura trilobata, la lekythos, il cratere, lo skyphos, la coppa ad una sola ansa e il kantharos a due anse.

La decorazione vascolare resta semplice e si adatta alla conformazione dei vasi sottolineandone le forme con brevi tratti orizzontali o con bande principalmente nere. I motivi decorativi vengono tracciati in modo geometricamente più rigoroso, con i semicerchi concentrici tracciati con il compasso e le linee orizzontali di spessore uguale e parallele. Progressivamente i motivi decorativi curvilinei tendono a scomparire a favore di ornati rettilinei, come il meandro. Progressivamente il colore naturale dell'argilla scompare, ricoperto da zone verniciate di nero che inquadrano le zone decorate.

Dall'Attica lo stile protogeometrico viene esportato ed imitato nelle diverse regioni greche, dando origine a diversi stili locali.

Stile geometrico[modifica]

Lo stile iniziato nella ceramica protogeometrica attica si evolve sviluppando le proprie premesse, nella ceramica di stile geometrico tra il IX e l'VIII secolo a.C.

Le fasce ornamentali sempre più numerose e fitte scandiscono le parti del vaso e fanno progressivamente sparire le superfici monocromatiche a vernice nera. Il meandro riempito a tratteggio diventa il motivo decorativo più tipico, accompagnandosi a rombi, motivi a zig zag, denti di lupo, scacchiere e reticoli. Nei riquadri si inseriscono svastiche, rosette a quattro foglie. I motivi decorativi si arricchiscono di elementi figurati, in particolare figure umane e cavalli.

Le forme dei vasi si fanno sempre più articolate e slanciate ed anfore e crateri di grandi dimensioni vengono utilizzati come segnacoli per le tombe. Particolarmente ricchi sono i reperti provenienti dal cimitero ateniese del Dipylon. Le scene figurate rappresentano temi funerari, come la próthesis (esposizione e lamentazione del morto). Si distinguono alcune officine e alcune personalità, tra le quali spicca il Maestro del Dipylon e la sua bottega.

In quest'epoca iniziano a svilupparsi in Grecia delle scuole locali, che cominciano a distaccarsi dallo stile attico, per seguirne uno locale, come a Corinto e nelle Cicladi.

Stile orientalizzante[modifica]

Lo stile orientalizzante si sviluppa principalmente a Corinto approssimativamente dal 725 al 625 a.C. Si caratterizza per una forte influenza dell'arte orientale, che si traduce nell'importazione di una nuova gamma di motivi (sfingi, grifoni, leoni, etc.) e in un maggiore realismo delle figure.

Le rappresentazioni umane restano relativamente rare ed accanto alle scene di battaglia fanno la loro apparizione le scene ispirate dagli episodi della mitologia greca. I motivi geometrici sussistono nel periodo proto-corinzio e fungono solamente da riempitivi, sostituiti via via da nuovi motivi decorativi.

Le ceramiche corinzie vengono esportate in tutta la Grecia ed arrivano ad Atene, dove si sviluppa uno stile particolare, dall'influenza orientale meno marcata. Lo stile proto-attico è infatti caratterizzato dalla presenza di motivi orientalizzanti, ma il tratto rimane relativamente più realista.

La produzione vascolare a Creta e nelle Cicladi è caratterizzata dalla presenza di vasi “plastici”, il corpo o il collo dei quali è realizzato a forma di testa d'animale o d'uomo. Un altro stile particolare, attribuito a Rodi, ma presente in tutta l'Asia minore, con centri di produzione a Mileto e Chio, è quello delle “capre selvagge”, così chiamato per la presenza di schiere di capre stilizzate, che compaiono soprattutto su oinochoai e piatti.

Figure nere[modifica]

Ulisse e Polifemo, dettaglio di un'anfora protoattica, c. 650 a.C., museo di Eleusi

Lo stile delle figure nere è inventato a Corinto, ma dal VII secolo è ripreso ad Atene, dove raggiunge il suo apogeo nel VI secolo a.C. Il nuovo stile è caratterizzato dal disegno di figure in nero su fondo d'argilla e dall'utilizzo delle incisioni.

Il gusto per i motivi tratti dai racconti mitologici e la composizione in un solo grande registro sono gli elementi innovatori della ceramica ateniese, che si distacca nella seconda metà del VI secolo dall'influenza corinzia, creando uno stile proprio. Anche i grandi vasi funerari lasciano progressivamente il posto a vasi della vita quotidiana, come idrie, coppe e crateri.

Figure rosse[modifica]

La ceramica attica a figure rosse fa la sua comparsa ad Atene verso il 530 a.C. e consiste in un'inversione di tendenza rispetto a quella delle figure nere. La nuova tecnica infatti prevede che il fondo del vaso sia dipinto di nero, mentre le figure risparmiate hanno il colore rossastro della ceramica ed i dettagli sono dipinti e non più incisi.

La prima attestazione della nuova tecnica è rinvenibile nei vasi del Pittore di Andocide, del quale sono sopravvissuti una quindicina di vasi. In alcuni casi nel primo periodo si trovano vasi, cosiddetti bilingui, sui quali coesistono scene a figure nere e rosse.

Oltre alla semplice inversione di colori, la tecnica a figure rosse permette un miglioramento del disegno, soprattutto per quanto riguarda i particolari delle vesti ed i dettagli anatomici delle figure, a scapito della perdita della policromia.

La tecnica a figure rosse permea tutta la produzione dell'età classica ed è ben rappresentata dai molti ceramografi che la utilizzarono sui loro vasi, come Eufronio e Duride.

Periodo ellenistico[modifica]

Crise reclama sua figlia da Agamennone, dettaglio di un cratere, v.350 a.C., musée du Louvre

In epoca ellenistica dal IV secolo a.C. si assiste ad una lenta decadenza della tecnica a figure rosse e diventa frequente l'utilizzo della vernice nera brillante, decorata a stampo, e quella a rilievo.

Un tipo di decorazione dipinta è rappresentata dallo stile “West Slope”, così chiamato perché attestato in rinvenimenti fittili nella parte occidentale dell'Acropoli di Atene, caratterizzato da una pittura colorata e bianca su fondo nero e con dettagli incisi.

Al di fuori della Grecia continentale furono molto floride la scuola cretese, attiva fino al III secolo a.C., con vasi decorati con scene mitologiche, e quella apula in Italia, famosa per i crateri a volute e le anfore di grandi dimensioni.

Bibliografia[modifica]

  • John Beazley, Attic Black-Figure Vase Painters, Oxford University Press, Oxford, 1956;
  • John Beazley, Attic Red-Figure Vase Painters, Oxford University Press, Oxford, 1963;
  • John Boardman, Aux origines de la peinture sur vase en Grèce, Thames & Hudson, coll. « L'Univers de l'art », Londres, 2003 ISBN 2-87811-157-5,
  • Arthur Dale Trendall, Red figure Vases of South Italy and Sicily, Thames & Hudson, Londres, 1989;
  • Charles Dugas, La Céramique grecque, Payot, Paris, 1924;
  • François Villard, Les Vases grecs, Presses universitaires de France, Paris, 1956;
  • Μαρία Εγγλέζου, Ελληνιστική Κεραμεική Κρήτης: Κεντρική Κρήτη, Ταμείο αρχαιολογικών πόρων, Athènes, 2005 ISBN 960-214-436X;
  • Storia dei vasi greci: vasai, pittori e decorazioni / John Boardman. - Roma: Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Libreria dello Stato, ©2004. - 320 p. : ill. ; 27 cm.
  • Arte e archeologia Greca / John Griffiths Pedley. - Roma: Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato; Libreria dello Stato, 2005. - 400 p. : ill. ; 25 cm.

Lezioni correlate[modifica]

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