Palmaria (UNESCO)

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lezione
Palmaria (UNESCO)
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: I siti patrimonio dell'umanità
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.
La Palmaria e il Tino

L’isola Palmaria si trova nel mar Ligure, all'estremità occidentale del Golfo della Spezia; con la sua area di 1,89 km quadrati è di fatto la più grande isola dell'Arcipelago Spezzino e di tutte le cinque isole liguri.
Posta di fronte al borgo di Porto Venere, da cui è separata da uno stretto braccio di mare detto Le bocche, è parte di un arcipelago costituito anche dalle isole del Tino e del Tinetto.

« Dal Capo Corvo ricco di viburni
i pini vedess'io della Palmaria
che col lutto dei marmi suoi notturni
sta solitaria »
(Gabriele D'Annunzio - Laudi)
Il promontorio di Capo Corvo visto da Marina di Carrara.

Così Gabriele D'Annunzio nell'opera delle Laudi (che sono una serie di cinque libri di Gabriele D'Annunzio, che costituiscono l'opera poetica fra le più note dell'autore, in cui viene sviluppato il concetto di superomismo) descrive l'isola Palmaria vedendola da Capo Corvo che è la propaggine sul mar Ligure della catena del monte Caprione tra Bocca di Magra e il golfo della Spezia inoltre costituisce anche il limite orientale della Riviera Ligure, andando a dividerla geograficamente dalla costa apuana.[1] Da questo promontorio lui vede l'isola solitaria perché circondata dal mare e i pini che svettano in tutta l'isola ricoprendola di verde.

La Palmaria insieme alle altre isole del Tino e del Tinetto, Porto Venere e le Cinque Terre dal 1997 è stata inserita tra i Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

La Palmaria si trova di fronte al borgo di Porto Venere, da cui è separata da uno stretto braccio di mare detto Le bocche, è parte di un arcipelago costituito anche dalle isole del Tino e del Tinetto.


Descrizione dell'isola[modifica]

L'arcipelago spezzino di cui la Palmaria è l'isola più grande

L'isola Palmaria è la più grande delle tre isole del Golfo della Spezia e dell'intero territorio ligure; le altre due isole, Tino e Tinetto, si incontrano scendendo di pochissime centinaia di metri in linea retta verso sud.

L'isola ha una forma triangolare: i lati che si affacciano verso Porto Venere e il golfo della Spezia sono quelli in cui è maggiore la presenza umana e degradano dolcemente sino al livello del mare, ricoperti dalla tipica vegetazione mediterranea; il lato che guarda verso ovest, ossia verso il mare aperto, è caratterizzato invece da alte falesie a picco sull'acqua, nelle quali si aprono molteplici grotte.

Per quanto riguarda il lato occidentale, ovvero quello più difficilmente accessibile, sono degne di nota la Grotta Azzurra, visitabile in barca, e la Grotta dei Colombi, che si può raggiungere solo calandosi con delle corde. Quest'ultima in particolare si è rivelata molto importante nello studio delle vicende storiche del Golfo, in quanto al suo interno sono state ritrovate ossa fossili di animali pleistocenici, quali il camoscio e il gufo delle nevi, ma soprattutto resti di sepolture umane, che attestano la presenza dell'uomo ad almeno cinquemila anni fa.

La grotta azzurra che si trova sul lato occidentale dell'isola

Sull'isola sono presenti inoltre molte costruzioni di carattere militare e di grande interesse storico: sulla sommità, inaccessibile in quanto ex territorio militare ed attualmente in stato di abbandono, il forte Conte di Cavour (o forte Palmaria), la batteria sperimentale oggi adibita a centro di educazione ambientale e la batteria Semaforo; presso punta Scuola, la torre corazzata Umberto I – che aveva in dotazione due cannoni Krupp da 400 mm, ossia con il maggior calibro per l'epoca –, adibita nel secondo dopoguerra a carcere militare e da pochi anni ristrutturato e i resti della batteria Albini; sparsi nell'intero territorio dell'isola, svariati bunker risalenti alla Seconda guerra mondiale e resti di postazioni d'artiglieria costiera e contraerea per lo più inaccessibili in quanto abbandonati e sommersi dalla vegetazione.

Importante è anche la presenza (nella parte meridionale dell'isola, chiamata Pozzale) di una cava abbandonata, utilizzata un tempo per l'estrazione del pregiato marmo nero con striature dorate detto portoro. Nella zona sono ancora presenti i resti delle gru e dei paranchi utilizzati per la movimentazione dei blocchi di marmo, nonché i muri delle abitazioni dei minatori.

Ambiente[modifica]

Flora[modifica]

Una pianta che si trova nell'isola Palmaria

La flora della Palmaria è composta da circa 500 specie. La vegetazione originale, che doveva essere costituita prevalentemente dalla macchia mediterranea e dal bosco di leccio, è stata modificata per cause umane cioè l'uso del fuoco, l'agricoltura, l'introduzione di piante e animali alloctoni (es. platani, palme e conigli) cioè che non erano presenti prima alla Palmaria (provocando profonde modificazioni all'ecosistema che fino a quel momento si era stabilito).

Oggi i pini (Pinus pinaster e Pinus halepensis) condividono lo spazio con essenze tipicamente mediterranee come il leccio (Quercus ilex), la roverella (Quercus pubescens), il lentisco (Pistacia lentiscus), il corbezzolo (Arbutus unedo), i cisti (Cistus monspeliensis, Cistus salvifolius, Cistus incanus), le ginestre spinose (Spartium junceum), ecc.

Altre importanti formazioni vegetali sono la macchia ad euforbia (Euphorbia dendroides) e sulle scogliere più vicine al mare quelle caratterizzate dal finocchio di mare (Crithmum maritimum).
Tra le emergenze floristiche occorre ricordare Centaurea cineraria veneris, Iberis umbellata var. linifolia, esclusiva nella Palmaria, Centaurea aplolepa lunensis, endemica della Liguria orientale.

Fauna[modifica]

Isola Palmaria vista dal molo di Porto Venere

Sull'isola si trovano alcune delle maggiori emergenze faunistiche rettili, quali il tarantolino Phyllodactylus europaeus, il più piccolo dei gechi europei, facilmente riconoscibile per l'assenza di tubercoli sul lato dorsale. Oltre che sulle isole del Tino e del Tinetto questo geconide è presente in pochissimi altri siti liguri.

Tra gli uccelli meritano di essere ricordati il gheppio (Falco tinnunculus), il falco pellegrino (Falco peregrinus), lo sparviero (Accipiter nisus), la pernice rossa (Alectoris rufa), i gabbiani (Larus argentatus, Larus michahellis), il corvo imperiale (Corvus corax), il passero solitario (Monticola solitarius), il cormorano o marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis).

Tra i mammiferi si menzionano i cinghiali e i pipistrelli presenti nelle grotte: l'orecchione (Plecotusauritus), il rinolofo maggiore o pipistrello ferro di cavallo maggiore (Rhynolophus ferrumequinum), il rinolofo minore (Rhynolophus hipposideros). Sono presenti colonie di conigli e capre, residui di un recente passato in cui l'isola era maggiormente abitata di adesso.

Tra gli invertebrati presenti sulle isole è da segnalare il coleottero Parmena solieri.

La palmaria vista dall'alto

Clima[modifica]

Il clima è mediterraneo, con escursioni termiche, sia giornaliera che stagionale, piuttosto contenute.

In inverno sono rarissimi gli episodi di freddo intenso e gelo, mentre in estate il caldo e attutito dall'effetto della brezza di mare; le precipitazioni ricalcano l'andamento della Riviera di Levante, presentandosi abbondanti, soprattutto in autunno e inverno.

Criteri per i quali è stata dichiarata patrimonio dell'umanità[modifica]

Il marchio di Patrimonio mondiale dell'umanità

La Palmaria insieme alle isole Porto Venere, Tino, Tinetto e alle Cinque Terre è stato inserito tra i patrimoni dell'umanità dell'UNESCO i criteri che ha rispettato sono [2]:

  • (II) "testimoniare un cambiamento considerevole culturale in un dato periodo sia in campo archeologico sia architettonico sia della tecnologia, artistico o paesaggistico"
  • (IV) "offrire un esempio eminente di un tipo di costruzione architettonica o del paesaggio o tecnologico illustrante uno dei periodi della storia umana"
  • (V) "essere un esempio eminente dell'interazione umana con l'ambiente"

La sua importanza[modifica]

La torre scola (o conosciuta anche come torre scuola) una delle più antiche fortificazioni costruite per la difesa dell'Arsenale presenti alla Palmaria

L'importanza di questo sito risale in molte sue caratteristiche sia naturali che architettoniche, l'area infatti è una zoda dichiarata di "straordinaria bellezza" per l'incredibile maestosità del paesaggio costiero e marinio (che infatti è anche parco naturale protetto) ma anche dalla presenza di strutture architettoniche che ben si integrano con l'ambiente. Inoltre la grande importanza di quest'isola in passato deriva dal fatto che ospitava tutte le Opere difensive della prima fase cioè forti e batterie costruiti entro la fine del 1800 e una delle due Opere difensive della prima fase (l'altra è situata nell'isola del Tino) cioè forti e batterie costruiti dopo la fine del 1800, che appartenevano al settore insulare (per la difesa dell'arsenale militare da attacchi via mare le coste intorno al golfo sono state divise in tre settori considerando l'arco del golfo da Ovest ad Est: insulare occidentale e orientale questa suddivisione è strettamente geografica non è correlata all'appartenenza ad un determinato gruppo di comando)[3]. La Palmaria infatti si trova in una zona strategica all'ingresso del Golfo e quindi è un ottimo luogo da cui attaccare possibili navi nemiche.


Soldato tedesco armato di mitragliera Scotti da 20 mm in una postazione situata alla Palmaria davanti all'isola del Tino, golfo della Spezia


I forti e le batterie sono tuttora esistenti anche se abbandonati e dismessi e questi sono[4]:

Opere della prima fase
  • Forte Palmaria
  • Batteria Cala Fornace
  • Batteria Schenello
  • Torre Umberto I
  • Batteria Cava Carlo Alberto
  • Batteria Semaforo
Opere della seconda fase
  • Batteria Conte di Cavour

Queste installazioni militari ben si integrano con il paesaggio circostante creando effetti suggestivi agli osservatori e in particolare alle navi che transitano in quelle zone.

Galleria[modifica]

Qui sono raccolte alcune immagini divise per tipologia dell'isola Palmaria in modo da permettere al lettore di vedere con i propri occhi perché questo posto è stato dichiarato patrimonio dell'umanità:

La natura[modifica]

Il mare[modifica]


La spiaggia e il porto[modifica]

Altri progetti

Note[modifica]

  1. Il territorio di capo Corvo, archeogr.unisi.it.
  2. http://www.sitiunesco.it/?p=28
  3. Libro: Difesa di una Piazzaforte Marittima fortificazioni e artiglierie nel Golfo della Spezia dal 1860 al 1945. Stefano Danese, Roberto De Bernardi, Michele Provvedi. P35
  4. Libro: Difesa di una Piazzaforte Marittima fortificazioni e artiglierie nel Golfo della Spezia dal 1860 al 1945. Stefano Danese, Roberto De Bernardi, Michele Provvedi. P37