Mitologia greca

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Mitologia greca
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Religioni del mondo classico



Con mitologia greca si intende il corpus di narrazioni e leggende riguardanti gli dei e l'insieme delle credenze della civiltà greca.

Origine del mito nella civiltà greca[modifica]

Gli inizi: fonti orali[modifica]

Questi racconti inizialmente furono composti e diffusi in una forma poetica e compositiva orale, narrati secondo la tradizione dagli aedi durante i banchetti oppure tramandati in famiglia tra diverse generazioni. Questa forma di tradizione è stata necessariamente soggetta ad una serie di diverse interpretazioni e modifiche dovute all'ampia diffusione e alla mancanza di fonti scritte, che ancora oggi rendono l'insieme delle leggende estremamente eterogeneo e variabile in base alle diverse zone della Grecia.

Diffusione della forma scritta[modifica]

Per quanto riguarda le fonti scritte, oltre la produzione artistica su vasi e piatti antecedenti il IX secolo a.C., le principali opere giunte a noi risalgono circa all'VIII secolo a.C., quando la vasta tradizione orale venne in parte organizzata in opere letterarie. L'unico testo completo di genere mitografico a essere sopravvissuto è la Biblioteca dello pseudo-Apollodoro, opera che tenta di conciliare tra loro i racconti delle tradizioni orale e scritta, i quali spesso presentavano aspetti discordanti; tuttavia, i testi più celebri e citati da tutta la successiva cultura occidentale sono indubbiamente i due poemi epici di Omero, l'Iliade e l'Odissea. Infine, di grande importanza sono anche la Teogonia di Esiodo e le tragedie che si ispirarono alle vicende dell'età degli eroi. Grazie a queste testimonianze gli studiosi contemporanei hanno la possibilità di studiare ed analizzare gli antichi miti nel tentativo di fare luce sulle istituzioni politiche e religiose di tutta l'antica civiltà greca.

Cronologia mitologica[modifica]

Come già detto, l'insieme di miti e leggende della cultura greca è vasto ed eterogeneo e si presenta quindi come molto arduo da collocare su una scala temporale. Le difficoltà, inoltre, dipendono dal fatto che ognuno dei popoli in cui era divisa l'antica Grecia narrava versioni differenti rispetto alla stessa leggenda, adattandole soprattutto alla tradizione e alla situazione geografica locale.

Nonostante le molte contraddizioni, gli studiosi hanno optato per una suddivisione in tre età: età degli dei; età degli dei e degli uomini; età degli eroi. Anche il poeta Esiodo (ripreso in seguito anche da Ovidio[1]) ne Le opere e i giorni aveva parlato di quattro principali età dell'uomo, create separatamente dagli dei: età dell'Oro, dell'Argento, del Bronzo e del Ferro; tuttavia, questa suddivisione ha poca valenza dal punto di vista temporale, perché ricopre solamente una parte di tutte le leggende.

La ricostruzione degli storici fu molto utile per ricostruire il pensiero della religione ufficiale greca riguardo ad importanti questioni, come l'origine del mondo, la personificazione della divinità, la nascita dell'uomo e il ruolo di entità soprannaturali come il destino e la natura.

L'età degli dei[modifica]

Tutto cominciò con il Caos, un enorme ed indistinto nulla, da cui in seguito apparvero alcune divinità primordiali. Una di queste, Gea (la Terra), senza la collaborazione di alcuna figura maschile, generò Urano (il Cielo), che una volta nato la fecondò. Dalla loro unione per primi nacquero i Titani, sei maschi e sei femmine, tra i quali Crono. Poi nacquero i monocoli Ciclopi e gli Ecatonchiri dalle cento mani.

In seguito Crono evirò il padre e divenne il sovrano degli dei prendendo come moglie la sorella Rea; dopo essere venuto a conoscenza di una nefasta predizione, divorò tutti i figli avuti dalla moglie, la quale tuttavia salvò l'ultimo nato, Zeus e lo affidò alle cure delle ninfe. Divenuto adulto egli tornò dal padre e lo sconfisse in una lunga guerra, avverando la profezia e diventando il nuovo re degli dei.

Dopo la cacciata dei Titani nel Tartaro, emerse un nuovo Pantheon composto da Dei e Dee, ma anche una gran quantità di divinità minori, considerati semplici geni o personificazioni di elementi naturali come alberi, fiumi e forze oscure. Tra le principali divinità greche spiccano gli Olimpi, che risiedevano sulla cima del Monte Olimpo sotto la guida di Zeus.

Una rilevante caratteristica delle divinità greche è l'antropomorfismo. Per quanto dotati di poteri soprannaturali come l'immortalità o l'eterna giovinezza, essi hanno molti elementi in comune a quelli dei normali esseri umani: ad esempio, sono legati da rapporti affettivi e di parentela; vivono gli stessi sentimenti dei comuni mortali; perseguono i propri scopi e i propri interessi. Infine, la maggior parte di questi dei erano associati ad aspetti specifici della vita: c'era la dea dell'amore e della bellezza, il dio della guerra, il protettore dei morti e del sottosuolo e la protettrice della saggezza e del coraggio. Alcune divinità, come Apollo e Dioniso, mostravano personalità complesse e si occupavano di vari aspetti della vita, mentre altre, come Estia o Helios, erano poco più che mere personificazioni.

L'età degli dei e degli uomini[modifica]

Questa età, considerata di transizione, vede le vicende umane affiancarsi per la prima volta a quelle delle divinità. Si dividono principalmente in due grandi tematiche: gli amori e le punizioni.

La prima tematica riguarda i rapporti amorosi tra divinità (principalmente maschili, ma non sempre) con mortali; molti di questi racconti hanno avuto un enorme fortuna in seguito, ma anche presso i contemporanei, poiché molti popoli greci hanno utilizzato questi legami per definire l'origine delle proprie città. Tuttavia la morale di questi racconti solitamente mette in guardia i mortali verso le relazioni con le divinità, poiché raramente queste terminano con un lieto fine, anche quando il legame è consensuale.

Anche i racconti delle punizioni hanno una componente celebrativa, poiché narrano leggende su scoperte ed invenzioni da parte dell'uomo. Come le storie a tematica amorosa, la trama ruota attorno al confronto tra un uomo ed una o più divinità; il finale è quasi sempre a sfavore dei mortali e la morale è per ogni storia la stessa: se l'uomo sfida il dio è destinato a perdere, poiché nel suo agire è spinto dalla superbia. Alcune tra queste leggende sono considerate tra le più belle di tutta la produzione mitologica, come Prometeo che ruba il fuoco agli dei, Aracne che sfida Atena nell'arte della tessitura, o ancora il mito di Sisifo, che riuscì nell'impresa di imprigionare Thanatos, la divinità della morte, con la conseguenza che sulla Terra non si verificavano più decessi; tuttavia, come in tutte le altre occasioni, la punizione divina arriva anche per Sisifo, condannato per l'eternità a spingere un masso su una salita negli inferi[2].

L'età degli eroi[modifica]

Il culto degli eroi è cronologicamente successivo ai precedenti già citati e per questo motivo viene considerato come un cambiamento rispetto alla tradizione mitologica greca; nell'analisi di questo fenomeno è importante considerare la componente geografica. Infatti, nonostante in ognuna delle città ci fossero santuari dedicati ad una divinità piuttosto che ad un'altra, il culto dei era comune a tutto il mondo greco e le leggende solitamente non subivano una caratterizzazione a livello locale. Invece il numero degli eroi non è fisso, rendendo impossibile la compilazione di un elenco definitivo, e i diversi popoli che vivevano in Grecia si identificavano di volta in volta in una particolare figura, attraverso la quale giustificavano la discendenza divina della loro stirpe. In molti casi l'eroe locale dava anche il nome alla città che aveva fondato o con la quale era collegato per qualche motivo, come ad esempio Teucro è considerato uno degli eponimi della città di Troia, poiché i troiani venivano chiamati anche con l'appellativo di "teucri".

Gli eroi della prima generazione hanno dei tratti caratteristici in comune: compiono le loro imprese da soli oppure organizzano imponenti spedizioni e si trovano ad affrontare figure mostruose anche con l'aiuto di elementi magici, spesso incontrando sul proprio cammino tradimenti e fanciulle da salvare; le ambientazioni di queste avventure ricordano molto quelle delle più famose fiabe diffuse in tutta Europa. Tra questi eroi i più celebri sono Perseo, il Teseo delle prime avventure, Giasone, Bellerofonte ed Eracle.

Il ciclo tebano tratta soprattutto delle vicende legate a Cadmo, il fondatore della città, e successivamente della storia di Laio ed Edipo; ma è con la guerra di Troia che la mitologia greca raggiunge il suo momento più significativo, come testimoniato nel testo principale inerente queste leggende, ossia l'Iliade di Omero. Questo ciclo racconta le gesta dei moltissimi eroi greci che si sono affrontati in questo conflitto lunghissimo, tra i quali vale la pena citare i principali: Ulisse e Diomede, Paride, i due Aiaci, Enea, ma soprattutto Achille ed Ettore, che si scontrano in un memorabile duello finale che conclude l'opera. In testi posteriori, tra cui il principale è l'Odissea di Omero, sono narrati gli eventi successivi e i ritorni di questi personaggi.

Come detto, in ogni città ed isola della Grecia i popoli veneravano i loro eroi ed inoltre i culti di alcuni di essi erano diffusi in varie zone. Tuttavia, nessuno tra questi poteva vantare la varietà di leggende e la fama di una figura fondamentale in tutta la cultura ellenica: Eracle.

Eracle[modifica]

Le sue avventure hanno sempre ispirato poeti e tragediografi nei secoli contemporanei e successivi, soprattutto per il gran numero di miti che circolavano in tutta la penisola su questo personaggio. Eracle, nella mitologia greca, è il caso esemplare di quante diverse versioni potessero nascere a proposito di un evento, a partire dalla sua nascita (tra le altre, la prodigiosa uccisione di due serpenti all'età di circa un anno), passando per le celeberrime.

Nell'antichità il numero di eroi chiamati Eracle variava da tre ad addirittura quarantaquattro; inoltre la sua patria era considerata di volta in volta la Grecia, l'Egitto e la Fenicia, in base al luogo dove le varie leggende nascevano: sulla sua vita circolano moltissimi miti spesso contradditori tra loro[3]. Diverse versioni ruotano attorno al suo aspetto fisico: si diceva che fosse alto quattro cubiti, ma alcune fonti[4] citano uno studio di Pitagora secondo il quale l'altezza precisa fosse di quattro cubiti e un piede. I suoi occhi lampeggiavano come fuoco ed aveva una mira infallibile, sia con il giavellotto che con l'arco, anche se la sua arma preferita era la clava, con la quale viene raffigurato dalla maggior parte degli artisti. Si dice che egli non avesse mai iniziato un litigio, riservando ai suoi aggressori lo stesso trattamento che essi volevano riservare a lui; inoltre fu il primo mortale a restituire i corpi dei defunti ai nemici.

I molti episodi di pazzia della sua vita lo resero piuttosto un simbolo di sanità fisica piuttosto che mentale, tranne presso il popolo dei Celti dov'era considerato patrono delle lettere.

Diffusione nel mondo antico[modifica]

Con l'imporsi del mondo ellenico sulla scena del Mediterraneo iniziarono i contatti con i popoli che condividevano interessi con i Greci: oltre a commerci e guerre, ci fu un'ampia diffusione della cultura greca, una delle più avanzate del mondo antico, in tutte le sue forme. Infatti, accanto alle importante invenzioni e alle scoperte scientifiche, anche la mitologia attraversò i confini e solcò i mari, arrivando in Egitto, in Fenicia, nel sud Italia e in tutte le principali realtà storiche del tempo. Ovviamente lo scambio fu reciproco ed elementi di queste culture andarono ad incidere nella narrazione di alcuni miti greci, tanto che alcuni famosi racconti sono molto simili nei contenuti e nei fini didattici.

Ad esempio, il personaggio di Horo, che secondo gli antichi Egizi uccise l'usurpatore Seth per vendicare la morte del padre Osiride, ricorda Oreste, figlio di Agamennone, che compie lo stesso atto con Egisto; oppure il tema del diluvio, presente nella Bibbia con il celeberrimo episodio di Noè e della sua arca, ma anche presso i Greci con il mito di Deucalione e Pirra; infine, su monete e decorazioni degli Etruschi furono trovate immagini del dio Hermes, chiamato Turms presso questa popolazione.

In particolare, i punti di analogia tra le diverse civiltà si manifestavano nelle numerose attinenze che correlavano le diverse divinità di ogni popolo, le quali molto spesso presentavano le stesse caratteristiche e gli stessi aspetti; ciò dimostra come nell'antichità la tradizione popolare è stato un importante veicolo di cultura.

La mitologia greca nella civiltà occidentale[modifica]

La mitologia greca ha avuto una grandissima influenza sulla cultura, le arti e la letteratura della civiltà occidentale e la sua eredità resta tuttora ben viva nei linguaggi e nelle culture che fanno parte di questa zona del mondo. È stata sempre presente nel sistema educativo, a partire dai primi gradi dell'istruzione, mentre poeti e artisti di tutte le epoche si sono ispirati a essa, mettendo in evidenza la rilevanza e il peso che i temi mitologici classici potevano rivestire in tutte le epoche della storia.

A Roma[modifica]

Tutta la cultura romana fu ampiamente influenzata da quella greca: l'arte, la lingua, la letteratura, eccetera; non fa certo eccezione l'ambito religioso-mitologico. Emblematica in questo senso è la figura di Enea, principe troiano scampato alla distruzione della città che, dopo lunghe peripezie trova un luogo dove insediarsi proprio nella zona dove sorgerà Roma, fondata proprio (secondo la leggenda) dai suoi discendenti Romolo e Remo[5]. Inoltre, il pantheon romano ricordava in molti aspetti quello greco ed era considerato una semplice trasposizione degli olimpici ellenici venerati con un nome diverso e anche le divinità inferiori erano essenzialmente le stesse. Va ricordato però che la prima religione romana conteneva elementi di ogni cultura del tempo.

In età successiva, intorno all'epoca imperiale, quando la religione olimpica perse credito anche presso Roma, ci fu un ampio sviluppo delle teorie dei filosofi stoici ed epicurei, che facevano da nesso tra la tradizione mitologica e i culti emergenti, attraverso una razionalizzazione del mito, con la quale si le superstizioni dei cittadini furono notevolmente ridimensionate e collocate in un'ottica più materialistica.

Ovidio[modifica]

In precedenza si occupò dell'argomento con la Medea e con le Heroides, ma è con la sua più famosa opera intitolata Le Metamorfosi, poema epico in 15 libri di esametri, che Publio Ovidio Nasone si impose nella materia mitologica. Egli incontrò la difficoltà di doversi confrontare con un importante precedente, quale era stato Virgilio con l'Eneide e il risultato finale fu un'opera imponente che avrà un gran successo già a partire dal Rinascimento.

L'intento di Ovidio è ben diverso rispetto agli autori romani che precedentemente si occuparono della materia mitologica: il mito viene trattato in modo nuovo, non con l'intento di celebrare la figura dell'imperatore, ma fare del racconto un elemento costitutivo della narrazione, con il solo scopo di intrattenere il lettore. Questa "smitizzazione del mito" si manifesta nelle figure delle divinità, che non sentono più il peso dell'universo sulle loro spalle e partecipano alla vita degli uomini con comportamenti e sensazioni del tutto identiche a quelle umane, evitando di imbastire il suo testo con un numero eccessivo di significati simbolici; tra i temi principali dell'opera spicca quello dell'amore, spesso connesso a quelli della sofferenza e della disperazione.

Umanesimo e Rinascimento[modifica]

Una frenata per quanto riguarda la diffusione della cultura classica in Occidente avvenne con la diffusione del Cristianesimo in età tardo-romana e medievale, che segnò anche la fine della mitologia greca come religione ufficiale. Una forte spinta si verificò invece con l'avvento dell'Umanesimo prima e del Rinascimento poi, con la riscoperta di molti autori classici greci e romani, tra i quali lo stesso Ovidio. In Italia, ci fu un ritorno prepotente del mito nell'arte, ad esempio con Leonardo da Vinci e nella letteratura, dove massimo esponente fu Dante Alighieri, capaci di integrare nelle loro opere la cultura cristiana e quella classica.

Questo processo di recupero della mitologia, subì una forte accelerazione nel panorama culturale del Neoclassicismo.

Il Neoclassicismo[modifica]

Il periodo va dalla metà del 1700 agli inizi del 1800 e il suo carattere determinante è il recupero, in età moderna, della civiltà antica. In particolare, il movimento culturale, nonostante si manifesti in tutte le arti dalla letteratura fino alla musica, esercita la sua influenza principalmente nel campo dell'architettura, della pittura e della scultura. In Italia il movimento gode di ampio respiro in tutti questi ambiti e vanta alcuni dei più importanti esponenti a livello europeo.

Canova e Foscolo[modifica]

Uno dei massimi artisti, considerato il maggior scultore europeo del Neoclassicismo, è l'italiano Antonio Canova, grande interprete delle contemporanee aspirazioni di bello ideale e rinascita dell'arte antica. Degli episodi della mitologia greca a cui lo scultore si è ispirato ne citiamo uno in particolare, raccontato già, tra gli altri, da Apuleio[6]: Amore e Psiche. L'opera rappresenta le figure nell'atto subito precedente al bacio, un momento carico di tensione ma privo dello sconvolgimento emotivo che l'atto stesso del baciarsi provocherebbe nello spettatore. La ripresa della cultura classica, oltre che nel tema, si nota nella ricerca dell'equilibrio delle forme, che si fa molto complessa per la posa divergente delle due figure e per la molteplicità dei punti di vista che costringono lo spettatore a girargli intorno.

Un'altra opera di Canova, le Grazie, dà il titolo ad un poemetto del Foscolo datato 1812-1813, rimasto incompiuto. È questa la massima prova dell'impegno neoclassico dell'autore, soprattutto per la natura del soggetto. Le Grazie[7] sono tre: Aglaia (lo Splendore), Eufrosine (la Gioia), Talia (la Prosperità). Secondo la tradizione sono figlie di Zeus ed Eurinome; la loro influenza si manifesta sui lavori della mente e sulle opere d'arte, diffondendo la gioia nella Natura e nel cuore degli uomini. Il progetto originale dell'autore era di rievocare l'arte lirica nei suoi principi, nella dimostrazione del vero e del bello morale. L'opera si configura quindi già all'origine come una mescolanza di registri diversi (didascalico-morale; lirico-sentimentale; narrativo) e simboleggia la ricerca di un rifugio dalla mediocrità e dalla conflittualità del vivere in un universo di pura bellezza e di armonica completezza. L'intento dell'inno è quindi consolatorio, quella consolazione che la Poesia (personificata dalle Grazie) "può dare alle nate a vaneggiar menti mortali"[8].

Shelley[modifica]

Contemporaneo ai personaggi appena citati[9] è Percy Bysshe Shelley. Uno dei maggiori esponenti del Romanticismo inglese, la sua bibliografia annovera titoli che richiamano direttamente episodi della mitologia greca, tra i quali il più importante è il Prometeo Liberato. Dramma lirico in versi, è ispirato alla tragedia Prometeo Incatenato di Eschilo. In origine si divideva in tre atti, ma qualche mese dopo la sua redazione, Shelley vi aggiunse il quarto atto, celebrativo della vittoria di Prometeo.

La versione più comune della leggenda raccontava che Prometeo, dopo aver rubato il fuoco dalla fucina di Efesto, fu incatenato sul Caucaso da Zeus, come monito per tutti gli uomini, e un'aquila provvedeva a divorargli il fegato che ogni giorno si rigenerava. Quando Eracle liberò il titano, Zeus decise di non opporsi, considerando la pena ormai scontata, e si riappacificò con Prometeo.

Nella versione di Shelley il titano (simbolo dell'umanità) potrebbe salvarsi rivelando un segreto che salverebbe Zeus (simbolo del Male) da una profezia di detronizzazione, ma resiste alle torture e alle promesse del dio. Questa trama è seguita anche da Eschilo, ma il finale è differente. Mentre in Eschilo Prometeo viene scagliato in un abisso senza fondo, in Shelley Zeus viene definitivamente sconfitto e il titano può così essere liberato. Da questa interpretazione emergono gli intenti rivoluzionari dell'autore e costituiscono un importante esempio di contaminazione degli ideali romantici nella tradizione classica antica.

Freud[modifica]

Per concludere, un salto al XX secolo per analizzare gli studi che Freud condusse nell'arco della sua vita sulla mitologia in generale nei suoi rapporti con la mente umana.

Secondo i suoi studi, il mito nasce in seguito a due processi: il primo si può definire come un affacciarsi alla mente dell'uomo delle attività intellettive fondamentali, ossia la ricerca delle cause, i sentimenti contrapposti, le intuizioni, attività che prendono piede contemporaneamente. Il secondo processo opera una fusione della vita cosciente con la vita inconscia, ossia avviene un meccanismo simile a quello che avviene nei sogni. Questi due processi si integrano e si completano vicendevolmente: infatti, mentre il primo porta alla formazione di immagini non direttamente stampate sulla retina dell'occhio, che racchiudono tutto quello che concerne una determinata idea, il secondo interviene, attingendo alla capacità di correlazione tra le varie attività del pensiero, per organizzare il primo processo, dando così origine al mito.

Inoltre Freud nelle sue opere ricorse molto spesso ad elementi della mitologia greca, spesso per spiegare alcune sue teorie; è il caso per esempio del complesso di Edipo, che spiega la maturazione del bambino maschio attraverso l'attrazione sessuale verso la madre. Nei confronti del padre, invece, il fanciullo prova sentimenti dominati da una forte ambiguità: infatti allo stesso tempo vive un atteggiamento di ostilità e gelosia, ma allo stesso tempo anche una tendenza all'identificazione. Il complesso di Elettra, attinente a quello di Edipo, riguarda invece il sesso femminile e si manifesta nella stessa fascia di età. Quando la bambina scopre la differenza con il maschio, si sviluppa in lei un rancore nei confronti della madre, poiché le attribuisce la responsabilità di questa diversità; la bambina incomincia ad essere attratta dal padre ed a desiderare la maternità con lui.

Conclusioni[modifica]

L'importanza della mitologia greca è spiegata dall'amplissima diffusione che essa ha avuto nel mondo Occidentale fino ad oggi. La moltitudine di personaggi, la semplicità con cui vengono rappresentate le storie, la contaminazione tra realtà e componente surreale hanno contribuito a rendere sempre attuali le leggende raccontate in una delle civiltà più importanti della storia. Tutto ciò ha portato al riconoscimento della cultura greca come una delle più prolifiche di tutti i tempi, come dimostrato anche dall'importanza che essa ha rivestito in tutti i campi dell'arte e della letteratura.

Note[modifica]

  1. Ovidio, Le Metamorfosi
  2. Pierre Grimal, Enciclopedia della Mitologia, 572-573
  3. Robert Graves, I miti greci, 413
  4. Plutarco, Vite parallele
  5. tutte queste vicende sono narrate da Virgilio nell'Eneide
  6. nel suo romanzo L'asino d'oro
  7. chiamate "Cariti" nella mitologia greca
  8. da Ugo Foscolo, All'amica risanata
  9. muore nel 1822, come Canova

Bibliografia[modifica]

  • Robert Graves, I miti greci vol. 1 e 2, Cles (TN), Mondatori, 2004
  • Maria Paoli, Miti e leggende dell'età classica, Firenze, Le Monnier, 1995
  • Pierre Grimal, Enciclopedia della Mitologia, Milano, Garzanti, 2004
  • Marina Marsilio e Martino Menghi, L'attività culturale in Roma antica vol. 3, Milano, Principato, 2003

Collegamenti esterni[modifica]