L'antico Tibet

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Ritratto di Chogyal Phagpa (1235 - 1280), patriarca della scuola buddhista tibetana Sakya
lezione
L'antico Tibet
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Storia dell'arte tibetana


Probabilmente la superficie del territorio tibetano è tra le più estese dell'Asia. Tradizionalmente il Tibet copre un'area che si estende per grandezza a circa un quarto della superficie degli Stati Uniti d'America. Dobbiamo fare presente che parte di questo territorio è collocato ad altitudini notevoli che toccano i 8850 m, avendo così un clima inospitale. L'area nord occidentale, il Jangtang, è fredda d'inverno al punto che la popolazione si sposta nelle vallate sud orientali. Lo Jangtang è popolato da nomadi e la pastorizia è sempre stata il fulcro della vita di queste popolazioni. La zona sud-orientale invece ha un clima più mite e è percorso da numerosi fonti d'acqua.

La storia delle origini del popolo tibetano sono oscure, esistono segni evidenti di una continua occupazione di quel territorio da circa 5mila anni, con chiari segni intorno al 1600 a.C.

Alcuni antropologi hanno associato i tibetani a quelle vaste popolazioni di pastori nomadi che attraversavano l'Asia dalla Siberia per arrivare in Africa, includendo anche quelle tribù dell'Arabia persiana.

Queste culture presentano delle connessioni nelle pratiche sciamaniche e nello stile di vita. Bisogna tener presente che la maggioranza della popolo tibetano non è più nomade. Gli attuali nomadi vivono ai confini delle grandi civiltà del Iran, dell'India, dell'Asia centrale e del sud-est Asia.

I moderni tibetani si sono costituiti e formati tramite un grande isolamento dato soprattutto dalla poca accessibilità al territorio da parte degli stranieri. La cultura si è organizza su una sofisticata struttura sociale, politica, economica e religiosa.

La lingua tibetana è considerata una lingua sino-tibetana. Hanno delle similitudine le lingue classiche tibetana e cinese ma con l'evoluzione linguistica le due lingue si sono differenziate completamente. L'ortografia e la grammatica della lingua tibetana si è basata sull'alfabeto e la grammatica della lingua sanscrita con questo la lingua tibetana è un interessante ibrido delle due famiglie sino e indo-europee.

I tibetani preistorici erano animisti consideravano tutto in vita con una piccola differenza tra esseri senzienti e natura non senziente. I primitivi del Tibet credevano agli dei o spiriti della natura come quello del cielo , della terra, ecc. Il Tibet originario non fù diverso dalle altre società non urbane del mondo e si organizzarono in piccoli clan o tribù sotto la supervisione dello shamano che deteneva i segreti delle forze spirituali che controllano l'ambiente.

Parte di una "ruota della vita" (ruota del divenire e dissolvenza) della religione Bon - Foto: A. Gruschke (Freiburg)

Il Tibet esce da una società tribale per entrare in uno stato dinastico intorno al 400 a.C., secondo le fonti tradizionali. Il primo re tibetano, Re Nyatri Sangpo, proveniva dalla valle del Yarlung. Esiste una leggenda che racconta la sua discesa dal celo sulla montagna del Tsetang come il signore delle sei aree del Tibet.

Intorno al 100 a.C. il nono re della dinastia di Yarlung, Re Pudegungyal, istituì la religione chiamata Bon. Questa religione è una derivazione dei modelli iranici adattata al culto animista già presente in quella area. Non abbiamo molti reperti in relazione a questo periodo, ci è pervenuta la simbologia come ad esempio la montagna che simboleggiava il re e il potere temporale e il cielo che rappresentava il shamano e il potere religioso/mistico.

La religione Bon ha subito notevoli cambiamenti nei secoli soprattutto dopo l'introduzione del Buddhismo, entrando direttamente in competizione con quest'ultimo.