Foscolo: Raimondo Montecuccoli/Considerazione prima

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Approfondimento



Lettura per il corso di strategie

Come il più importante stratega del seicento veniva visto da Ugo Foscolo

Dell'uso degli antichi libri di guerra dopo il decadimento della disciplina romana[modifica]

I. Le conquiste delle nazioni settentrionali nell'impero d'occidente e degli Arabi nell'Asia e nell'impero d'oriente, paragonate alle romane, appariranno eventi di fortuna ed irruzioni di popoli anziché imprese d'eserciti istituiti dalle leggi ed agguerriti dall'arte militare. Da che la teologia e la scuola aristotelica esercitando le passioni de' mortali predominarono tutti gli ingegni, i successori de' signori del mondo, incuriosi del passato e del futuro, affrettavano con la loro indolenza le rivoluzioni decretate dalla natura, la quale spesso con diverse cagioni e sempre co' medesimi effetti alterna a tutti i popoli la dominazione e la servitù.

II. Gli antichi libri, e più i greci, che in Roma giacevano ne' monasteri, erano coltivati in Costantinopoli quasi piante in esausto terreno. Caduto il trono de' Paleologhi, le opere militari trovarono, più felici cultori in Italia ove le lettere rifuggirono. Molte reliquie nondimeno dell'antica milizia rimasero in Grecia; la superstizione e la tirannide aveano spento negli animi gli spiriti guerrieri e l'amor della fama, ma il genio dell'arte viveva ancora ne' libri e nella mente di que' greci che si consolavano delle loro sciagure co' monumenti del valore de' loro antenati. Il Turco conquistatore ne profittò; ed incominciò a minacciare l'Europa con consiglio pari alla ferocia ed al numero delle sue schiere. [p. 244 ]

III. Verso il tempo della rovina dell'impero d'oriente, la scoperta dell'America, l'invenzione della polvere e la tipografia cangiarono sembianze alla politica, al commercio, alla guerra e alla letteratura delle nazioni. Quanto più lo studio e la stampa disseppellivano le antiche memorie, tanto più alcune grandi anime italiane gemeano su la schiavitù della loro patria e su l'abbiezione de' loro concittadini, frutto dell'obblio e della barbarie della milizia. Primo il Macchiavelli investigò ne' suoi discorsi sopra Livio le cause della libertà e della prosperità di Roma; e nel libro su l'arte della guerra tentò di ridestare le istituzioni della legione, delle marcie e degli accampamenti romani. Molti seguitarono l'esempio. Gli Spagnuoli, i Francesi e i Germani, per le guerre lunghe e frequenti che guerreggiarono in Italia verso la fine del secolo XV, trovarono insegnamenti per cui l'arte cominciò ad essere rivocata a' suoi principj.

IV. Ma le divisioni provinciali, il sistema feudale d'Europa e le cattedre della letteratura usurpate da' preti e da' monaci allontanarono dalle guerre del secolo XVI le grandi teorie degli antichi. Molte furono le battaglie, poche le risultanze; si operò sempre e non si meditò mai. E mentre la fortuna e le passioni governavano la guerra, innumerabili traduttori ed interpreti desunsero esattamente le istituzioni ed i metodi della Grecia, prima inventrice della disciplina militare, e di Roma conquistatrice del mondo: ma si tradusse col lessico, e si commentó con la grammatica. Raro la filosofia, e rarissimo l'esperienza concorreano negli studi eruditi. Si ammirava l'antica milizia, si notomizzavano ad una ad una le imprese; ma chi mai dalle scuole di Giusto Lipsio e di Giovanni Meursio poteva risalire alle ragioni universali delle vittorie greche e romane?

V. Così i guerrieri abbandonavano i maestri di guerra agli antiquari. Questi per fastidio delle cose contemporanee, quelli per poca stima dell'antichità credeano che la diversità originata dalle armi, dalle artiglierie e dalle fortificazioni non ammettesse più omai né paragone né imitazione tra gli eserciti antichi e i moderni. [p. 245 ]Vennero due grandi anime: Guglielmo di Nassau propugnatore della libertà batava, e Gustavo Adolfo protettore della religione protestante; l'uno franse la prepotenza della Spagna, l'altro agguerrì la Germania. Educati ambedue mentre le lettere fiorivano nel settentrione europeo applicarono le teorie militari e politiche degli antichi alle guerre del secolo XVII; secolo d'incliti capitani, fra' quali Maurizio ed Enrico Federico d'Orange, Banner, Torstedon, Bernardo di Weimar, Giovanni di Werth, Wallstein, Montecuccoli, Turenna, Condé, Luxemburgo ed Eugenio di Savoia. Alcuni di questi illustri scrivendo i loro commentari mostrarono gli effetti dello studio dell'antica disciplina: unico il Montecuccoli risalì alle cause, ridusse l'arte in sentenze, e primo meditando gli scritti de' romani e de' greci provò che un'arte, quantunque si valga di mezzi diversi ed abbia diverse apparenze, serba non per tanto sempre lo stesso scopo, gli stessi principj e la medesima essenza.

VI. Videro i tattici che Senofonte, Polibio, Livio, Cesare, Plutarco ed Arriano guidarono il Montecuccoli, e con le stesse guide presero lo stesso cammino: primi e più deliberati degli altri, il maresciallo di Puységur[1] e il cavaliere Folard[2]. Ma il Puységur considerò l'arte partitamente, ond'è men parco di regole che di assiomi. Il Folard ostinato amatore della ordinanza profonda contende in pro della falange macedonica contro gli ordini della legione e delle linee prolungate; e gl'infelici esperimenti delle sue teorie sul campo di battaglia nocquero presso i men dotti alla fama degli antichi maestri[3]. Li vendicò un dottissimo fra' commilitoni di Federigo, provando evidentemente quanto il Folard per furore di sistema e per poca famigliarità con la lingua di Polibio traviasse dalla ragione militare e dalla storica verità[4]. Quanti non s'accinsero in questi ultimi cinquant'anni all'esame della teoria [p. 246 ]moderna paragonandola all'antica! Molti traviarono, e i pochi che s'incamminarono drittamente si rimasero a mezzo. Frattanto la celebrità di Federigo e le vittorie degli ultimi decenni insuperbirono i guerrieri, ed omai si trascurano per orgoglio gli antichi, come già nel secolo XVI si trascuravano per la pedanteria degli uomini letterati. Il colonnello Guibert, difendendo vittoriosamente la tattica prussiana e le armi moderne, fe' reputare inutili le lezioni degli storici e de' capitani dell'antichità; ma quell'eloquente Aristarco di tutti i libri di guerra non contende la palma di classico autore al Montecuccoli, che non per tanto ricavò i principj dell'arte da' fatti e da' detti degli antichi[5].

VII. Ma se si fosse considerato che le arti tutte sono fondate su principj veri ed eterni della natura delle cose; che dallo scoprimento, dal calcolo e dall'applicazione de' principj derivano le scienze, e che quindi una scienza, più o meno sviscerata, fu sempre la mente dell'arte della guerra, si sarebbero, investigando questi principj, riconciliate le diversità accidentali de' metodi antichi e de' moderni. Né i fautori dell'antichità avrebbero magnificato le ordinanze profonde e le armi dappresso; né i nostri contemporanei riporrebbero tutto l'evento della guerra nelle artiglierie e nelle combinazioni della loro tattica. La tattica e le artiglierie sono elementi della guerra, ma sono connessi alla istituzione militare che dipende dalla politica; alla strategica che dipende dalle situazioni geografiche; e all'amministrazione militare che dipende dalle sorgenti e dalle leggi della pubblica economia.

VIII. [p. 247 ]L'osservazione, il calcolo e l'applicazione de' principj di tutte le parti della guerra produssero le vittorie de' greci e le conquiste de' romani. Alessandro avea preordinati tutti i mezzi e preveduti tutti gli ostacoli della sua spedizione compiuta in nove anni senza alterare il suo progetto disegnato prima d'abbandonare la Macedonia[6]. E se l'esecuzione spetta ad Alessandro, la prima idea spettava alla scuola d'Epaminonda e delle repubbliche di Atene e di Sparta, donde Filippo avea desunti i principj dell'arte ed apparecchiati i trionfi del suo successore. La perpetua prosperità per tanti secoli di tante guerre che diedero a Roma la signoria delle nazioni, toglie ogni merito alla fortuna, mutabile sempre nelle cose mortali, e lo ascrive alla scienza che è fondata sugli eterni principj dell'universo.

IX. Dopo Polibio[7] e Plutarco[8], tre scrittori eloquenti e filosofi, Macchiavelli[9], Montesquieu[10] e Gibbon[11], assunsero questa sentenza. Ma per l'età in cui vissero e più assai per l'istituto de' loro studi, le loro dimostrazioni si fondarono più su le cause politiche che sulle militari. E quand'anche avessero drizzato il loro assunto a scopo militare, non avrebbero toccate se non poche epoche della storia dell'arte. Il Guibert s'accinse ad una storia della costituzione militare di Francia [12], incominciando dalla decadenza dell'impero d'occidente e da' primordi della monarchia francese; ma la morte, liberandolo da una vita infelice e male rimeritata, precise anzi tempo il volo a quell'acre e libero ingegno.

X. Se non che anche quest'opera mirando a una sola nazione avrebbe somministrato alla scienza insufficiente materia. Per giungere a' principj e fissare [p. 248 ]la loro invariabilità bisogna risalire per la scala di tutti i fatti, di tutti i tempi e di tutti gli agenti; paragonare il sistema di tutti i popoli dominatori e il genio de' celebri capitani onde scoprire le cause generali che influirono alle conquiste della terra; finalmente esaminare sotto quali apparenze e con quali effetti queste cause generali agiscono a' nostri tempi. Al che non si giungerà se non quando uno scrittore di mente filosofica, d'animo liberissimo e di vita guerriera (rare doti a conciliarsi) con lo studio degli autori antichi e moderni, delle imprese di tutti i grandi guerrieri, delle scienze che giovarono alla istituzione, alla economia, alla tattica, alla strategica ed alla fortificazione, estrarrà una storia dell'arte della guerra [13]; storia che ha quattro età determinate dalle solenni rivoluzioni di quelle parti del mondo illuminate dalle tradizioni storiche: l'età incerta, dalle memorie degli Assiri e de' Troiani sino a Ciro che ne' documenti degli scrittori appare primo istitutore d'un'arte ragionata di guerra; la prima età, da Ciro [p. 249 ]sino al decadimento della milizia romana; la seconda, sino alla invenzione della polvere; la terza, sino al presente sistema militare d'Europa. Queste età solenni, suddivise ciascheduna in più epoche maggiori, determinate dalle imprese, dalle leggi e dalle teorie de' diversi popoli e capitani conquistatori, presenterebbero la storia di tutti gli stati, poiché le rivoluzioni de' costumi, delle religioni e della legislazione delle genti furono operate dalle conquiste. E perché l'universa natura ha per agenti la forza ed il moto, e la forza ed il moto del genere umano sono esercitati dalla guerra, noi vedremmo forse in questa storia l'essenza e l'uso delle forze fisiche e morali dell'uomo, e i diritti e i limiti di esse.

  1. ↑ Art de la guerre. Cap. I, art. 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8.
  2. ↑ Comm. sur Polybe, e Traité sur la colonne, passim.
  3. ↑ « Folard n'avait point de génie, et ses ouvrages n'ont que le mérite d'une vaste érudition; c'est le dom Calmet des auteurs militaires ». Guibert, Défense du système de guerre moderne, tom. I, part. I, cap. 1.
  4. ↑ Principes de l'art militaire extraits des auteurs anciens ; opera del generale Guichard, unico forse che con dottrina pari alla esperienza abbia sviscerata l'antica tattica. Vedi segnatamente nel tomo II, la dissertazione su le fortezze antiche
  5. ↑ « Montecuccoli et Feuquières tiennent le premier rang parmi e les auteurs classiques ». Défense du syst. etc. tom. I, part. II, c. 4. Altrove.... « écrit comme César, comme le roi de Prusse, comme Montecuccoli ». Tom. II, part. III, cap. 7.
  6. ↑ Vedine la prova ne' libri d'Arriano, Della spedizione d'Alessandro Macedone .
  7. ↑ Lib. X delle Storie, nell'introduzione.
  8. ↑ Nell'opuscolo Della fortuna di Roma
  9. ↑ Discorsi su le decadi di Livio .
  10. ↑ Grandezza e decadenza de' Romani
  11. ↑ Storia della decad. dell'Impero Romano
  12. ↑ Opuscoli postumi, nel volume V di tutte le opere del Guibert.
  13. ↑ Nacquero dalla guerra le vicende de' popoli e degli stati; però non v'è arte che più della militare abbondi di storici e di maestri; ma non vi sono autori che più de' militari rimangano inosservati.

Vincenzo Lancetti, capo della sezione delle scuole militari, sta apparecchiando l'edizione d'una Biblioteca militare; dalle schede ch'io vidi parmi più ricca di molto di quelle tante spacciate da' ciarlatani sotto questo titolo specialmente in Francia. E per tacere di siffatte compilazioni, l'Enciclopedia quante inutili farragini non lascia a troncare, quante cose utili e necessarie non lascia a desiderare! Una biblioteca militare eseguita con erudizione e con accurate divisioni di epoche e di materie riescirebbe utilissima alla storia dell'arte della guerra.