Ennio (superiori)

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lezione
Ennio (superiori)
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Letteratura latina per le superiori 1
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.
Ennio, immaginato da Raffaello nelle Stanze Vaticane

Q. Ennio è il poeta più importante di questa età e in un certo senso la rappresenta. Nacque a Rudiae, vicino Taranto, nel 239 a.C.. Ennio, vivendo in una regione osca che si intrecciava al greco della colonia dorica di Taranto e poi conquistata dai romani, diceva fieramente di avere tre anime proprio perché conosceva e parlava tutte e tre le lingue. La grande varietà culturale di Ennio spinta proprio dalla conoscenza di queste tre culture fecero dello stesso un pilastro basilare alla cultura latina. Il suo culto per le personalità, l'ansia per il problema religioso che viene posto alla base della società stessa, la funzione di vigile commento alle vicende storiche e politiche riservate alla poesia, la passione per i monumenti classici greci e il disdegno per le opere arcaiche rozze autoctone. Ma i suoi tre animi lo portavano anche ad avere un carattere dissidente: era un rigido moralista ma contemporaneamente scrisse la Sota che era una raccolta di componimenti lascivi, disprezza il duro saturnio neviano e diffonde il gusto per la perfezione formale ma allo stesso tempo è meno elegante e più duro di Plauto, si ritiene l'incarnazione di Omero ma copia il prologo degli Αίτια callimachei, è il più consapevole e entusiasta della tradizione romana ma allo stesso tempo non crede negli antichi dei romani e anzi cerca di diffondere il misticismo pitagorico, ammira la struttura di stato romano con la diffidenza contro l'aspirazione al regnum ma allo stesso tempo decanta Scipione Africano che porta a Roma il culto dell'uomo eccezionale al di sopra delle leggi comuni. Nel 204 a.C. era arruolato nelle truppe ausiliare romane in Sardegna dove lo incontrò Catone che lo portò con sé a Roma. Fu proprio Catone ad iniziarlo ma, non sapendolo, creò la più grande smentita ai suoi ideali dato che Ennio importò nella letteratura latina lo spirito della letteratura greca e inoltre supportò il suo nemico Scipione. Secondo S. Girolamo visse sull'Aventino in modeste condizioni servito da una sola ancella. Era amante del vino e soffriva per questo di prodigalità. Fu molto amico di Scipione Africano e Scipione Nasica e si narra che una sua statua sia stata collocata sul sepolcro degli Scipioni lungo la via Appia accanto a quella dell'Africano.

La produzione drammatica[modifica]

Anche Ennio si dedica alla produzione drammatica. Delle sue commedie ci restano solo i titoli di due opere, la Caupuncula o Tabernania e il Pancratiastes. Più fortuna ebbero le sue tragedie di cui ci sono pervenuti, oltre che frammenti, anche venti titoli: Achilles Aristarchi, Aiax, Alcumeo, Alexander, Andromacha aechmalotis, Andromeda, Athamas, Cresphon, Erechtheus, Eumenides, Hectoris lutra (Il riascatto del cadavere di Ettore), Hecuba, Iphigenia, Medea exul, Melanippa, Nemea, Phoenix, Telamo, Telephus e Thyestes. Non sappiamo quale modello seguisse ma sicuramente doveva essere il patetico Euripide ma comunque dai frammenti che ci sono rimasti palesano una grande libertà di rielaborazione e temperamento esuberante. Rimane preferito come modello il ciclo troiano. Ennio compose anche una praetexta, la Sabinae, che raccontava del sacco delle Sabine. Non sappiamo se considerarla una praetexta oppure una satura drammatica, l' Ambraicia, che invece celebrava la guerra etolica e la presa di Ambracia ad opera di M. Fulvio Nobiliore (189 a.C.). Carme celebrativo, invece, era sicuramente lo Scipio, che celebrava Scipione Africano.

Gli "Annales"[modifica]

Enea, con il figlio e il padre in un dipinto di Giambattista Tiepolo.

Nel 184 a.C. Ennio seguì il figlio di Fulvio Nobiliore, Quinto, che fondò le colonie di Potentia e Pisaurum. Dopo questo ottenne la cittadinanza romana celebrata con un verso famoso dell' Annales: Nos sumu' Romani qui fuimus ante Rudini. Gli Annales rappresentano la sua opera principale che gli fece ottenere la palma di poeta nazionale romano fino a Virgilio. Erano un lungo poema in diciotto libri, di circa tremila versi, ed abbracciava le vicende di Roma dalle origini mitiche al secondo secolo. A noi sono pervenuti solo seicento versi tutti derivati dalla citazione di altri autori. Il titolo, chiaramente, si rifà agli Annales pontificum. La trame invece prende spunto dalle trattazioni private contemporanee, come quella di Nevio, e anche essa parte dalla vicenda mitica di Enea procedendo in ordine cronologico e arricchendosi sempre più di dettagli fino alla sua età. La novità assoluta è la sostituzione del metro dal saturnio all'esametro eroico che sarà la più grande rivoluzione compiuta da Ennio e che segnerà il corso anche per l'epica latina successiva che userà sempre il metro omerico. Naturalmente essendo ancora alle prime armi tale esametro risulterà molto grezzo nonostante i tentativi di Ennio di raggiungere effetti rari e preziosi. Un'altra rivoluzione fu sicuramente sotto l'aspetto ideologico. L'opera si apre con l'invocazione alle Muse, come aveva fatto Nevio, e prosegue con il sogno compiuto da Ennio in cui incontra Omero che gli narra come la sua anima dopo essere passata da corpi di uomini e animali abbia trovato posto in una stanza del suo corpo. Questo prologo risente sicuramente degli Αίτια di Callimaco ma anche introduce, per la prima volta nella letteratura latina, un pensiero filosofico nella cultura romana e temi di natura personali in un opera che voleva essere il corrispettivo dell'epos omerico. In conclusione, superate le tre difficoltà (il pregiudizio classicistico che sia bello ciò che è fluido e ben tornito, la scarsità di frammenti e i molti versi spuri) l'opera di Ennio va apprezzata soprattutto per lo stile lapidario delle epigrafi per gli argomenti più disparati e la esuberanza e finezza di sfumature sentimentali.

Le opere minori[modifica]

Nelle opere minori, pervenuteci soli in pochi frammenti, è racchiusa l'esperienza personale di Ennio. Si ricordino alcuni libri di Saturae, lo Scipio, il Sota, il Protrepticus, l' Hedyphagetica, l' Epicharmus e l' Euhemerus. Nella Satura non ci sarà ancora il carattere che la poesia satirica ebbe con Lucilio ma ci sono i primi germi dello stesso dato che i vari argomenti trattati sono raccontati con il classico spirito di cordiale abbandono in modo da aprire più facilmente la riflessione su morale e etica. Caratteristica delle Saturae di Ennio era la polimetria e stando a quanto dicono alcuni anche l'alternanza della prosa e i versi su modello della Satura Menippea. Affine alla Satura era il carme Scipio, anche esso polimetrico, il Protrepticus, sul moralismo essendo un libro di precetti, e il Sota, anche se la moralità era più spregiudicata. Di cultura siceliota era il poemetto Hedyphagetica, manuale di arte culinario scritto in esametro e su modello di Archestrato di Gela, l' Epicharmus, che rielabora un poemetto del siceliota Epicarmo ed è impregnato di pitagorismo, e l' Euhemerus, traduceva e rielaborava un opera scritta tra il quarto e quinto secolo da Evemero da Messina e ancora conosciuta all'epoca di Ennio in cui si esponeva come gli dei erano solo re o uomini divinizzati per riconoscenza dei loro popoli ed Ennio non poteva non appoggiare una simile teoria essendo predisposta l'opera per il popolo romano che aveva divinizzato il suo fondatore.

La fortuna[modifica]

Ennio morì nel 169 a.C. o nel 168 a.C. e di lui ci è rimasto un autoepitaffio che sembra autentico dato la sua epica austerità e il pitagorismo che ispira: "Contemplate, o cittadini, l'aspetto dell'imago del vecchio Ennio; costui vi espose le festa dei vostri padri antichi. Nessuno mi tributi l'ornamento delle lacrime e mi faccia i funerali col pianto. Perché ? Vivo io trascorro sulle bocche dei guerrieri". Nel secolo successivo alla sua morte ebbe l'onore delle pubbliche letture anche se fu già criticato da Virgilio. Nell'ultimo secolo della Repubblica e nel primo Impero fu rispettato come pater Ennio e Lucrezio lo prese a modello. Ma fu così apprezzato soprattutto per la sua decantazione delle glorie antiche non per questo fu usato da Cicerone contro i poeti novi (anche se tra gli stessi alcuni erano ispirati da Ennio come Varrone Atacino e Furio Bibaculo). Nell'età augustea la fama di Ennio fu risollevata e contemporaneamente oscurata da Virgilio che lo rielaborò nell' Eneide. Nel primo secolo dell'Impero la reazione antivirgiliana si esprime con il ritorno di Lucano al poema storico ma nell'età dei Flavi Quintiliano però afferma che si ammirava Ennio come uno bosco sacro in cui le querce ispiravano più santità che bellezza. Dopo un periodo di fortuna nell'età Antonina, l'opera di Ennio fu definitivamente soppiantata dall' Eneide di Virgilio.

Testi disponibili su Wikisource in lingua latina[modifica]