Duhamel

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lezione
Duhamel
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Storia delle scienze agrarie





Per illustrare lo stato dell'agronomia in Francia nel secolo dell'Enciclopedia francese, occorre soffermarsi sulla figura più illustre: quella di Henri Louis Duhamel du Monceau

Il Secolo dei Lumi celebra i propri fasti in Francia, dove scienza e tecnica si identificano con la creazione più augusta dell'editoria del Settecento, l'Encyclopedie di Diderot. Nel paese di Diderot l'agronomia dell'età dei Lumi ha il nome dell'uomo che con le proprie opere compone la più ampia e penetrante rassegna delle conoscenze agrarie del suo tempo, Henri Louis Duhamel du Monceau. Discendente di una ricca famiglia del Gatinais, Duhamel nasce a Parigi nel 1700 e riceve la migliore educazione di cui possa fruire giovane patrizio. Completa gli studi al prestigioso Collegio d'Harcourt, dove le lezioni di scienze naturali non soddisfano le sue esigenze, precocemente mature, che lo portano a trasferirsi al Jardin des plantes, dove si trattiene diversi anni.

Il Jardin resterà la dimora parigina preferita di Duhamel, che alternerà, comunque, ai soggiorni nella capitale quelli nel castello avito, di cui trasformerà campi e boschi nel terreno delle proprie feconde esperienze di agronomo e di forestale. A Parigi e al Gatinais aggiungerà, prova della vastità degli interessi, un terzo polo di attività, l'arsenale di Tolone, dove, insignito del ruolo di ispettore generale della Marina, realizzerà gli studi sul disegno navale che imporranno le sue opere di ingegneria nautica tra i capolavori dell'architettura marinara dell'ultima età del pennone e della vela.

Cenni biografici[modifica]

Inizialmente desideroso di seguire le orme del padre studiò diritto (negli anni 1718-1721) scoprendo in seguito la sua passione per la botanica. Nell'anno 1728 si presenta all'Accademia delle scienze. Fu uno dei fondatori dell'"Académie de marine de Brest", nel 31 luglio 1752, famoso per aver pubblicato Les éléments d'architecture navale. Si pensa che alcuni suoi lavori fossero stati di ispirazione ad Adam Smith per la sua opera "An Inquiry into the Nature and Causes of the Wealth of Nations" pubblicato poi nel 1776.


Da Il governo dei boschi, la tavola che illustra la successione delle operazioni con cui i carbonai predispongono la catasta di legna da trasformare in carbone e ne controllano la combustione fino all'estrazione. Rivista I tempi della terra

La riorganizzazione del sapere[modifica]

Diderot e D'Alembert fanno di una concezione enciclopedica delle conoscenze la chiave per una riorganizzazione complessiva del sapare, e lo stimolo per la penetrazione e il dominio, da parte dell'uomo, delle forze della natura. Della concezione scientifica e tecnologica dei dioscuri della cultura illuminista, della loro fiducia nelle capacità dell'uomo di dominare la natura, Duhamel du Monceau è incarnazione perfetta, forse il maggiore dei tecnologi di un secolo capitale nella storia della tecnologia. Redattore dei capitoli dell'Encyclopedie relativi alla metallurgia, padroneggia con eguale sicurezza i campi diversi del sapere agronomico: scrive opere originali sulla coltivazione dei cereali e sulla loro conservazione dopo il raccolto, sui parassiti agrari e sui mezzi per combatterli, sulla catalogazione pomologica degli alberi fruttiferi e sulla loro coltura, sul governo delle foreste e dei cedui, una materia che combina a tutte le cognizioni per il migliore sfruttamento di ogni prodotto dell'esbosco, secondo la specie e le dimensioni di ogni albero, e secondo i costi necessari per condurre i prodotti forestali al mercato di consumo. Negli anni della grande sfida tra le nazioni europee per il dominio degli oceani assicura al proprio paese i due elementi complementari per usare, nel confronto, le armi più efficaci: le norme per il più razionale sfruttamento delle foreste, i principi per la realizzazione, mediante il legname condotto agli arsenali, degli scafi più funzionali alle esigenze mercantili e militari.

Ingenere metallurgico e architetto navale, botanico ed agronomo, nel tempo libero dirige la curiosità di enciclopedico verso campi minori delle arti e delle manifatture, nei quali verga manualetti che costituiscono autentici gioielli, testimonianza di lucidità di analisi e di felicità di esposizione: penetra e illustra i procedimenti per la manifattura dei tappeti persiani, per la fabbricazione delle pipe, i segreti dell'arte tintoria.

La considerazione della biografia non dimostra, peraltro, negli anni dei primi lavori, la prodigiosa fecondità che Duhamel profonderà nella maturità. Quando, nel 1752, vede la luce la prima grande opera, gli Elementi di architettura navale, la cui compilazione è costata una lunga preparazione, si può ritenere che una riflessione altrettanto laboriosa richiederà la prossima creatura. Frutto delle osservazioni di uno studioso impegnato, simultaneamente, su una pluralità di terreni, la stesura del primo capolavoro non ha ostacolato cento studi diversi, che nei tre lustri dopo la pubblicazione degli Elementi si traducono nei testi in quarto reale ed in sedicesimo con i quali i più prestigiosi editori parigini propongono al pubblico una decina di opere maggiori, più di una in due, tre, cinque tomi, e una costellazione di prontuari minori. Quando la prodigiosa avventura scientifica ed editoriale giungerà al termine, Duhamel avrà irradiato fasci di luce nuova verso tutte le sfere dei rapporti tra l'uomo e le piante da cui trae cibo, energia, materie prime per cento manifatture.

Successore di Tull[modifica]

Tra le nazioni europee l'Inghilterra ha conquistato, nella prima metà del Settecento, la palma dell'agronomia con una biblioteca ineguagliata di opere maggiori e minori. Tra gli agronomi inglesi si è imposto sui concorrenti, per originalità e gusto polemico, Jethro Tull, fautore della più singolare dottrina della nutrizione vegetale: le piante, ha sostenuto, si nutrono di terra, sminuzzare la terra, quindi, con zappature ripetute e meticolose, accresce la disponibilità di elementi nutritivi, sprona le colture più di qualunque concimazione. Per rendere la rimozione del suolo sistematica Tull ha ideato una zappa a traino equino, per consentire l'impiego della sua zappa-cavallo, costruita per tracciare solchi rettilinei, ha inventato una seminatrice a righe: per attuare i principi di una teoria inconsistente ha assicurato alla tecnica agronomica due invenzioni dal futuro luminoso. L'ipotesi teorica e le due invenzioni hanno suscitato entusiasmi e polemiche nel vivace mondo rurale britannico, poche eco in quello francese, assopito nella lettura delle riedizioni della Maison rustique, il prontuario per la cura della casa, del cortile e della cantina di un dotto del Cinquecento più incline alla magia che alla scienza, Charles Estienne. La teoria dell'estroso scrittore britannico ha sedotto Duhamel, che nel 1753 pubblica il primo volume del Trattato sulla coltura delle terre, secondo i principi del Sig. Tull inglese, che, fino al 1761, sarà seguito da altri cinque. Più che di un trattato, si tratta di una grande raccolta di memorie sulle esperienze realizzate da Duhamel per verificare la validità dei principi del maestro, un'opera che premia, cioè, secondo il gusto inglese, l'esperienza sulla deduzione.

Ma proprio l'esperienza dimostra che la reiterazione più solerte delle zappature non sostituisce, in un campo di grano, una buona letamazone, e Duhamel è troppo profondamente permeato dello spirito del suo paese, che non accetta di affastellare dati empirici, ma pretende di ordinarli in sistema: l'anno successivo alla pubblicazione dell'ultimo dei volumi scritti in omaggio a Tull, Duhamel pubblica i due volumi degli Eléments d'agriculture, un trattato di agronomia scritto con francese ésprit de géometrie in cui, abbandonate le suggestioni di Tull, l'agronomo francese formula la propria teoria della coltivazione. L'opera non si iscriverà, peraltro, nel novero delle opere maggiori del grande scienziato: seppura abbia superato Tull, la sua concezione della nutrizione vegetale è ancora primordiale, meno evoluta di quella dei maggiori naturalisti del suo tempo, e non è in grado di sorreggere una concezione moderna della coltivazione.

Coltura dei boschi e tecnologia del legno'[modifica]

Lo studioso francese assicura, invece fondamenta assolutamente originali ad una scienza del tutto nuova con la propria opera sulle foreste e sul legno, che realizza, organicamente, con la stesura di quattro trattati. La serie inizia, nel 1755, con la stampa dei due volumi del Traité des arbres et des arbustes que se cultivent en France, cui seguono, nel 1758, i due volumi De la phisique des arbres où est traité de l'anatomie des plantes et de l'économie vegetale, una locuzione, l'ultima, che sostituisce quella, non ancora coniata, di fisiologia vegetale. Nel 1760 continua la realizzazione del disegno il trattato Des Sémis et Plantations des Arbres et de leur culture, lo perfeziona, nel 1764, il trattato De l'Exploitation des Bois, ou Moyens de tirer un parti avantageux des taillis demi futaies et hautes futaies, in due volumi, il primo costituente un manuale sul taglio razionale dei boschi, il secondo sulla tecnologia della trasformazione del legno.

Frutto di osservazioni realizzate, palesemente, nei lunghi anni di impegno di forestale e di sovrintendente all'approvvigionamento degli arsenali, in dieci anni Duhamel ha esplorato, con i quattro trattati, gli orizzonti più vasti delle conoscenze sulle foreste e sul legno, dai principi di botanica sistematica e di fisiologia vegetale alla classificazione degli alberi che crescono in Francia, dalle regole per l'impianto e la cura dei boschi a quelli per il taglio degli alberi alla maturità e per la loro destinazione alle attività e manifatture che si fondano sul legno, all'alba della società industriale un novero di sfere economiche di rilievo ingente. Tralasciando il commento dei parametri che lo scienziato francese propone per decidere, secondo la giacitura e l'ubicazione, quindi la difficoltà maggiore o minore dei trasporti, se destinare un terreno al ceduo a turno breve o a turno lungo, alla semifustaia o alla fustaia, il tratteggio del profilo di un grande tecnologo impone di sottolineare l'ammirazione che Duhamel dimostra, in pagine emblematiche, verso gli artigiani che accompagnano i taglialegna per ricavare, sul posto dell'abbattimento, semilavorati o prodotti finiti, zoccoli e fascere, cucchiai o scodelle, foderi di spada o parti di selle, legni diritti o legni curvi per l'impiego negli arsenali. Di ognuna delle classi di artigiani che operano al seguito dei boscaioli ha osservato l'opera, comprese le tradizioni, penetrati i segreti, frutto di esprerienza millenaria, di cui il grande ingegnere riconosce ai depositari l'intelligente applicazione invitando, con passione, gli uomini di cultura a riconoscere intelligenza e abilità di chi, continuando l'opera dei padri, assicura alla società il contributo di una pratica lungamente sperimentata e sistematicamente perfezionata.

La missione nell'Angoumois[modifica]

Nella biblioteca, tanto vasta e multiforme, di un figlio emblematico del Secolo dei Lumi, il biografo alla ricerca di una pagina capace di riassumere il profilo di uno studioso che padroneggia l'intero scibile scientifico, e la gamma più vasta delle tecnologie, non può non scegliere, come paradigatico, il racconto della missione nell'Angoumois che Duhamel compie, insieme a Mathieu Tillet, lo scopritore della "ruggine" del grano, appunto la Tilletia caries, per porre rimedio a un flagello che devasta i frumenti di una ricca regione agricola, il dilagare di una farfalletta che si riproduce tanto sulle messi quanto nei granai, la "falsa" tignola del grano.

L'incarico di arrestare il dilagare del parassita è affidato a Duhamel e al suo compagno, nelle prime settimane dell'estate del 1760, dall'Académie des sciences, cui si sono rivolte le autorità locali desolate dal constatare il dilatarsi, ogni anno, dell'area colpita, con il pericolo che una regione già ricca non sia più in grado di produrre il pane per i suoi abitanti. La relazione è una straordinaria lezione di metodo sperimentale, quella procedura logica che Bacone e Galileo hanno insegnato ad impiegare per penetrare il meccanismo dei fenomeni naturali che l'uomo desidera dominare per rendere più sicura e più ricca la propria esistenza. Al di là del metodo, che padroneggiano con ammirevole destrezza, di fronte al flagello i due accademici sono praticamente disarmati, non disponendo che delle rudimentali cognizioni di entomologia raccolte nelle opere zoologiche di Buffon e di Réaumur, di un primordiale microscopio e di un termometro.

Giunti nella regione colpita e salutati con trepidazione da autorità e possidenti, con la prima, lucida scelta, i due scienziati decidono di ascoltare le opinioni accumulatesi tra i coltivatori, sul fenomeno, nei trent'anni dal suo primo erompere: confrontano, così, cento credenze, di molte delle quali verificano l'annullarsi reciproco, qualcuna delle quali pare fornire elementi verosimili del ciclo vitale dell'insetto. Deciso quali dei convincimenti popolari assumere come ipotesi di indagine, li sottopongono a verifica sperimentale esaminando le fasi della vita dell'insetto tra i campi e i granai: è la seconda tappa logica della luminosa avventura sperimentale.

La terza tappa è costituita da una serie di esperimenti complementari: con il piccolo microscopio verificano come dall'uovo deposto sulla cariosside nasca la piccola larva, come essa penetri nel grano di frumento, quanto tempo vi si trattenga, secondo le stagioni, prima di uscirne farfalla. Verificano anche, ponendo all'aperto, d'inverno, cariossidi ove è presente il parassita, la sua capacità di svernare fuori da un granaio. Definito il ciclo del parassita, secondo, ancora, una lucida scelta metodologica, si chiedono quale sia il momento di quel ciclo nel quale sarebbe possibile intervenire per interromperne il corso, e, altrettanto lucidamente, si convincono che il parassita può essere colpito in un momento solo, quando, uovo appena deposto entro la spiga, viene riposto, con la messe, nei granai in cui trascorrerà l'inverno. Prima, nei campi, sarebbe impossibile colpirlo, dopo, nel cumulo, sarebbe immensamente più difficile. Quale mezzo impiegare, allora, per eliminare, sul grano appena trebbiato, uova microscopiche? La risposta che immaginano è tanto semplice quanto funzionale: il trattamento del grano in un comune forno per il pane. Nella sua semplicità essa si rivelerà tanto efficace da fornire lo strumento per dissolvere, progressivamente, il flagello.

Siccome, peraltro, i saggi che conducono li convincono che il contadino non può sbagliare col grano da macina, ma che trattare nel forno il frumento da semina, seppure possibile, impone l'uso più attento del termometro, uno strumento ancora rarissimo, per la difesa del grano da semina apprestano un procedimento di disinfestazione fondato sull'immersione del frumento in una liscivia bollente di cenere e calce. Immerso il grano entro una tela, lo si agita brevemente e lo si ritrae: il bagno più rapido avrà devitalizzato le uova, assicurando l'immunità della semente, e della messe. Entrambi i procedimenti impongono la trebbiatura immediatamente dopo la messe, una scelta cui si oppone la tradizione, che insegna a custodire i covoni sotto grandi tettoie, per trebbiarli, durante l'inverno, quando ai contadini mancano lavori alternativi. Ma l'impellenza della lotta al parassita obbliga al rapido superamento della tradizione.

Un protocollo sperimentale semplicissimo, consistente in un'inchiesta sulle opinioni correnti, nella loro critica, in alcuni esperimenti elementari, nella predisposizione di operazioni altrettanto elementari: in quella semplicità una splendida prova di genio sperimentale, la storia seducente di uno dei primi successi di una scienza ancora priva di strumenti contro il parassita che stava condannando all'inopia un'antica regione agricola. In una vicenda consumatasi nelle campagne francesi a metà del Settecento uno dei titoli di un grande cultore della scienza e della tecnica ad essere annoverato tra coloro cui l'Occidente è debitore del privilegio di avere lasciato alle propri spalle i millenni in cui assicurarsi il pane è stato, per l'uomo, impegno diuturno, gravoso, dai risultati sempre aleatori.