Classico Latino: Catullo (superiori)

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lezione
Classico Latino: Catullo (superiori)
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materie:
Avanzamento Avanzamento: lezione completa al 100%.
Sirmione, busto di Catullo

Gaio Valerio Catullo proveniva dalla Gallia Cisalpina e nacque precisamente a Verona nella Venetia et Histria. San Gerolamo, studioso che si era occupato di molti autori latini, pone l'87 a.C. e il 57 a.C. rispettivamente come data di nascita e di morte e specifica che appunto egli morì alla giovane età di trent'anni, ma non se ne conosce la causa. Tuttavia, poiché nei suoi carmi vengono accennati avvenimenti che riportano all'anno 55 a.C. (come l'elezione a console di Pompeo e l'invasione della Britannia da parte di Cesare), si è maggiormente propensi a ritenere che egli sia nato nell'84 e morto nel 54 a.C., dato per certo il fatto che sia morto a trent'anni. Apparteneva a una famiglia agiata. Stando a quanto racconta Svetonio, il padre ospitò Q. Metello Celere e Giulio Cesare in casa propria al tempo del loro proconsolato in Gallia. Trasferitosi nella Capitale si suppone intorno al 61-60 a.C., cominciò a frequentare ambienti politici, intellettuali e mondani, conobbe personaggi influenti e conosciuti dell'epoca, come Quinto Ortensio Ortalo, Gaio Memmio, Cornelio Nepote, e Asinio Pollione, infine ebbe contatti ostili con Cesare e Cicerone; con una ristretta cerchia d'amici letterati, quali Licinio Calvo ed Elvio Cinna fondò un circolo privato e solidale per stile di vita e tendenze letterarie. Durante il suo soggiorno prolungato a Roma ebbe una relazione travagliata con la sorella del tribuno Clodio, tale Clodia. Viene soprannominata nei carmi con lo pseudonimo letterario Lesbia in riferimento alla grande poetessa greca d'amore Saffo dell'isola di Lesbo. Lesbia, che aveva una decina d'anni più di Catullo, viene descritta dal suo amante non solo graziosa, ma anche colta, intelligente e spregiudicata. La loro relazione alternava periodi di litigi e di riappacificazioni ed è noto che l'ultima lettera che Catullo scrisse all'amata fu del 55 o 54 a.C., proprio perché in essa viene citata la spedizione di Cesare in Britannia. Soprannominato "Poeta Nuovo" ( "neóteros" ) da Cicerone in modo però del tutto dispregiativo. Da alcuni suoi carmi emerge che il poeta ebbe anche un'altra relazione, con un giovinetto romano di nome Giovenzio. Catullo si allontanò varie volte da Roma per trascorrere del tempo nella villa paterna a Sirmione, sul lago di Garda, luogo da lui particolarmente apprezzato e celebrato per il suo fascino ameno, ma anche perché situato nella sua terra di origine, causa per il poeta di periodi nostalgici. Nel 57-56 a.C. fece parte della cohors praetoria, detta anche cohors amicorum, accompagnò Gaio Memmio in Bitinia e in quella circostanza andò per rendere omaggio alla tomba del fratello situata nella Troade. Quel viaggio non recò alcun beneficio al poeta, che ritornò senza guadagni economici, né la lontananza riuscì a fargli riacquistare la serenità perduta a causa dell'incostanza e dell'indifferenza di Lesbia nei suoi confronti. Catullo muore nel 54 a.C. a Roma.

Liber[modifica]

Raccolta dei carmi di Catullo in un'edizione del 1889. Anche Giacomo Leopardi e Ugo Foscolo furono grandi estimatori del poeta

Il Liber di Catullo (o Carmina) è una raccolta di poesie del poeta romano Gaio Valerio Catullo.

Suddivisione

Il Liber consta di 116 carmi divisi in tre sezioni:

  • La prima parte (1-60) detta nugae, termine che significa "sciocchezze", "cose da poco" e che verrà poi ripreso da Francesco Petrarca, raccoglie carmi brevi scritti in metro vario, soprattutto endecasillabi faleci, ma anche trimetri giambici, scazonti e saffiche.
  • La seconda parte (61-68) detta carmina docta, contiene elegie, epitalami e poemetti più lunghi ed impegnativi in esametri e in distici elegiaci, scritti secondo il gusto erudito della poesia alessandrina. In questi carmi si avverte un interesse ed una partecipazione poetica più accentuata.
  • La terza parte (69-116) è composta dagli epigràmmata ossia appunto da epigrammi in distici elegiaci.

All'inizio della raccolta vi è una dedica scritta rivolta a Cornelio Nepote carme 1), che però non sembra riferibile all'opera nella sua totalità infatti in questa prefazione dedicata, Catullo definisce i suoi carmi come nugae, ovvero cosucce di poco conto, termine ben riferibile alla prima parte anziché alla seconda dei Carmina Docta.

Nelle nugae e negli epigrammata il tema dominante è dato dall'amore per Lesbia, rappresentata come una donna d'eccezionale fascino e cultura, che fa presa perennemente sul poeta. Catullo fu in gran misura influenzato da Saffo ma dalle poesie si evince comunque una passione autentica ed un'impronta d'originalità.

Nei carmina docta invece, c'è un Catullo più composto e classico, in cui il mito rappresenta un modello etico, o comunque un mezzo per affermare l'assolutezza e la sacralità di quei valori che Catullo sente minacciati nella vita del suo tempo ma anche nella sua vita privata. Il primo ed il secondo carme sono rispettivamente un epitalamo ed un contrasto corale. L'Attis, il carme successivo, narra la vicenda del giovane omonimo, giunto in Frigia, che si evira in preda ad una furia religiosa così da poter divenire sacerdote della dea Cibele. Rinsavito, Attis si rende conto del suo gesto e si abbandona ad un lamento in riva al mare, creando un acceso lirismo narrativo. Il quarto carme, comunemente intitolato Le nozze di Peleo e Teti fin dall'Umanesimo, è un epitalamio che racconta appunto le vicende delle nozze fra i due. La peculiarità principale dell'epitalamo però è data dalla tecnica artistica, l'ekphrasis giunta dagli Alessandrini, con cui il poeta introduce con un pretesto poetico mutuato dall'argomento focale, un altro episodio in contrasto: l'abbandono di Arianna da parte di Teseo: i due nuclei narrativi devono contrapporre la fides e linfidelitas. I successivi componimenti (65-66) sono in stretta relazione: il primo è la un'epistola indirizzata all'oratore Ortensio Ortalo, amico e rivale di Cicerone, difensore dei poeti e poeta egli stesso, nella quale è presente la dedica del carme successivo, traduzione dell'opera di Callimaco "La chioma di Benerice", fatta da Catullo allo stesso Ortalo. Il carme 67 tratta dell'argomento della 'porta chiusa', ovvero una nuova deformazione del παρακλαυσίθυρον (paraklausìthyron), cioè del lamento dell'amante di fronte alla porta chiusa dell'amato: in questo componimento infatti, una porta racconta le vicende che riguardano la moglie del padrone e delle sue relazioni adulterine. L'ultimo componimento racconta della vicenda mitica riguardante Protesilao e Laodamia, il quale riassume bene i due temi principali della poesia catulliana di questo periodo, ovvero la morte di un congiunto (la scomparsa del fratello) e l'amore disperato e carnale (la passione per Lesbia).

La strutturazione del libro così come ci è pervenuto, probabilmente non ha origine dallo stesso Catullo, ma è stato ordinato in seguito da qualche editore che ne ha curato la pubblicazione postuma.

Temi principali del Liber

Una parte importante del Liber catulliano è costituita dai componimenti a sfondo amoroso dedicati a Lesbia, dai quali si evince che la relazione ebbe un principio felice ma che nel protrarsi del tempo, fu oscurata dai numerosi tradimenti della donna, alternando momenti di gioia a momenti di infelicità per il poeta. La visione catulliana dell'amore è una concezione totalmente nuova per la società romana tradizionalista, che considerava ufficiale soltanto il legame consacrato, ovvero il matrimonio, e inferiori i rapporti extraconiugali. Per Catullo, il rapporto con Lesbia, anche se vissuto con estrema trasgressività contro i moralisti (carme 5), è comunque fondato su un "patto" ("foedus") che comporta lealtà, stima, rispetto reciproco e fedeltà incondizionata, e perciò non ha meno valore rispetto ad un matrimonio. Nell'amore, come nell'amicizia, il "foedus" è un patto reciproco di valore religioso, che impone il rispetto della "fides", della fedeltà alla parola data. Amare e bene velle, il desiderio carnale e l'affetto, sono aspetti complementari ed indivisibili del rapporto: l'infedeltà annienta l'inviolabilità del bene velle ed acuisce il desiderio, però divenuto sofferenza. Odio e amore vengono così a convivere, in una coincidentia oppositorum che genera disorientamento, follia e disperazione. Catullo portò la poesia ad un nuovo livello, fondendo i caratteri greco-ellenistici con la profondità psicologica dell'avventura amorosa, intessendo il proprio lavoro di momenti di vita privata, volti a raccontare la sua vicenda: ai dialoghi con l'amante, ricchi di vezzeggiativi e locuzioni familiari, si alternano ombrosi soliloqui.

Un'altra forma d'amore descritta da Catullo è, non meno intensa, quella fraterna, che sfocia nel suo carme 101 (epigramma), dedicato appunto al fratello prematuramente scomparso e che termina con un accorato addio, in cui viene esplicata l'impossibilità del poeta di intervenire, poiché le parole sono vane davanti ad una tale sofferenza.

Oltre all'amore, vi sono numerosi altri temi affrontati in questa raccolta di carmi. Molti di essi sono dedicati ad amici scrittori e lasciano intravedere uno spicchio di vita quotidiana che il poeta conduceva a Roma, e soprattutto i rapporti con la cerchia dei neoterici. Venustas, lepos, iocunditas ovvero eleganza, grazia, piacevolezza sono i princìpi letterari e comportamentali ai quali un poeta neoterico doveva attenersi: in contrapposizione alla morale comune tradizionale, secondo la quale l'unico vero interesse del cives doveva essere il negotium (ossia l'adempimento ai doveri pubblici e politici), questo gruppo di poeti avanguardisti prediligeva l'otium (la vita privata e tutto ciò che la concerneva: l'amore, gli scherzi, le polemiche letterarie, le frequentazioni, ecc..). Li univa il gusto per la raffinatezza e per l'anticonformismo, perciò anche la derisione della grossolanità, del cattivo gusto e dell'effimera presunzione.

Stile

Catullo compone i suoi carmi con grande consapevolezza artistica, ma ciò nonostante conferisce loro forte spontaneità e immediatezza espressiva.

In ottemperanza al criterio callimacheo della poikilia (varietas in latino: varietà, intesa tanto in senso tematico e metrico quanto linguistico), Catullo fa uso nella sua opera di più registri linguistici diversi, che fonde assieme per creare una lingua letteraria che comprenda tanto forme colte e dotte quanto forme "volgari", proprie del sermo familiaris. Di conseguenza, anche il lessico appare particolarmente ampio, tanto da accogliere assieme forme oscene e volgari, diminutivi, grecismi, interiezioni, onomatope ed espressioni idiomatiche o proverbiali. La sintassi è prevalentemente semplice e paratattica, e richiama le strutture della lingua parlata; si segnalano, in particolare, l'uso del partitivo in dipendenza da pronomi o aggettivi neutri singolari o da avverbi; il congiuntivo esortativo alla seconda persona adoperato con valore di imperativo; l'uso dell'indicativo nella proposizione interrogativa indiretta, normalmente costruita con il congiuntivo; il pronome neutro in funzione predicativa retto dal verbo essere.

La costruzione e la scelta del lessico non sono però frutto del caso: Catullo seleziona attentamente, stilizzandoli, gli elementi del linguaggio quotidiano e familiare, e li rielabora, mantenendone intatta l'espressività, alla luce del suo fine gusto letterario. Egli non è, d'altro canto, il primo a fare uso del linguaggio parlato in letteratura: lo stesso procedimento si era verificato in Grecia già a partire dalla lirica arcaica, mentre a Roma le forme del linguaggio quotidiano erano caratteristiche del genere comico, ma erano presenti anche nelle Satire di Gaio Lucilio.

La forte capacità espressiva ed emotiva dell'opera catulliana è testimoniata da alcuni stilemi ricorrenti, come le forme dialogiche, le allocuzioni, le iterazioni, gli incipit ex abrupto, le metafore, i diminutivi, gli aggettivi possessivi uniti ai nomi propri. Con l'intento di creare un effetto di marcato contrasto, Catullo affianca a tali elementi del linguaggio colloquiale alcune forme e usi propri del linguaggio letterario, come le allusioni, tipiche della letteratura alessandrina, gli epiteti di stampo epico, spesso ricalcati dal greco, gli arcaismi ispirati al linguaggio di Omero ed Ennio.

Il fine gusto letterario catulliano interviene anche al livello compositivo, e definisce nei carmi una struttura retorica elaborata ed equilibrata, basata su simmetrie, antitesi, parallelismi, riprese e Ringkomposition. Tale precisa architettura stilistica è però efficacemente dissimulata, in modo tale da conferire ai carmi un senso di grande immediatezza e potenza espressiva.

I componimenti brevi, nugae ed epigrammi, non presentano differenze di grande rilievo, sotto il profilo della lingua e dello stile, rispetto ai carmina docta, anche se in questi lo stile appare più elaborato e dotto, particolarmente ricco di riferimenti allusivi, arcaismi e grecismi. Appaiono infatti in essi particolarmente forti gli influssi della poetica di Ennio, dell'epica e della tragedia arcaica in campo latino, ma soprattutto dei poeti ellenistici in campo greco. Non mancano, tuttavia, elementi afferenti al linguaggio colloquiale, in particolare i diminutivi. Tale esempio, in cui l'umanizzazione del mito operata in ambito alessandrino arriva alla fusione tra la vicenda biografica personale e quella mitologica, è alla base dell'elegia di età augustea. Elenco dei Carmina.

Nugae

  • Carme 1 Dedica a Cornelio Nepote
  • Carme 2 Il passero di Lesbia
  • Carme 3 Morte del passerotto
  • Carme 4 Il battello di Catullo
  • Carme 5 A Lesbia
  • Carme 6
  • Carme 7 A Lesbia
  • Carme 8 A se stesso
  • Carme 9 A Veranio
  • Carme 10 A Furio e Aurelio
  • Carme 11
  • Carme 12 Contro Marrucino, ladro di fazzoletti
  • Carme 13 Invito a cena a Fabullo con doppia sorpresa
  • Carme 14
  • Carme 14b
  • Carme 15
  • Carme 16 Ad Aurelio e Furio
  • Carme 17
  • Carme 21 Ad Aurelio
  • Carme 22 A Varo
  • Carme 23
  • Carme 24
  • Carme 25
  • Carme 26 La villetta "esposta"
  • Carme 27 Ad un giovane coppiere
  • Carme 28
  • Carme 29
  • Carme 30
  • Carme 31 A Sirmione
  • Carme 32 Ad Ipsitilla
  • Carme 33
  • Carme 34 Inno a Diana
  • Carme 35
  • Carme 36 Gli Annali di Volusio
  • Carme 37 La taverna di Lesbia
  • Carme 38 Rimprovero a Cornificio
  • Carme 39 I denti bianchi di Egnazio
  • Carme 40
  • Carme 41 Ameana
  • Carme 42
  • Carme 43 Ad Ameana
  • Carme 44
  • Carme 45
  • Carme 46 Il ritorno della primavera
  • Carme 47
  • Carme 48 A Giovenzio
  • Carme 49 A Cicerone
  • Carme 50
  • Carme 51 La sindrome amorosa
  • Carme 52 Cose insopportabili
  • Carme 53
  • Carme 54
  • Carme 55
  • Carme 56
  • Carme 57
  • Carme 58 Contro Lesbia
  • Carme 58b
  • Carme 59 La bolognese Rufa
  • Carme 60 Contro una donna crudele

Carmina docta

  • Carme 61
  • Carme 62
  • Carme 63
  • Carme 64
  • Carme 65
  • Carme 66
  • Carme 67
  • Carme 68

Epigrammata

  • Carme 69
  • Carme 70 Promesse di donna
  • Carme 71
  • Carme 72 A Lesbia
  • Carme 73 Ingratitudine generale
  • Carme 74
  • Carme 75 A Lesbia
  • Carme 76
  • Carme 77
  • Carme 78
  • Carme 78b
  • Carme 79
  • Carme 80
  • Carme 81
  • Carme 82
  • Carme 83
  • Carme 84 La pronuncia di Arrio
  • Carme 85 Odi et amo
  • Carme 86 Lesbia è la più bella
  • Carme 87 A Lesbia
  • Carme 88
  • Carme 89 Contro Gellio
  • Carme 90
  • Carme 91
  • Carme 92 A Lesbia
  • Carme 93 Disinteresse per Cesare
  • Carme 94 A Minchia-Mamurra
  • Carme 95 La Smirna di Cinna
  • Carme 95b
  • Carme 96
  • Carme 97
  • Carme 98
  • Carme 99
  • Carme 100
  • Carme 101 Per la morte del fratello
  • Carme 102
  • Carme 103
  • Carme 104 Come posso maledire Lesbia?
  • Carme 105
  • Carme 106
  • Carme 107 Il ritorno di Lesbia
  • Carme 108
  • Carme 109 Speranza di amore eterno
  • Carme 110
  • Carme 111
  • Carme 112
  • Carme 113
  • Carme 114
  • Carme 115
  • Carme 116

Codici catulliani

I principali codici dell'opera di Catullo sono:

  • Il Thuanensis, dal nome del possessore J. A. de Thou, florilegio del IX secolo contenente, del Liber, il solo carme 62.
  • L'Oxoniensis, del XIV secolo
  • Il Sangermanensis, dall'abbazia di Saint-Germain-des-Prés, della fine del XIV secolo
  • Il Datanus (1463) dal nome del possessore nel XVII secolo Luigi Dati
  • Altri codici deteriori.

Dedica a Cornelio Nepote (c. 1)[modifica]

Il libraio ha consegnato a Catullo il rotolo di papiro ben levigato e il poeta, contento e soddisfatto, lo ammira e si domanda con una punta di orgoglio a chi donarlo se non a Cornelio che aveva apprezzato un tempo le sue nugae. La dedica era una moda a Roma derivata dai poeti alessandrini. Oltre che in Catullo lo si trova anche in Orazio, Lucrezio, Marziale, ecc.. Ma presso di essi la dedica la si trova di più all'interno del libro, in Catullo è extra-librum. Catullo scrive il carme quando il libellus è già pronto per la pubblicazione.

Metro: Endecasillabi Faleci.

Testo in Latino[modifica]

Cui dono lepidum novum libellum

arida modo pumice expolitum?

Corneli, tibi: namque tu solebas

meas esse aliquid putare nugas,

iam tum, cum ausus es unus Italorum 5

omne aevum tribus explicare chartis

doctis, Iuppiter, et laboriosis.

quare habe tibi quidquid hoc libelli,

qualecumque; quod, o patrona virgo,

plus uno maneat perenne saeclo. 10

Traduzione in Italiano[modifica]

A chi dono un simpatico nuovo libretto

appena ripulito con ruvida pomice?

Cornelio, a te: tu difatti solevi

pensare valer qualcosa le mie cosucce già allora,

quando hai osato unico degli Italici 5

spiegare tutta la storia con tre libri

dotti, per Giove, e complessi.

Dunque tieniti quanto più questo di libretto

quale che sia; ma lui, o vergine patrona,

duri perenne più di un secolo. 10

Analisi del Testo[modifica]

1-3.

Cui dono: "A chi donare...". La presenza dell'indicativo al posto del congiuntivo dubitativo fa capire che non c'è dubbio ma Catullo ha già deciso.

Lepidum: "Grazioso". Si può intendere anche l'aspetto esteriore del libro ma qui si anche al contenuto che per un lepos della nuova poesia deve avere proprio questa dote.

Libellum: Il diminutivo-vezzeggiativo è tipico della poetica di Catullo ed è frutto della volontà di vedere tutte le cose con un tocco di innocenza e ingenuità. Ma c'è anche una polemica contro la tradizione e in particolare gli epigoni delle forme espressive della tradizione.

Arida... expolitum: Il rotolo di papiro veniva "levigato" alla base con la pietra pomice.

Corneli: Si tratta di Cornelio Nepote, autore dei Chronica in tre libri (tribus chartis) e del De viris illustribus.

4-7.

Nugas: "Sciocchezzuole". così erano dette le poesie brevi e a contenuto leggero in contrapposizione alle forme solenni e grandiose delle tragedie e dell'epica.

Iam tum cum: "Già allora quando". Da notare l'insistenza sul riferimento temporale quasi a voler fissare in una data storica i primi elogi da parte del dotto amico.

Explicare: Letteralmente "stendere un plico per scriverci", da qui "svolgere".

Doctis... laboriosis: La doctrina ed il labor limae erano fra i canoni più richiesti dal neoterismo.

Iuppiter: Esclamativo: "Per Giove".

8-10.

Habe tibi: "Accetta". L'espressione è colloquiale.

Quidquid... qualecumque: Libelli è genitivo partitivo che può dipendere tanto da hoc quanto quidquid. Nel primo caso quidquid e qualecumque sarebbero predicativi. Circa il significato, il primo si riferisce alla quantità, il secondo alla qualità. Trad.: "Tutto ciò che c'è in questo libro e qualunque sia il suo valore".

Quod: Il relativo è riferito ad hoc.

Patrona virgo: È la Musa.

Uno.. saeclo: Ablativo di paragone.

Saeclo: Sincope, per saeculo.

Maneat: Il congiuntivo ha un valore oscillante tra l'augurativo e il consecutivo.

Perenne: Predicativo di quod.

Il passero di Lesbia (c. 2)[modifica]

La struttura del carma è molto semplice. Esso è schematizzabile in tre parti: I) vv. 1-4, è dominato dalla presenza del passero anche se è legata a Lesbia; II) vv. 5-8, il cui centro è Lesbia, III) vv. 9-10, il cui centro è il poeta. Già questa divisione ci fa capire come il passero non è il centro del componimento ma è solo il punto di legame dell'amore tra Lesbia e il poeta ed è proprio l'amore il centro del comonimento. Amore con le sue connotazioni: passione, ardore, gelosia, tormento. Nella prima parte (vv. 1-4) Catullo ci mostra una scena di vita pacifica di Lesbia intenta, indisturbata da nessuno, a giocare con il passero e ad assecondare i suoi piacevoli capricci. Nella seconda parte (vv. 5-8) Catullo volge lo sguardo ai sentimenti interni di lesbia quali solaciolum, doloris, gravis, ardor tutti sintomi dell'angoscia interna che Lesbia cerca di lenire giocando col passero. Nella terza parte (vv. 9-10) c'è tutto il sospiro dell'animo di Catullo che vorrebbe anche lui alleviare le tristis curas del suo animo. Potrebbe anche lui giocare con il passero, ma sarebbe inutile, il che è segno di una passione d'amore più sconvolgente di quella di lesbia.

Metro: Endecasillabi Faleci.

Testo in Latino[modifica]

Passer, deliciae meae puellae,

quicum ludere, quem in sinu tenere,

cui primum digitum dare adpetenti

et acris solet incitare morsus,

cum desiderio meo nitenti 5

carum nescio quid libet iocari

et solaciolum sui doloris,

credo ut tum gravis acquiescat ardor:

tecum ludere sicut ipsa possem

et tristis animi levare curas! 10

Traduzione in Italiano[modifica]

Il passero, delizia della mia ragazza,

con cui suole giocare, e tenerlo in seno,

ed a lui bramoso dare la punta del dito

ed eccitare focosi morsi,

quando alla mia splendida malinconia 5

piace scherzare a non so che di caro

e piccolo sollievo del suo dolore,

credo perché allora s'acquieti il forte ardore:

teco potessi come lei giocare

ed alleviare le tristi pene del cuore! 10

Analisi del Testo[modifica]

1.

Passer: Il poeta si rivolge al passero amato da Lesbia. Il vocativo è lasciato sinteticamente sospeso. Gli animali sono un oggetto poetico molto usato dalla poesia ellenistica.

Deliciae: "Delizia" o "Trastullo" ?

Puellae: Si traduce, con un tocco di modernità, "ragazza". È un verso con molta levità semantica e connotato da profonda dolcezza.

Ludere: Infinito che, come i successivi, è retto da solet.

Sinu: Qui sta per petto con significato chiaramente metonimico. Il sinus infatti era il lembo a pieghe della veste.

3.

Cui... adepetenti: Catullo sembra introdurre una situazione scenica familiare ed usuale. Il candore di Lesbia si intona alla innocente graziosità del passero. In realtà tutto questo è smentito dal v. 8.

4.

Acris: Sta per acres.

5.

Cum: Temporale: "Quando".

Sidero meo nitenti: Dativi retti da libet. Catullo, usando l'astratto invece che il concreto, esplica tutto l'ardore della sua passione per Lesbia, oggetto del suo desiderio amoroso.

6-7.

Carum... doloris: Ordina libet iocari nescio quid carum et solaciolum sui doloris "piace giocare a non so quale caro gioco e a sollievo del suo dolore": carum e solaciolum sono oggetti interni di iocari.

8. Questo verso ha dato vita a notevole dibattito. C'è chi legge credo isolato tra due virgole e chi no. Chi legge acquiescit e chi acquiescat. La soluzione sembra che credo sia parentetico e ci sia il congiuntivo acquiescat in dipendenza da ut finale.

9.

Possem: L'imperfetto congiuntivo sta ad indicare l'irrealtà del desiderio.

10.

Tristis: Sta per tristes.

Levare: "Alleviare".

Curas: "Affanni".

Morte del passerotto (c. 3)[modifica]

Il passero di Lesbia è morto e questo fa rattristare Catullo dato che questo passero era un compagno di giochi di Lesbia. Solitamente si colloca questo passo all'inizio dell'amore per Lesbia dove tale sentimento era ancora forte e si vedeva solo in lontananza che sarebbe diventato tragico. Questo ha fatto pensare che in questa fase l'amore fosse anche contraccambiato e il dolore di Lesbia sia il dolore anche di Catull. In realtà si può giudicare semplicemente come una reazione di razionale repulsione per una situazione per nulla dignitosa e il desiderio di non provare quella situazione. Concorre a questa tesa il collocare i ricordi felici in un passato quasi da favola. Il presente ha distrutto ogni cosa e non lascia pensare che Lesbia ne soffra più di tanto.

Metro: Endecasillabi Faleci.

Testo in Latino[modifica]

Lugete o Veneres Cupidinesque

et quantum est hominum uenustiorum.

passer mortuus est meae puellae.

passer deliciae meae puellae.

quem plus illa oculis suis amabat. 5

nam mellitus erat suamque norat

ipsam tam bene quam puella matrem.

nec sese a gremio illius mouebat

sed circumsiliens modo huc modo illuc

ad solam dominam usque pipiabat. 10

qui tunc it per iter tenebricosum

illuc unde negant redire quemquam.

at uobis male sit malae tenebrae

Orci. quae omnia bella deuoratis.

tam bellum mihi passerem abstulistis. 15

o factum male. o miselle passer.

tua nunc opera meae puellae

flendo turgiduli rubent ocelli.

Traduzione in Italiano[modifica]

Piangete, o Veneri e voi Amorini,

e quanti sono disposti all'amore.

È morto il passero alla mia ragazza,

il passero, tesoro della mia ragazza;

lei lo amava più dei propri occhi, 5

perché era dolce come il miele e la riconosceva

così come una bimbetta la sua mamma;

mai che si scostasse dal suo grembo

e, saltellando intorno qua e là,

cinguettava sempre, solo rivolto alla sua padrona. 10

Ora procede per una strada oscura,

là donde si dice che nessuno torni.

Maledizione a voi, maledette oscurità infernali,

che inghiottite ogni cosa graziosa:

un passero così carino voi m'avete rapito. 15

Che brutta azione! Che passerotto infelice!

Ora per colpa tua, gonfi di pianto, sono arrossati

gli occhi soavi della mia ragazza.

Analisi del Testo[modifica]

1-2.

Lugete: Il carme si apre con il Lugete che è un invito al pianto per tutto il mondo di coloro che sono amanti. Non è in tono perentorio ma è mesto quasi un lamento dell'anima.

Veneres Cupidinesque: Era tipico in Grecia discutere su Venere e i Puttini ma in questo caso Catullo allude a tutti gli aspetti dell'amore.

Et... Venustiorum: Tipico costrutto di Catullo. La natura familiare conferisce al testo un tono più accorato.

Quantumst: È Quantum Est.

Venustiorum: Sono gli uomini dotati di sensibilità e gentilezza.

3-10.

Passer... Puella: È una anafora richiesta dal tono sconsolato che richiama quasi una cantilena.

Meae Puellae: Ricorre tre volte nel carme e sta ad indicare un preciso intento possessorio.

Quem... Amabat: Catullo spiega il motivo di tanta tristezza per la morte del passerotto.

Oculis suis: È Ablativo di Paragone.

Nam: Introduce le Ragioni per cui Lesbia amava il suo passero più dei suoi occhi.

Norat: È una Sincope per Noverat.

Ipsam: Vale come nella lingua dei comici Dominam ma potrebbe riferirsi anche a Matrem.

Illius: Ha la penultima breve, forse per ragioni metriche, ma ancor di più per abitudine del poeta.

Circumsiliens: È un verbo di movimento che indica il saltellare del passero. La presnez adi sibilianti rende il termine quasi onomatopeico e gli conferisce graziosità.

Pipiabat: È voce di origine popolare onomatopeica: "Pigolava". Sia il saltellare che questi suoni fanno immaginare un Catullo che rivive nella mente quei momenti passati.

11-12. Nel v. 11 si ha un rovesciamento di tono espressivo. Sono finite le scene di vita e di amore e comincia la morte e il pianto. Tutto introdotto da nunc che ha una particolare espressività.

Tenebricosum: È un termine che, nella sua struttura fonica, trasmette un senso di sgomento e di paura. Il passero, come tutti i mortali, va incontro al suo cammino trise e "tenebroso" per non tornare più.

13-15.

Vobis... Tenebrae: La Paronomasia (male... malae) conferisce all'imprecazione un maggior vigore mentre tenebrae la penultima per ragioni metriche è lunga.

Orci: In posizione iniziale di verso acquista una connotazione più terrificante.

Bella: È, come Bellum del v. 15, diminutivo di Bonus e significa: "Grazioso, Carino".

Mihi: Molti basandosi sull'identità Catullo/Lesbia lo fanno dipendere da Abstulistis per cui si avrebbe: "Avete strappato a me un passero così bello". In realtà Mihi è una sorta di dativo di limitazione dipendente da Bellum per cui si ha: "Avete portato via un passero così bello per me".

16-18.

O... male!: "O sciagura!" è un'espressione derivante dal Participio Sostantivato + Avverbio.

Misselle: È un diminutivo: "Poverino".

Flendo: Ablativo del Gerundio con Valore Causale.

Turgiduli... ocelli: Lett. "Gonfiuzzi... Occhiuzzi". L'uso del diminutivo è tipico della poesia alessandrina.

A Lesbia (c. 5)[modifica]

Catullo invita Lesbia ad abbandonarsi all'amore e a non pensare al chiacchiericcio dei vecchi brontoloni. Vivere la vita è un dovere perché una volta che il sole sarà spento non resterà anche una notte eterna nel buio del niente.

metro: Endecasillabi Faleci.

Testo in Latino[modifica]

Vivamus mea Lesbia, atque amemus,

rumoresque senum seueriorum

omnes unius aestimemus assis!

soles occidere et redire possunt:

nobis cum semel occidit breuis lux, 5

nox est perpetua una dormienda.

da mi basia mille, deinde centum,

dein mille altera, dein secunda centum,

deinde usque altera mille, deinde centum.

dein, cum milia multa fecerimus, 10

conturbabimus illa, ne sciamus,

aut ne quis malus inuidere possit,

cum tantum sciat esse basiorum.

Traduzione in Italiano[modifica]

Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo,

e i rimproveri dei vecchi pedanti

tutti insieme non consideriamoli un soldo.

I giorni tramontano e tornano;

ma noi quando cade la breve luce della vita, 5

dobbiamo dormire una sola interminabile notte.

Donami mille baci, poi ancora cento,

poi altri mille, poi ancora altri cento,

poi di seguito mille, e poi di nuovo altri cento.

Quando poi ne avremo dati migliaia, 10

confonderemo le somme, per non sapere (il numero dei baci),

e perché nessun malvagio ci invidi,

sapendo che esite un dono così grande di baci.

Analisi del Testo[modifica]

1-3.

Vivamus... Amemus: Vivamus e Amemus sono due Congiuntivi Esortativi.

Severiorum: Comparativo Assoluto.

Unius: Ha la Penultima Breve.

Aestimemus: Congiuntivo Esortativo.

4-6.

Soles: "I Giorni".

7-9.

Mi: È un apocope per Mihi.

Basia: "Baci" termine di origine celtica che si contrappone per la sua natura popolare all'elegante ma lezioso Osculum.

Dein: "Di poi", che si alternna con Deinde con lo stesso significato, forse per motivi ritmici.

10-13.

Fecerimus: Ha la penultima lunga secondo l'originaria coniugazione ma qui probabilmente solo per motivi metrici. Si può notare la cosiddetta legge dei due futuri (fecerimus è futuro anteriore mentre conturbabimus è futuro semplice).

Cum basiorum: "Sapendo che ci sono tanti baci"; Basiorum è Genitivo Partitivo.

A se stesso (c. 8)[modifica]

Razionalmente Catullo ha compreso che è finito il suo amore per Lesbia ma tutto ciò non è accettato a livello sentimentale. Di qui la profonda lotta tra la mente che lo spinge a non abbandonarsi ad illusioni e il cuore che invece da una parte gli ricorda i momenti passati felici e dall'altro gli prospetta la triste e angosciante solitudine. La sponteneità e immediatezza del testo sembra far pensare ad un rapido lavoro da parte di Catullo su di esso. In realtà c'è stata un lavoro lungo e accurato soprattutto tenendo conto della struttura d'insieme, il gioco dei contrasti, la connotazione del lessico e la perfetta corrispondenza dei fonemi allo stato d'animo che vi è sotteso.

Metro: Trimetri Giambici Scazonti.

Testo in Latino[modifica]

Miser Catulle. desinas ineptire.

et quod uides perisse perditum ducas.

fulsere quondam candidi tibi soles.

cum uentitabas quo puella ducebat

amata nobis quantum amabitur nulla. 5

ibi illa multa cum iocosa fiebant

quae tu uolebas nec puella nolebat

fulsere uere candidi tibi soles.

nunc iam illa non uult. tu quoque impotens noli

nec quae fugit sectare. nec miser vive. 10

sed obstinata mente perfer. obdura.

uale puella. iam Catullus obdurat.

nec te requiret. nec rogabit inuitam.

at tu dolebis cum rogaberis nulla.

scelesta. uae te. quae tibi manet vita? 15

quis nunc te adibit. cui uideberis bella?

quem nunc amabis. cuius esse diceris?

quem basiabis. cui labella mordebis?

at tu Catulle desinatus obdura.

Traduzione in Italiano[modifica]

Disperato Catullo, falla finita con le tue follie;

ciò che vedi perduto, come perduto consideralo.

Brillarono un tempo per tè giornate radiose,

quando sovente venivi agli incontri che la ragazza fissava,

quella che abbiamo amata come nessun'altra ameremo. 5

Là si svolgevano giochi gioiosi d'amore senza mai fine,

che tu pretendevi, ne lei rifiutava

(brillarono veramente per tè giornate radiose).

Ormai lei li rifiuta; (rifiutali) anche tu, sebbene incapace a frenarti.

Non cercarla, se sfugge; e non vivere da disperato, 10

ma con ostinazione sopporta; tieni duro.

Cara ragazza, addio. Alla fine Catullo tiene duro;

più non ti cercherà, più non t'implorerà, tanto non lo vuoi;

ma ti pentirai, quando nessuno più t'implorerà.

Guai a tè, disgraziata! Che vita t'attende? 15

Chi adesso ti verrà a cercare? Chi ti troverà carina?

Con chi farai oggi l'amore? A chi dirai: «Sono tua»?

A chi darai i tuoi baci? A chi morderai le labbra?

Ma tu, Catullo, con ostinazione tieni duro!

Analisi del Testo[modifica]

1-2.

Mister Catulle: È un vocativo ed indica chiaramente che il componimento è come un dialogo interno a Catullo stesso, un dialogo di autocommiserazione che gli impedisce di cadere nella vera e propria angoscia.

Mister: Nella poesia erotica ed elegiaca a il significato di "infelice per amore".

Desinas: Il Congiuntivo Esortativo rende più lieve il tono del dialogo.

Et... Ducas: Perisse/Perditum Sono paronomasie che fanno risaltare la gravità della perdita. Tutta l'espressione è proverbiale e si trova anche in Plauto.

3-5.

Fulsere: È Fulserunt.

Quondam: Vi è una carica agrodolce dell'avverbio.

Ventitabas: È il frequantativo di Venio.

Quo: È Moto a Luogo.

Ducebat: Il verbo fa comprendere che Catullo è disponibile a seguire la sua donna. Si potrebbe leggere una nota di debolezza caratteriale ma è fuori luogo dato che qui è la forza dell'amore.

Amata/Amabitur: È un poliptoto che segna l'insistenza del poeta sul suo amore.

Nobis: Più che un disordine compositivo come hanno affermato alcuni qui Catullo con il passaggio alla seconda persona plurale segnala che la scissione in due personalità di ciò che prima erano coincidenti cuore (il tu) e ragione (l'io).

Nec... Nolebat: È una litote per esprimere l'atteggaimento della ragazza improntato esteriormente a ritrosia ed intimamente a disponibile accondiscendenza.

8.

Vere: Ha funzione di dare concretezza ad un passato quasi da favola.

9-11.

Nunc... vult: C'è una scansione ritmica tonalmente dura accentuata dalla brevità della parola.

Noli: Verbo integrato al codice dall'Avantius. Il passaggio all'imperativo si spiega dato il passaggio dalla memoria nostalgica alla realtà ineluttabile.

Nec... sectare: Forma arcaica di Imperativo Negativo, invece della più classica ne + perfetto congiuntivo.

Sectare: È imperativo di sector, frequentativo di sequor.

12-14.

Requiret... rogabit: I due verbi hanno un significato erotico.

Nulla: È non.

15-19.

Vae te: Vae con l'accusativo è di uso popolare ma di norma è con il dativo.

Quis... cui... quem... cuius... quem... cui...: Il pronome interrogativo è in posizione anaforica ed oltre ad esprimere la concitazione passionale esprime anche l'indeterminatezza ed un vago senso di indefinito di fonte alla certezza del suo amore.

Destinatus: Richiama obstinata mente di v. 11; trad.: "Risoluto".

A Veranio (c. 9)[modifica]

La struttura del carme è statica e ruota intorno ad un solo personaggio, Veranio, e ad una sola situazione, cioè la felicità di Catullo per il suo ritorno. La struttura lineare è dovuta alla chierezza di sentimenti che ha Catullo e cioè del provare amicizia per Veranio.

Metro: Endecasillabi Faleci.

Testo in Latino[modifica]

Verani, omnibus e meis amicis

antistans mihi milibus trecentis,

venistine domum ad tuos penates

fratresque unanimos anumque matrem?

Venisti. O mihi nuntii beati! 5

Visam te incolumem audiamque Hiberum

narrantem loca, facta nationes,

ut mos est tuus, applicansque collum

iucundum os oculosque suaviabor.

O quantum est hominum beatiorum, 10

quid me laetius est beatiusve?

Traduzione in Italiano[modifica]

O Veranio, a tutti tra i miei amici

superiore per me, fossero anche trecentomila,

sei venuto a casa dai tuoi Penati

e dai fratelli unanimi e dalla vecchia madre?

Sei venuto! O notizie per me beate! 5

Ti vedrò incolume e ti ascolterò narrare

i luoghi, le azioni, i popoli degli Iberi

come è tuo costume, e stringendomi al tuo collo

ti bacerò la dolce bocca e gli occhi.

Tra tutte le persone più felici 10

che cosa c'è di più lieto o più beato di me?

Analisi del Testo[modifica]

1-4.

Verani: Il Vocativo ad inizio verso denota l'affetto di Catullo per l'amico mentre l'accento tonico sulla -a- da un tono particolare alla parola.

Milibus trecentis: Può sia riferirsi al "reale" numero degli amici a cui ha preferito Varanio sia, sottintendendo passum, riferirsi alla distanza degli altri amici rispetto a quella di Varanio.

Venistine: Interrogativa Indiretta con -ne enclitica ad indicare dubbio.

Ad tuos penates: I Penati sono i dei protettori del focolare domestico e indicano in questo caso la parte più intima della casa.

Anum: Ha valore aggettivale.

5.

Venisti: È in risposta al venistine di v. 3.

6-9.

Hiberium: Può essere inteso o come genitivo plurale di Hiberus con la desinenza -um o di Hiber con la desinenza -eris oppure come accuastivo singolare di Hiberus. È preferibile la prima perché la seconda è troppo forzota e creerebbe distacco tra Catullo e il suo amico.

Visam... audiam: Due verbi di percezione che rendono più vivace e viva la scena quasi come se si svolgesse nel presente.

10-12. Tutto il verso 10 ricalca il v. 2 del c. 3.

O quantumst... beatiusve?: È un'espressione tipica del linguaggio popolare.

Quantumst: Aferesi per quantum est.

Hominum beatiorum: Genitivo partitivo retto da quantum.

Beatiorum: Compartivo Assoluto.

Quid: Catullo usa il neutro, al posto di quis, perché quid è onnicomprensivo: niente può superare la sua gioia.

Invito a cena a Fabullo con doppia sorpresa (c. 13)[modifica]

È un invito a cena in tono scherzoso. Catullo infatti, come si denota dal testo stesso, non ha davvero intenzione di invitare Fabulo a cena ma vuol esolo irriderlo tanto è vero che il componimento sembra chiudersi con una fragorosa risata da parte di Catullo stesso.

Metro: Endecasillabi Faleci.

Testo in Latino[modifica]

Cenabis bene, mi Fabulle, apud me

paucis, si tibi di favent, diebus,

si tecum attuleris bonam atque magnam

cenam, non sine candida puella

et vino et sale et omnibus cachinnis. 5

Haec si, inquam, attuleris, venuste noster,

cenabis bene; nam tui Catulli

plenus sacculus est aranearum.

Sed contra accipies meros amores,

seu quid suavius elegantiusvest: 10

nam unguentum dabo, quod meae puellae

donarunt Veneres Cupidinesque;

quod tu cum olfacies, deos rogabis

totum ut te faciant, Fabulle, nasum.

Traduzione in Italiano[modifica]

Ti invito, o mio Fabullo, ad una lauta cena,

fra pochi giorni, se tè lo consentono gli dei,

purché sia tu a portarti la cena abbondante e succulenta,

non senza uno splendore di ragazza

e vino e sale e un mucchio di risate. 5

Se - come dico - sarai tu a portare tutto ciò, ti invito,

bello mio, ad una lauta cena. Purtroppo il borsellino

del tuo Catullo è pieno solo di tele di ragno.

In cambio avrai una sincera, affettuosa accoglienza

e in aggiunta quello che c'è di più attraente e raffinato: 10

li offrirò il profumo che Veneri e Amorini

hanno donato alla ragazza del mio cuore.

tu, o Fabullo, quando lo sentirai, pregherai gli dei

che ti trasformino tutto in un unico naso.

Analisi del Testo[modifica]

1-5.

Cenabis: È una formula usata dai romani per invitare a cena. L'uso del futuro, quasi a denotare che ci volesse molto tempo per preparare una cena che poi è lo stesso Fabulo a dover portare, denota il tono scherzoso dell'invito. La cena a roma si svolgeva verso il tramonto e corrispondeva al nostro pranzo.

Bene: È sottesa una vena scherzosa.

Fabule: È un amico di Catullo.

Paucis... diebus: Indica tempo indeterminato quasi ad indicare che la cena non si farà mai.

Si tibi di favent: Anche qui c'è un tono scherzoso.

Attuleris: Futuro anteriore in rapporto a cenabis che è un futuro semplice al v. 1.

Non... puella: Vi è una litote (non sine) che denota un sottinteso sorriso malizioso.

Candida: Indica il colore della pelle ma è meglio attribuirlo ad una qualità più in generale.

Sale: "Arguzia": sale da intendere sia nel suo significato denotativo di ingrediente sia connotativo di motto scherzoso.

6-8.

Inquam: La posizione parentetica, in questo caso, dà al verbo maggiore espressività da un lato, e dall'altro, ancora, una connotazione scherzosa.

Nam... aranearum: Essere al verde per Catullo e i suoi amici era un fatto comune vivendo una vita da bohemiens.

9-12.

Nam: Spiega il senso di quid al v. 10.

Donarunt: Sincope per donaverunt.

Veneres Cupidinesque: Sono Venere e i Cupidini già incontrati nel carme 3 al verso 1.

13-14.

Totum... nasum: Anche qui si nota il tono scherzoso.

La sindrome amorosa (c. 51)[modifica]

Il carme è la rivisitazione dell'ode 31 L.P. di Saffo almeno fino alla terza strofa. Dato che la quarta strofa parla dell'ozio, cosa non presente in Saffo, si è pensato che essa potesse essere il frammento di altra poesia confusasi con questa. La maggioranza però difende l'unità del carme ed alcuni hanno visto in questa strofa la risposta di Lesbia che lo risveglia dallo smarrimento poetico. In realtà si può semplicemente ritenere come una scossa data dal poeta stesso affinché non si perda in fantasie erotiche. Comunque la quarta strofa denota una personalizzazione da parte di Catullo del componimento della poetessa. La scelta di Catullo di tradurre Saffo è forse perché c'è una evidente medesimezza di situazioni tra loro due e inoltre qualcuno l'ha collocato all'inizio dell'amore per Lesbia pertanto fungendo questo carme come dichiarazione d'amore.

Metro: Strofe Saffica Minore (tre endecasillabi saffici + un adonio).

Testo in Latino[modifica]

Ille mi par esse deo videtur,

ille, si fas est, superare divos,

qui sedens adversus identidem te

spectat et audit

dulce ridentem, misero quod omnis 5

eripit sensus mihi: nam simul te,

Lesbia, aspexi, nihil est super mi

<vocis in ore>,

lingua sed torpet, tenuis sub artus

flamma demanat, sonitu suopte 10

tintinant aures, gemina teguntur

lumina nocte.

Otium, Catulle, tibi molestum est:

otio exsultas nimiumque gestis:

otium et reges prius et beatas 15

perdidit urbes.

Traduzione in Italiano[modifica]

Quello mi sembra simile a un dio,

quello mi sembra superiore agli dei - se non suona bestemmia -,

perché, seduto innanzi a tè, senza scomporsi,

ti vede e ti ascolta,

mentre dolcemente sorridi; a un tuo sorriso invece io miseramente 5

mi sento tutto svenire, perché non appena

ti scorgo, o Lesbia, non mi rimane neppure

<un filo di voce>.

Si paralizza la lingua, una sottile folgore

per le membra mi scorre, mi ronzano le orecchie 10

di un interno suono, mi cala sugli occhi

duplicata la notte.

Lo stare senza far nulla, o Catullo, ti danneggia;

stando senza far nulla ti esalti e ti ecciti troppo;

lo stare senza far nulla ha rovinato un tempo sovrani 15

ed opulente città.

Analisi del Testo[modifica]

1.

Ille: Dovrebbe essere il marito di Saffo o comunque un uomo che sta accanto a lei e che vorrebbe essere Catullo.

2. È un verso che manca nell'originale ma che Catullo ha inserito per far esaltare ancora di più la felicità del rivale contrapposto agli effetti conturbanti che provoca su di lui la donna.

3-4.

Qui: Riferito ad ille.

Adversus: Può essere sia un participio aggettivato (da adverto) sia un avverbio.

Identidem: Non si ritrova un omologo nel testo di Saffo è stato aggiunto da Catullo per segnalare il prolungamento della gioia.

Spectat: Nel'originale c'è solo l'idea del sedere e dell'ascoltare qu invece c'è anche la contemplazione della situazione come se fosse un quadro.

Dulce ridentem: Va collegato al te di v. 3 e dipende per zeugma tanto da spectat che da audit. Catullo a differenza di Saffo non fa parlare Lesbia ma solo ridere rendendo ancora più contemplativa la scena.

5-8.

Misero: Il termine manca in Saffo e marca la personalizzazione di Catullo che insiste sulla propria condizione spirituale di amante malato d'amore.

Omnis... sensus: Nell'originale c'era "mi fa sobbalzare il cuore in peto" mentre in latino è più generica ma anche più violenta se si considera che eripere ha l'idea di strappare mentre omnis (-es) esprime l'idea di totalità della persona.

'Mihi: Va con misero.

Lesbia: Anche qui si vede la personalizzazione di Catullo dato che in Saffo non c'è la menzione del nome della donna.

Aspexi: Si noti la contrapposizione con spectat del v. 4. Se lì l'atto era contemplativo qui è puntuativa-iterativa.

'Est super: È superest.

Vocis in ore: L'Espressione manca nei codici ed è un attendibile supplemento di Ritter.

9-12.

Demanat: Catullo ha tradotto con il presente il perfetto dei corrispondenti verbi greci perché lui vede le azioni in fieri mentre per Saffo sono già avvenute.

Tintinant: È un verbo onomatopeico ed indica il pulsare del sangue.

Gemina... nocte: Gemina, con la -a lunga, è ablativo, accordato per ipallage con nocte anziché con lumina. Rende una immagine di smarrimento dell'autore infatti tutto il verso è un'alternanza di toni forti e cupi.

13-16.

Otium: È anaforicamente ripetuto per tre versi consecutivi.

Perdidit: "Ha rovinato". Il termine otium è da intendersi nei primi due versi come "abbandono alle fantasticherie"; Catullo quindi si esorta a tenere i piedi per terra. Nel terzo verso lo stesso termine passa a significare "lussuria, vita dissipata"; solo in questo senso si giustifica la considerazione dei danni che ha provocato su re e città.

Epitalamio per le nozze di Torquato (c. 61, 1-135; 221-225; 230-235)[modifica]

È un noto epitalamo facente parte dei carmina docta composto da Catullo per le nozze di T. Manlio Torquato e Vinia Aurunculeia. È importante perché ci spiega come avviene un matrimonio romano. Vi è da prima l'invito di un coro di ragazza ad Imeneo, dio degli amori legittimi, ad assistere al matrimonio (vv. 1-45). Poi ci sono le lodi al dio che sono un inno all'amore (vv. 46-75). Nei versi 76-100 c'è l'invito alla sposa a non indugiare ma a correre a casa dello sposo segue la celebrazione dell'amore dello sposo e la fedeltà della sposa (vv. 101-120). Nei vv. 121-155 Catullo descrive la deductio cioè il corteo della sposa a casa del marito. Lungo il cammino avvien al fescennina iocatio cioè un rito fatto con un coro di facezie e battute volgari e con doppi sensi. Nei vv. 156-210 vi è la descrizione dell'arrivo a casa di Manlio della sposa e nei vv. 211-235 vi è l'augurio agli sposi di vedere rallegrata la casa e la loro unione coniugale con l'arrivo di un bimbo bellissimo.

Metro: Strofe composte di quattro Gliconei e un Ferecrateo.

Testo in Latino[modifica]

Collis o Heliconii

cultor, Vraniae genus,

qui rapis teneram ad virum

virginem, o Hymenaee Hymen,

o Hymen Hymenaee; 5


cinge tempora floribus

suave olentis amaraci,

flammeum cape laetus, huc

huc veni, niveo gerens

luteum pede soccum; 10

excitusque hilari die,

nuptialia concinens

voce carmina tinnula,

pelle humum pedibus, manu

pineam quate taedam. 15

namque Iunia Manlio,

qualis Idalium colens

venit ad Phrygium Venus

iudicem, bona cum bona

nubet alite uirgo, 20

floridis velut enitens

myrtus Asia ramulis

quos Hamadryades deae

ludicrum sibi roscido

nutriunt umore. 25

quare age, huc aditum ferens,

perge linquere Thespiae

rupis Aonios specus,

nympha quos super irrigat

frigerans Aganippe. 30

ac domum dominam uoca

coniugis cupidam novi,

mentem amore revinciens,

ut tenax hedera huc et huc

arborem implicat errans. 35

vosque item simul, integrae

virgines, quibus advenit

par dies, agite in modum

dicite, o Hymenaee Hymen,

o Hymen Hymenaee. 40

ut libentius, audiens

se citarier ad suum

munus, huc aditum ferat

dux bonae Veneris, boni

coniugator amoris. 45

quis deus magis est ama-

tis petendus amantibus?

quem colent homines magis

caelitum, o Hymenaee Hymen,

o Hymen Hymenaee? 50

te suis tremulus parens

inuocat, tibi uirgines

zonula solvunt sinus,

te timens cupida novos

captat aure maritus. 55

tu fero iuveni in manus

floridam ipse puellulam

dedis a gremio suae

matris, o Hymenaee Hymen,

o Hymen Hymenaee. 60

nil potest sine te Venus,

fama quod bona comprobet,

commodi capere, at potest

te volente. quis huic deo

compararier ausit? 65

nulla quit sine te domus

liberos dare, nec parens

stirpe nitier; ac potest

te volente. quis huic deo

compararier ausit? 70

quae tuis careat sacris,

non queat dare praesides

terra finibus: at queat

te volente. quis huic deo

compararier ausit? 75

claustra pandite ianuae.

virgo adest. viden ut faces

splendidas quatiunt comas?

. . . . . . . .

. . . . . .

. . . . . . . .

. . . . . . . .

tardet ingenuus pudor. 83

quem tamen magis audiens,

flet quod ire necesse est. 85

flere desine. non tibi Au-

runculeia periculum est,

ne qua femina pulcrior

clarum ab Oceano diem

viderit venientem. 90

talis in vario solet

diuitis domini hortulo

stare flos hyacinthinus.

sed moraris, abit dies.

prodeas nova nupta. 95

prodeas nova nupta, si

iam videtur, et audias

nostra verba. viden? faces

aureas quatiunt comas:

prodeas nova nupta. 100

non tuus levis in mala

deditus uir adultera,

probra turpia persequens,

a tuis teneris volet

secubare papillis, 105

lenta sed velut adsitas

vitis implicat arbores,

implicabitur in tuum

complexum. sed abit dies:

prodeas nova nupta. 110

o cubile, quod omnibus

. . . . . . .

. . . . . . .

. . . . . . .

candido pede lecti, 115


quae tuo veniunt ero,

quanta gaudia, quae vaga

nocte, quae medio die

gaudeat! sed abit dies:

prodeas noua nupta. 120

tollite, o pueri, faces:

flammeum video venire.

ite concinite in modum

"io Hymen Hymenaee io,

io Hymen Hymenaee." 125

ne diu taceat procax

Fescennina iocatio,

nec nuces pueris neget

desertum domini audiens

concubinus amorem. 130

da nuces pueris, iners

concubine! satis diu

lusisti nucibus: lubet

iam seruire Talasio.

concubine, nuces da. 135

. . . . . . .

. . . . . . .

ludite ut lubet, et brevi

liberos date. non decet

tam vetus sine liberis

nomen esse, sed indidem

semper ingenerari. 215

Torquatus volo parvulus

matris e gremio suae

porrigens teneras manus

dulce rideat ad patrem

semihiante labello. 220

sit suo similis patri

Manlio et facile insciis

noscitetur ab omnibus,

et pudicitiam suae

matris indicet ore. 225

. . . . . . .

. . . . . . .

claudite ostia, virgines:

lusimus satis. at boni

coniuges, bene uivite et

munere assiduo ualentem

exercete iuventam. 235

Traduzione in Italiano[modifica]

Figlio di Urania, abitatore

del colle d'Elicona,

tu che porti al marito la tenera

vergine, Imene Imeneo,

Imene Imeneo 5

cingi le tempie coi fiori

della maggiorana fragrante,

prendi il velo di fiamma e vieni qui

lietamente, col bianco piede

nei calzari arancione 10

chiamato in un giorno di festa

a cantare il canto nuziale

con la voce tinnante,

a battere la terra coi piedi,

a scuotere la fiaccola. 15

Giunia va sposa a Manlio

come la dea dell'Idalio

andò al giudizio di Paride

felice vergine

con felice auspicio; 20

simile a un mirto di Lidia,

splendente dei rami fioriti,

che le ninfe Amadriadi

per il loro piacere

nutrono di rugiada. 25

Su, vieni qui, affrettati

a lasciare la grotta

beota di Tespie,

bagnata dalle acque fredde

della ninfa Aganippe. 30

Chiama a casa la padrona,

cupida del suo sposo,

avvincile il cuore d'amore,

come tenacemente l'edera errante

si avvinghia di qua e di là all'albero. 35

E voi, vergini,

a cui un simile giorno

sta per venire, cantate

Imene Imeneo,

Imene Imeneo, 40

perché venga più volentieri

al suo ufficio sentendosi

invocato, lui guida

della Venere onesta,

lui che congiunge

un amore onesto. 45

Quale dio più di lui potrebbero

invocare gli amanti

riamati? Quale Dio gli uomini

dovrebbero onorare di più, Imene Imeneo,

Imene Imeneo? 50

Il padre tremante

ti invoca per i suoi,

per te le vergini sciolgono la cintura,

e lo sposo ti sente venire

con orecchio cupido e timoroso. 55

Sei tu che conduci la ragazza

fiorente dal grembo di sua madre

nelle mani del giovane fiero,

Imene Imeneo,

Imene Imeneo. 60

Senza di te Venere non può ottenere

niente che sia approvato

dall'opinione onesta, ma se tu vuoi

lo può. Chi oserà confrontarsi

a un simile dio? 65

Senza di te non può nessuna casa

dare figli, e nessun padre

fidare sulla sua stirpe, ma se tu vuoi

lo può. Chi oserà confrontarsi

a un simile dio? 70

La terra priva delle tue cerimonie

non può dare custodi

ai suoi confini, ma se tu vuoi

lo può. Chi oserà confrontarsi

a un simile dio? 75

Apritevi, porte,

la sposa è qui. Vedi come le fiaccole scuotono

le chiome lucenti?

. . . . . . . .

. . . . . .

. . . . . . . .

. . . . . . . .

la fa tardare il pudore 83

nativo, e ascoltandolo ancora di più,

piange perché deve andare. 85

Smetti di piangere,

Aurunculeia, non c'è pericolo

che una donna più bella

veda sorgere il giorno

chiaro dall'Oceano. 90

Sei come un giacinto

che sta nel giardino

variopinto di un ricco.

Ma indugi, e il giorno passa,

vieni avanti, sposa novella. 95

Vieni avanti, sposa novella,

se questo è il tuo volere,

e ascolta le mie parole. Vedi? Le fiaccole scuotono

le chiome d'oro:

vieni avanti, sposa novella. 100

Non sarà mai che tuo marito

sia volubile e dedito

a una perfida adultera, cercando piaceri turpi,

e voglia dormire lontano

dal tuo dolce seno; 105

ma come la vite flessuosa

abbraccia gli alberi accanto,

sarà prigioniero del tuo

abbraccio. Ma il giorno passa:

vieni avanti, sposa novella. 110

. . . . . . .

. . . . . . .

. . . . . . .

quali e quanti piaceri 115

arrivano al tuo padrone

nella notte fugace,

quali in pieno giorno. Ma il giorno passa:

vieni avanti, sposa novella. 120

Ragazzi, alzate le fiaccole,

vedo il velo che si avvicina.

Cantate dunque,

Imene Imeneo,

Imene Imeneo. 125

Non taccia più lo scherzo

fescennino, salace,

non neghi ai bambini le noci

l'amasio, sapendo di essere

abbandonato dal suo padrone. 130

Da' le noci ai bambini,

amasio disoccupato;

con le noci hai giocato abbastanza,

ormai vuoi servire Talassio;

da' le noci ai bambini. 135

. . . . . . .

. . . . . . .

Giocate come vi piace

e in breve fate dei figli. Una casa

così antica non può restare

senza figli, ma deve sempre

di nuovo rigenerarsi. 215

Voglio che un piccolo

Torquato dal grembo della sua mamma

porga le tenere mani

sorridendo a suo padre

con la boccuccia socchiusa. 220

Sia simile a Manlio, suo padre, e si faccia

riconoscere facilmente

anche da chi non sa,

e mostri nelle sue fattezze

la virtù di sua madre. 225

. . . . . . .

. . . . . . .

Chiudete le porte, ragazze,

abbiamo scherzato abbastanza.

Voi, nobili sposi, vivete felici

esercitate nell'impegno assiduo

la vostra gioventù splendida. 235

Analisi del Testo[modifica]

1-5.

Collis... cultor: Si rivolge ad Imeneo, diglio di Urania (o per altri figlio di Calliope o di Tersicore o di Afrodite) abitatore dell'Elicona, sede delle Muse.

Uraniae: Una delle nove Muse forse simboleggiava l'amore casto e puro unico in grado di sostenere una famiglia.

Genus: È apposizione di cultor.

Hymenaee Hymen: È una sorta di ritornello che rappresenta l'invocazione al dio.

6-10. Il dio è immaginato con lo stesso abbigliamento della sposa.

'Cinge... amaraci: Da legare con olentis.

Flammeum: Velo color fiamma che copriva la sposa e poi era tolto dal marito.

Laetus... veni: Invocazione era resta più pressante dall'anaforico huc.

11-15.

Excitus: Può essere sia il participio perfetto di excieo che di excio perché il primo piede può essere sia un torcheo (-‿) che uno spondeo (--) e quindi la i può essere sia breve che lunga.

Hilari: Perché è il giorno delle nozze.

Nuptialia: Va con carmina.

Pineam... taedam: Era la fiaccola che serviva a far luce durante la notte mentre si svolgeva la deductio.

16-20.

Vinia: Al verso 86 è detta Aurunculeia non si sa chi sia e tutti i tentativi di individuarla sono ipotesi.

Manlio: Dativo retto da nubet. È con ogni probabilità L. Manlio Torquato pretore nel 49 e seguace di Pompeo morto in Africa nel 47.

Qualis... Venus: La bellezza di Vinia è simile a quella di Venere.

Idalium: Idalio è un promontorio dell'omonia città dell'Isola di Cipro dove vi è un tempio di Venere.

Ad Phrygium... iudicem: È Paride figlio di re Priamo e scelto da Venere, Minerva e Giunone a giudicare la loro bellezza per assegnare il pomo d'oro di Venere.

21-25.

Velut: La bellezza di Vinia ora è paragonata ad un mirto.

Asia: È aggettivo.

Floridis... ramulis: Ablativo di causa.

Hamadryades deae: Le Amadriadi sono le ninfe degli alberi.

Ludicrum sibi: Ludicrum è sostantivo e deve essere considerato predicativo di quos mentre sibi è dativo di vantaggio.

Roscido... humore: Ablativo di mezzo. Al verso 25 per ragioni metriche il secondo piede il dattilo è stato sostituito da uno spondeo.

26-30.

Quare age: È una formula esortativa.

Thespiae rupis: È il Monte Tespio cioè l'Eliconia detta tespio per la citta che sorgeva ai suoi piedi. Thespiae è aggettivo di rupis.

Aonios specus: Le grotte aone cioè della Beozia dato che l'Anoia comprendeva anche il monte Eliconia.

Nympha... Aganippe: Catullo allude alla fonte nella qual la ninfa abitava.

31-35.

Huc et huc: Può essere riferito sia a inplicat che a errans.

36-40. Il coro dei fanciulli invitano le ragazze a cantare con loro.

Agite.. dicite: Alcuni interpretano modum con "ritmo" altri con "melodia" ma in realtà è un semplice invito a mescolare le voci.

41-45.

Ut: Finale introduce fera.

Audiens se citarier: Citarier è la forma arcaica dell'infintio presente passivo di cito.

46-50.

Ama-tos: È diviso per sinafia. È un dativo di agente accordato con amantibus.

Caelitum: È un genitivo partitivo.

51-55.

Suis: È un dativo di vantaggio.

Zonula... sinus: Le ragazze portvano fino al giorno del matrimonio una cintura che chiudeva la scollatura delal veste sul petto.

56-60.

Ipse: Non è lo sposo che porta via la sposa dalla madre ma è Imenr cioè l'amore puro e forte.

61-65.

Nil... capere: Commodi è genitivo partitivo.

Venus: Venere cioè Amore.

Fama... comprobet: È una proposizione relativa con valore consecutivo.

Te volente: Ablativo assoluto con valore condizionale.

Compararier... ausit: È un arcaismo e stanno per conparari ausus sit (che è un perfetto congiuntivo con valore potenziale).

66-70.

Nec... nitier: Nitier = Niti.

71-75.

Caret... queat: Il congiuntivo si spiega con il carattere eventuale dell'azioni nelle due strofi precedenti invece l'uso dell'indicativo denotava azioni reali.

76-78.

Viden: = Videsne: Il -ne enclitico caratterizza l'interrogativa propria.

Ut: = Quomodo introduce l'interrogativa indiretta il cui verbo però è all'indicativo invece che al congiuntivo. Questa forma è frequente nel latino arcaico è rinveibile in alcuni casi anche nel latino classico.

Faces... comas: Comas può essere riferito sia a faces che a virgo.

83-85.

Tardet... pudor: Tardet è un congiuntivo potenziale.

Quem: È riferito a pudor ed è oggetto di audiens.

Tamen... audiens: Per i troppo pudore la sposa piange ma è ora di andare a casa dello sposo.

86-90.

Periculumst: = Periculum est che con i verba timendi introduce una completiva.

Aurunculeia: Sinafia per Aurunculeia.

Nequa: = Ne aliqua.

91-95.

Talis: Un altro termine di paragone alla bellazza e alla grazia di Vinia.

Sed moraris: Aurunculeia indugia a lasciare la casa per un groviglio di sentimenti contrastanti come il pudore e la gioia.

Prodeas, nova nuptas: Verso 95 interpolato per anaogia con i vv. 100, 110, 120.

Prodeas: Congiuntivo esortativo.

96-100.

Audias: È un congiuntivo esortativo.

Ut... comas: È ripetuta la stessa formula dei vv. 77-78 con l'unica variante di aures al posto di splendidas e della forma della proprosizione principale da Viden a Vide.

101-105.

Levis: È predicativo di tuus... vir.

Deditus: È costruito con in + accuastivo ma di norma richiede il dativo o in + ablativo.

Papillis: Ha valore metonimico.

106-115. Mancano i versi 112-114.

Candido pede: Ablativo di qualità.

116-120.

Gaudeat: È congiuntivo augurativo.

121-130.

Ne... taceat: È congiutivo esortativo.

Nec... amorem: Era di buon auspicio spargere le noci sugli sposi come per oggi a noi i riso.

131-135.

Lubet... Talasio: Talasio o Talassio era forse l'omologo latino di Imeneo quindi l'espressione significa "sposarsi" ma c'è ironia da parte di Catullo.

156-210. In questi versi non riportati Catullo descrive l'arrivo della sposa a casa dello sposo.

211-215.

Brevi: È un avverbio.

216-220.

Torquatus: È i futuro nome del figlio della coppia in quanto era usanza da il nome del padre al primogenito.

Volo: Regge il congiuntivo rideat senza ut.

Parvolus: È un diminutivo che connota Torquatus di ulteriore grazia ma è tutta la strofa ad essere connotata da dolcezza.

Semihiante: È quadrisillabico. Denota la dolcezza del bambino data dalla sua innocenza.

221-225.

Sit: È un congiuntivo augurativo come i successivi noscitetur (intensivo di nosco) e indicet.

Inscieis: = Insciis.

226-229. I versi non sono stati riportati.

230-235. Congedo dagli sposi e augurio finale.

Ostia: "L'uscio".

Virgines: Catullo si riferisce alla fanciulle del coro.

Bonei: = Boni.

Et... iuventam: "E vivete la gioventù gorte per l'assiduo amore".

A Lesbia (c. 72)[modifica]

Lesbia prometteva a Catullo di non tradirlo neppure con Giove e Catullo la credeva e la amava con un amore puro come si ama un figlio. Ma ora si è rillevata la sua natura di donna lasciva e Catulo prova per lei sentimenti contrastanti. È di sicuro parte dei componimenti dell'ultima parte dell'amore per Lesbia.

Metro: Distici Elegiaci.

Testo in Latino[modifica]

Dicebas quondam solum te nosse Catullum,

Lesbia, nec prae me velle tenere Iovem.

Dilexi tum te non tantum ut vulgus amicam,

sed pater ut gnatos diligit et generos.

Nunc te cognovi: quare etsi impensius uror, 5

multo mi tamen es vilior et levior.

Qui potis est, inquis? Quod amantem iniuria talis

cogit amare magis, sed bene velle minus

Traduzione in Italiano[modifica]

Una volta dicevi di conoscere solo Catullo,

Lesbia, e di non voler avere nemmeno Giove al posto mio.

Una volta ti amavo, non tanto come la gente comune ama un'amica,

ma come un padre ama i generi ed i cognati.

Adesso ti ho conosciuto: perciò anche se ardo con maggiore violenza 5

tuttavia mi sei molto più senza valore e di poca importanza.

Come è possibile dici? Perché tale offesa

costringe l'amante ad amare di più, ma a voler bene di meno.

Analisi del Testo[modifica]

1-4.

Quondam... tum: Indica lontananza nel tempo e da quasi un vago sentore di nostalgia.

Lesbia: È posta in rilievo all'inizio di verso e non è accompagnata da alcun appellativo denotando di fatto il progressivo allontanamento da parte di Catullo.

Dilexi... amicam: La frantumazione del verso in tanti monosillabi e la ripetizione delle i ben ganno capire la rabbia e la delusione.

Gnatos: = Natos.

5-8.

Nunc te cognovi: Il forte rilievo in cui si trova l'indicatore temporale e per indicare il passaggio temporale dal passato al presente che ha svelato tutto.

Etsi... uror: Proposizione concessiva.

Impensius: Comparativo assoluto.

Uror: Forma passiva per simboleggiare chi subisce passivamente la passione.

Vilior et levior: Il primo termine è un giudizio morale mentre il secondo indica l'effetto del giudizio morale.

Qui potis est?: È una struttura tipica di Catullo quando vuol introdurro un interocutore fittizio.

Qui: = Quomodo.

Amantem iniuria: Accostamento di particolare efficacia che ha quasi la forza di un ossimoro.

Cogit: Il termine indica, così come uror di v. 5, quel senso di fatalità, di ineluttibile necessità che la razionalità non riesce a dominare.

Odi et amo (c. 85)[modifica]

Catullo con questo breve componimento riesce a creare un ritmo spezzato e lento con due versi e tre periodi. Il dramma sta nel fatto che l'Odio e l'Amore non hanno sbocchi. Sono sentimenti che non hanno soggetto e che fanno concentrare l'attenzion esi un sentimeno non attivo.

Metro: Distico Elegiaco.

Testo in Latino[modifica]

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.

Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Traduzione in Italiano[modifica]

Odio ed amo. Come lo faccia, forse chiedi.

Non so, ma sento che accade e mi tormento.

Analisi del Testo[modifica]

1-2.

Odio et amo: L'assenza dell'oggetto per i due verbi assumono valore intransitivo e rappresentano lo spirito del poeta.

Quare id faciam: È una interrogativa indiretta dipendente da requiris.

Fieri... excrucior: Il contrasto faciam-fieri esprime la condizione di attore e vittima allo stesso tempo del poeta.

Excrucior: È un verbo fortemente espressivo con i suoni aspri e duri; letteralmente significa "sono messo in croce".

Per la morte del fratello (c. 101)[modifica]

La data di composizione è sicuramente il 57 a.C.. Il poeta è in Bitinnia al seguito di Memmio e coglie l'occasione per fermarsi nella Troade a far visita alla tomba del fratello. È appena finita la storia d'amore con Lesbia e Catullo ne è uscito distrutto. Vi è in tutto il carme un tono di rassegnazione e amara riflessione che trascende il motivo specifico della visita alla tomba del fratello per assumere i connotati di una crisi esistenziale che investe il poeta nella sua totalità.

Metro: Distici Elegiaci.

Testo in Latino[modifica]

Multas per gentes et multa per aequora vectus

advenio has miseras, frater, ad inferias,

ut te postremo donarem munere mortis

et mutam nequiquam alloquerer cinerem.

Quandoquidem fortuna mihi tete abstulit ipsum. 5

Heu miser indigne frater adempte mihi,

nunc tamen interea haec, prisco quae more parentum

tradita sunt tristi munere ad inferias,

accipe fraterno multum manantia fletu,

atque in perpetuum, frater, ave atque vale 10

Traduzione in Italiano[modifica]

Di gente in gente, di mare in mare ho viaggiato,

o fratello, e giungo a questa mesta cerimonia

per consegnarti il funereo dono supremo

e per parlare invano con le tue ceneri mute,

poiché la sorte mi ha rapito tè, proprio tè, 5

o infelice fratello precocemente strappato al mio affetto.

ora queste offerte, che io porgo, come comanda l'antico

rito degli avi, dono dolente per la cerimonia,

gradisci; sono madide di molto pianto fraterno;

ti saluto per sempre, o fratello, addio. 10

Analisi del Testo[modifica]

1.

Aequora: Il termine esprime l'estensione infinita e monotona del peregrinare del poeta.

Vectus: Esprime la passivita e stanchezza del poeta. Tra l'altro si nota anche per la struttura tonale lenta e pacata con i tre spondei iniziali.

2.

Advenio: Ha valore di perfetto altrimenti non si spiegano i due congiuntivi imperfetti dei versi successivi.

Miseras... inferias: Con inferiae si intendono le libagioni che si facevano durante il funerale.

Ad: Ha valore finale. Dopo la distanzione temporale ora il canto si fa più intimo e riservato.

3-4.

Ut... donarem: Dono ha doppia costruzione o aliquem aliqua re o come qui alicui aliquid.

Mutam... cinerem: Espressione usata anche da Foscolo che rende in modo completo la visione meccanicistica della vita senza nessuna visione escatologica e spirituale.

5. Tutto il verso è legato al nequiquam precedente.

Mihi... ipsum: Da notare l'accostamento mihi/te che denota la vicinanza profondissima tra i due fratelli.

6.

Indigne: È avverbio che può essere legato sia a miser che ad adempte con cui il poeta marca la crudeltà del destino.

7-8.

Nunc tamen interea: Il cumulo di avverbi segna il passaggio faticoso alla rassegnazione.

Haec: Retto da accipe di v. 9.

Prisco quae: = Quae prisco.

Prisco... more parentum: Il richiamo alla tradizione è un segno di rassegnazione essendo fallito il tentativo di avere un personale contatto con il defunto.

Tristi munere: È un complemento di modo.

Ad inferias: Qui vale "tombe".

9-10.

Multum manantia: Riferito ad haec: "Molto stillanti".

In perpetuum... vale: "Addio per sempre, fratello, addio"; l'espressione è tipica delle conclusioni dei riti funebri e degli epigrafi sepolcrali.