Utente:Pegasovagante/sandbox/8

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lezione
Pegasovagante/sandbox/8
Tipo di risorsa Tipo: lezione
Materia di appartenenza Materia: Uniformologia
Un prefetto francese in uniforme accoglie De Gaulle nel 1963.
Berretto rigido da prefetto francese nelle colonie.

L'uniforme civile non comprende tutto l'abbigliamento professionale, ma piuttosto quelle varianti codificate che identificano chi le indossa come appartenente a un'organizzazione specifica. In questa lezione non tratteremo delle uniformi di polizia, per la loro tipologia di derivazione militare. Inoltre resteranno escluse le toghe accademiche e giudiziarie (salvo sapere che il copricapo è detto tocco, dal francese toque) e, come già detto altrove, l'abbigliamento ecclesiastico.

Uniformi di corte[modifica]

Per uniforme di corte s'intende l'abbigliamento regolamentato dei dignitari di corte; può essere distinta dall'abbigliamento prescritto in generale per presentarsi a corte, che è piuttosto un dress code e rientra nell'abbigliamento borghese. La livrea si distingue dall'uniforme per l'uso di colori, e soprattutto galloni, minuziosamente codificati in ambito araldico; trattandosi di un fenomeno a parte, dalle radici antiche, non lo trattiamo in queste lezioni. Basti accennare al fatto che la livrea tradizionale, per sua natura anacronistica (marsina di tipo settecentesco), fu ringiovanita all'epoca della motorizzazione, con fogge molto innovative destinate agli autisti. Il personale di servizio può essere dotato di livrea solo se chi lo impiega può legittimamente fare uso di quest'ultima, quindi in ambito dinastico o nobiliare o da parte d'istituzioni con una tradizione araldica consolidata (talune città); altrimenti, come accade nelle repubbliche, per gli enti pubblici e per le aziende, indosserà l'uniforme o l'abbigliamento professionale del caso.

Ordini cavallereschi[modifica]

Servizi ed enti pubblici[modifica]

Uniformi diplomatiche[modifica]

Partiti e organizzazioni di partito[modifica]

Storicamente solo alcuni partiti di massa si sono dotati di uniformi; sono quelli che intendono promuovere un forte senso d'appartenenza, caratterizzato da una disciplina anche esteriore e da precisi rituali (saluto). Lo stile di queste uniformi è spesso militare, mentre per le organizzazioni giovanili si avvicina a quello degli scout.

Il fascismo in Italia[modifica]

Quasi tutti gli elementi dell'armamentario fascista hanno origini anteriori (inni, simboli ecc.) e questo vale in particolar modo per le uniformi. Le squadre d'azione dei primi anni riprendevano elementi come il fez nero e il pugnale dall'uniforme degli arditi nella Prima guerra mondiale, che a sua volta era basata su quella dei bersaglieri. La camicia nera, invece, aveva il precedente piú noto in quella rossa dei garibaldini. Colla nascita della MVSN e della GIL si ebbero uniformi minuziosamente regolamentate, nel caso della Milizia basate su quelle dell'Esercito, colle fiamme nere che ricordavano, anche in questo caso, quelle degli arditi; in alternativa al fez, poteva essere prescritto il cappello alpino (come avveniva per la Milizia forestale). I gerarchi di partito avevano uniformi interamente nere; nell'immaginario è rimasto l'orbace, un panno tipico della Sardegna, introdotto anche per promuovere l'autarchia.

Scuole e associazioni[modifica]

Allievi del liceo privato parigino «Saint Louis de Gonzague» intorno al 1900: notare i calzoni (lunghi, corti o alla zuava) e le decorazioni al merito scolastico. Parecchi alunni sfoggiano un orologio da tasca.

Le divise degli alunni (talora anche, come in Italia o nella Striscia di Gaza, semplici grembiuli) sono spesso giustificate da considerazioni legate al censo: sia per scoraggiare rivalità nell'abbigliamento a beneficio dei meno abbienti, sia, al contrario, per rendere piú onerosa la frequenza di certi istituti. Una funzione secondaria può essere quella di rafforzare il senso d'appartenenza. Oggigiorno solitamente si tratta di fogge borghesi moderatamente formali (giacca e cravatta) o anche sportive (polo), anche se in alcuni paesi si trova ancora il tradizionale costume alla marinara. Nei secoli XIX e XX, certi istituti e collegi avevano divise di stampo piú militaresco, con bottoni metallici e berretto, mentre oggi generalmente si fa a meno di un copricapo.

Nel campo sterminato dell'associazionismo basterà rammentare il movimento scout, che ha introdotto, dai primi del Novecento, una tipologia tutta sua, capce d'affermarsi e di resistere nel tempo. Il capo piú caratteristico è il foulard annodato al collo. I calzoni sono tipicamente corti, indossati con robusti calzettoni; l'uniforme è completata da una camicia di taglio vagamente militare, ed eventualmente da un maglione. Il copricapo di solito è previsto ma non sempre viene indossato; può essere un cappello a larga tesa o un berretto.

Uniformi aziendali[modifica]

Personale di un'azienda ferroviaria argentina, anni 2010. È evidente la totale rottura colle tradizioni del mondo ferroviario, nelle fogge come nei colori.

L'uniforme rientra nell'immagine coordinata dell'azienda, insieme alle livree dei veicoli, ai loghi, alla veste tipografica e cosí via. È interessante notare come gli enti pubblici privatizzati nell'ultimo decennio del Novecento abbiano tendenzialmente adottato uniformi meno sobrie nei nuovi colori aziendali, sull'esempio di quelle già in uso per le compagnie aeree: questo è particolarmente evidente nel caso delle ferrovie. Questo comporta tradizioni sempre piú labili o perfino un distacco dalle tradizioni, quando esistano.

Dispositivi di protezione individuale[modifica]

I cosiddetti dispositivi di protezione individuale (D.P.I.) non sono necessariamente uniformi, ma possono considerarsi tali quando identifichino chi le indossa come membro di un'organizzazione. È il caso soprattutto di tute e giubbotti catarifrangenti, indossate tipicamente da chi lavora in presenza di veicoli (quindi su tutte le infrastrutture quali strade, ferrovie, porti, aeroporti) o ha comunque l'esigenza d'essere ben visibile per motivi di sicurezza. Questa tipologia di capi, che spesso deve tener conto di specifiche norme di sicurezza e si avvale di materiali innovativi, ha cominciato a imporsi nella seconda metà del Novecento, per esempio nei servizi antincendio, e, via via, nelle aziende di trasporti e nelle organizzazioni di volontariato; nel caso dei servizi ecologici, ha preso il posto di piú semplici tute da lavoro, che già tendevano a privilegiare la visibilità a distanza. Oggi sono in uso per lo piú tute in due pezzi che per molti aspetti (rinforzi, tasche, sistemi di chiusura) ricordano una tuta mimetica.

Caschi ed elmetti[modifica]

Elmetto da pompiere della Bassa Sassonia (Germania), anni 1990.

Particolarmente i servizi antincendio dispongono di un casco caratteristico, che pur modificato nella foggia e soprattutto nei materiali, ricorda gli elmetti della Prima guerra mondiale. È il caso dei pompieri tedeschi, ultimi in Germania a usare una versione bianca del famigerato elmetto;[1]; in altri paesi l'elmetto storico è il modello Adrian francese del 1915. Le versioni odierne spesso comprendono elementi tradizionali, come un fregio o una piccola cresta.

Note[modifica]

  1. L'elmetto tedesco tradizionale è ancora in uso, come parte dell'uniforme storica, presso alcuni reparti dell'Esercito cileno.

Altri progetti[modifica]

Uniformi di corte e abito da corte
Funzione pubblica
Partiti e organizzazioni di partito

commons:Category:Uniforms of Nazi organizations]

Scuole
Scout
Trasporti

commons:Category:Transport staff uniforms

Anticendio